Ciao ragazzi, quella che voglio raccontarvi è una follia. Una follia che mi ha portato ad essere al Madison Square Garden ad assistere ad una delle partite più incredibili della storia: gara 4 tra Knicks e Spurs.
Mi chiamo Fabio, sono di Bologna, e martedì sera ero a spasso con la mia ragazza. Sono da sempre un tifoso Knicks, e più passeggiavamo col nostro cane “Brooklyn” (siamo grandi amanti di New York), più aumentava la mia curiosità di controllare l’andamento dei prezzi folli del Madison…
Mi sono detto “Se riesco a trovarli in resell sotto i 4000 dollari, lo compro”.
Faccio una premessa: ho purtroppo avuto a che fare con un delicato problema di salute nella mia vita. Questo mi ha dato la possibilità di vedere il presente il futuro in modo diverso.
Passano le ore e trovo un biglietto a 3900 dollari.
Ho chiuso gli occhi, e l’ho comprato.
Non dico nulla alla mia ragazza.
Andiamo a casa e accendo il computer.
Trovo un volo da Roma.
Prima di dormire trovo il coraggio di dirglielo.
“Ho la sveglia tra quattro ore, vado a New York a vedere gara 4…”.
Gelo.
Poi mi abbraccia e mi dice “Goditela”.
Ed eccomi qui, testimone della più grande rimonta nella storia delle Finals, di un clima pazzesco, di una città che esplode di passione per il basket, di una due giorni che non dimenticherò mai.
Ho avuto un grave problema cardiaco 5 anni fa. Ho comprato la canotta di Hart, perché il suo nome mi ricorda quel cuore che è stato croce e delizia nella mia vita.
Salterò le vacanze, dovrò fare delle rinunce, ma sono felice di aver fatto questa follia.
(Fabio Augeri) @SkySportBasket@nyknicks@joshhart
Le ultime notizie dal basket italiano. Riportiamo due messaggi ricevuti nelle ultime 24 ore:
- "Ciao ragazzi, mi chiamo Daniele Okereke e sono un giocatore di B2 che milita nel Barcellona Pozzo di Gotto. Nell'ultima partita giocata a Reggio Calabria, gara 3 di playoff, durante la diretta del match, si vede e si sente chiaramente una persona in prima fila vicino al telecronista urlare più volte "Scimmia! Maledetta scimmia!!" al mio indirizzo. È allucinante che nel 2026 ci siano ancora persone che discriminano e offendono per il colore della pelle."
- "Ciao ragazzi, siamo le giocatrici del Garda Basket, una squadra femminile della provincia di Verona che milita in Serie C, la penultima categoria del basket femminile. Siamo talmente 'minors' che, come accade in tanti altri impianti in Italia, per questioni di sicurezza e burocratiche, nella nostra palestra non può entrare pubblico. Durante l'ultimo match contro una squadra della provincia di Bolzano, il piccolo gruppo di 'tifosi' ospiti al seguito (sette), dopo averci insultate nella partita di andata (con tanto di scuse di una persona dell'altra squadra), e dopo la loro vittoria strameritata in casa nostra, hanno vandalizzato una nostra auto con dei fumogeni, hanno sporcato completamente il piazzale scolastico, e ci hanno gentilmente donato un pacchetto di sigarette pieno di monete con un foglio con su scritto "Fondi per ristrutturazioni", con tanto di due belle svastiche. Tutto questo, lo ribadiamo, ad un livello di basket amatoriale. Insulti e svastiche... Da parte nostra siamo sicure che ancora una volta tutto passerà come 'cose che succedono'..."
Esprimiamo solidarietà alle ragazze di Garda e mandiamo un grande abbraccio a Daniele Okereke e suo fratello, particolarmente colpiti per l'accaduto. Da Nord a Sud l'imbecillità di alcuni, e l'odio razziale di altri, è un virus praticamente impossibile da estirpare. Un virus che si ciba di minimizzazioni, di derubricazioni a semplici goliardate, di pessimi esempi dal mondo politico. Che per una partita di basket si possa arrivare a vomitare il peggior odio razziale verso una persona, e a disegnare delle svastiche, è qualcosa contro cui noi non ci arrenderemo mai.
Il Valencia ha appena battuto il Panathinaikos in Gara 5 vincendo una delle serie più belle degli ultimi anni 3-2. Lo ha fatto ribaltando il 2-0 iniziale (entrambe le sconfitte in casa) e andando poi a vincere gara 3 e 4 ad Atene per poi chiuderla, dominando, stasera. Ha soprattutto eliminato una squadra con un budget faraonico, e per la prima volta nella storia si è qualificata alle Final Four. Le semifinali saranno Olympiacos-Fenerbahce e Real Madrid-Valencia.
È la vittoria della squadra che da anni gioca la miglior pallacanestro d’Europa, architettata da quel genio che siede in panchina, coach Pedro Martinez.
È la vittoria di una squadra costruita su molte scommesse a questo livello, con giocatori non di nome, come Badio e Montero, che hanno disputato una stagione incredibile. E con un budget inferiore ad almeno 10/11 squadre.
È soprattuto la vittoria di un club, di una struttura, e di una visione di sport lungimirante come pochi altri.
Da questa stagione il Valencia gioca nel nuovo palasport di proprietà, la Roig Arena, da 16.000 posti. Un impianto ultra moderno, con 35 bar, 6 ristoranti, diverse aree giochi per bambini, negozi, palestre, in un’area completamente riqualificata con un immenso parco, un progetto costato 400 milioni di euro.
Di fronte c’è il “vecchio” palasport, sempre di proprietà, da 9000 posti dove gioca spesso la squadra femminile e tutto il settore giovanile. Ogni domenica, la squadra maschile e quella femminile (la più titolata di Spagna) portando al palasport una media di 18.000 spettatori in totale, con punte di 21.000 in Eurolega.
Sempre nella stessa area c’è l’Alqueria, la struttura di proprietà dedicata solo al settore giovanile, la più grande e più bella al mondo: 13 campi da gioco (9 al chiuso e 4 all’aperto) usati da 54 squadre giovanili (maschili e femminili, anche di minibasket), 6 aree per lo smart working riservate ai genitori che abitano lontano, 52 spogliatoi, 2 ambulatori medici, 1 museo, una parete con tutti i nomi dei ragazzi che hanno esordito in prima squadra.
Nessuna qualificazione alle Final Four di Eurolega è mai stata così meritata come questa.
“Volevo che questo momento non arrivasse mai. Ci ho provato, riprendendo gli allenamenti individuali, ma ho capito che non sarò più il giocatore che ero prima e voglio che mi ricordiate tutti per quello che ero. Mi mancherai un sacco palla a spicchi.”
Con queste parole Achille Polonara ha appena annunciato il suo ritiro.
Per quello che sei stato ad Ancona, quando da bimbo volavi per il campo.
Per come sei esploso a Teramo, facendoci pensare che uno con quelle caratteristiche non l’avevamo mai visto.
Per le schiacciate incredibili che hai fatto a Varese.
Per il livello che hai espresso sul parquet a Reggio Emilia.
Per la maturità cestistica, e umana, che hai raggiunto a Sassari.
Per aver vinto il campionato più importante in Europa, con la maglia del Baskonia.
Per il ruolo che hai saputo ritagliarti tra Fenerbahce, Efes e Zalgiris.
Per l’uomo che sei diventato alla Virtus.
Per le emozioni che ci hai regalato in Nazionale, perché quel dominio e quelle triple a Belgrado che ci hanno consentito di volare alle Olimpiadi non ce lo scorderemo mai.
Per tutto ciò che hai fatto dopo. Per il pubblico del basket ma in generale per tutti. Affrontando la malattia con dignità, assenza di pietismo, con speranza e sorriso. Per averci fatto emozionare, piangere, sorridere, anche nei momenti più bui e drammatici.
Grazie di cuore Achi.
Si è appena conclusa una clamorosa finale scudetto femminile.
Ha vinto Schio.
Ha dato spettacolo anche Venezia.
È l'ennesima grande pagina di basket femminile italiano che nell'ultimo anno ha portato la Nazionale a vincere un incredibile bronzo agli europei, la Reyer ad un passo dalla semifinale di Eurolega, e Schio a vincere il suo quattordicesimo Scudetto.
Al centro di questa foto c'è il personaggio più importante ed illustre della pallacanestro italiana di oggi, intesa sia al maschile che al femminile.
Giorgia Sottana questa sera ha vinto lo Scudetto numero 9 della sua carriera, tagliando il traguardo dei 30 trofei vinti in carriera.
Ha vinto da sola più trofei lei di 27 squadre su 29 tra Serie A femminile e maschile.
Questa sera si è conclusa la sua carriera.
Ha pianto consegnando il pallone della partita a suo padre, il motivo per cui ha iniziato a giocare a basket quando aveva 4 anni.
Noi siamo qui perchè abbiamo deciso di realizzare un documentario su questa incredibile campionessa, che vedrete tra pochi giorni sul nostro canale YouTube.
Nel frattempo, se amate il basket, o se amate semplicemente lo sport in generale, e vi piacciono le storie di quegli atleti che hanno avuto il merito di scrivere pagine di storia, di impreziosire il proprio sport, di elevarlo, e di essere da ispirazioni per tanti giovani, fate una cosa: alzatevi in piedi ad applaudire una leggenda di nome Giorgia.
62 punti di Drazen Petrovic.
44 di Oscar Schmidt.
La finale di Coppa delle Coppe 1989 tra Real Madrid e Caserta fu una delle partite più belle della storia.
L’abbiamo ripercorsa in questo articolo: https://t.co/D3IK1GmJx3
Ora, lassù, potranno sfidarsi di nuovo…
(di @loupaya)
Non battevamo la Spagna dal 1998.
Non ci qualificavamo ad un Mondiale dal 1996.
Cecilia Zandalasini, Lorela Cubaj, Francesca Pasa, Costanza Verona, Jasmine Keys, Mariella Santucci, Olbis Andrè, Laura Spreafico, Sara Madera, Martina Fassina, Francesca Pan e Martina Kacerik, hanno appena compiuto la seconda impresa nel giro di 9 mesi: dopo il fantastico bronzo agli Europei dello scorso giugno, pochi istanti fa si sono aritmeticamente qualificate ai prossimi Mondiali che si giocheranno in Germania a settembre.
Il basket italiano deve fare un monumento a queste 12 ragazze, e deve anche cercare un cuore nuovo per coach Andrea Capobianco perchè ha rischiato di collassare sulla tripla da 9 metri di Cubaj, per poi cedere definitivamente sulla tripla della Zandalasini con due mani in faccia e una ginocchiata nella schiena a 1 minuto e 20 dalla fine.
STRAORDINARIE.
- ha esordito in Serie A a 16 anni
- ha vinto uno Scudetto da protagonista a 19 anni
- è andato in NBA a 21 anni
- è stato l'unico italiano a vincere un titolo NBA
- ha difeso su Kobe Bryant che lo ha salutato in italiano in campo "Ciao Marco, come stai?", e poi gli ha regalato la maglia negli spogliatoi
- ha battuto in palleggio LeBron James, andando poi a schiacciare anticipando la sua stoppata in recupero
- ha segnato un canestro in sottomano nonostante l'aiuto difensivo di Shaquille O'Neal
- è stato l'unico italiano a vincere la gara del tiro da tre punti NBA, battendo, tra gli altri, Steph Curry, Lillard e Irving
- ha insegnato agli americani il gesto degli attributi belli grossi
- ha guadagnato il rispetto di Duncan, Ginobili e Parker
- ha più volte ricevuto pubblicamente i complimenti da Gregg Popovich
- è stato MVP del campionato di Serie A a 38 anni suonati
Non è semplicemente la storia di uno dei più grandi nella storia del nostro sport.
È il sogno di tutti, che un ragazzo di San Giovanni Persiceto è riuscito a realizzare.
…la notizia è di quelle belle. Anzi, bellissime.
Esce al cinema “The Basketball Dream - Marco Belinelli.
Solo il 16, 17 e 18 marzo.
Con speciale anteprima a Bologna il 10 marzo, con possibilità di giocare con Beli in campo…
Preparate i pop-corn.
(@marcobelinelli #thebasketballdream #SportsDocumentary @LegaBasketA@Italbasket@GeelyAutoGlobal)
Fu il primo caso di mercato nella storia del basket italiano perché lasciò Varese per Milano e rimase fermo un anno. Ha segnato 66 punti in una gara e poi aiutato Riminucci a battere il suo record. Ma la sua storia è legata ai 40 punti segnati al Real Madrid. "Contro di lui così non si può giocare", dissero
RIP GABRIELE VIANELLO
Leggi la sua storia 👉https://t.co/cPDQJrAwVI
“Qual è il giocatore che ha segnato più punti nella storia del campionato italiano?" Il signore in foto.
"Qual è il giocatore ad aver segnato più punti con la maglia della nazionale italiana?" Il signore in foto.
Il signore in foto soprattutto a Cantù, e poi anche a Milano, ha scritto alcune delle pagine più belle nella storia della nostra pallacanestro.
Un giocatore incredibile, un cannoniere pazzesco, uno dei pochi italiani che riusciva a segnare più punti di quasi tutti gli stranieri del nostro campionato.
Ha giocato in Serie A dai 16 ai 40 anni, roba da far impallidire anche LeBron James.
Ha segnato 14.397 punti in Serie A, nessuno più di lui.
Ha segnato 3.784 punti in Nazionale, nessuno più di lui.
Fisico da Bronzo di Riace.
Spalla destra con un prefisso diverso da quella sinistra.
Superficie dei pettorali superiore a quella dell’Abruzzo.
Bicipiti scolpiti da uno scultore.
Fisico rimasto intatto ancor oggi.
Lui è Antonello Riva.
E oggi, che abbiate 50 o 16 anni, ricordatevi che ogniqualvolta prendete una palla da basket in mano, ricordatevi che lui, come pochissimi altri nati nel nostro Paese, hanno dominato questo sport.
Buon 64 esimo compleanno Nembo Kid.
Febbraio 2025: Trento batte clamorosamente a sorpresa Milano in finale e vince la Coppa Italia.
Febbraio 2026: Baskonia batte il Barcellona in semifinale e poi il Real Madrid in finale, e vince a sorpresa la Coppa del Re.
Questi due incredibili trionfi hanno un nome in comune: Paolo Galbiati.
Colui che é diventato idolo della tifoseria basca che ogni partita intona un coro: “Por la mañana café, por la tarde ron. Paolo Galbiati, haznos campeón!”(ossia “Caffè al mattino, rum al pomeriggio. Paolo Galbiati, rendici campioni!”).
Se quello di Trento un anno fa è stato un capolavoro, battere il Barcellona e il Real in 24 ore é almeno una Gioconda.
INCREDIBILE PAOLINO!
Ogni anno il 17 febbraio non è un giorno come tutti gli altri.
È la lingua fuori bocca anche per gettare una buccia di banana nell'umido.
È un muro scrostato in cameretta nel tentativo di imitare le sue schiacciate.
È un logo, che diventa moda, sulle scarpe, sulle felpe, sulle giacche, sulla pelle.
È un braccio che si allunga venti metri per battere i Monstars.
È prima di internet, dei social, delle smart tv, quando un vecchio televisore di 64kg, spesso come una lavatrice, ci consentiva di star svegli la notte per guardare le sue partite.
È i Chicago Bulls.
È "Sirius" degli "The Alan Parsons Project" e l'intro di presentazione più bella di sempre.
È il Dream Team, la squadra più forte nella storia di qualunque sport.
È l'unico nome di un giocatore di basket che conoscono anche le nonne, e che scrivono senza errori anche sulla Gazzetta dello Sport.
È la vena che ti si chiude quando senti dire da qualche ragazzino "Ah sì, lo conosco! È quello che produce le scarpe!"
Sono le 6 finali vinte su 6 disputate.
È quello che sognavamo un po' tutti di essere, anche se alla fine siamo diventati dei panchinari in prima divisione da 3.6 punti e 4.8 falli di media a partita.
È MJ, o His Airness, o più semplicemente un altro modo di dire “pallacanestro”: un binomio inscindibile, che ha travalicato i confini dello sport, poi della cultura, infine della leggenda.
È, citando Larry Bird, Dio sceso sulla terra che si è travestito da lui.
E oggi, il Dio del basket, compie 63 anni: buon compleanno Michael Jordan.
(@Jumpman23, @SkySportBasket, @NOWTV_It)
Aprile 2025: Federica #Brignone riporta una frattura scomposta del piatto tibiale e della testa del perone, e la rottura del legamento crociato. Si prevede oltre un anno di stop, si ipotizza la fine della carriera, viene dichiarato impossibile il ritorno all'attività agonistica per le Olimpiadi del 2026.
Dicembre 2025: torna ad allenarsi con una certa regolarità.
Gennaio 2026: torna a gareggiare in coppa del Mondo.
Febbraio 2026, oggi: a 292 giorni dal terribile infortunio, prossima ai 36 anni, con nemmeno due mesi di allenamenti veri sulle gambe, dopo che sembrava letteralmente impensabile un ritorno alle gare in meno di un anno, Federica Brignone ha vinto l'Oro alle Olimpiadi trionfando nel Super G di poco fa.
Non le dedichiamo questo post perchè è appassionata di basket e perchè spesso, quando gareggia negli USA, va a vedere delle partite NBA.
Non le dedichiamo questo post perché vedendo il suo ginocchio, ci sentiamo ridicoli quando desistiamo dall'alzarci dal divano per andare a prendere un'altra birra in frigo perché abbiamo un dolorino alla schiena.
Le dedichiamo questo post perché ci troviamo di fronte alla più grande sciatrice italiana di tutti i tempi che ha realizzato una delle più grandi imprese sportive della storia.
Sassari-Napoli, un'ora fa.
Lo speaker della Dinamo, come di consueto, presenta i giocatori delle due squadre.
Dodici "Olè!" scandiscono la presentazione dei 12 giocatori di casa.
Ma oggi c'è anche un tredicesimo...
"Col numero 33, Achille Polonara!"
Il boato attraversa il Tirreno e fa tremare anche il continente.
Sorriso a 36 denti.
Due mani, che sembrano due badili, sollevate per salutare tutto il pubblico.
Peso forma che sta pian piano tornando alla normalità.
Taglio di capelli comodo per non perdere tempo per il fon.
Ritorno alla normalità sempre più spedito.
Oggi, per pochi minuti, Achille Polonara ha riassaporato l'emozione della presentazione ufficiale.
A prescindere dal futuro, è stato un momento stupendo.
(📸 @LegaBasketA)
Ciao a tutti, siamo una società di basket femminile giovanile di Milano e vogliamo raccontarvi una storia triste ma al tempo stesso bellissima.
Immaginate un 26 Dicembre qualsiasi ed una squadra Under 16 di basket femminile che parte in pullman all’alba per un torneo di 4 giorni fuori dall'Italia.
Immaginate un telefono che squilla in serata, comunicando la notizia che non si vorrebbe mai ricevere: il decesso improvviso ed inaspettato del papà di una delle atlete.
Immaginate la violenza e la brutalità dello shock, il caos per il cambio improvviso di piani con la squadra pronta a ritirarsi per poter tornare a casa immediatamente.
Immaginate Grace, la ragazza colpita dal lutto, che, con la determinazione che la caratterizza da sempre, chiede di poter rimanere e giocare perchè vuole provare a vincere il torneo per dedicarlo al papà.
Succede che nel giro di 2 ore il tape muscolare nero diventa un modo casalingo per segnare a lutto le divise di tutte le ragazze, succede che il gruppo di ragazze si trasforma in un vortice che avvolge e protegge la compagna diventando una vera e propria famiglia, e succede che le ragazze dopo una notte di pianti ininterrotti e occhi che non si chiudono, decidono che il loro unico obiettivo per i successivi 3 giorni è dare tutto per portare a casa la coppa.
Poi, inizia il torneo e....
Nonostante il lutto portato sulle divise pesi un quintale e nonostante il rumore assordante nelle orecchie durante i minuti di silenzio prima di ogni partita, queste meravigliose atlete a soli 15 anni dimostrano una forza ed uno spirito di gruppo semplicemente devastanti, diventando una commovente marea che travolge le squadre che si trova davanti.
Il primo canestro di ogni partita, forse per caso, o forse per qualcos’altro (chissà...), è sempre una tripla di Grace che, con l'indice all'insù, la dedica al papà.
La squadra vince tutte le partite, e vince il torneo.
Grace è sempre tra le migliori in campo.
...riuscite ad immaginare, seppur nella tragedia, una cosa più bella di questa? Noi sinceramente no.
P.S. Nelle due foto c'è Grace (sotto è inginocchiata davanti alla coppa). Sì, sorride... Non abbiamo mai visto una quindicenne con una tale forza e determinazione."
I due ragazzi in foto si chiamano Francesco Martinelli e Luigi Patti, hanno 17 e 18 anni, e i loro volti, da ieri sera, stanno facendo il giro del mondo assieme agli altri 3 giocatori scesi in campo nella partita farsa di coppa tra Hapoel Holon e Trapani Shark.
Cappelletti e Rossato sono giocatori professionisti con molta esperienza alle spalle, Pugliatti è un 2004 (ex Stella Azzurra) inserito nei 12 in pianta stabile da inizio stagione e che ha già esordito in Serie A.
Questi due ragazzi, invece, non sono professionisti e forse non lo saranno mai: Patti è stato aggiunto un mese fa, Martinelli in questi giorni in vista del match di ieri.
Giocano in Under 19 gold, sono ultimi in classifica nel loro girone siciliano, e probabilmente il loro futuro sarà come quello del 99% dei ragazzi che giocano a basket: nelle categorie minors, ben lontani dal professionismo.
Catapultati improvvisamente in un match della coppa più importante della FIBA, in diretta tv in tutta Europa, com'è normale che fosse, erano i più spaesati di tutti.
Nella foto in alto, prima della palla a due, si confrontano su quello che avrebbero potuto fare in campo. Forse, inconsciamente, si sono dimenticati per un attimo del contesto, e si sono goduti per qualche secondo l'emozione di esordire con i grandi. Forse ignari che il match sarebbe finito, per volontà della loro squadra, dopo pochi minuti.
Giocando con delle maglie non loro, e con dei nomi coperti dallo scotch, in quei 7 minuti scarsi di partita hanno comunque corso, si sono portati dei blocchi, hanno tirato, hanno provato a difendere, si sono impegnati, ed infine sono rimasti da soli sul parquet, 5 contro 2.
Da soli, loro due, su un palcoscenico surreale.
Poi, come da copione, hanno dovuto commettere volontariamente dei falli per far concludere il match anzitempo e decretare la sconfitta a tavolino (che ha evitato una pesante multa in caso di forfait prima del match).
Noi non sappiamo se dei ragazzi così giovani siano in grado di sopportare il peso dell'essere attori di una delle più imbarazzanti farse che si siano mai viste nel basket.
Oggi i media sportivi di tutto il mondo stanno parlando di quello che è accaduto ieri. Anche ESPN: il che significa che milioni di persone leggeranno cos'è successo ieri, e vedranno anche i volti di questi due ragazzi.
A Francesco e Luigi mandiamo un abbraccio. Sperando che in futuro non perdano il gusto di divertirsi a giocare a basket, a prescindere dalla categoria.
"La Giornata Tipo di Natale"
ore 8.10 qualcuno è già arrivato col pranzo personale: insalatina scondita e riso in bianco. È zio LeBron
ore 9:40 con un passaggio no look dietro la schiena, e un sorriso a 108 denti, nonno Magic ti passa la busta coi soldi direttamente dalla cantina
ore 10:30 trenta metri di filo spinato delimitano la cucina. Chiunque tenti di avvicinarsi viene sommerso da insulti e trash talking. Dentro, al lavoro da otto giorni, c'è nonno Larry
ore 10:40 abbigliamento di nonno Larry: cartuccera con dentro le polpette, bandana in testa alla Rambo, due strisce di polpa di pomodoro sugli zigomi e un coltello a serramanico per pelare l'aglio
ore 11.20 zio Michael molesta tutti i presenti ripetendo per l'ennesimo Natale che lui è l'unico ad aver 6 anelli alle dita
ore 11:50 cugino Luka si scusa per il ritardo, adducendo di esser passato da casa Harrison per tagliare le gomme del pick up
ore 12:10 si presenta anche uno con 6 teglie di melanzane alla parmigiana, 11 kg di tortellini e 3 faraone ripiene, "Non vorrei andar via con della fame" dice. È zio Nikola
ore 12:40 capisci che è arrivato anche Babbo Shaq quando lo senti discutere con cugino Luka del fatto che lui oggi avrebbe viaggiato a 88 punti e 59 rimbalzi a partita
ore 13.00 un minuto di raccoglimento per ricordare cugino Kobe, e il pranzo ha inizio
ore 13:40 zio Michael nomina tutti i santi del calendario. S'è morso la lingua. Nonno Magic "Magari così la finisci di tenerla sempre fuori"
ore 17:15 il pranzo finisce. Malcontento da parte di Babbo Shaq e zio Nikola, "questi erano gli antipasti, vero?"
ore 17:35 cugino Nikola tira fuori un digestivo: è Rajka serba. Il grado alcolico è talmente alto che una volta nonno Magic ci ha messo in moto la sua Harley. Zio Michael declina dicendo che è astemio: risate generali
ore 18:50 una nube bianca invade la casa. Zio LeBron ha lanciato per aria lo zucchero a velo del pandoro allargando le braccia. Zio Michael scuote mestamente la testa.
ore 21:00 i cugini Nikola e Luka sono nella stanzetta a vedere "La spada nella roccia". Nonno Magic e nonno Larry sono alla litigata n.39 del giorno, questa volta parlando della famiglia nel bosco. Gli zii LeBron e Michael vengono alle mani per il segnaposto con scritto "goat". Babbo Shaq ne approfitta per finire da solo gli avanzi.
ore 21:40 attimi di panico quando zio Michael chiama "carta" a sette e mezzo con un sette in mano. Nonno Magic gira una figura. Zio Michael: "Ho sballato più di novemila volte a sette e mezzo in carriera. Ho perso quasi trecento partite. Per ventisei volte non ho preso il banco pur avendo il Re di denari in mano. Ho fallito molte, molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto"
ore 23:15 gli amici lo stanno aspettando al bar per la via Crucis alcolica, ma a Luka serve un diversivo per dileguarsi. All'improvviso un'idea. Riunisce tutti attorno al tavolo e fa una domanda: "Quindi, chi è il più forte di voi?"
ore 23:59 cugino Luka sta già biascicando al bar con gli amici. A casa neanche i Caschi Blu riescono a sedare la rissa tra parenti
A raccontarlo oggi sembra una cosa impossibile: c'è stato un tempo in cui, nella pallacanestro, l'atleta più forte del mondo era di nazionalità italiana.
Eravamo a metà degli anni 70 e Mabèl Bocchi, fisico statuario, braccia e gambe lunghissime, capacità di fare canestro in tutti i modi, talento generazionale, era la giocatrice faro di uno sport a tal punto che nel 1975 le venne anche assegnato il premio di miglior giocatrice del mondo.
Colei che ha trascinato il Geas a vincere la prima storica coppa dei Campioni di una squadra italiana.
Colei che ha nel palmares anche 8 Scudetti, 1 coppa Italia e un indimenticabile bronzo agli Europei nel 1974 con la Nazionale.
Colei che ha stravinto le classifiche realizzative non solo di campionati e coppe, ma anche di Mondiali.
Colei che non si è limitata ad essere la miglior giocatrice italiana di sempre, ma che ha rivoluzionato lo sport, il sistema, ed anche la società.
È grazie alle sue battaglie se le Nazionali femminili (non solo di basket) hanno ottenuto il medico ed il fisioterapista al seguito come accadeva soltanto per i colleghi uomini.
È grazie alle sua battaglie se le Nazionali femminili (non solo di basket) hanno ridotto il gap di diaria (il rimborso economico che giocatori e addetti ottengono dalle federazioni per ogni giorno di impegno con le Nazionali) rispetto alle Nazionali maschili.
È grazie anche a lei se le sportive dell'epoca hanno potuto accelerare un processo di emancipazione, combattendo il bigottismo dell'epoca che giudicava e discriminava le donne che praticavano sport e si tingevano i capelli, o si truccavano, o parlavano di argomenti extra sport, o che semplicemente volevano apparire diversamente dai canoni dell'epoca.
Oggi ci ha purtroppo lasciato una leggenda.
Aveva 72 anni.
Negli Stati Uniti si parla spesso di legacy, ossia dell'eredità lasciata dagli atleti quando smettono di competere o quando vengono a mancare: in questo caso ci troviamo di fronte ad una legacy che travalica i confini della pallacanestro, e che forse, un po' tutti, abbiamo un po' dimenticato o sottostimato.
Ciao Mabèl.
Anche lui, per una volta, si sarà sentito un giocatore delle minors come noi.
Gambe durissime, come il primo giorno di preparazione atletica dopo l'estate.
Fiatone al terzo passo.
Preghiere in sette lingue diverse nella speranza di arrivare alla fine.
Sguardo basso per non deprimersi nel vedere quanto sia distante l'arrivo.
"Avevo un po' le gambe dure, ma è già bello essere qui, in piedi, tenendo conto che una settimana fa ero ancora in carrozzina..."
È un Achille Polonara ironico, felice, ed orgoglioso, quello che poco fa ha portato per un breve tragitto la Fiaccola Olimpica che oggi ha iniziato da Roma il percorso che la porterà il 6 febbraio a Milano per l'inizio delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
"Comunque non è stato male come primo allenamento. Ora la palla è tornata finalmente nelle mie mani e spero che un po' di fortuna mi assista."
Forza Achi!
Venerdì mattina.
Sul quotidiano sportivo più famoso d'Italia, il giorno dopo la sconfitta dell'Italia contro l'Islanda nella prima partita del girone di qualificazione ai Mondiali 2027, appare un articolo con scritto "Il punto più basso della storia della pallacanestro maschile italiana".
Poi uno riflette: i ragazzi di 21 anni non hanno mai visto la Nazionale maschile di basket con una medaglia al collo, ci siamo qualificati ad una sola Olimpiade delle ultime cinque, non giochiamo una semifinale di qualsiasi torneo dal 2004, ma il risultato peggiore sarebbe stato quello di perdere con l'Islanda l'altra sera (ci avevamo già perso altre due volte negli ultimi anni...).
Quindi la sconfitta con l'Islanda, nella partita d'esordio di un nuovo allenatore che ha guidato si e no tre allenamenti, che s'è assunto l'onere di attuare un ricambio generazionale convocando un sacco di 18 enni, 19 enni e 20 enni, nonostante 21 anni di delusioni precedenti e nonostante tutti i veri problemi che ci sono nel basket italiano, sarebbe il punto più basso nella storia del nostro basket.
Poi uno riflette: nel 2023, sullo stesso giornale, apparivano decine di articoli contro Jannik Sinner. "Sinner e l'Italia, un amore mai nato", "Sinner: è un caso nazionale", "I grandi dello sport italiano sono tutti contro Sinner" ecc.
Dopo quegli articoli Sinner ha vinto tutto, è diventato numero 1 del mondo, ci ha fatto vincere due coppe Davis, è diventato una leggenda del tennis e dello sport italiano, è (giustamente) idolatrato da tutti, anche dallo stesso giornale che fino a due anni fa lo attaccava.
Ecco perchè ieri sera Luca Banchi, dopo la vittoria in Lituania, era particolarmente felice a tal punto che i giocatori l'hanno pure preso a secchiate.
Mica per la grande prestazione di un ritrovato Procida, mica perchè nei momenti delicati del terzo quarto se l'è giocata alla grande con un 18 enne ed un 20 enne che la domenica di norma gioca in A2, mica per il fatto che ha schierato quintetti con un'età media giovanissima, o perchè non vede l'ora di lanciare in maglia azzurra altri teenagers.
Era felice perchè un quotidiano gli ha dato una grande speranza.
Uno di quegli assist inimmaginabili anche per Jokic o Magic Johnson.
Uno spiraglio di luce.
Una speranza a cui aggrapparsi.
L'amico sobrio che si offre di prendere l'auto il venerdì sera.
Un 6 al Superenalotto.
La fidanzata che non si lamenta per la tavoletta del bagno che hai lasciato sù.
Per la prima volta dopo 21 anni, possiamo abbozzare un sorriso pensando al nostro futuro.