“My confidence comes from my work ethic…every time I have the ball I’m just thinking of me alone in the gym”
Not a harder worker in the NBA than this man
Q: "You're up 2-0…Are you not happy?"
Kobe: "What's there to be happy about?"
Q: "You're up 2-0"
Kobe: "Job's not finished.
Job finished?
I don't think so."
On this weekend in 2009
Quella tra Indiana e Oklahoma è senza dubbio, finora, una delle più belle finali NBA degli ultimi anni.
Ma la bellezza della sfida va in controtendenza con i numeri: negli USA sta registrando dati di share televisivi tra i più bassi di sempre, e anche i numeri sui social NBA sono in netto calo.
Anche noi, nel nostro piccolo, notiamo l'interesse più basso per una finale NBA da quando esistiamo, e i "numeri" dei post in cui ne parliamo sono inferiori a qualsiasi altro argomento.
È evidente come la mancanza di superstar e dei giocatori più amati dal pubblico come LeBron, Curry, Jokic, Doncic o Giannis, o delle squadre più blasonate come Lakers o Boston, amplifichi il disinteresse attorno a questa finale.
Crediamo però sia un'occasione persa per diversi motivi.
Indiana incarna tutto ciò che dovrebbe avere una squadra di basket: un allenatore tra i più preparati al mondo, l'assenza di una superstar assoluta con la forza del gruppo che decide le partite, giocatori che escono dalla panchina che spessissimo fanno la differenza, e un sistema offensivo meraviglioso, ricchissimo di situazioni tattiche diverse, spettacolare, concreto.
Oklahoma è la squadra che ha dominato, con merito, la stagione finora. È una delle squadre più giovani di sempre a qualificarsi ad una finale, è un gruppo che potenzialmente avrà un futuro ancora migliore visto il numero infinito di scelte nei prossimi draft frutto di un lavoro dirigenziale eccellente, nella metà campo difensiva è uno spettacolo, e ha nel roster l'MVP della stagione.
E poi, da ambo le parti, ci sono un sacco di underdog. Ne citiamo uno su tutti: T.J. McConnell. Uno che avrà 1/100 del seguito social delle stelle, che non fa 35 punti e 20 assist a partita, ma che può decidere, come stanotte, una partita di finale NBA, rubando due palloni decisivi in una manciata di secondi, registrando 10 punti, 5 rubate, 5 assist in 15 minuti. Uno che se domani si candidasse a sindaco di Indianapolis, vincerebbe col 103% di voti.
Mancano le superstar? Mancano i giocatori più amati? Mancano le squadre più blasonate? Manca chi fa vendere le magliette e genera più interazioni sui social? Verissimo.
Però, se seguiamo il basket, è perchè dovrebbe piacerci prima di tutto quello che accade sul parquet.
E Indiana e Oklahoma, sul parquet, stanno offrendo uno spettacolo eccezionale.
Fidatevi di noi.