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#RockMap Sulle tracce del rock: i luoghi che hanno scritto la storia della musica.
C’è una casa in Florida, nascosta tra le palme e le onde dell’Atlantico, che non ha nulla di particolarmente appariscente: è solo una villa al numero 461 di Ocean Boulevard, a Golden Beach, nei pressi di Miami.
Ma tra il 1974 e la fine degli anni Settanta quella casa ha ospitato alcuni dei più grandi musicisti del mondo.
Eric Clapton ci arrivò per primo. Era appena uscito da uno dei periodi più bui della sua vita, perso tra l’eroina e il silenzio. In quella casa cercava riposo, mare, luce. E trovò molto di più, trovò un sound diverso, più morbido, più soul, più solare.
Lì abitò durante la registrazione l’album “461 Ocean Boulevard”, che riportò il suo nome ai vertici delle classifiche.
Dopo Clapton, quella casa continuò ad attirare musicalisti come una calamita. I Bee Gees ci passarono durante una fase cruciale della loro metamorfosi. Stanchi delle ballate pop orchestrali degli anni ’60, cercavano un nuovo suono, funky, moderno, ballabile .
Mentre registravano ai “Criteria Studios” di Miami, a pochi minuti da lì, soggiornavano proprio al 461 di Ocean Boulevard. Barry, Robin e Maurice Gibb usavano le stanze della casa come laboratorio dove registravano demo improvvisati. Era la premessa di quella rivoluzione sonora che avrebbe portato a “Saturday Night Fever”.
“Eric mi disse: ho appena fatto un album intitolato 461 Ocean Boulevard a Miami. Perché non andate in America e fate lo stesso e forse il cambio di ambiente farà qualcosa per voi?". Credo sia stato un ottimo consiglio". Barry Gibb
Ma non furono solo loro.
Anche gli Eagles e i Fleetwood Mac fecero tappa in quella casa abbastanza per assorbirne le buone vibrazioni.
Gli Eagles vi soggiornarono tra una session e l’altra durante le registrazioni di “One of these nights”; alcuni dicono che proprio lì abbiano abbozzato i primi giri di chitarra che avrebbero poi portato alla canzone che avrebbe dato il titolo all’album.
I Fleetwood Mac cercavano invece rifugi nei quali ripararsi dalla improvvisa notorietà derivante dal successo incredibile di “Rumours”: la casa a Golden Beach fu uno di quei posti.
Al numero 461 di Ocean Boulevard non c’è nessuna etichetta fuori dalla porta, nessun cartello con scritto “Qui hanno vissuto Eric Clapton e i Bee Gees”.
Ora c’è solo una casa affacciata sull’oceano, che ha custodito notti piene di suoni, cene improvvisate, discussioni, liti e accordi geniali, un luogo in cui la musica non veniva “prodotta”, ma vissuta. Dove artisti leggendari erano, semplicemente, esseri umani.
Quella casa esiste ancora, è cambiata, certo. Non è visitabile, non è un museo, ma se vi capita di passare dalle parti di Miami fermatevi un attimo, chiudete gli occhi e immaginate il suono di una chitarra che proviene da una finestra socchiusa. Forse da qualche parte nella brezza estiva, tra il fruscio delle onde dell’oceano che scivolano sulla spiaggia, c’è ancora una nota di quella magia.
Se questa storia vi è piaciuta condividetela e seguiteci per altri viaggi nei luoghi che hanno scritto la storia della musica.
#EricClapton #TheEagles #BeeGees #FleetwoodMac #Yesterdaypills

#RockMap Sulle tracce del rock: i luoghi che hanno scritto la storia della musica
Venice Beach e il giorno in cui nacquero i Doors di @sabrimasce
A Los Angeles esiste un quartiere che, nel tempo, è diventato un punto di riferimento per musicisti e appassionati di cultura pop: Venice.
Il suo nome deriva dall’imprenditore Abbot Kinney, che nel 1905 trasformò l’originaria zona paludosa in un’elegante area residenziale, arricchita da canali e edifici dal fascino rinascimentale, nel tentativo di ricreare una piccola Venezia in California. Ma il vero cuore pulsante di Venice è la sua celebre spiaggia, un luogo leggendario dominato dal lungomare, “The Boardwalk”, che si estende per circa tre chilometri lungo la costa. Qui si mescolano palestre a cielo aperto, negozi, ristoranti, mercatini, artisti di strada e personaggi eccentrici, dando vita a un’atmosfera vibrante e unica.
Venice Beach è entrata nella storia del rock nel 1965, quando, lungo la spiaggia di Ocean Front Walk, Ray Manzarek convinse Jim Morrison a fondare una band destinata a lasciare un segno indelebile: The Doors. Morrison, all’epoca studente della UCLA, viveva al civico 14 di Westminster Avenue, dove scrisse i suoi primi testi, incluso quello di “Moonlight Drive”, che incantò Manzarek e diede il via alla loro leggenda.
L’incontro tra i due è raccontato con grande suggestione nel film “The Doors” di Oliver Stone uscito nel 1991, lo stesso anno in cui l’artista Rip Cronk realizzò il più celebre murales di Venice, dedicato al Lizard King, all’incrocio tra Speedway Street e 18th Place. Indimenticabili sono anche le fotografie di Henry Diltz, che nel 1969 immortalò i quattro rocker sulla passerella della spiaggia, regalando al mondo immagini diventate simbolo di un’epoca.
Oltre alla sua storica connessione con i Doors, Venice Beach continua a essere un palcoscenico per eventi musicali memorabili. Basti pensare all’estate del 2011, quando i Red Hot Chili Peppers, ispirandosi al Rooftop Concert dei Beatles, si esibirono sul tetto di un edificio affacciato sulla spiaggia, regalando ai fan uno spettacolo mozzafiato al tramonto. E ancora nel 2024, in occasione della cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici, Venice Beach si è trasformata in un’enorme festa a ritmo di musica.
Un luogo che respira arte, cultura e follia creativa, da vivere e assaporare in ogni suo angolo.
#VeniceBeach #TheDoors #Yesterdaypills

#RockMap Sulle tracce del rock: i luoghi che hanno scritto la storia della musica
Royal Albert Hall: la cattedrale del suono nel cuore di Londra
Nel cuore elegante di South Kensington, a due passi da Hyde Park, sorge una delle sale da concerto più famose del mondo: la Royal Albert Hall. Con la sua cupola in vetro e acciaio, la pianta ellittica e la decorazione vittoriana, questo edificio non è solo un gioiello architettonico, è anche un simbolo dell’arte, il tempio della musica.
La Royal Albert Hall fu inaugurata nel 1871 dalla regina Vittoria, che la dedicò al marito scomparso, il principe Alberto, amante delle arti. La Hall divenne presto uno dei luoghi più importanti per eventi pubblici a Londra.
Oggi ospita oltre 300 eventi all’anno: concerti sinfonici, spettacoli pop e rock, balletti, musical, ed è anche la casa storica dei BBC Proms, il festival estivo di musica classica più celebre del Regno Unito.
Eppure, sono stati i concerti pop e rock a scrivere alcune delle pagine più leggendarie della sua storia. Sul suo palco hanno suonato giganti della musica mondiale. Alcuni momenti sono entrati direttamente nel mito
4 novembre 1963: i Beatles si esibiscono al Royal Variety Performance, di fronte alla regina madre.
John Lennon pronuncia una frase destinata a entrare nella storia:
“Per quelli nei posti economici, battete le mani… il resto di voi, fate tintinnare i vostri gioielli.”
il 9 maggio 1965: Bob Dylan
sale sul palco in piena svolta elettrica. Alcuni lo fischiano, altri lo acclamano.
Quel concerto segna la fine del folk tradizionale e l’inizio di una nuova era.
26 giugno 1969: Pink Floyd
Effetti visivi, psichedelia sonora, improvvisazione totale: i Pink Floyd trasformano la Hall in un’esperienza multisensoriale.
9 gennaio 1970: i Led Zeppelin portano nella Hall un’energia primordiale. Jimmy Page, Robert Plant e soci spingono i decibel al limite, scuotendo la sala con un rock violento e visionario.
14 aprile 1970: arrivano i Creedence Clearwater Revival
da San Francisco.
Con “Proud Mary”, “Born on the Bayou” e “Bad Moon Rising”, il loro swamp sound travolge il pubblico londinese. Un ponte sonoro tra la California, il Mississippi e l’Inghilterra.
2005: dopo 36 anni i Cream tornano nella sala dove erano nati.
Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker fanno esplodere il palco con “Sunshine of Your Love” e “White Room”.
Oggi la Royal Albert Hall ospita anche concerti di musica elettronica, eventi cinematografici, spettacoli per bambini, tornei di tennis e serate benefiche.
E ogni volta che le luci si abbassano e una nota risuona, succede qualcosa di magico.
Perché la Royal Albert Hall non è solo un luogo: è la cattedrale del suono.
Hai mai visitato la Royal Albert Hall o assistito a un concerto lì? Raccontacelo nei commenti!
#RoyalAlbertHall #Beatles #PinkFloyd #LedZeppelin #Yesterdaypills

#RockMap – Sulle tracce del rock: i luoghi che hanno scritto la storia della musica
Lo sapete che uno dei luoghi più famosi nella storia del rock è una vecchia centrale elettrica?
Sì, proprio così. Si chiama Battersea Power Station e con le sue quattro ciminiere bianche è diventata una vera e propria icona della musica.
La Battersea Power Station è situata lungo il Tamigi, a Londra. Costruita tra il 1929 e il 1955 in due fasi, è diventata uno dei simboli dell’architettura industriale britannica, con le sue quattro iconiche ciminiere in stile art déco. Era una delle più grandi centrali elettriche del Regno Unito e forniva energia a gran parte di Londra, inclusi luoghi come Buckingham Palace e la Camera dei Comuni.
Se avete mai visto la copertina di “Animals” dei Pink Floyd, quell’enorme edificio industriale con un maiale rosa che vola tra le torri, beh, quella è proprio Battersea.
E non è un fotomontaggio: quel maiale gonfiabile, soprannominato “Algie”, il 3 dicembre 1976 è davvero volato nei cieli di Londra durante il servizio fotografico. Si è staccato ed è finito nel traffico aereo, causando un bel po’ di panico e la cancellazione dei voli all’aeroporto di Heathrow finché non è stato ritrovato in un campo nel Kent.
Ma la Battersea non è comparsa solo lì. Gli Who la usarono nel libretto fotografico di “Quadrophenia”, Morrissey la mise sul retro del suo “Bona Drag” e i Muse la scelsero per la copertina di “MK Ultra”.
Oggi, la Battersea Power Station è un vivace quartiere multifunzionale nel cuore di Londra, risultato di un progetto di riqualificazione da 9 miliardi di sterline . Dopo essere rimasta inattiva per quasi 40 anni, essendo stata chiusa nel 1983, l’ex centrale elettrica è stata trasformata in uno spazio che ospita oltre 250 negozi, ristoranti, bar, uffici, appartamenti di lusso e spazi culturali.
Un elemento distintivo del complesso è “Lift 109”, un ascensore panoramico che permette ai visitatori di salire su una delle ciminiere, offrendo una spettacolare vista a 360° sulla città.
#BatterseaPowerStation #PinkFloyd #TheWho #Morissey #TheMuse #Yesterdaypills

#RockMap – Sulle tracce del rock: i luoghi che hanno scritto la storia della musica
Lo sapete che uno dei luoghi più famosi nella storia del rock è una vecchia centrale elettrica?
Sì, proprio così. Si chiama Battersea Power Station e con le sue quattro ciminiere bianche è diventata una vera e propria icona della musica.
La Battersea Power Station è situata lungo il Tamigi, a Londra. Costruita tra il 1929 e il 1955 in due fasi, è diventata uno dei simboli dell’architettura industriale britannica, con le sue quattro iconiche ciminiere in stile art déco. Era una delle più grandi centrali elettriche del Regno Unito e forniva energia a gran parte di Londra, inclusi luoghi come Buckingham Palace e la Camera dei Comuni.
Se avete mai visto la copertina di “Animals” dei Pink Floyd, quell’enorme edificio industriale con un maiale rosa che vola tra le torri, beh, quella è proprio Battersea.
E non è un fotomontaggio: quel maiale gonfiabile, soprannominato “Algie”, il 3 dicembre 1976 è davvero volato nei cieli di Londra durante il servizio fotografico. Si è staccato ed è finito nel traffico aereo, causando un bel po’ di panico e la cancellazione dei voli all’aeroporto di Heathrow finché non è stato ritrovato in un campo nel Kent.
Ma la Battersea non è comparsa solo lì. Gli Who la usarono nel libretto fotografico di “Quadrophenia”, Morrissey la mise sul retro del suo “Bona Drag” e i Muse la scelsero per la copertina di “MK Ultra”.
Oggi, la Battersea Power Station è un vivace quartiere multifunzionale nel cuore di Londra, risultato di un progetto di riqualificazione da 9 miliardi di sterline . Dopo essere rimasta inattiva per quasi 40 anni, essendo stata chiusa nel 1983, l’ex centrale elettrica è stata trasformata in uno spazio che ospita oltre 250 negozi, ristoranti, bar, uffici, appartamenti di lusso e spazi culturali.
Un elemento distintivo del complesso è “Lift 109”, un ascensore panoramico che permette ai visitatori di salire su una delle ciminiere, offrendo una spettacolare vista a 360° sulla città.
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#RockMap Sulle tracce del rock: i luoghi che hanno scritto la storia della musica
Oggi vi parliamo di un luogo mitico: il Madison Square Garden.
Siamo nel cuore di Manhattan, a New York, tra la 31st e la 33rd Streets e la 7th e 8th Avenue, sopra la Penn Station.
Inaugurato nel 1968 come arena sportiva, il Madison Square Garden, o MSG, come lo chiamano da quelle parti, è una vera e propria cartina al tornasole nella carriera di un musicista. Suonare lì vuol dire essere arrivati, essere delle star.
Nel corso dei decenni il MSG ha ospitato alcuni dei concerti più importanti della storia. Ricordiamone alcuni:
- il 13 maggio 1970 i Creedence Clearwater Revival tennero qui una delle loro performance più famose. Lo spettacolo, trasmesso per radio, li consacrò coma la band americana più famosa ed amata di quel periodo;
- Il 1º agosto 1971 si svolsero i due celebri Concerti per il Bangladesh, organizzati da George Harrison, con la partecipazione di Ringo Starr, Bob Dylan, Eric Clapton e altri grandi artisti;
- nel 1972, Elvis Presley fece qui una delle sue apparizioni più memorabili e le registrazioni degli spettacoli finirono in un celebre album live;
- nel luglio 1973, i Led Zeppelin incendiarono il Garden con tre concerti leggendari, documentati dal film “The Song Remains the Same”;
- il 28 novembre del 1974 John Lennon salì sul palco insieme a Elton John per quella che sarebbe stata la sua ultima esibizione pubblica. Solo tre canzoni, ma una notte che ancora oggi è scolpita nella storia del rock;
- Paul McCartney vi ha tenuto 18 concerti, l’ultimo dei quali il 15 settembre 2017.
E poi i Rolling Stones, Bruce Springsteen, i Queen, David Bowie, U2, Pearl Jam, Radiohead, Foo Fighters, Nirvana… tutti, a un certo punto, hanno sentito il richiamo del Garden.
E come non citare Billy Joel, il “padrone di casa” non ufficiale del Madison Square Garden: 150 concerti, più di chiunque altro nella storia dell’arena, e ogni show è andato sold out.
Il Madison Square Garden è una tappa obbligata nel viaggio di ogni leggenda del rock e
suonare al Garden non è solo un’esperienza: è un rito, un traguardo.
E per per quelli più fortunati di noi che sono stati sui suoi spalti, è un privilegio poter dire: “Io c’ero.”
#MadisonSquareGarden #CreedenceClearwaterRevival #ElvisPresley #LedZeppelin #RollingStones #JohnLennon #BruceSpringsteen #BillyJoel #Queen #U2 #Nirvana #EltonJoh #Yesterdaypills
#RockMap Sulle tracce del rock: i luoghi che hanno scritto la storia della musica
Criteria Studios: dove è nata la musica che ha fatto ballare il mondo
Miami, anni ’50: in un’epoca in cui la città era nota più per il turismo e le sue spiagge che per l’industria musicale, un giovane trombettista e tecnico del suono, Mack Emerman, con l’aiuto di un gruppo di investitori e amici musicisti, fondò, nel 1958 i Criteria Studios, costruiti su un vecchio edificio nella zona industriale nord della città. Quella scommessa, in pochi anni, si trasformò in un centro nevralgico della scena musicale mondiale.
I Criteria erano anche uno dei primi studi del sud degli Stati Uniti ad adottare impianti audio di livello professionale, capaci di competere con quelli di New York e Los Angeles. Il suono caldo e potente delle sue sale attrasse rapidamente l’attenzione di produttori e artisti. La vera svolta arrivò negli anni ’60, quando Tom Dowd, leggendario tecnico della Atlantic Records, cominciò a usare gli studi per le registrazioni di artisti soul e rhythm & blues.
Tra i primi successi realizzati ai Criteria ci furono sessioni con James Brown e Aretha Franklin: la regina del soul registrò qui parte dell’album “Young, Gifted and Black”, uno dei suoi lavori più famosi .
Nel 1974, Eric Clapton, che già aveva registrato qui “Layla and Other Assorted Love Songs”, tornò ai Criteria in un momento cruciale della sua carriera. Dopo un lungo periodo di dipendenza e isolamento, il chitarrista inglese scelse Miami per ricominciare. Il risultato fu “461 Ocean Boulevard”, un album che mescolava blues, reggae e rock e conteneva la cover di “I Shot the Sheriff”, che raggiunse la vetta delle classifiche americane e rilanciò la sua carriera. L’album prese il nome dalla villa in cui Clapton soggiornava durante le registrazioni, situata a pochi minuti dagli studi.
L’esperienza fu così positiva che Slowhand consigliò ai fratelli Barry, Robin e Maurice Gibb, i Bee Gees, di provare lo studio.
I Bee Gees si trasferirono a Miami e iniziarono a lavorare ai Criteria con il produttore Arif Mardin. Nacque così “Main Course”, il disco che inaugurò la svolta disco del trio, grazie a brani come “Jive Talkin’”Seguirono “Children of the World” e, soprattutto, la colonna sonora di “Saturday Night Fever” che rese i Criteria Studios sinonimo di hit mondiali.
Nel frattempo, altri grandi nomi si lasciavano sedurre dal clima rilassato di Miami e dalla competenza tecnica dei Criteria. Gli Eagles registrarono qui parte di “One of these nights” e di “Hotel California” e i Fleetwood Mac utilizzarono gli studi per lavorare su “Rumours”.
Il catalogo degli album prodotti o mixati ai Criteria è impressionante: “Eat a Peach”della Allman Brothers Band, “Against the Wind” di Bob Seger & the Silver Bullet Band, No Jacket Required di Phil Collins, e molti altri.
Negli anni ’80 e ’90, ai Criteria arrivarono Gloria Estefan, Madonna, U2, e i R.E.M.
Gli studi si adattarono alle nuove tecnologie digitali, ma mantennero quell’aura analogica che li aveva resi celebri.
Nel 1999, lo studio fu acquisito dalla leggendaria Hit Factory di New York e rinominato “The Hit Factory Criteria Miami”. Tornato poi al nome originale nel 2017, è oggi una struttura ancora attiva, dove vengono registrati progetti pop, latini, hip hop e colonne sonore.

#RockMap Sulle tracce del rock: i luoghi che hanno scritto la storia della musica
Dagli studi di registrazione ai locali leggendari, esploreremo i luoghi che hanno caratterizzato la musica che conosciamo e amiamo.
Prossimamente su #Yesterdaypills

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