Occidentale che parla di Cuba: “Nessuno può togliere ai cubani la propria libertà, viva Fidel!”
Andy Diaz, il saltatore cubano naturalizzato italiano, fuggito da Cuba: “noi atleti praticamente apparteniamo allo Stato, non abbiamo un passaporto in mano, non abbiamo la possibilità di essere liberi”
Roma Termini, benvenuti nella piazza dove il treno parte e il pendolare evapora.
Questo è il piazzale davanti alla stazione Termini, uno dei luoghi più attraversati d’Italia. Migliaia di persone ogni giorno come viaggiatori con valigie, pendolari, lavoratori, turisti, anziani, bambini, gente che aspetta un autobus, un taxi, un appuntamento ed anche un po’ di tregua dal caldo. E cosa trova? Pietra, cemento, sole pieno e quasi zero ombra. Sembra meno una porta d’ingresso della Capitale e più una prova di sopravvivenza urbana sponsorizzata dall’asfalto.
Poi gli amministratori si riempiono la bocca con l'adattamento climatico, città resilienti, mobilità sostenibile, transizione ecologica. Tutto giusto ma se davanti alla principale stazione di Roma costruisci una distesa minerale senza alberi veri, senza ombra diffusa, senza un minimo di raffrescamento naturale, il messaggio ai cittadini è abbastanza chiaro: cuocetevi con dignità. Il verde urbano ormai non è decorazione ma è un vero e proprio presidio sanitario nei mesi estivi e non serve trasformare Termini in una foresta amazzonica. Basterebbe ricordarsi che le persone non sono sagome nei rendering ma camminano, aspettano, sudano e respirano. Una grande stazione dovrebbe accogliere e non grigliare i pendolari prima ancora che salgano sul treno.
Non si può parlare ogni giorno di green, sostenibilità, città del futuro, e poi progettare gli spazi più frequentati come se l’obiettivo fosse testare la resistenza umana sulla pietra refrattaria. Il green non si misura nei convegni, nei comunicati o nei rendering con tre foglie messe in trasparenza. Si misura a luglio ed agosto, alle tre del pomeriggio, quando un viaggiatore esce da Termini e trova una cosa molto semplice, ombra o forno.
Anna e Marco” di Lucio Dalla (1979) è uno dei capolavori assoluti della canzone d’autore italiana. Racconta la storia di due ragazzi di periferia che vivono esistenze strette e ripetitive: lei con il suo sguardo che perde luce ogni giorno, lui con le sue grosse scarpe e il cuore sempre in allarme. Entrambi sognano di scappare da una vita fatta di famiglia, bar, amici del branco e routine soffocanti. Una sera si incontrano in un locale di quart’ordine, tra personaggi grotteschi e luci stanche. In mezzo a quella mediocrità, per una sola notte, ballano, si guardano, si scambiano la pelle e si sentono belli, forti e vivi. Immaginano l’America come un luogo lontano e luminoso, dall’altra parte della luna, mentre il cielo sembra solo un biliardo. È un ritratto dolcissimo e amaro della gioventù di fine anni Settanta, ma parla ancora tantissimo oggi: la claustrofobia della provincia, il desiderio di fuga, la fragilità dei primi amori e la tenerezza di chi per un momento riesce a sentirsi speciale nonostante tutto. Lucio Dalla dipinge con ironia leggera e profonda empatia questi due “lupo e stella di periferia”, mostrando come l’amore possa regalare, almeno per poche ore, un’illusione di libertà. Una canzone che invecchia benissimo e che ancora commuove: chi non si è mai sentito un po’ Anna o un po’ Marco? Genio eterno. ❤️ #LucioDalla
Marco Sorbara, per oltre 900 giorni in custodia cautelare. Assolto perché il fatto non sussiste. Sono andati a prenderlo di notte, l’hanno tenuto per 45 giorni in isolamento; per 33 non ha visto nessuno, compresa la famiglia.
Ti distruggono la vita, ma chi paga? Noi votiamo Sì
Questa mattina su @ilriformista il Prof. Augusto Barbera impartisce una lezione al Prof. Barbero. Ora vediamo cosa diranno i sostenitori del no. Leggete e condividete.
#ReferendumGiustizia
Dato eloquente, portato da Stefano Ferrè ad Elastici. @CronacheTweet
Siamo il campionato con la minor media di minuti effettivi a partita e allo stesso tempo, quello con il minor recupero assegnato tra i top campionati in Europa.
È la mia lotta più grande, ci vogliamo svegliare o vogliamo continuare a calare a picco?
Paghiamo biglietti a prezzi esorbitanti per assistere a continue perdite di tempo, che ad oggi sono la MIGLIOR strategia nel campionato italiano. FACCIAMO QUALCOSA
Vi chiedo di repostare, se la ritenete anche voi una follia. Facciamoci sentire, per davvero.
@pisto_gol In generale, dunque, il concetto da lui espresso non si applica ai giocatori spalla a spalla ( Bonny e il difensore). Nel caso del video, per me è uno sgambetto, il pallone passa ( inosservato), mentre l’attaccante si butta sul difensore. Comunque, si cerca di ragionare.