Top Tweets for #MaroccoGate
Dimitris,excomisario europeo de Inmigración,se encuentra en busca y captura por estar involucrado en el Qatargate.Por otro lado,Dimitris se deshizo siempre en elogios hacia la política migratoria de...sí, Marruecos.A Dimitris le faltaban manos para recoger comisiones.#Maroccogate
Bélgica emite una orden de detención contra el ex comisario europeo de Inmigración, Dimitris Avramopoulos, acusado de haberse beneficiado con el escándalo de corrupción 'Qatargate'.
Adivinen a qué país alababa Dimitris por su "lucha" contra la "inmigración"
#Moroccogate

El escándalo de los acuerdos UE-Marruecos va a más.
La UE se dispone a dar un cheque en blanco a Marruecos para (NO) controlar las condiciones sanitarias de los productos importados desde el Sahara Occidental.
👇👇👇
https://t.co/O3giaAulTP
@zriboua @tedcruz 😂 😂 😂 🆓 Western Sahara,The Polisario is the only representative of the Sahrawi people. 🇪🇭#Maroccogate #Epstein
Studio il #Maroccogate da anni e ci fosse stata una sola volta che quello che potrebbe sembrare un errore si è rivelato tale. Alla Testata Giornalistica Regionale la corruzione del Makhzen impera: qui un evento sportivo in territorio occupato presentato come se avesse luogo in #Marocco.
https://t.co/1ACJOBFnj4

💰#Maroccogate aka #Qatargate #RAI | La rubrica “Tgr Mediterraneo” del TG regionale siciliano pubblica un mini-video su una maratona, tenutasi vicino a Casablanca, con in sovrimpressione una falsa mappa del #Marocco che estende i confini del regno al Sahara Occidentale occupato.
#storyboard
La Darba Race
Una maratona con 3000 partecipanti in un percorso che varia da 10 a 21 chilometri
Imponenti misure di sicurezza per la seconda edizione della Darba Race in #marocco
https://t.co/Jsjp9j3BLI
@TgrRai @RaiNews
📍Throwback #Maroccogate aka #Qatargate | Qui è quando, nel 2015, #Mogherini vola a Rabat a rassicurare governo e re dopo che la giustizia europea ha bocciato l’accordo #UE - #Marocco per l’opacità dei termini relativi al Sahara Occidentale occupato.
https://t.co/6F4toGZhKf

🔴 #Maroccogate aka #Qatargate | Dopo tre morti e quasi 500 arresti, persino la stampa italiana, tra le più fedeli alla Casa Reale, si è dovuta arrendere e scrivere, poco e male, qualcosa della ribellione che sta scuotendo il #Marocco.
📍Il Post non ha aggiornato dal 30 settembre sino al pomeriggio di giovedì 2, quando ha dato la notizia di due morti nonostante un portavoce del ministero dell’Interno avesse già comunicato che i morti erano tre. Il link è stato postato su X, come quelli di due articoli precedenti.
📍La Repubblica ha pubblicato un articolo a pagamento con la notizia dei decessi ma non ne ha pubblicato il link su X. Idem Il Corriere.
📍Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un articolo non a pagamento venerdì 3 ottobre, con il bilancio aggiornato a mercoledì e dunque nessuna notizia dei tre morti, senza postare il link su X.

Anche la stampa italiana, pressoché corrotta dai servizi marocchini sino alle sue pieghe più insignificanti, ignorò quasi in toto la storica sentenza. I media stessi, per sviare l’attenzione del lettore e confondere le acque, battezzarono subito “#Qatargate” il #Maroccogate.
Clamoroso il caso di Radio Radicale che, nelle stesse ore in cui il caso esplodeva, intervistava uno dei politici più coinvolti e vicini agli arrestati: il Dem Vincenzo Amendola che, da bravo oste, confermò che il vino non solo era buono ma buonissimo.
Amendola ha avuto un ruolo politico determinante nella realizzazione, da parte di ENEL Green Power, di un campo eolico nel Sahara Occidentale occupato dal #Marocco, a Boujdour. La moglie è una giornalista marocchina, Karima Moual, che almeno in passato ha lavorato per il proprio governo.
https://t.co/MwSwU0mUZE

🦄 Sempre aspettando il giorno in cui Pina sarà così “vocal” sull’occupazione marocchina del Sahara Occidentale visto che, sino a poche settimane prima delle prime manette del #Maroccogate aka #Qatargate, ella auspicava relazioni ancora più strette tra #UE e regno occupante.

Fare quello che stiamo facendo in tanti, politici, premi nobel, giornalisti: esercitare la propria funzione e il proprio peso pubblico o politico per chiarire che l’Italia non può ospitare ambasciatori del Cremlino, potrebbero anche dire che giudicano improprio l’utilizzo della parte di cofinanziamento nazionale dei fondi di coesione per pagare Gergiev (ricordo che il portavoce della Commissione Ue ha detto che si tratta di uso improprio ma ha rimandato al Governo italiano, perché è la parte di cofinanziamento nazionale)
Crede che il Governatore campano potrebbe ignorare tutto questo, se il governo decidesse di fare la propria parte?
Mira quien habla de honestidad, ética y moral...el corrupto y corruptor, el camello de #MAROCCOGATE.
No puede haber un ser más hipocrita, la bajeza humana en su máxima expresión!!!
Solamente escupe mentiras, plagios y deshonestidad enlatada made in Morocco.
Señor Carrión, (@fcarrionmolina) su defensa del Polisario y del papel de Argelia en el Sáhara Occidental no solo es intelectualmente deshonesta, sino moralmente inadmisible. Habla de descolonización mientras ignora deliberadamente el secuestro prolongado de los saharauis en los campamentos de Tinduf, controlados no por un movimiento de liberación, sino por un apéndice armado de un régimen militar que reprime a su propio pueblo y silencia cualquier voz disidente. Marruecos, a diferencia de Argelia, ofrece una solución política basada en la autonomía, la inversión y la estabilidad, respaldada por la mayoría de la comunidad internacional. Llamar a Marruecos “expansionista” mientras se defiende a una milicia separatista financiada y armada por una dictadura sin legitimidad democrática no es solidaridad, es complicidad con la opresión.
🔴 #Maroccogate aka #Qatargate #SaharaOccidentale | Quello del turismo è un filone importante nel sistema di pressioni palesi e occulte, lecite e illecite, attraverso le quali uno Stato esercita ingerenza su di un altro o semplicemente ne manipola l’informazione.
Oltre a lavorare moltissimo per promuovere l’immagine di sé in quanto tale, il #Marocco crede molto nello sviluppo turistico dello stesso Sahara Occidentale occupato. Trattandosi di un’occupazione illegale, è interessante osservare il tipo di framing proposto dai diversi narratori, ovvero come e quanto i vari soggetti si espongono sul tema, “prima causa nazionale” per Rabat, della sovranità sul Territorio occupato.
Lo scenario è diversificato. Vi sono agenzie e compagnie che evitano il Sahara Occidentale occupato e altre che lo promuovono. Vi sono media che si espongono di più e altri meno e vi sono blogger che ammettono candidamente che il Marocco ha pagato loro il viaggio. Qualcuno menziona perfino la guerra e la questione internazionale tra Marocco e Fronte Polisario.
La scelta del lessico può cambiare molto e dipende da vari fattori che analizzerò brevemente in questo thread: osserveremo alcuni escamotage interessanti per chi si occupa in qualche modo di comunicazione e propaganda.
❌ DISINFORMAZIONE: dal post di Rosato, il lettore ignaro evince che il Sahara Occidentale è una regione del Marocco. È un falso plateale per giustificarne l’annessione. #Maroccogate aka #Qatargate #WesternSahara #SaharaOccidentale #Polisario
https://t.co/leLWsDeS6O

🔴 #Maroccogate aka #Qatargate #PsyOp | È iniziata. Esponenti politici di diversi orientamenti, sulla base della falsa notizia secondo cui il Regno Unito avrebbe riconosciuto la sovranità del #Marocco sul #SaharaOccidentale, stanno facendo dei copia e incolla per forzare #Tajani.
🧵#SaharaOccidentale | Un thread di 10 post più alcuni collegati, su argomenti importanti:
📍la mistificazione mediatica del #Maroccogate o #Qatargate e la tentata criminalizzazione del Fronte Polisario come parte della guerra ibrida all’#Algeria;
📍note di politica interna del #Marocco, altre rivendicazioni territoriali di Rabat e lo stand-off armato con Algeri;
📍il ruolo della #Spagna, l’importanza di Ceuta e Melilla nella mediazione complessiva con Rabat;
📍il tema del Sahara Occidentale in relazione ai BRICS e all’Alleanza degli Stati del Sahel (AES);
📍note su alcuni rischi di interferenza con altri conflitti ovvero l’Azawad;
📍cenni storici sulla decolonizzazione incompiuta, ovvero come si è arrivati a questo punto.
Tempo di lettura: non poco ma credo sia ideale per chi volesse partire da zero, perché si comprendono nessi ignorati dai media mainstream e per lo più anche da quelli alternativi. Con questo thread, si rischia di arrivare un po’ tardi sul Maroccogate ma di capirne molto di più di coloro che pensano che appartenga già al passato.
Inoltre non richiede necessariamente una lettura continuativa e può esser assunto in singole o addirittura mezze dosi. 👇
🔴 #Maroccogate #PsyOp | Nei giorni scorsi ho scritto della nuova vampata di guerra ibrida del #Marocco all’#Algeria, anche attraverso il tentativo di criminalizzazione del Fronte Polisario saharawi. Ma già nel marzo del 2022, la moglie marocchina di un sottosegretario italiano con delega agli Affari europei attaccava irresponsabilmente Algeri dalle colonne di una nota rivista di geopolitica.
Proprio mentre l’Europa stava per decidere di tagliare i flussi energetici dalla Russia, Karima Moual pensava bene di dare addosso all’Algeria, un Paese amico dell’Italia e nostro grosso fornitore di combustibili, affermando tra l’altro che “tiene sotto scacco l’intera regione con l’arma del gas”.
L’intervento è in forma di intervista; altre volte, Moual firmava in prima persona i pezzi pubblicati da Formiche. Il messaggio è quello della propaganda marocchina sin dal sottotitolo che parla del #SaharaOccidentale come di una questione “troppo legata al retaggio coloniale”.
Sappiamo che tecnicamente la decolonizzazione del Western Sahara è incompiuta proprio perché, sotto la pressione della “Marcia Verde” e della colonizzazione marocchina del Territorio, nel 1975-76 la Spagna finì per consegnarlo a Marocco e Mauritania con un accordo mai riconosciuto dalla comunità internazionale.
La premessa per uscire dal retaggio coloniale, si direbbe, non può dunque che essere il ritiro del Marocco entro i propri confini e la conclusione del processo di decolonizzazione. Cosa stava cercando di dirci, allora, Karima Moual?
Stava creando un frame di colpevolizzazione della #Spagna che in quel momento non aveva ancora risolto del tutto le tensioni con la Casa reale: il voltafaccia di Pedro Sánchez proprio sulla “marocchinità” del Sahara Occidentale aveva appena avuto luogo - costituendo l’occasione per l’intervista di Formiche a Moual - e Rabat mantenne una forte pressione su Madrid ancora per parecchi mesi, come dimostrato dalla strage di Melilla del giugno seguente.
Inoltre, il richiamo al periodo coloniale fa parte dell’armamentario retorico della propaganda marocchina sulle enclave di #Ceuta e #Melilla, Città Autonome spagnole situate in Africa e confinanti con il Marocco. Queste sono possedimenti di epoca pre-coloniale ma poiché il Marocco ne rivendica la sovranità, la propaganda del Makhzen tende a instillare l’idea che si tratti di territori non ancora decolonizzati e perciò idealmente e tecnicamente più “rivendicabili”.
In cambio del sostegno di Sánchez al piano marocchino di annessione del Sahara Occidentale, il Marocco ha promesso di riaprire la dogana di Melilla e di crearne una nuova a Ceuta, ciò che significa un riconoscimento di fatto della sovranità spagnola sui due territori. L’impegno fu ribadito nello storico incontro ad alto livello del febbraio 2023, cui il re decise di non partecipare. A distanza di oltre due anni, l’attività delle due dogane non è ancora regolare anche se nelle ultime settimane si sono fatti passi avanti. Rabat mantiene così costante la pressione, pronta a punire Madrid e l’Europa nell’eventualità di passi indietro rispetto al loro cambio di marcia sul Sahara Occidentale.
Naturalmente, anche in questa intervista Karima Moual definisce “separatista” il Fronte Polisario che si batte dal 1973 per la decolonizzazione e l’indipendenza del Sahara Occidentale. Lo scopo evidente dell’uso improprio di questo termine è di fare credere al pubblico che il Western Sahara rientri nei confini internazionalmente riconosciuti del Marocco.
https://t.co/5yQfdYdSmE

🔴 #Maroccogate #PsyOp | Nei giorni scorsi ho scritto della nuova vampata di guerra ibrida del #Marocco all’#Algeria, anche attraverso il tentativo di criminalizzazione del Fronte Polisario saharawi. Ma già nel marzo del 2022, la moglie marocchina di un sottosegretario italiano con delega agli Affari europei attaccava irresponsabilmente Algeri dalle colonne di una nota rivista di geopolitica.
Proprio mentre l’Europa stava per decidere di tagliare i flussi energetici dalla Russia, Karima Moual pensava bene di dare addosso all’Algeria, un Paese amico dell’Italia e nostro grosso fornitore di combustibili, affermando tra l’altro che “tiene sotto scacco l’intera regione con l’arma del gas”.
L’intervento è in forma di intervista; altre volte, Moual firmava in prima persona i pezzi pubblicati da Formiche. Il messaggio è quello della propaganda marocchina sin dal sottotitolo che parla del #SaharaOccidentale come di una questione “troppo legata al retaggio coloniale”.
Sappiamo che tecnicamente la decolonizzazione del Western Sahara è incompiuta proprio perché, sotto la pressione della “Marcia Verde” e della colonizzazione marocchina del Territorio, nel 1975-76 la Spagna finì per consegnarlo a Marocco e Mauritania con un accordo mai riconosciuto dalla comunità internazionale.
La premessa per uscire dal retaggio coloniale, si direbbe, non può dunque che essere il ritiro del Marocco entro i propri confini e la conclusione del processo di decolonizzazione. Cosa stava cercando di dirci, allora, Karima Moual?
Stava creando un frame di colpevolizzazione della #Spagna che in quel momento non aveva ancora risolto del tutto le tensioni con la Casa reale: il voltafaccia di Pedro Sánchez proprio sulla “marocchinità” del Sahara Occidentale aveva appena avuto luogo - costituendo l’occasione per l’intervista di Formiche a Moual - e Rabat mantenne una forte pressione su Madrid ancora per parecchi mesi, come dimostrato dalla strage di Melilla del giugno seguente.
Inoltre, il richiamo al periodo coloniale fa parte dell’armamentario retorico della propaganda marocchina sulle enclave di #Ceuta e #Melilla, Città Autonome spagnole situate in Africa e confinanti con il Marocco. Queste sono possedimenti di epoca pre-coloniale ma poiché il Marocco ne rivendica la sovranità, la propaganda del Makhzen tende a instillare l’idea che si tratti di territori non ancora decolonizzati e perciò idealmente e tecnicamente più “rivendicabili”.
In cambio del sostegno di Sánchez al piano marocchino di annessione del Sahara Occidentale, il Marocco ha promesso di riaprire la dogana di Melilla e di crearne una nuova a Ceuta, ciò che significa un riconoscimento di fatto della sovranità spagnola sui due territori. L’impegno fu ribadito nello storico incontro ad alto livello del febbraio 2023, cui il re decise di non partecipare. A distanza di oltre due anni, l’attività delle due dogane non è ancora regolare anche se nelle ultime settimane si sono fatti passi avanti. Rabat mantiene così costante la pressione, pronta a punire Madrid e l’Europa nell’eventualità di passi indietro rispetto al loro cambio di marcia sul Sahara Occidentale.
Naturalmente, anche in questa intervista Karima Moual definisce “separatista” il Fronte Polisario che si batte dal 1973 per la decolonizzazione e l’indipendenza del Sahara Occidentale. Lo scopo evidente dell’uso improprio di questo termine è di fare credere al pubblico che il Western Sahara rientri nei confini internazionalmente riconosciuti del Marocco.
https://t.co/5yQfdYdSmE

#Maroccogate #Qatargate #Marocgate #Moroccogate | Visto che sembra che le parole non contino, faccio notare che per aver usato la locuzione “Sahara marocchino” nel definire il Sahara Occidentale, il giornalista Rachid M’Barki ha finito per perdere il posto. Ha confessato la corruzione ed è stato condannato e fu proprio quella esatta locuzione a fare da definitivo campanello d’allarme.
https://t.co/UvBFjjeQi2
Karima Moual si permette invece di parlare di “Sahara marocchino” addirittura mentre il marito è sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei. Siamo sicuri che vada tutto benissimo così?
All’interno di questo thread trovi alcuni esempi di notizie false e disinformazione formulate dalla moglie di un nostro importante diplomatico e diffuse da parte della stampa italiana, oltre a un po’ di contesto.
“The #EU does not have information on potential collaboration between Polisario and terrorist groups in the region”: l’Unione Europea non ha informazioni sulla potenziale collaborazione tra il Fronte #Polisario e gruppi terroristi operanti nella regione. 1/
🦄 #IlPost #Maroccogate Come i media manipolano l’opinione pubblica: i passaggi più efficaci della mistificazione a mezzo stampa sono sempre quelli meno espliciti ed evidenti, perché creano il cosiddetto “frame”. 👇
La cosa veramente molto grave è la favola per cui il #Polisario vuole l’indipendenza dal #Marocco perché, inevitabilmente, il lettore inconsapevole penserà che l’occupazione non è un’occupazione e che la presenza del Marocco in #SaharaOccidentale sia giustificata da una qualsivoglia forma di legittimità.
🦄 #Maroccogate #Moroccogate #Marocgate | Ancora Il Post, 11 settembre 2023. A meno che la direzione non dia riscontro a queste segnalazioni correggendo rapidamente gli errori fattuali, è impossibile pensare che si tratti di una serie di coincidenze.
❗️Ne ho trovato un altro, 11 settembre 2023. @ilpost scrive di Melilla “exclave spagnola in Marocco” e di nuovo ci sono le fandonie spudorate sulla “indipendenza dal governo centrale” di Rabat come obiettivo ricercato dal #Polisario per il Sahara Occidentale occupato.
👉 Ripeto: sostenere che il Polisario vuole l’indipendenza dal governo centrale del #Marocco è un grave falso che fa parte dell’armamentario di propaganda dell’occupante.
👉 Il Marocco non può concedere l’indipendenza a un territorio sul quale non ha alcun diritto legale.
@lucasofri @francescocosta come diavolo potete fare finta di niente? Pensate davvero che si possa credere che un errore di questo genere venga ripetuto sistematicamente per puro caso? Potete per cortesia provare a spiegare questo vostro difficile rapporto con la realtà su questo argomento, visto che non sembrate intenzionati a procedere alle dovute correzioni?
Vi invito di nuovo a correggere i falsi storici e relativi allo status giuridico del Sahara Occidentale, di Ceuta e di Melilla. Questo è l’ultimo avviso diretto prima di procedere a ogni possibile azione legale, a cui sarà data la massima risonanza internazionale.
#Qatargate #Moroccogate
https://t.co/l1XIuueiXg
https://t.co/3qZGdsF7gu

🦄❌ #Maroccogate #WesternSahara | In un articolo non firmato e un po’ alla chetichella, @ilpost di @lucasofri propone, di nuovo, un grave errore fattuale che raramente è casuale in quanto fa pienamente parte dell’armamentario di propaganda del #Marocco che occupa il #SaharaOccidentale dal 1975.
Ancora una volta: il Fronte #Polisario non è un movimento “nazionalista” ma anti-coloniale, sorto nel 1973 per liberare il territorio del Sahara Occidentale dalla #Spagna colonizzatrice. Soprattutto: non chiede alcuna indipendenza al “governo centrale” (si presume, del Marocco) dal momento che il Marocco non ha alcuna sovranità sul Sahara Occidentale.
Chiedo alla testata di rettificare il gravissimo errore in tutti gli articoli in cui sia stato riprodotto.
https://t.co/8ha7f6sNLa
https://t.co/KuTPuwwyYk
https://t.co/3qZGdsEzqW

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Da leggere e conservare
Una lezione di storia su Maurizio Molinari, il #maroccogate, ed il ruolo di Repubblica nella scorta mediatica all'occupazione del Sahara Occidentale. Attori come Molinari non fanno "giornalismo"... 1/2
Nel giugno del 2015 Maurizio #Molinari, allora giornalista de La Stampa, fa un viaggio nel Sahara Occidentale occupato dal #Marocco. Da lì pubblica varie foto su Instagram e manda al giornale un paio di articoli, uno dei quali è ripreso dall’almanacco web “Informazione corretta” che seleziona per un pubblico di estremisti le uscite di stampa particolarmente favorevoli a Israele.
Il Sahara Occidentale è un luogo giornalisticamente interessante. Nel 2015 sono già passati 40 anni dalla prima invasione anche se Dakhla, dove Molinari sembra fare base, è stata presa dall’esercito marocchino solo nel 1979. Molinari, però, non è lì per raccontare. Lo si capisce già dal titolo, che appunto è provocatoriamente “Viaggio in Marocco”.
Il giornalista localizza le sue foto su Instagram a “Dakhla, Marocco” e fa letteralmente finta di trovarsi in Marocco. Nel suo racconto non menziona la guerra, l’occupazione o la decolonizzazione incompiuta: la serie di muri di sabbia fortificati costruiti dal Marocco per difendere le terre conquistate, il celebre “Berm”, diventa nei suoi scritti un bastione in difesa dal terrorismo islamico edificato addirittura in territorio marocchino, mentre un movimento di liberazione erede della lotta anti-coloniale, il Fronte Polisario, diventa niente meno che una milizia separatista.
Pochi mesi dopo Molinari si è guadagnato la poltrona di direttore de La Stampa, dove questa narrazione parallela prende sempre più piede ed esce definitivamente dai ristretti circoli del nazionalismo marocchino. Sono gli anni del Maroccogate che, non a caso, giornalisti e direttori battezzano furbamente “Qatargate” evitando, come prima regola, di investigare su sé stessi e sui loro padrini.
Molinari finirà poi a La Repubblica; sotto la sua direzione, come già La Stampa, il giornale pubblica, grazie anche alla firma dell’espatriata marocchina Karima Moual, già (?) al soldo del proprio governo, alcuni violenti articoli che di nuovo ribaltano la realtà storica e l’attualità con un racconto che ignora del tutto quasi 50 anni di risoluzioni ONU.
Grazie a una campagna mondiale e condotta su diversi fronti (media e politici corrotti, eventi sportivi, testimonial di grido), nella seconda metà degli anni ‘10 la narrazione parallela del Marocco diventa dominante mentre uno storico caso giuridico presso la giustizia europea vede battersi tra loro, per anni, la Commissione Europea e il Polisario che nel silenzio della stampa ne uscirà vincitore ma politicamente sconfitto perché una, dieci, mille sentenze non fermano un esercito in armi sostenuto da mille, diecimila, centomila articoli che affermano il falso.
Il Sahara Occidentale diventa così un territorio “conteso”, non più “occupato”, e il Fronte Polisario diventa un proxy dell’Algeria, che per Moual sembra essere il vero pericolo in Maghreb. Ma a differenza del Marocco, l’Algeria non sta invadendo i territori confinanti e anzi, ospita decine di migliaia di rifugiati saharawi sul proprio territorio.
Nel frattempo, a fine 2020 il Marocco tenta di aprire una strada dove non può, in una buffer zone, e ricomincia la guerra: dalle colonne di Repubblica, Karima Moual racconta la versione di Rabat con puntigliosa fedeltà al proprio re. Negli stessi anni prende forma il progetto di un campo eolico per la holding energetica del re, Nareva, costruito da ENEL Green Power a Boujdour: non in Marocco ma nel Sahara Occidentale occupato. Padrino politico dell’operazione (sino alle inchieste, ne faceva un vanto) è un importante politico italiano che risponde al nome di Vincenzo Amendola, detto Enzo. È il marito di Moual e un suo uomo di fiducia, Andrea Cozzolino, sarà uno dei pochi che a tutt’oggi sono finiti dietro le sbarre con una condanna per il Maroccogate.
A conti fatti e a 10 anni da quei post su Instagram, i quotidiani diretti da Maurizio Molinari sono stati tra i 4-5 media che hanno fatto di più, in Italia, per ripulire l’immagine del Marocco e ribaltare la realtà storica del Sahara occupato.

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