Donald Trump addossa all’Ucraina la colpa dei rincari di gas e petrolio, ma la sua ricostruzione è falsa: il vero motivo sono l’attacco all’Iran e la chiusura di Hormuz. Sebastiano Barisoni lo spiega con assoluta chiarezza. Cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti
@Ale_Onorato Ma un governo di destra non dovrebbe pensare alla massa e al popolo non all'elite? Poi al danno ci sta anche la beffa: Bittarelli (itTaxi), pronti a sciopero senza interventi contro caro-carburanti | https://t.co/dQHFJUIa7o https://t.co/3IbC6rBiQO passare alle BEV nel 2026, no?
@Ale_Onorato Perfetto Assessore cio che lei ha documentato é quello che turisti e soprattutto romani subiscono ogni giorno da una categoria che dichiara poche migliaia di euro l'anno. Ultima delle tante lobby, come i balneari. Poche decine di migliaia che sfruttano i milioni di italiani
I tassisti che si ‘battono’ le corse sono un fenomeno da estirpare
Creano un danno enorme a tutta la categoria, truffano gli utenti e mortificano l’immagine di Roma nel mondo
Dopo aver fatto esposti in Procura della Repubblica, sono andato direttamente a dirglielo in faccia
Siamo ehm abituati alle minchiate della destra a partire da Meloni, Lollobrigida, La Russa, Salvini, Tajani ecc (l’elenco è lungo), ma Vannacci be, lui spara bordate micidiali senza fare tic o avere imbarazzo, un minchiatologo professionista insomma
«Se non mandiamo le armi all’Ucraina, caliamo le braghe. Per la diplomazia bisogna essere in due. Putin non ci pensa nemmeno un secondo a sedersi al tavolo delle trattative».
Francesco Guccini, l’invasione dell’Ucraina e i «pacifisti della domenica».
Per anni hanno ripetuto una frase semplice, semplicissima. Talmente semplice da stare su un manifesto: la difesa è sempre legittima. Una meraviglia della comunicazione politica. Quattro parole che sembravano cancellare secoli di diritto penale.
Poi arriva la Cassazione. E scopriamo una cosa sorprendente: la Cassazione ha applicato proprio la legge del 2019, quella voluta da Matteo Salvini. Non il codice sovietico, non una norma scritta da qualche oscuro giurista nemico della proprietà privata. La loro legge.
Non una volta. Tre volte. Tre corti diverse, tre gradi di giudizio, tre condanne fondate sulla stessa norma voluta dalla destra. I giudici hanno stabilito che quando Mario Roggero sparò, il pericolo era già finito. I rapinatori erano fuori dalla gioielleria, stavano salendo in macchina. Fine dell’aggressione. Fine della legittima difesa. Lo dice la legge. Quella scritta da Salvini.
Naturalmente si può provare umana comprensione per Roggero. Anzi, è difficile non provarla. Quella famiglia aveva subito più rapine, aveva vissuto anni di paura, con moglie e figlia minacciate dentro il negozio. Lo Stato non era riuscito a proteggerla. Tutto vero. Ma il diritto serve proprio quando la comprensione rischia di trasformarsi nella giustificazione di qualsiasi cosa.
Ed è qui che Roggero diventa, paradossalmente, anche una vittima della propaganda della destra. Prima gli hanno raccontato che con la legge Salvini la difesa fosse sostanzialmente sempre legittima. Poi lo hanno convinto che chi reagisce a un delinquente sia, in qualche modo, al di sopra della legge. Infine, invece di spiegare che i tribunali hanno semplicemente applicato quella stessa legge, lo trasformano nel simbolo di una battaglia politica, alimentando l’illusione della grazia. È il modo peggiore per aiutare una persona: prima la si induce a credere che il diritto dica una cosa che non dice, poi la si espone a uno scontro istituzionale che rischia di renderle ancora più difficile qualsiasi esito favorevole.
La parte più curiosa, però, arriva dopo.
Invece di spiegare agli italiani che lo slogan era, appunto, uno slogan, il ministro della Giustizia decide di parlare di grazia. E qui si entra nel teatro dell’assurdo. Perché la grazia è una prerogativa del Presidente della Repubblica. Il ministro può istruire una pratica, non può trasformarla in un’iniziativa politica, costringendo il Quirinale a entrare in una polemica che non gli appartiene. Fa impressione dover ricordare al Guardasigilli l’abc delle istituzioni. E c’è anche un effetto paradossale: trasformando la grazia in una bandiera politica, si mette il Capo dello Stato nella condizione più scomoda possibile, finendo per allontanare, anziché avvicinare, proprio l’ipotesi che si dice di voler perseguire.
C’è poi un’altra questione, molto più seria e molto meno propagandistica. È giusto chiedersi se una famiglia già devastata da anni di rapine debba pagare risarcimenti milionari ai familiari dei rapinatori, mentre migliaia di vittime di reati non vedono un euro perché chi li ha derubati o aggrediti è nullatenente. Esiste un Fondo di rotazione per le vittime dei reati violenti e intenzionali. Peccato che il governo Meloni lo abbia lasciato largamente insufficiente rispetto ai bisogni reali. Se davvero si vuole stare dalla parte delle vittime, si comincia da lì, non dagli slogan.
E se davvero si vuole evitare che commercianti e cittadini si sentano abbandonati, la risposta non è promettere licenze di sparare. È garantire sicurezza. Oggi, secondo le stime delle rappresentanze del comparto, servirebbero circa dodicimila tra carabinieri e poliziotti in più per rafforzare gli organici e il controllo del territorio. Lo Stato dovrebbe arrivare prima delle rapine, non dopo.
La politica, invece, preferisce sempre gli slogan. Peccato che abbiano un difetto: prima o poi incontrano la realtà. E la realtà, ostinatamente, continua ad applicare le leggi. Perfino quelle scritte da Salvini.
Secondo promemoria sulla Crimea, all'attenzione delle cronache di questi giorni: se non fosse ucraina, la Crimea sarebbe davvero russa, se si applicassero i criteri che pretende di applicare il Cremlino? La risposta può sorprendere...
Un tassista che in pieno centro a Roma non si accontenta del prezzo dell’app, ma chiede soldi in più cash ai turisti che vogliono andare in aereoporto, che infatti se ne vanno. Proprio una bella figura. Prima prova a giustificarsi dicendo che quei soldi extra erano dovuti per un supplemento, che non è naturalmente previsto per le corse già predeterminate tramite app, e poi cambiando versione, dicendo che era un extra per l’attesa. Per questo segnaleremo il tassista in questione.