🔵 "Il Quirinale non è affatto una sede della sinistra. Impossibile sostenerlo con l’elenco in mano. Lo fu certamente Napolitano (poi votato anche dalla destra), lo è solo in parte Mattarella (votato anche dalla destra). Perdere storia e memoria è un male"
@DavideGiac 🎙️
#NonStopNews
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La miniserie Chernobyl del 2019 non è certo un trattato di ingegneria nucleare e non manca qualche imprecisione tecnica. Eppure, in scene come questa, riesce a cogliere perfettamente il senso politico di quella tragedia.
Oggi, nel suo anniversario, colpisce vedere come il racconto che la maggior parte dei media continua a fare di questo disastro sia ancora segnato da propaganda e mistificazioni.
Si parla ancora dell��“incidente nucleare” di Chernobyl come se fosse stato un evento inevitabile, quasi naturale, come se non ci fossero responsabilità precise. Come se fosse stato il “nucleare” in sé a fallire.
Chernobyl non è la dimostrazione della pericolosità intrinseca di una fonte energetica. È, piuttosto, la cronaca di un sistema che ha scelto la menzogna come metodo di governo, finendo per esserne travolto.
Le persone avevano diritto alla sicurezza e alla verità, e invece furono lasciate nell’ignoranza. Le autorità sovietiche minimizzarono, ritardarono e negarono la realtà.
È la storia del fallimento di un’élite burocratica, ideologizzata e arrogante, che ha preteso di subordinare la scienza alla propaganda, finendo per essere travolta dalla realtà. E il prezzo di quella sconfitta è stato pagato da tanti innocenti.
È una storia tragica che nacque nei palazzi del potere di Mosca e si abbatté su cittadini innocenti in Ucraina. Il fallimento di una classe dirigente chiusa e incapace di riconoscere i propri errori.
Questa è la vera eredità di Chernobyl: la dimostrazione che la realtà non può essere piegata all’ideologia.
Chi utilizza Chernobyl per fare propaganda contro il nucleare finisce per tradire la scienza stessa: piega i fatti alla propria ideologia e trasforma una fonte di energia pulita, che potrebbe rappresentare un futuro di libertà dalle energie fossili per l’umanità, in un capro espiatorio, utile a nascondere le responsabilità di un sistema politico.
Dem @GavinNewsom: "My party needs to be more ruthless" about fighting back against Trump in the midterms.
"If we don’t win back the House of Representatives, we may not have a fair and free election in 2028," he told our @jmart.
Watch the interview: https://t.co/sINA2hvbVF
La banalità del male, in salsa rosso-bruna, ha trovato casa nel cuore delle istituzioni democratiche.
Il Movimento Cinque Stelle ha organizzato, all’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, un convegno dal titolo ‘Per un governo che attui la Costituzione’.
Ci chiediamo se il M5S stia parlando della Costituzione italiana o di quella russa, vista la presenza tra i relatori dei soliti scendiletto di regime.
Parliamo di Alberto Fazolo, ex combattente in Donbass con le milizie filorusse contro l’Ucraina, ma anche l’onnipresente professor Orsini, più volte recatosi a Mosca negli scorsi mesi per eventi con Soloviev e Russia Today.
Ma non mancano movimento ‘No Nato’, sostenitori del regime di Cuba e l’Imam di Torino Baya che fa il tifo per i missili iraniani.
Un concentrato di antioccidentalismo e propaganda putiniana.
Per questo insieme a @FilippoBlengino abbiamo consegnato loro un finto assegno gigante della Federazione Russa con scritto ‘Dalla Russia con amore’: un assegno macchiato del sangue degli ucraini morti per la loro e nostra libertà.
The power of tennis meets the Eternal City 💡
Starting today, our video mapping show will illuminate the Trevi Fountain every evening from 9 PM to midnight, through May 6. Don’t miss it if you’re out and about in Rome! 🤩
#IBI25
Altiero Spinelli risponde a Giorgia Meloni e a tutti i sedicenti liberali che in questi giorni hanno confuso il grano con la zizzania.
Spinelli fa una disamina di quello che nella stesura ritiene superato o errato dal contesto storico visto con gli occhi del confinato all’analisi del contributo cattolico nel dopoguerra ma sottolinea la portata rivoluzionaria di quel Manifesto la costruzione di una federazione europea e la necessità di lavorare giorno dopo giorno per il suo raggiungimento.
Passo dopo passo.
La lettura ciancicata e ideologica della destra inoltre cozza con la revisione degli elementi marxisti avvenuti già durante la stesura del Manifesto (Spinelli fu espulso dal PCI così come Rossi dagli azionisti).
Insomma vedetelo in questo estratto di un’intervista bellissima di @CarloRomeo15 che potete trovare integralmente sul sito di @RadioRadicale
#Spinelli #Ventotene
Milan-Barcellona, eletta dai tifosi rossoneri come la Partita del Secolo.
La meravigliosa Atene e la voce autorevole e garbata di Bruno Pizzul.
Un racconto in cui tutto sarà eternamente molto bello.
Grazie Bruno, ti sia vicino per sempre il ricordo pieno di stima e rispetto da parte di tutti noi.
Trump annuncia dazi al 25% contro l’Europa. La destra italiana fa il tifo per chi fa male alla nostra economia. I sovranisti fanno male all’Italia: a forza di fare i sovranisti si trova sempre uno più sovranista di te che ti sovrasta
Vamos, @RafaelNadal!
As you get ready to graduate from tennis, I’ve got a few things to share before I maybe get emotional.
Let’s start with the obvious: you beat me—a lot. More than I managed to beat you. You challenged me in ways no one else could. On clay, it felt like I was stepping into your backyard, and you made me work harder than I ever thought I could just to hold my ground. You made me reimagine my game—even going so far as to change the size of my racquet head, hoping for any edge.
I’m not a very superstitious person, but you took it to the next level. Your whole process. All those rituals. Assembling your water bottles like toy soldiers in formation, fixing your hair, adjusting your underwear... All of it with the highest intensity. Secretly, I kind of loved the whole thing. Because it was so unique—it was so you.
And you know what, Rafa, you made me enjoy the game even more.
OK, maybe not at first. After the 2004 Australian Open, I achieved the #1 ranking for the first time. I thought I was on top of the world. And I was—until two months later, when you walked on the court in Miami in your red sleeveless shirt, showing off those biceps, and you beat me convincingly. All that buzz I’d been hearing about you—about this amazing young player from Mallorca, a generational talent, probably going to win a major someday—it wasn’t just hype.
We were both at the start of our journey and it’s one we ended up taking together. Twenty years later, Rafa, I have to say: What an incredible run you’ve had. Including 14 French Opens—historic! You made Spain proud... you made the whole tennis world proud.
I keep thinking about the memories we’ve shared. Promoting the sport together. Playing that match on half-grass, half-clay. Breaking the all-time attendance record by playing in front of more than 50,000 fans in Cape Town, South Africa. Always cracking each other up. Wearing each other out on the court and then, sometimes, almost literally having to hold each other up during trophy ceremonies.
I’m still grateful you invited me to Mallorca to help launch the Rafa Nadal Academy in 2016. Actually, I kind of invited myself. I knew you were too polite to insist on me being there, but I didn’t want to miss it. You have always been a role model for kids around the world, and Mirka and I are so glad that our children have all trained at your academies. They had a blast and learned so much—like thousands of other young players. Although I always worried my kids would come home playing tennis as lefties.
And then there was London—the Laver Cup in 2022. My final match. It meant everything to me that you were there by my side—not as my rival but as my doubles partner. Sharing the court with you that night, and sharing those tears, will forever be one of the most special moments of my career.
Rafa, I know you’re focused on the last stretch of your epic career. We will talk when it’s done. For now, I just want to congratulate your family and team, who all played a massive role in your success. And I want you to know that your old friend is always cheering for you, and will be cheering just as loud for everything you do next.
Rafa that!
Best always, your fan,
Roger
🇺🇸 Ho impiegato un po', perché 35 minuti di discorso sono pur sempre 35 minuti di discorso. Ma ecco il risultato: il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni? Il miglior oratore della politica americana degli ultimi decenni.
Barack #Obama.
Buona lettura, buona visione.
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"Ciao, Chicago! È bello essere a casa.
Non so voi, ma io mi sento carico! Mi sento pronto a partire, anche se sono l'unica persona abbastanza stupida da parlare subito dopo Michelle Obama...
Mi sento fiducioso perché questa convention è sempre stata piuttosto buona con i ragazzi dai nomi buffi che credono in un Paese in cui tutto è possibile.
Perché abbiamo la possibilità di eleggere una persona che ha passato tutta la vita a cercare di dare alle persone le stesse possibilità che l'America ha dato a lei. Qualcuno che vi vede e vi ascolta e che si alzerà ogni singolo giorno e combatterà per voi: il prossimo Presidente degli Stati Uniti d'America, Kamala Harris.
Sono passati sedici anni da quando ho avuto l'onore di accettare la candidatura di questo partito alla presidenza. So che è difficile da credere, visto che non sono invecchiato per niente, ma è così. E guardando indietro, posso dire senza dubbio che la mia prima grande decisione come candidato si è rivelata una delle migliori: quella di chiedere a Joe #Biden di essere al mio fianco come Vicepresidente.
A parte un po' di sangue irlandese in comune, Joe e io proveniamo da ambienti diversi. Ma siamo diventati fratelli. Lavorando insieme per otto anni, ciò che ho ammirato di più di Joe non è stata solo la sua intelligenza e la sua esperienza, ma anche la sua empatia e la sua decenza; la sua resilienza guadagnata con fatica e la sua incrollabile convinzione che tutti in questo Paese meritino una giusta opportunità.
Negli ultimi quattro anni, questi sono i valori di cui l'America ha avuto più bisogno.
In un momento in cui milioni di nostri concittadini erano malati e stavano morendo, avevamo bisogno di un leader con il carattere necessario per mettere da parte la politica e fare ciò che era giusto.
In un momento in cui la nostra economia stava vacillando, avevamo bisogno di un leader con la determinazione per guidare quella che è diventata la ripresa più forte del mondo, con 15 milioni di posti di lavoro, salari più alti e costi sanitari più bassi.
E in un momento in cui l'altro partito si era trasformato in un culto della personalità, avevamo bisogno di un leader che fosse stabile, che unisse le persone e che fosse abbastanza altruista da fare la cosa più rara che ci sia in politica: mettere da parte le proprie ambizioni per il bene del Paese.
La storia ricorderà Joe Biden come un presidente che ha difeso la democrazia in un momento di grande pericolo. Sono orgoglioso di chiamarlo il mio presidente, ma sono ancora più orgoglioso di chiamarlo mio amico.
Ora il testimone è stato passato. Ora tocca a tutti noi lottare per l'America in cui crediamo. E non vi sbagliate: sarà una battaglia.
Per tutta l'incredibile energia che siamo stati in grado di generare nelle ultime settimane, questa sarà ancora una corsa serrata in un Paese fortemente diviso, un Paese in cui troppi americani sono ancora in difficoltà e non credono che il governo possa aiutarli.
E mentre ci riuniamo qui stasera, le persone che decideranno queste elezioni si pongono una domanda molto semplice:
Chi si batterà per me? Chi penserà al mio futuro, al futuro dei miei figli, al nostro futuro insieme?
Una cosa è certa: Donald Trump non sta perdendo il sonno per queste domande. Questo è un miliardario di 78 anni che non ha mai smesso di lamentarsi dei suoi problemi da quando è sceso dalla sua scala mobile dorata nove anni fa. È stato un flusso costante di lamentele e rimostranze che è peggiorato ora che teme di perdere contro Kamala. I soprannomi infantili, le folli teorie cospiratorie e la strana ossessione per le dimensioni della folla. Non si ferma mai. L'altro giorno ho sentito qualcuno paragonare Trump al vicino che continua ad azionare il suo soffiatore di foglie fuori dalla tua finestra ogni minuto di ogni giorno.
Per un vicino è estenuante. Per un presidente, è semplicemente pericoloso.
La verità è che per Donald Trump il potere non è altro che un mezzo per raggiungere i suoi scopi. Vuole che la classe media paghi il prezzo di un altro enorme taglio delle tasse che aiuterebbe soprattutto lui e i suoi amici ricchi. Ha ucciso un accordo bipartisan sull'immigrazione che avrebbe contribuito a rendere sicuro il nostro confine meridionale perché pensava che cercare di risolvere davvero il problema avrebbe danneggiato la sua campagna elettorale. Sembra che non gli importi se un numero maggiore di donne perderà la libertà riproduttiva, dal momento che questo non influirà sulla sua vita.
Soprattutto, Donald Trump vuole farci credere che questo Paese è irrimediabilmente diviso tra noi e loro, tra i veri americani che lo sostengono e gli outsider che non lo sostengono. E vuole farvi credere che sarete più ricchi e più sicuri se gli darete il potere di rimettere gli “altri” al loro posto.
È uno dei trucchi più vecchi della politica, da parte di un uomo la cui recita è diventata piuttosto stantia. Non abbiamo bisogno di altri quattro anni di spacconate e caos. Abbiamo già visto quel film e sappiamo tutti che il sequel di solito è peggiore.
L'America è pronta per un nuovo capitolo. L'America è pronta per una storia migliore.
Siamo pronti per una Presidente Kamala Harris.
E Kamala Harris è pronta per questo lavoro. Questa è una persona che ha passato la vita a lottare per conto delle persone che hanno bisogno di una voce e di un campione. Come avete sentito da Michelle, Kamala non è nata in un ambiente privilegiato. Ha dovuto lavorare per ottenere ciò che ha, e si preoccupa davvero di ciò che gli altri stanno passando. Non è la vicina che usa il soffiatore di foglie, è la vicina che si precipita ad aiutare quando si ha bisogno di una mano.
Come pubblico ministero, Kamala ha difeso i bambini vittime di abusi sessuali. Come procuratore generale dello Stato più popoloso del Paese, ha combattuto le grandi banche e le università a scopo di lucro, assicurando miliardi di dollari alle persone truffate. Dopo la crisi dei mutui per la casa, ha fatto pressione su di me e sulla mia amministrazione per assicurarsi che i proprietari di casa ottenessero un accordo equo. Non importava che io fossi un democratico o che lei avesse bussato alle porte per la mia campagna in Iowa: si sarebbe battuta per ottenere il maggior numero possibile di aiuti per le famiglie che li meritavano.
Come vicepresidente, ha contribuito a sfidare le case farmaceutiche per limitare il costo dell'insulina, abbassare il costo dell'assistenza sanitaria e dare alle famiglie con bambini una riduzione delle tasse. E si candida alla presidenza con piani concreti per ridurre ancora di più i costi, proteggere Medicare e la Social Security e firmare una legge che garantisca a ogni donna il diritto di prendere le proprie decisioni in materia di assistenza sanitaria.
Kamala Harris non si concentrerà sui suoi problemi, ma sui vostri. Come presidente, non si limiterà a soddisfare i suoi elettori e a punire coloro che si rifiutano di piegarsi. Lavorerà per conto di tutti gli americani.
Kamala è così. E alla Casa Bianca avrà un partner eccezionale nel governatore Tim Walz.
Adoro quest'uomo. Tim è il tipo di persona che dovrebbe fare politica: è nato in una piccola città, ha servito il suo Paese, ha insegnato ai bambini, ha fatto l'allenatore di football e si è preso cura dei suoi vicini. Sa chi è e cosa è importante. Si può dire che le camicie di flanella che indossa non provengono da qualche consulente politico, ma dal suo armadio, e ne hanno passate di tutti i colori.
Insieme, Kamala e Tim hanno mantenuto fede alla storia centrale dell'America: una storia che dice che siamo tutti creati uguali, che tutti meritano una possibilità e che, anche quando non siamo d'accordo gli uni con gli altri, possiamo trovare un modo per convivere.
Questa è la visione di Kamala. È la visione di Tim. È la visione del Partito Democratico. E il nostro compito nelle prossime undici settimane è quello di convincere il maggior numero possibile di persone a votare per questa visione.
Non sarà facile. L'altra parte sa che è più facile fare leva sulle paure e sul cinismo della gente. Vi diranno che il governo è corrotto, che il sacrificio e la generosità sono per i fessi e che, poiché il gioco è truccato, è giusto prendere ciò che si vuole e badare a se stessi.
Questa è la strada più facile. Il nostro compito è diverso. Il nostro compito è quello di convincere la gente che la democrazia può davvero dare risultati. E non possiamo limitarci a ricordare ciò che abbiamo già realizzato o a fare affidamento solo sulle idee del passato. Dobbiamo tracciare una nuova strada per affrontare le sfide di oggi.
Kamala lo sa bene. Sa, ad esempio, che se vogliamo che un maggior numero di giovani possa acquistare una casa, dobbiamo costruire più unità abitative ed eliminare alcune delle leggi e dei regolamenti obsoleti che hanno reso più difficile la costruzione di case per i lavoratori di questo Paese. E lei ha presentato un nuovo e coraggioso piano per fare proprio questo.
Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, dovremmo essere tutti orgogliosi degli enormi progressi compiuti con l'Affordable Care Act, che ha permesso a milioni di persone di accedere a una copertura economica e ha protetto altri milioni di persone da pratiche assicurative senza scrupoli. Ma Kamala sa che non possiamo fermarci qui, ed è per questo che continuerà a lavorare per limitare le spese vive.
Kamala sa che se vogliamo aiutare le persone a fare carriera, dobbiamo mettere una laurea alla portata di più americani. Ma l'università non dovrebbe essere l'unico biglietto per la classe media. Dobbiamo seguire l'esempio di governatori come Tim Walz che hanno detto che se si hanno le capacità e la grinta, non dovrebbe essere necessaria una laurea per lavorare nel governo statale. E in questa nuova economia, abbiamo bisogno di un presidente che si preoccupi davvero dei milioni di persone che in tutto il Paese si svegliano ogni giorno per svolgere il lavoro essenziale, spesso ingrato, di curare i nostri malati, pulire le nostre strade e consegnare i nostri pacchi - e che si batta per il loro diritto a contrattare per ottenere salari e condizioni di lavoro migliori.
Kamala sarà quel presidente.
Un'amministrazione Harris-Walz può aiutarci a superare alcuni dei vecchi e stanchi dibattiti che continuano a soffocare il progresso, perché in fondo Kamala e Tim capiscono che quando tutti hanno un'opportunità equa, stiamo tutti meglio. Capiscono che quando ogni bambino riceve una buona istruzione, l'intera economia si rafforza; che quando le donne sono pagate allo stesso modo degli uomini, tutte le famiglie ne beneficiano. Possiamo proteggere il nostro confine senza strappare i bambini ai loro genitori, così come possiamo mantenere le nostre strade sicure costruendo al contempo la fiducia tra le forze dell'ordine e le comunità che servono.
Donald Trump e i suoi benestanti donatori non vedono il mondo in questo modo. Per loro, il guadagno di un gruppo è la perdita di un altro gruppo. Per loro, libertà significa che i potenti possono fare ciò che vogliono, che si tratti di licenziare i lavoratori che cercano di organizzare un sindacato o di avvelenare i nostri fiumi o di evitare di pagare le tasse come tutti gli altri.
Noi abbiamo un'idea più ampia di libertà. Crediamo nella libertà di provvedere alla propria famiglia se si è disposti a lavorare; nella libertà di respirare aria pulita e bere acqua pulita e di mandare i propri figli a scuola preoccuparsi se torneranno a casa. Crediamo che la vera libertà dia a ciascuno di noi il diritto di prendere decisioni sulla propria vita: come praticare la fede, che tipo di famiglia avere, quanti figli, chi sposare. E crediamo che la libertà ci imponga di riconoscere che altre persone hanno la libertà di fare scelte diverse dalle nostre.
Questa è l'America in cui credono Kamala Harris e Tim Walz. Un'America in cui “We the People” include tutti. Perché solo così l'esperimento americano funziona. E nonostante ciò che la nostra politica potrebbe suggerire, credo che la maggior parte degli americani lo capisca. La democrazia non è solo un insieme di principi astratti e leggi polverose. È il modo in cui viviamo, i valori e il modo in cui trattiamo gli altri, compresi quelli che non hanno il nostro stesso aspetto, non pregano come noi e non vedono il mondo esattamente come noi.
Questo senso di rispetto reciproco deve essere parte del nostro messaggio. La nostra politica è diventata così polarizzata in questi giorni che tutti noi, in tutto lo spettro politico, sembriamo pronti a dare il peggio agli altri, a meno che non siano d'accordo con noi su ogni singola questione. Iniziamo a pensare che l'unico modo per vincere sia quello di rimproverare, svergognare e sgridare l'altra parte. E dopo un po', la gente comune si disinteressa, o non si preoccupa affatto di votare.
Questo approccio può funzionare per i politici che vogliono solo attenzione e prosperano sulla divisione. Ma non funzionerà per noi. Per fare progressi sulle cose che ci stanno a cuore, quelle che incidono davvero sulla vita delle persone, dobbiamo ricordarci che tutti abbiamo i nostri punti ciechi, le nostre contraddizioni e i nostri pregiudizi; e che se vogliamo conquistare coloro che non sono ancora pronti a sostenere il nostro candidato, dobbiamo ascoltare le loro preoccupazioni - e magari imparare qualcosa nel frattempo.
Dopotutto, se un genitore o un nonno dicono occasionalmente qualcosa che ci fa rabbrividire, non pensiamo automaticamente che siano persone cattive. Riconosciamo che il mondo si muove velocemente e che hanno bisogno di tempo e forse di un po' di incoraggiamento per mettersi al passo. I nostri concittadini meritano la stessa grazia che ci auguriamo venga estesa a noi.
È così che possiamo costruire una vera maggioranza democratica. E comunque, questo non importa solo ai cittadini di questo Paese. Il resto del mondo sta guardando per vedere se riusciremo a farcela.
Nessuna nazione, nessuna società ha mai tentato di costruire una democrazia così grande e diversificata come la nostra, dove le nostre alleanze e la nostra comunità non sono definite dalla razza o dal sangue, ma da un credo comune. Ecco perché quando sosteniamo i nostri valori, il mondo è un po' più luminoso. Quando non lo facciamo, il mondo è un po' meno luminoso, i dittatori e gli autocrati si sentono più forti e con il tempo diventiamo meno sicuri. Non dovremmo essere il poliziotto del mondo e non possiamo sradicare ogni crudeltà e ingiustizia nel mondo. Ma l'America può e deve essere una forza per il bene: scoraggiare i conflitti, combattere le malattie, promuovere i diritti umani, proteggere il pianeta dai cambiamenti climatici, difendere la libertà. Questo è ciò che crede Kamala Harris - e così la maggior parte degli americani.
So che queste idee possono sembrare piuttosto ingenue in questo momento. Viviamo in un'epoca di tale confusione e rancore, con una cultura che dà importanza a cose che non durano - soldi, fama, status, like. Inseguiamo l'approvazione di sconosciuti sui nostri telefoni; costruiamo ogni sorta di muro e di recinzione intorno a noi stessi e poi ci chiediamo perché ci sentiamo così soli. Non ci fidiamo tanto l'uno dell'altro perché non ci prendiamo il tempo di conoscerci - e in quello spazio tra di noi, politici e algoritmi ci insegnano a fare la caricatura dell'altro, a trollare l'altro e a temere l'altro.
Ma ecco la buona notizia. In tutta l'America, nelle grandi città e nei piccoli centri, lontano da tutto il rumore, i legami che ci uniscono sono ancora presenti. Alleniamo ancora la Little League e ci prendiamo cura dei nostri vicini più anziani. Diamo ancora da mangiare agli affamati, nelle chiese, nelle moschee e nelle sinagoghe, e condividiamo lo stesso orgoglio quando i nostri atleti olimpici gareggiano per l'oro. Perché la stragrande maggioranza di noi non vuole vivere in un Paese amaro e diviso. Vogliamo qualcosa di meglio. Vogliamo essere migliori. E la gioia e l'entusiasmo che stiamo vedendo intorno a questa campagna ci dicono che non siamo soli.
Ho passato molto tempo a pensare a questo negli ultimi mesi perché, come ha detto Michelle, quest'estate abbiamo perso sua madre.
Non so se qualcuno abbia mai amato la propria suocera più di quanto abbia amato la mia. Soprattutto perché era divertente, saggia e forse la persona meno pretenziosa che conoscessi. E poi mi ha sempre difeso con Michelle quando combinavo qualche guaio.
Ma credo anche che uno dei motivi per cui siamo diventati così amici sia che mi ricordava mia nonna, la donna che mi ha cresciuto da bambino. All'apparenza, le due non avevano molto in comune: una era una donna nera di Chicago, l'altra una donna bianca nata in una piccola città chiamata Peru, nel Kansas. Eppure, condividevano una visione di base della vita: donne forti, intelligenti, piene di risorse e di buon senso che, a prescindere dalle barriere che incontravano, portavano avanti i loro affari senza problemi o lamentele e fornivano una base incrollabile di amore per i loro figli e nipoti.
In questo senso, entrambe hanno rappresentato un'intera generazione di lavoratori che, attraverso la guerra e la depressione, la discriminazione e le opportunità limitate, hanno contribuito a costruire questo Paese. Molti di loro hanno faticato ogni giorno in lavori spesso troppo piccoli per loro e sono stati disposti a fare a meno di tutto pur di dare ai loro figli qualcosa di meglio. Ma sapevano cosa era vero e cosa contava. Cose come l'onestà e l'integrità, la gentilezza e il duro lavoro. Non si lasciavano impressionare dai millantatori o dai prepotenti e non passavano molto tempo a preoccuparsi di ciò che non avevano. Trovavano invece piacere nelle cose semplici: una partita a carte con gli amici, un buon pasto e le risate intorno al tavolo della cucina, aiutare gli altri e vedere i propri figli fare cose e andare in posti che non avrebbero mai immaginato per loro stessi.
Che siate democratici, repubblicani o una via di mezzo, tutti noi abbiamo avuto persone così nella nostra vita. Persone come i genitori di Kamala, che hanno attraversato gli oceani perché credevano nella promessa dell'America. Persone come i genitori di Tim, che gli hanno insegnato l'importanza di servire. Persone buone e laboriose che non erano famose o potenti, ma che sono riuscite, in innumerevoli modi, a lasciare questo Paese un po' migliore di come l'hanno trovato.
Credo che, al di là di qualsiasi politica o programma, sia questo ciò a cui aspiriamo: il ritorno a un'America in cui si lavora insieme e ci si prende cura l'uno dell'altro. Un ripristino di quelli che Lincoln definì, alla vigilia della guerra civile, “i nostri legami di affetto”. Un'America che sfrutti quelli che lui chiamava “gli angeli migliori della nostra natura”. Questo è l'obiettivo di queste elezioni. E credo che sia per questo che, se ognuno di noi farà la sua parte nei prossimi 77 giorni - se busseremo alle porte e faremo telefonate e parleremo con i nostri amici e ascolteremo i nostri vicini - se lavoreremo come non abbiamo mai lavorato prima, eleggeremo Kamala Harris come prossimo Presidente degli Stati Uniti e Tim Walz come prossimo Vicepresidente degli Stati Uniti. Eleggeremo leader a tutti i livelli che si batteranno per l'America speranzosa e lungimirante in cui crediamo. E insieme costruiremo un Paese più sicuro e più giusto, più equo e più libero.
Quindi mettiamoci al lavoro. Dio vi benedica e Dio benedica gli Stati Uniti d'America".
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