Anche sulla recente storia politica italiana, Giuseppe Conte prende una cantonata.
Ieri, con una sequela di falsità e inesattezze, ne ha offerto una ricostruzione che fa acqua da tutte le parti.
Conte, altro che salire in cattedra: torni dietro i banchi, magari quelli a rotelle che sembrano essere più nelle sue corde.
L'atteggiamento di Giuseppe Conte sulla gestione della pandemia e sul confronto in Commissione Covid solleva diversi interrogativi politici. Nonostante rivendichi l'operato del suo governo durante l'emergenza sanitaria, l'ex premier mostra ritrosia a esporre le proprie posizioni in sede istituzionale, preferendo concentrarsi su temi internazionali come il conflitto in Ucraina. Tale linea genera forti frizioni con gli alleati del "campo largo" e mette in evidenza curiose sovrapposizioni tra la retorica dell'ex presidente del Consiglio e alcune tesi espresse dal generale Roberto Vannacci. L’analisi di Pietro Senaldi
#GiuseppeConte #CommissioneCovid #PoliticaItaliana
𝐋’𝐚𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐀𝐫𝐜𝐮𝐫𝐢 𝐢𝐧 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐂𝐨𝐯𝐢𝐝 𝐞̀ 𝐮𝐧’𝐨𝐟𝐟𝐞𝐬𝐚.❗️
Un’offesa all’Italia che ha pagato il prezzo più alto, sia in termini di vite umane sia in termini economici.
Un’offesa ai medici e agli operatori sanitari che indossavano dispositivi non a norma, dispositivi che non potevano proteggerli.
Un’offesa agli imprenditori italiani che producevano mascherine vere e sono stati messi da parte.
E ora alcuni vengono risarciti… e a pagare, come sempre, sono gli italiani.
Un’offesa ai giovani che ancora oggi portano i segni di quella stagione: ansia, depressione, anni di scuola e di vita spezzati.
𝐃𝐨𝐩𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨, 𝐀𝐫𝐜𝐮𝐫𝐢 𝐬𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐞𝐢 𝐨𝐫𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝟑𝟏𝟒 𝐩𝐚𝐠𝐢𝐧𝐞 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢.
Freud. Jane Austen. Hannah Arendt. Einstein. Il Papa.
𝐌𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐟𝐢𝐥𝐨𝐬𝐨𝐟𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐯𝐚, 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐬𝐮𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐢, 𝐬𝐮𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐢 𝐞 𝐬𝐮𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚.
𝐄̀ 𝐢𝐧𝐪𝐮𝐢𝐞𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞.
𝐄̀ 𝐢𝐦𝐛𝐚𝐫𝐚𝐳𝐳𝐚𝐧𝐭𝐞.
𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐚𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐡𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐂𝐨𝐯𝐢𝐝, 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐫𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚𝐧𝐨 𝐚 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐬𝐯𝐞𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞.🇮🇹
#COVID19 #pandemia #Arcuri #GiuseppeConte
Alaa Faraj Abdelkarim Hamad, libico, graziato dal Presidente della Repubblica Mattarella nel 2025. Condannato a 30 anni di reclusione per concorso nell'omicidio plurimo di 49 migranti e per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza confermato in cassazione.
“Puoi essere gay a Gaza?”
“Sì”
“E sopravvivere?”
“Certo”
“Lei mi sta dicendo che a Gaza trova dei bar di gay?”
“Beh, a Gaza no, però…”
La pochezza di @rulajebreal che squisitamente mente dandone piena evidenza al mondo. Ma solo in Italia le sue menzogne sono esaltate.
“Prosegue la maldestra campagna di delegittimazione della commissione Covid da parte di Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle oggi esce con un’intervista sul Corriere della Sera intrisa di ridicole accuse, di falsità e di vittimismo. Rispondendo a una domanda del giornalista sulle sue dimissioni da componente della commissione, l’allora premier esordisce asserendo di aver chiesto di poter essere audito da due anni, lamentandosi di non essere stato preso in considerazione dal presidente Lisei. Questo è un assurdo ribaltamento della realtà. Basta infatti una ricerca su internet per risalire a un video eloquente di due anni fa: nel corso di una seduta della commissione, di fronte alla prospettiva proposta dal presidente Lisei di dimettersi, essere audito e poi rientrare, Conte si oppone. Per altro - osservano ancora - quella è stata una delle rarissime occasioni in cui il leader 5Stelle ha presenziato in commissione (circa il 5% del totale delle sedute), dimostrando così di usarla solo come scudo per evitare di rispondere delle sue responsabilità davanti agli italiani. Inoltre Conte sostiene che la presidenza della commissione non avrebbe reale interesse a chiamarlo poiché lui finora non è mai stato neppure sfiorato dalle vicende giudiziarie legate alla pandemia. Su questo Conte dimostra ancora di non avere statura istituzionale, confondendo infatti il ruolo di una commissione parlamentare con un Tribunale, oltre a mescolare le responsabilità penali con quelle politiche. E, a proposito di responsabilità politiche, scarica sulla struttura commissariale il compito di occuparsi delle forniture di mascherine, omettendo che quella struttura commissariale è stata creata dal suo governo, mettendoci a capo una persona vicina alla sinistra come Domenico Arcuri, nonostante lo stesso compito poteva essere assolto da enti ordinari. Quanto poi alla sentenza del Tribunale di Roma che ha condannato lo Stato italiano a risarcire la Jc Electronics per i danni causati dal suo governo, afferma con sicumera che l’appello avrebbe ribaltato la sentenza di primo grado. Ci chiediamo allora se Conte sia così arrogante, da 'avvocato del popolo' quale usava autodefinirsi, da ritenersi più autorevole dell’Avvocatura dello Stato, che ha consigliato al Ministero della Salute di chiudere l’accordo con una transazione che ha consentito agli italiani di risparmiare 178 milioni limitando i danni economici causati dal duo Conte-Arcuri. Se davvero il suo Governo si sentiva così tranquillo su quell'esito giudiziale, perché non ha fornito gli elementi decisivi per vincere in primo grado? Se li avevano e non li hanno forniti si profila un danno erariale, in quanto non hanno evitato una condanna ai danni dei contribuenti. Pertanto, il capo dei 5Stelle eviti di strumentalizzare vergognosamente il delicato tema degli screening tumorali e semmai chieda scusa per i disastri provocati da lui e dal suo Governo durante la pandemia”. I componenti di Fratelli d’Italia della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid.
@GiuseppeConteIT La democraziaaaa, la partecipazioneeeee
Io mi ricordo quando facevi inseguire la gente coi droni, quando facevi solo DPCM fregandotene del Parlamento e per portare il cane a pisciare serviva una autorizzazione.
Sei lo stesso #Conte che governava ai tempi?
Nicola Porro è un signore. Ed è dotato di una rara eleganza dialettica che gli ha permesso di smontare con sarcasmo gli insulti e il funambolismo retorico da Upim sfoggiati ieri da Giuseppe Conte a @QRepubblica. Quanti di noi colleghi non avrebbero ceduto alla tentazione di mandare malamente a quel paese l'ex premier (e quanti altri, viceversa, avrebbero "fatto pippa") di fronte alla sua stizzosa aggressività? Porro lo ha messo al suo posto e, ha decretato la rete, “lo ha fatto nero”. Non era facile, con un ex premier che, svicolando dall'obbligo di rendere conto della sua gestione politica durante una delle fasi più dolorose della storia italiana, ha preferito aggredire il giornalista sul piano personale, uscendone malconcio. “Non dica fesserie”, “non faccia il fenomeno”, “non le consento”, “non rida”, “suo padre ne avrà avute di difficoltà con lei”, “lei è fuori di testa”: se anziché Conte, a rivolgersi così a un giornalista fosse stato un qualsiasi politico di maggioranza, le opposizioni si sarebbero incatenate di fronte al Parlamento (e all’Ordine dei Giornalisti) e avrebbero gridato alla lesa maestà. Ma la classe non è acqua. E se anche i principi, di questi tempi, perdono la corona, figuriamoci i Conte.
Dopo le parole indegne di Silvestri, arriva la seconda figuraccia della giornata: Conte pubblica un video con le reazioni di Giorgia Meloni a un intervento al quale non stava nemmeno assistendo, perché in quel momento era al Quirinale.
Due autogol in poche ore. Certi primati riescono solo al Movimento 5 Stelle.