"C’è un fantasma che s’aggira per la Svizzera, si chiama PQS, Piano Quadro degli Studi. Generato dai 26 ministri cantonali dell’educazione, ha dunque un marchio federale, in un Paese dove la scuola è prerogativa dei Cantoni. Ma non è per idiosincrasia ai diktat di Berna, bensì per il suo orientamento pedagogico che il PQS, sin dall’entrata in scena, ha suscitato malumori e forti critiche, in Romandia come in Ticino e nella Svizzera tedesca. L’applicazione spetta ora ai Cantoni e qualche giorno fa il Governo zurighese ha fatto marcia indietro su uno degli aspetti giudicati più ideologici del PQS, la “sostenibilità” come disciplina chiave negli studi liceali. In Ticino, sono i docenti delle Medie Superiori che criticano aspramente il PQS e chiedono a Marina Carobbio di difendere il “modello ticinese” di un liceo fondato sulla cultura generale. Un documento che abbiamo letto per voi".
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Nelle sue 231 pagine, articolate in 5 capitoli e 241 paragrafi, la prima enciclica di papa Prevost non esprime giudizi sull’IA in quanto tecnologia -non è compito di un pontefice- bensì sull’etica, sia economica che politica, sottesa agli scopi dei suoi creatori; ma prima ancora sull’antropologia che orienta i miliardari della Silicon Valley. Di cosa stiamo parlando? Di una mentalità strutturata e radicale che si suole chiamare “transumanesimo” e “postumanesimo”. In altre parole? Una tela culturale di fondo tessuta sopra un assioma: l’uomo, così com’è, non va bene...https://t.co/j9ci104u9r
"Ti voglio, non ti voglio"
Immigrazione, un chiodo fisso
Torna in votazione, il prossimo 14 giugno, il tema "Svizzera sovraffollata". In una sessantina d'anni abbiamo inanellato una dozzina di votazioni popolari sull'argomento. Siamo un Paese attrattivo e la nostra densità di abitanti è doppia rispetto a quella dell'UE. Ma siamo un Paese che invecchia a vista d'occhio e siamo noi, in realtà, che andiamo a cercare manodopera. E, come sempre, arrivano uomini.
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Tutti i riflettori sono accesi sull’Iran e su Hormuz. Quanto accade in Cisgiordania, in fondo, è noto e ripetitivo: attacchi dei coloni (poco documentati), le solite facce tristi di palestinesi o beduini, qualche ulivo malridotto, bestiame al vago pascolo. Le cose non stanno così, in realtà. A dirlo è un ex capo del Mossad: si stanno creando le premesse di un nuovo 7 ottobre.
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“L’IA sta per lasciarvi a casa, ma prima per favore insegnatele il lavoro che dovrà fare al posto vostro”. È quello che di fatto è stato chiesto a migliaia di lavoratori impiegati dal gigante dei social network Meta. L’azienda proprietaria di Facebook, Instagram e Whatsapp....https://t.co/rMrBGXt3wC
Gli Stati Uniti non giocano alcuna carta importante in politica estera, tanto più se pesante come l'azzardo di una nuova guerra, senza inserirla nel quadro della partita strategica ai loro occhi, quella con la Cina. Anche l’ultima mossa, il contro-blocco dello Stretto di Hormuz, non colpisce solo Teheran ma priva il suo principale sponsor, Pechino, di forniture energetiche a prezzi scontati e mette sotto pressione il sistema industriale cinese. Ecco le carte della Casa Bianca, che spiegano la collera di Xi.
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Immaginate di mettere un allenatore di football americano alla guida di una squadra di calcio inglese. È lo spunto comico della serie "Ted Lasso", che sta per giungere sugli schermi televisivi, ormai alla sua quarta stagione. La serie, però, non vive soltanto di questa trovata umoristica: come ci spiega la nostra esperta Eva Anelli, "Ted Lasso" si trasforma in "una serie sulla fragilità umana", i cui protagonisti ormai adulti, spesso over 40, non sono più alle prese con lo struggimento di “diventare qualcuno”, bensì con la necessità di fare i conti con chi sono già diventati.
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Due morti l’ora, è il ritmo delle vittime dei raid israeliani in Libano. Gli sfollati sono più di un milione, un quinto della popolazione libanese. Una condizione durissima, la loro: in pochi minuti hanno perso tutto e sovente non hanno più contatto con i propri famigliari in guerra. Ma dal tronco martoriato sembra rinascere il germoglio di una convivenza, tra musulmani sciiti sfollati e cristiani che li ospitano, uniti da una storia fatta di guerre spesso imposte da vicini che di convivenza non sono capaci. È tra loro, tra i libanesi che fuggono dalle bombe e quelli che li accolgono nel cuore di Beirut, che vi portiamo oggi con la video-intervista a uno dei più giovani e coraggiosi vescovi della Chiesa cattolica, Jules Boutros.
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Questo è un modo diverso di guardare alla politica, all'America, alla vita, senza fingere che il suo destino sia privo di interesse. Senza l'ombra di prediche o discorsi pii. Non è neppure l'ultima invenzione retorica di un candidato MAGA in vista delle elezioni di Midterm. Il senatore aveva lasciato la politica per diventare presidente dell'Università della Florida. Poi la diagnosi medica infausta e la prognosi: pochi mesi di vita. Scrive: “Una condanna a morte ce l’avevo anche prima, come tutti noi”. Massimiliano Herber ha intercettato i suoi messaggi sui social e ne è rimasto colpito. Ci scrive: "Il male che gli ha tolto il futuro, gli ha dato una diversa misura del presente". Anche della politica.
"“La notizia della mia morte è esagerata”: Mark Twain liquidò notoriamente così, nel 1897, le voci sulla sua scomparsa riportate da alcuni giornali. L’autore delle avventure di Tom Sawyer sarebbe morto solo tredici anni più tardi, nel 1910.
“#NotDeadYet” – “Non sono ancora morto”: con ironia alla Monty Python, Ben Sasse ha risposto nei giorni scorsi sui social a chi gli chiedeva lumi dopo l’annuncio, la Vigilia di Natale, di essere stato colpito da un tumore al pancreas, con una prognosi di pochi mesi.
Nel bailamme mediatico, l’ex senatore repubblicano del Nebraska, 54 anni, si era ritagliato uno spazio umano e sincero inaspettato. “Mi è stato diagnosticato un cancro metastatico al pancreas ”, aveva scritto, “al quarto stadio, e morirò”. Soggetto, verbo, destino. Un’apparente brutalità retorica, spazzata via dalla frase successiva: “Una condanna a morte ce l’avevo anche prima, come tutti noi”.
Da allora, l’ex politico ed ex presidente dell’Università della Florida fa la spola tra casa sua in Nebraska e l’ospedale di Houston dove è sottoposto a un programma oncologico sperimentale. “Dormo, 15-16 ore al giorno, sotto morfina”, dice; il resto del tempo lo trascorre in famiglia e, tra una sedazione e l’altra, parla pubblicamente della sua malattia. Concede qualche intervista, pubblica un podcast...https://t.co/beUScrns8X
Periodicamente riemerge nel nostro Paese la tendenza, ritenuta a priori progressista, a riabilitare l’uso della cannabis, in vista della sua legalizzazione. La via solitamente battuta consiste nel decantare i presunti effetti terapeutici della marijuana. Le ricerche mediche più recenti non solo smentiscono ma ribaltano la prospettiva: l’uso regolare di queste sostanze provoca danni pesanti alla salute. Nella seconda parte dell’edizione il nostro collaboratore dall’America Latina, Paolo Manzo, in colloquio con il direttore per le Americhe di Eurasia Group, chiarisce come le decisioni globali, e in particolare la guerra in Iran, abbiano effetti moltiplicatori della povertà nel continente sudamericano.
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".......In un discorso del giugno del 2004, pronunciato in occasione del 60° anniversario dello sbarco degli Alleati in Francia (in “La vera Europa, identità e missione”, Cantagalli, 2021) lo stesso Ratzinger aveva messo a tema lo scontro -attuale allora come oggi- “tra le grandi democrazie e il terrorismo di matrice islamica”. Senza sconti per le patologie della religione, dove “Dio viene trasformato in un idolo nel quale l’uomo adora la sua propria volontà” (fino al culto del martirio).
Ma senza sconti neppure per le patologie della ragione: dalle ideologie totalitarie (nazismo e marxismo) -per le quali, “se serve alla costruzione del futuro mondo della ragione, uccidere persone innocenti può risultare buono”- fino alla costruzione della bomba atomica, “con la quale la ragione, invece di essere potenza di costruzione, ha cercato la sua forza nella capacità di distruggere”.
Con una chiosa in qualche modo sarcastica, su cui riflettere. A uno “Stato della pura ragione” che -puntualizza Ratzinger- cancellasse con fervore laicista “ogni riferimento alla propria storia”, “alla fine resterebbe solo il criterio positivistico del principio maggioritario, cui consegue il declino di un diritto governato dalla statistica”. "
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Paolo Rossi interviene oggi, su nostra richiesta, nel dibattito attorno alla costruzione di nuove capacità di produzione elettrica da energia nucleare in Svizzera. In controtendenza rispetto all'orientamento politico prevalente a livello sia nazionale che europeo, il nostro collaboratore muove dalla convinzione che il sistema energetico stia cambiando e il nucleare potrebbe gradualmente finire ai margini, nonostante i tentativi di rivitalizzarlo.
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Cambiare tutto per non cambiare nulla. Sarebbe lo scenario che si prospetta a Cuba, elaborato da Marco Rubio, il braccio destro di Trump che, secondo la stampa statunitense, conduce trattative dirette con un rampollo della famiglia Castro. Raulito, pronipote di Fidel, non sarebbe mosso dal fuoco sacro che animò il protagonista della revolución, ma avrebbe il senso degli affari: l'uomo giusto per intendersi con Donald Trump. Oggi vi mettiamo a parte anche di una recente scoperta: ci sono macchine capaci di fare la guerra tra loro senza ricevere ordini dagli esseri umani. Non si tratta di fantascienza: i droidi, di cui ci parla il generale Petraeus, sono già all'opera nella guerra ucraina.
Con le buone o con le cattive, minacciando o bombardando, l’irrefrenabile inquilino della Casa Bianca sta applicando un metodo che promette la “liberazione dei popoli dalle dittature” e si risolve nelle trattative con i peggiori regimi, sia pure decapitati delle loro figure apicali. È successo in Venezuela, potrebbe accadere nell’Iran degli ayatollah e nelle ultime ore la “soluzione Venezuela” incombe sulla disastrata isola di Cuba (di cui vi parliamo nella seconda parte di questa edizione). Eppure, qualche giorno fa, si leggeva sull’autorevole “Neue Zürcher Zeitung”: “Due mesi dopo la caduta di Maduro, il Venezuela è quasi irriconoscibile” (in senso positivo). Abbiamo voluto verificare con un testimone affidabile, lo studioso venezuelano Juan Salvador Perez.
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Ari Larijani, filosofo, docente universitario e autore di tre libri su Kant. Dopo la morte di Khamenei, considerato l'uomo più potente dell'Iran. Di Kant si è servito come scudo per rivendicare la propria libertà accademica, ma in tutta la sua carriera, da ministro a direttore dell’ente radiotelevisivo, ha usato del potere per promuovere la propaganda del regime e denunciare "i nemici della Repubblica Islamica". Da funzionario della sicurezza e consigliere della Guida Suprema è stato, nello scorso gennaio, l’artefice del massacro di migliaia di manifestanti. La sua è la parabola di un intellettuale organico a un regime fondato su un’ideologia spietata.
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