Come diceva Benedetto Croce, non possiamo non dirci cristiani: in un continente costruito sulle cattedrali – quelle stesse che Ken Follett ha raccontato con la potenza dei Pilastri della Terra – la sinistra continua a equiparare la nostra fede millenaria a qualsiasi altra,
Un Cane Lupo, ch'era stato messo
de guardia a li cancelli d'una villa,
tutta la notte stava a fa' bubbù.
Perfino se la strada era tranquilla
e nun passava un'anima: lo stesso!
nu' la finiva più!
Una Cagnola d'un villino accosto
je chiese: — Ma perché sveji la gente
e dài l'allarme quanno nun c'è gnente? —
Dice: — Lo faccio pe' nun perde er posto.
Der resto, cara mia,
spesso er nemmico è l'ombra che se crea
pe' conservà un'idea:
nun c'è mica bisogno che ce sia.
Trilussa, Er nemico
@IsraelinPT Perché l’isolamento è stato fittizio
E gli storici probabilmente si accorgeranno che le vittime erano diventate carnefici a differenza di alcuni filosofi allora attuali forse leggermente filo…ebrei…anche quando non c’era nessuna proporzione di risposta difensiva al terrorismo
🚨 Ein 13-jähriges italienisches Mädchen wurde im Park Villa Bellini in Catania brutal von sieben ägyptischen Migranten in einer öffentlichen Toilette vergewaltigt – während ihr junger Freund geschlagen und gezwungen wurde, hilflos zuzusehen.
Kein Erbarmen. Keine Menschlichkeit. Nur pure Gewalt gegen ein unschuldiges Kind.
Die Täter wurden festgenommen, nachdem das mutige Mädchen einige identifiziert hatte und einer von ihnen die anderen verriet.
Rechte Italiener fordern jetzt Kastration und sofortige Abschiebung für diese Bestien.
Das ist der Preis für offene Grenzen und unkontrollierte Massenmigration aus Afrika und dem Nahen Osten.
Wie viele europäische Mädchen müssen noch leiden, bis unsere Politiker endlich aufwachen und diese Invasion stoppen?
Genug ist genug.
#Catania #VillaBellini #Stupro #Italien #Migration #GewaltGegenKinder #Abschiebung #Kastration #StopptDieInvasion #JustizFürOpfer #EuropaErwacht
@katroia Siamo complessivamente d’accordo
Anche se non rispettare un limite di velocità talora irricevibile per una bicicletta non significa non riconoscere il valore del codice della strada
I vaccini Covid-19 a m-RNA in quanto tempo furono autorizzati naturalmente in fx dell’emergenza?
Da far leggere nelle scuole di ogni ordine e grado!
✍🏻 Roberto Damico
Siccome Barbero ha iniziato un'opera martellante di propaganda sulle crociate — facendole passare per un jihad europeo con cavalieri bramosi di imprese imperialiste — vorrei ribadire alcuni concetti che, guarda caso, si trovano anche nelle sue conferenze, ma che lui dimentica sistematicamente di mettere in luce.
Primo: le crociate non si chiamavano crociate. È un'etichetta posticcia, applicata dagli storici molto dopo. Chi le ha vissute non le chiamava così. Questo già dovrebbe mettere in guardia: stiamo parlando di qualcosa che è stato riletto e rivestito di significati posticci.
Secondo: la lettura che Barbero adotta — e con lui la sinistra che della cultura ha fatto il proprio feudo — è una proiezione nel passato di una narrazione moderna. Una narrazione inventata da Nasser, che per primo ha rispolverato il termine "crociate" in chiave antioccidentale, trasformandolo in propaganda. Quando la sinistra ci serve la "versione musulmana" delle crociate, ce la serve filtrata da Nasser, da certa propaganda sovietica, da una lettura terzomondista che non ha nulla a che fare con la storia e tutto a che fare con la politica.
Facciamo un salto indietro. Gerusalemme viene conquistata nel VII secolo dal secondo califfo Omar — colui che ha dato forma imperiale all'islam politico. Come gesto simbolico, fa costruire una prima struttura di culto sul monte del Tempio, nel luogo più sacro dell'ebraismo e poi del cristianesimo — struttura che i suoi successori svilupperanno nella Moschea di Al-Aqsa e nella Cupola della Roccia. Come atti imperialisti e simbolici, mica male, no?
Eppure, per le crociate dobbiamo aspettare quattro secoli. Non quattro anni. Quattro secoli di espansione islamica, di conquiste, di saccheggi, di riduzioni in schiavitù. Perché? Perché i cristiani, per i primi mille anni, non pensavano si potessero fare guerre in nome della fede. Uccidere nel nome di Cristo era inconcepibile — non era nella teologia, nella prassi, nell'immaginario. La grande espansione islamica avvenne nel nome della guerra santa fin dall'inizio, con una dottrina esplicita. I cristiani dovettero aspettare secoli per elaborare un concetto anche solo lontanamente analogo — e non lo elaborarono senza motivo.
Il primo appello alle crociate arrivò dall'imperatore di Costantinopoli, che chiedeva aiuto contro i turchi — non per riconquistare Gerusalemme, ma per sopravvivere. La penisola iberica era stata quasi interamente invasa. La Sicilia era caduta e Siracusa annientata. Qualche secolo dopo, caduta Costantinopoli, i turchi sarebbero arrivati al confine italiano, mancando poco una conquista.
Le crociate, nel contesto in cui nacquero, furono una risposta a secoli di pressione — una risposta tardiva, disorganizzata, e a volte brutale nelle modalità, come lo furono tutte le guerre medievali. Ma dipingerle come imperialismo è qualcosa che può fare solo chi guarda la storia con gli occhi del propagandista — e non ha mai provato a mettersi nei panni di un europeo dell'anno Mille, che vedeva il proprio mondo stringersi, le proprie città cadere, le proprie chiese trasformate in moschee.
Il motivo per cui i musulmani le vedono come moralmente esecrabili non è perché furono violente — loro di violenza ne fecero in abbondanza. È perché ruppero un'egemonia che l'islam dava per scontata: la dottrina del Dar al-Islam, secondo cui una terra conquistata dall'islam non può tornare ad altre fedi. Ecco perché le crociate sono odiate: non per la crudeltà, ma per il precedente.
E questo, per chi ha la pazienza di leggere senza pregiudizi, è tutto ciò che serve per capire.
A diciannove anni viene rinchiusa in manicomio. Una sola parola cade su di lei come una sentenza: isteria.
All’inizio del Novecento bastava essere una donna troppo sensibile, troppo intelligente o semplicemente fuori dagli schemi perché quella diagnosi diventasse una condanna. In manicomio nessuno la ascolta: la studiano, la osservano, la legano. Una gabbia chiamata cura.
Eppure Sabina Spielrein non è pazza. È una giovane donna con una mente straordinaria, destinata a lasciare un segno nella storia della psicologia.
È proprio lì che incontra Carl Gustav Jung, un giovane medico brillante. Tra i due nasce un rapporto intenso, fatto di terapia, passione e confronto intellettuale. Sabina non è soltanto una paziente: diventa una interlocutrice capace di influenzare profondamente il pensiero di Jung. Molte delle intuizioni sviluppate in quegli anni maturano anche attraverso il dialogo con lei. Jung le restituisce la speranza, ma il loro legame finirà per spezzarle il cuore.
Quando lascia il manicomio, Sabina decide di riprendersi la propria vita. Studia medicina, diventa psicoanalista e pubblica lavori innovativi sull’ambivalenza dell’amore, sul rapporto tra distruzione e rinascita e sullo sviluppo della psiche. Idee che anticiperanno concetti destinati a diventare fondamentali nella psicologia moderna.
Per molto tempo, però, il suo contributo rimane nell’ombra. I riflettori si concentrano soprattutto su Jung e Freud, mentre il nome di Sabina viene quasi dimenticato.
Continua a insegnare, a scrivere e a fare ricerca. Poi arriva la guerra. Nel 1942 viene assassinata dai nazisti insieme a due delle sue figlie durante il massacro degli ebrei di Rostov sul Don.
Per decenni il suo nome scompare dai libri. Solo molti anni dopo, grazie al ritrovamento dei suoi diari, delle lettere e dei suoi scritti, il mondo riscopre il valore del suo lavoro.
Oggi Sabina Spielrein è riconosciuta come una delle figure più importanti nella nascita della psicoanalisi moderna. Una donna che fu giudicata troppo scomoda, troppo libera, troppo avanti rispetto al suo tempo.
Perché a volte la storia dimentica i pionieri. Ma la verità, prima o poi, trova sempre il modo di tornare alla luce.
Finitela con questo caxxo di #sanità. Il problema della sanità in Italia, non sono i soldi, ma la gestione. La montagna di soldi di cui dispone la sanità è gestita da gente che farebbe fallire una azienda privata in 24 ore. Finitela col populismo
Molto bene. La Rai «pronta a cancellare la trasmissione di #Buttafuoco da Radio Uno». L'ipotesi di una «ritorsione» per lo spazio dato alla Russia alla @la_Biennale di Venezia @zaiapresidente https://t.co/FhnH95lmha
@marsetac Chiedere la coerenza a un politico, a un leghista in particolare, anche se si chiama @zaiapresidente è una provocazione che merita di cadere nel vuoto morale di chi la riceve
… Ma perdere le origini spesso è una perdita/sconfitta
Essendo insieme alla funzione uno dei criteri identitari e identificativi più significativi oltre che fondamentali per la sopravvivenza di una cultura sempre da poter arricchire con influenze e integrazioni diverse
Caso mai solo #Cazzullo incorona #Mbappé e senza voler sconfinare nella genetica sembra difficile non veda la #Francia ormai in appannaggio esclusivo a oriundi prevalentemente africani
E talora con merito…
https://t.co/hwfwm3Kdmv Custom Mondiali 2026_ZB1_PH3_N1
Quando ti occupi di lotta alla disinformazione e del contrasto alla loro propaganda e gli ricordi che sono al servizio di un assassino, schiumano di rabbia.
Succede sia con i servi putiniani russi che con quelli italiani.
Servi e complici di un criminale.
Se anche @SPatuanelli si unisce al duo Travaglio-Conte non c’è più speranza e non so come @marsetac et al. possano cercare ancora di intendercisi o confrontarcisi quando non si capisce nemmeno che certi appetiti non si esauriscono assecondandoli, si potenziano
“Il ruolo dell'Europa dovrebbe essere anche quello di convincere Zelensky che non è pensabile mantenere la stessa integrità di prima della guerra”. Le parole del Vicepresidente del M5S Stefano Patuanelli pongono un problema molto serio e a questo punto non più rinviabile nel dibattito politico.
Da mesi Giuseppe Conte e l’house organ del Movimento, il Fatto Quotidiano, fanno capriole verbali per relativizzare la questione al solo tema del riarmo, come se fosse una follia senza una causa. Il problema è quindi molto più profondo ed investe l’idea che si ha delle relazioni tra Stati, della democrazia e della sovranità. Patuanelli chiedendo realismo, non alla Russia, che sta sprofondando in una crisi economica ed industriale senza precedenti, pur di portare avanti la prima invasione in territorio europeo da ottant’anni a questa parte, e che non ha alcuna possibilità di vincere la guerra sul campo, ma all’Ucraina, la quale sta invece difendendo il proprio territorio, le proprie città, il proprio diritto ad esistere, ha chiaramente illustrato la sua.
Chi, come il M5S, favoleggia di diplomazia ed attribuisce all’Europa le colpe della mancata apertura di un canale di dialogo, è in malafede o semplicemente è stato distratto negli ultimi ventisei anni, perché da tanto Putin persegue l’obiettivo di ricostituire la sfera di influenza di Mosca, disconoscendo il diritto all’autodeterminazione di paesi che lui ritiene parte del mondo russo. Lo ha detto, lo ha scritto e lo ha provato con decine di guerre e milioni di morti e sfollati, anche nel cuore dell’Europa, come l’invasione della Georgia nel 2008 e quella iniziata in Ucraina nel 2014.
Sa Patuanelli quanti accordi portano la firma di Russia e Ucraina? Solo per citare quelli più importanti, almeno cinque (il Memorandum di Budapest del 1994, l’Accordi di Amicizia e Cooperazione tra i due paesi e quello di spartizione della Flotta del Mar Nero del 1997, Minsk I del 2014 e Minsk II delo 2015). Sa quanti di questi la Russia ha rispettato? Nemmeno uno. Perché per Putin le regole, i patti, le strette di mano non valgono nulla se la controparte non ha la forza per imporne il rispetto.
Qui e solo qui sta il punto. Disarmare l’Ucraina come il M5S chiede incessantemente vuol dire togliere all’aggredito la possibilità di proteggere le città dagli attacchi criminali contro i civili. Ma soprattutto significa togliere ad un paese invaso la possibilità di trattare alla pari con il proprio invasore. È proprio grazie ai Patuanelli, ai Conte e ai Travaglio che Putin continua a massacrare i suoi stessi cittadini e a devastare città, anziché sedersi ad un tavolo. Finché qualcuno sosterrà le ragioni del dittatore, lui avrà sempre la “legittima” illusione di poter spuntare condizioni migliori.
Dobbiamo quindi intenderci su questo punto, perché in Ucraina non c’è in ballo solo il Donbas, un pezzo di Zaporizhzhya o di Kherson. Non ci sono solo territori, ottenuti i quali l’appetito dell’aggressore si placherà. In discussione c’è il tipo di mondo nel quale desideriamo vivere. Il M5S ne vuole uno in cui a prevalere è la legge del più forte, uno in cui ai ricatti si cede per amore della “pace” e imbracciare le armi per difendere ciò che è tuo non è deterrenza, a beneficio di tutti, ma una folle “escalation”.
Perché? Perché la democrazia ha un costo. La libertà ha un costo. La pace vera (che non è resa) ha un costo. Ed un partito che ha fatto del populismo più becero la propria cifra distintiva non può rivolgersi al proprio popolo parlando di doveri. Ha bisogno di continuare ad illuderlo che il cittadino abbia solo diritti. Come quello di un reddito di cittadinanza finché lo stato non ti trova un lavoro, quello di ristrutturare a spese di tutti la tua seconda casa e anche di andare in pensione prima, fregandotene della sostenibilità dei conti.
Io preferisco di gran lunga la realtà. Preferisco pagare i conti della democrazia nella quale vivo. Preferisco essere costruttore e non solo consumatore delle libertà che ho ereditato da chi è morto per far sì che potessi usufruirne. Preferisco sostenere con le uniche armi che so maneggiare, le parole, chi quelle stesse libertà le sta difendendo a costo della propria vita, per far sì che persino gli elettori di Patuanelli non debbano un giorno farne a meno.
Travaglio: “ci siamo svenati e continuiamo a svenarci per un paese che non è nostro alleato e del quale ce ne dovremmo ampiamente fregare”.
Che schifo.
Questa è bellissima. #Ranucci ha ha presentato denuncia per la rivelazione di atti coperti dal segreto investigativo: intercettazioni, brogliacci, verbali relativi all’indagine sull’attentato che ha subito. Tutto pubblicato da il Domani e La Verità.
L’avvocato precisa: la denuncia non è contro i giornalisti che hanno pubblicato, ma contro «la rivelazione fatta da soggetti tenuti al segreto». Quindi o i pm oppure la polizia giudiziaria. Davvero fantastico. #Report che rileva puntualmente tramite fonti col passamontagna, atti e intercettazioni coperti da segreto, ora scopre la violazione del segreto. Quando toccano lui, è macchina del fango, quando lui li usa contro chiunque è giornalismo d’inchiesta. Che coraggio. Che faccia.
@zaiapresidente@matteosalvinimi@LegaSalvini
Se potete rimanerci nel tunnel sarebbe il più grande servizio alla nazione Attenzione cmq a scavare perché anziché un partito politico serio o uno tragico come quello di @RoVannacci (con qlche ragione) non ne esca di peggio