✍️ Appunti di viaggio
Senza Jannik si spengono le luci a New York. Mancherà il migliore. L'attrazione. Tutto ciò di cui non puoi più fare a meno. Jannik è il Tennis. Con T maiuscola. Il grande Tennis. Nell'Arthur Ashe ti perdi. Troppo grande e freddo. Lo riempi solo in una finale in cui c'è Sinner. Altrimenti diventa vuoto. Enorme, ma con il rischio di essere triste e malinconico senza il n.1 a mondo. Senza pathos. Senza tensione. Senza adrenalina.
Il palcoscenico mondiale ha ritrovato in extremis (per fortuna) Alcaraz. Non certo al top dopo quattro mesi di stop e zero tornei. Ma salta la sfida di un anno fa senza la sua stella più luminosa.
Fa male. La notizia purtroppo era nell'aria ed era già arrivata. Era giusto però aspettare il comunicato.
Era giusto che spiegasse bene Jannik il suo dolore.
Il primo a essere deluso per non esserci è Jannik. Oggi stiamo male pure noi. È come se ci avessero levato qualcosa di nostro. Perché Jannik, con i fatti, è entrato nella nostra vita. Non ne puoi fare a meno di vederlo nei tornei. Di vederlo allenarsi. Di sentirlo parlare senza mai mettersi sul piedistallo di plastica come altri pseudo fenomeni. Con il ginocchio non al 100% è stato saggio non rischiare. Sul cemento bollente e traumatico. Sulla distanza dei tre set su cinque. Di sicuro non rischierà i quattro mesi di stop come Alcaraz. Tornerà presto e tornerà più forte di prima. C'è un decennio davanti da gestire con la massima attenzione di fronte ai campanelli d'allarme del fisico. Un decennio che sarà pieno di gloria. Giusto a volte fare un passo indietro. È saggezza. Però la vita è troppo tremendamente breve per nasconderci nel cuore parole importanti. Ci manca tanto Jannik. Ci manca dal trionfo di Wimbledon. E continuerà a mancarci tantissimo.
✍️ Angelo