consigliere comunale del Comune di Gangi, Presidente provincia Palermo IV, ingegnere di strade, rifiuti, acque, energia, strutture, padre di Valeria e Andrea
Ci sono due storie che apparentemente hanno in comune soltanto una cosa: i protagonisti fanno politica. Ma è il dettaglio meno importante. Entrambe raccontano qualcosa di molto più grande: la forza di mostrarsi fragili senza sentirsi deboli.
Roberta Vallacchi, consigliera regionale in Lombardia, sta affrontando un tumore e la chemioterapia. Indossa un foulard. Un verme sui social le ha scritto: «Togliti il foulard, fai schifo».
Roberta fa bene a fregarsene e a fare esattamente quello che sta già facendo: quel foulard deve continuare a indossarlo, senza nascondersi. Non c’è niente di cui vergognarsi.
Poi c’è Dario Franceschini, che ha scelto di raccontare pubblicamente di avere il Parkinson. Ha parlato della paura, dello smarrimento, di quella che definisce «una botta tremenda». E ha detto a chi soffre una cosa semplice: combattete, non isolatevi.
Due storie diverse, un solo filo: testimoniare e non arrendersi.
Viviamo in una società che ci vuole forti, efficienti, possibilmente sorridenti. Performanti.
In politica ancora di più: sempre sicuri, sempre infallibili. La malattia invece cambia il corpo e le giornate, consegna paure che gli altri non vedono, qualche volta anche la voglia di nascondersi, perché non siamo più come gli altri ci ricordavano o ci vogliono vedere.
Per questo raccontarsi conta. Non perché chi è malato debba essere un eroe: ha diritto alla paura, alla stanchezza, anche ai giorni in cui non ha voglia di combattere. Ha diritto di esserci come crede.
Ma quando qualcuno sceglie di mostrarsi anche così, la sua fragilità può diventare compagnia per quella di qualcun altro.
Un foulard indossato, una foto sui social può far sentire meno sola un’altra persona.
Raccontare il Parkinson senza paura può convincere qualcuno a uscire di casa, a parlarne, a chiedere aiuto. A non essere solo.
Roberta e Dario ci hanno fatto capire che la dignità non sta nel non cadere mai, ma nel continuare a esserci anche quando stare in piedi costa molta più fatica.
Qual era l'obiettivo della bomba di #Lavitola (ex ore suo)? Lanciare #Ranucci nell'agone politico. Sia pure per vie traverse l'obiettivo sta per essere raggiunto
Definire “scelta mediocre” quella dei suoi successori è una pessima caduta di stile per @SigfridoRanucci.
Solidarietà a Daniele Piervincenzi e a @GiuliaPresutti, giornalisti coraggiosi e autori di importanti inchieste.
Per capire come ha governato Giorgia Meloni basta vedere la barzelletta su gasolio e benzina. In campagna elettorale promette di eliminare le accise, durante il suo governo il prezzo di gasolio e benzina schizza alle stelle, nei giorni del rientro il Governo fa un decretino per abbassare un po’ il costo per qualche giorno. Lo stile del Governo Meloni è questo: tante promesse e zero risultati. Dalla serie: vieni avanti decretino
Il punto non è se c’è una relazione tra la decisione dell’Italia di sospendere Shenghen con la Spagna e la decisione di altri paesi europei di rimandarci i cosiddetti dublinanti. La questione è solo di buonsenso : è meglio allearsi su questo argomento con paesi che hanno il nostro stesso problema (vedi la Spagna) o con altri paesi che hanno un interesse esattamente opposto al nostro ? In politica la risposta al rebus è quasi pleonastica . E finiamola qui che è meglio.
La guerricciola di Meloni contro Sanchez si è trasformata in un formidabile boomerang, senza precedenti nella storia europea. Eterogenesi dei fini (non Gianfranco). Ora è un pigia pigia di persone da restituirci indietro. Il fiasco della famigerata faccia feroce.
Alla fine Giorgia Meloni ha fatto un autogol clamoroso. Per rincorrere Vannacci ha infranto le regole europee. E adesso Germania, Svizzera, Austria e Finlandia ci restituiscono pan per focaccia rimandandoci indietro persone che altrimenti non sarebbero mai tornate in Italia. E brava Giorgia, bel capolavoro: hai rotto la solidarietà europea e ora ci toccano i cocci. Ma ci rendiamo conto dei danni che fa questo Governo?
Paragonare Sigfrido Ranucci a Giovanni Falcone è impossibile a meno di non soffrire molto il caldo o essere Marco Travaglio. O, al limite, essere Sigfrido Ranucci. La mia solidarietà più totale a Maria Falcone, giustamente indignata per le frasi di Ranucci e Travaglio
Alcune precisazioni. Ieri nella mia newsletter ho scritto un articolo sul libro di Ranucci La scelta in cui sottolineo come l’autore non si renda conto della gravità di alcune cose che scrive circa il suo rapporto con alcune donne che hanno lavorato con lui o che sono state fonti. Come dico oggi al Corriere della sera, l’inquietante amicizia fraterna di Ranucci con Lavitola si inserisce in un quadro più ampio di comportamenti discutibili del conduttore in cui privato e professione si mescolano pericolosamente.
Il fatto che Ranucci consideri normale avere relazioni con fonti e stagiste è grave perché come dico al Corriere vuol dire non tener conto dell’asimmetria di potere: sei Ranucci, hai un enorme potere sulle carriere altrui, c’è un forte squilibrio di forze tra te e le donne che lavorano con te.
Dovresti avere una grande cautela nel tenere distanti il piano professionale e quello sentimental-sessuale. Una cautela che sembra non esserci stata, al di là del famoso metoo poi abortito in RAI. E, dispiace dirlo, un giornalista di destra per comportamenti simili sarebbe stato fatto a pezzettini.
Soprattutto se fosse andato in giro per presentazioni a fare cose come questa del video che allego: qui, tra risate grasse di pubblico e conduttore della serata, Ranucci liquida come “trombata” una relazione con una stagista malata di sclerosi multipla che- racconta nel suo libro- perde un figlio suo e che quando scopre che Ranucci l’ha tradita scappa via, finendo sotto una macchina, per poi morire.
Ripeto, è incredibile che nessuno gliene abbia mai chiesto conto fino ad oggi (io non avevo letto il libro), non il fatto che se ne parli oggi. Abbiamo fatto a pezzi Giambruno per molto meno (io per prima eh) e non sto difendendo Giambruno, confermo tutto quello che scrissi. E no “Giambruno era il compagno della premier” non è un tema che assolve l’altro. Ranucci è un uomo di grande potere, lavora in rai che è servizio pubblico e come conduttore ha il dovere di avere una consapevolezza ancora maggiore del proprio potere e delle responsabilità che ne derivano. Non basta che un rapporto sia consensuale perché sia automaticamente privo di criticità: quando una delle due persone può incidere sulla carriera e sulle opportunità professionali dell’altra, l’asimmetria esiste e chi detiene il potere ha il dovere di riconoscerla e governarla. Soprattutto se, attraverso il proprio lavoro, pretende giustamente di sottoporre gli altri a standard molto severi di trasparenza, correttezza e responsabilità. Spero di essere stata chiara. Non ho alcun interesse a veder cadere Ranucci, ma solo per la verità.
@SandroRossi_x La vicenda Ranucci infatti non assolve certa destra italiana ma è innegabile che getta non poche ombre sul paladino della legalità in Italia