When will the lesson be learned? How many more dictators must be wooed, appeased before we learn? You cannot reason with a tiger when your head is in its mouth.
Vi rammento di quella volta in cui Corrado Formigli spacciò la mappa di un gioco da tavolo, di nome Blackout, per un laboratorio sotterraneo in Ucraina.
Altiero Spinelli risponde a Piero Folena, segretario della FGCI che che lo aveva criticato per avere approvato la rappresaglia contro la Libia ordinata da Reagan nel 1986: “Come prima cosa ti consiglio di tener sempre presente che se ti capita di prendere un calcio nel sedere (da Gheddafi o da altri) la tua prima reazione deve essere quella di restituirlo. Dopodiché mettiti pure a un tavolo a ‘far politica’ con chi te lo ha dato.
Secondo: non hai notato che la mia osservazione più importante non era l’approvazione di Reagan, ma la constatazione che l’Europa occidentale ha rimesso la sua politica estera e di difesa nelle mani degli Usa e che la maniera di mettere fine a questa situazione… (è) la costruzione… di un potere federale europeo il quale elabori una politica estera e di difesa comune. In terzo luogo, vale forse la pena che tu metta da parte frasi e cianfrusaglie pacifiste, e che dia alla tua cultura politica, come nutrimento, un po’ di midollo di leone. Ti accorgerai così che la forza militare deve essere sempre tenuta sotto forte controllo di una volontà politica, ma guai ai politici che la scartano con ohi! e ahi! vari come un male assoluto”.
Consiglio midollo di leone anche a lei, egregio professore e di dar fiato meno alla retorica e più alla conoscenza esperienziale e fattiva di cosa sia oggi l’Unione Europea e di quello che molti Paesi vivono ogni giorno sulla propria pelle. Cordialità
Oggi Marco Travaglio era in vena di confessioni. Confessioni importanti aggiungerei, vista la proverbiale reticenza dei giornalisti a rivelare le proprie fonti, e che ci spiegano come l’ubiquo direttore (che riesce ad essere contemporaneamente dalla Gruber, sul Nove, in teatro, in redazione e alla presentazione di uno dei libri che sforna a getto continuo, praticamente nello stesso momento) selezioni le proprie.
Racconta infatti Travaglio che, nel febbraio 2022, colto dalla sincera urgenza di aiutare il povero popolo ucraino ingiustamente invaso (cosa della quale non osiamo dubitare, vista la figuraccia internazionale inanellata due giorni prima dell’invasione deridendo i servizi USA che la ritenevano imminente ed i successivi 4 anni di onorato impegno nel campo della disinformazione), ha pensato bene di ignorare pile di rapporti OSCE e ONU, decine di report di organizzazioni internazionali, collettivi investigativi e centri studi indipendenti, i quali avrebbero permesso a Direttore di raccontare, prove alla mano, le manovre avviate dalla Russia per destabilizzare l’Ucraina fin dal 2013, e di farsi invece spiegare come stavano le cose da un “esperto”.
L’esperto in questione è il generale Fabio Mini, perché si sa che il Fatto, in tema di propaganda sceglie solo il meglio. All’epoca Mini aveva già al suo attivo dichiarazioni pubbliche che erano musica per le orecchie del lettore medio del Fatto, come il sostegno alle teorie sulle scie chimiche, a quelle del complottista Jaques Baud e di assonanza con organizzazioni quali il Fronte del Dissenso, che si era distinto per la diffusione di tesi antiscientifiche in epoca COVID.
Ma ad aver impressionato Travaglio deve essere stato di sicuro il curriculum di Mini. Dall 2009, come raccontai anche io in un altro post, l’alto ufficiale è membro del Comitato Scientifico della rivista Eurasia, che, si spiega in un dossier uscito di recente, nasce dalla necessità di una propria piattaforma da parte “di neofascisti italiani”. Nello stesso comitato sono presenti nomi come quello del fasciosuprematista Alexander Dugin (il quale sogna un impero autoritario eruoasiatico guidato da Mosca) e Sergei Baburin (ex Vice Presidente della Duma, già membro del partito di estrema destra e populista russo Rodina e poi fondatore e presidente di Rossijskij Obščenarodnij Sojuz, cioè "Unione di tutto il popolo russo"). Nel 2011 parte del team, incluso il caporedattore Tiberio Graziani (membro del consiglio supremo del movimento eurasiatico) trasloca nella rivista Geopolitica, fondato dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie – ISAG, dove, nel comitato scientifico approdano di nuovo Mini, Dugin e Baburin. Il nuovo progetto, a differenza del precedente viene utilizzato dalla Russia per coinvolgere un pubblico di sinistra. I suoi analisti partecipano stabilmente agli eventi organizzati dal Movimento di Dugin.
Alla fine di ottobre 2023 Mini partecipa anche alla conferenza di pace internazionale organizzata a Roma dal Fronte del Dissenso, condividendo le dichiarazioni finali, nelle quali si legge che l’Occidente mira a rendere vassalle la maggior parte delle nazioni del mondo, ma si parla anche di attacco alla Russia e provocazioni NATO contro Cina e Corea. Viene menzionata persino una “sanguinosa” ed “illegale” espansione ad est dell’Alleanza Atlantica e si indica la sua sconfitta in Ucraina come prerequisito per la pace mondiale. Lo stesso gruppo, nei primi due anni e mezzo di guerra ha organizzato almeno una dozzina di manifestazioni filorusse con l’hashtag #stopKillingDonbass, la cui piattaforma di norma include la richiesta di cancellazione delle sanzioni nei confronti della Russia e la condanna verso la richiesta di arresto di Putin emessa dalla Corte Penale Internazionale.
Neanche a dirlo, tra gli incarichi del Generale Mini spicca anche la partecipazione al comitato scientifico della rivista Limes, che annovera relatori quali Sergei Karaganov, politologo ed economista russo, nonché fondatore di piattaforme strategiche per il sostegno dell’influenza russa e più di recente coautore di un libro nel quale ribadisce, insieme all’ex colonnello del GRU Dimitrij Trenin, la necessità di una modifica della dottrina nucleare russa, passando apertamente dalla deterrenza alla minaccia esplicita, avendo entrambi parlato in passato dell’opportunità di un attacco atomico preventivo contro l’Occidente.
Con simili frequentazioni non sorprende ad esempio che Mini, in una simpatica chiacchierata con la TASS il 28 maggio 2023 si sia lasciato andare a dichiarazioni raccapriccianti come quella in cui si riferisce alle regioni illegalmente occupate dalla Russia come “territori rivendicati dall’Ucraina”, affermando anche che i vertici del Cremlino avevano sino ad allora “dimostrato la massima razionalità e moderazione”. In alcune dichiarazioni rilasciate all’Antidiplomatico, invece, parla degli eventi del 2014 come una guerra di “liberazione” dal “regime di Kyiv”.
Davanti a cotanti rigore scientifico, imparzialità e serenità di giudizio, perché il Direttore di una testata nazionale avrebbe dovuto preoccuparsi di verificare le migliaia di idiozie propalate sotto dettatura, prima di copiarle parola per parola in 4 anni di patetici editoriali, libri, spettacoli e interventi televisivi? Ma tant’è.
Dopo 50 mesi siamo ancora al tentativo di ingannare il decerebrato lettore, perché non distingua tra russofono e russofilo, tra annessione (alla Russia) e ammissione (alla NATO) e tra aggressore e aggredito. D’altra parte Travaglio ha anche le sue ragioni: ad un pubblico da circo non puoi certo proporre un convegno di storia. Al massimo puoi offrire un clown.
@SalernoSal deve avere un fetish per la propaganda filorussa e antioccidentale, o non si spiega.
Invitare Travaglio e Caracciolo insieme è come invitare Peskov e la Zakharova insieme. Qual è la ratio? Cosa vi ha fatto la democrazia di così grave da cercare di smantellarla?
Referendum giustizia. Non mi pare di aver letto, tra i giudizi, quello forse - e sottolineo forse solo per ragioni retoriche - più semplice di tutti. Non sarà forse che gli italiani, complessivamente presi, non abbiano in realtà alcuna sincera inclinazione per il garantismo ? Non e’ forse (come prima) che gli italiani in larghissima e trasversalissima maggioranza, e dietro il velo di ignoranza delle logiche di schieramento, siano grandi frequentatori del permanente circo mediatico giudiziario, in cui cambiano i programmi, cambiano i trapezisti, i domatori di leoni - e pure i leoni perché quelli poi finiscon in gabbia, ma resta sempre fuori dal tendone la fila dispiaciuta e delusa di chi non riesce ad entrare? Non sarà forse che altrimenti non si spiega io voyerismo giudiziario televisivo, con la passione pecoreccia per la pornografia giudiziaria, immune ed infastidita dalla troppa sofisticata seduzione del diritto, delle sue sinuose forme, dei suoi veli e del suo apparente distacco? Le domande son retoriche. La mia personale convinzione l’ho già maturata da tempo. E con essa la profonda delusione.
Ma se uno:
- non ha apprezzato la campagna dei due schieramenti, da quelli che facevano propaganda su Garlasco e famiglia nel bosco a quelli che ci preannunciavano anche stavolta il rischio fascismo
- ha condannato coloro che facevano i furbi anche nel giorno del voto, dal presidente del Senato in giù
- condanna le feste e i cori anti Meloni dei magistrati in tribunale
- fa enorme fatica a riconoscersi nei due macro schieramenti e nei loro giornali/trasmissioni/canali di riferimento, sempre schierati con interventi dei soliti ospiti che non dicono mai qualcosa di diverso da ciò che si desidera, facendo sembrare scemi e pericolosi quelli dell'altra parte...
È un visionario? Un "democristiano"? Un pavido che non si schiera?
Una persona normale?
@giuliocavalli Cavalli, invece di fare lo spiritoso perché non ci racconti dove hai preso le frasi taroccate di Falcone e Borsellino? Te l’hanno chiesto in tanti, non rispondi mai, ti trovo un po’ reticente sul tema
Dedicato a tutti quelli che sostengono che il caso Tortora non ha alcun nesso con la separazione delle carriere e con il passaggio all’accusatorio. Quarantacinque secondi di Alessandro Criscuolo, allora presidente dell’ANM. Era il 1988.
QUERELE, MINACCE E RICHIESTE DANNI: IL SENSO DI IRRESPONSABILITÀ DEI MAGISTRATI
Vi racconto cosa ho subito negli ultimi due anni per aver semplicemente svolto il mio lavoro di giornalista di giudiziaria. Un modo per farvi comprendere il senso di insofferenza dei magistrati al libero esercizio del diritto di cronaca e di critica nei loro confronti, e quindi il senso di assoluta irresponsabilità per le cose dette e fatte nell’esercizio delle loro delicate funzioni.
Specifico: ognuno ha il diritto sacrosanto di tutelare la propria onorabilità in sede giudiziaria, ad esempio se si sente diffamato, ma cosa diversa è avanzare querele e richieste danni palesemente infondate e con la finalità intimidatoria nei confronti di un giornalista, in violazione dell’articolo 21 della tanto amata Costituzione. Dunque, tanto per darvi un’idea, negli ultimi due anni ho ricevuto in ordine sparso:
-4 (quattro) querele da parte di un pubblico ministero che si è sentito diffamato per alcuni miei articoli in cui si dà notizia dei suoi numerosi processi finiti con l’assoluzione degli imputati, di una censura del proprio operato ricevuta dalla Corte costituzionale e di una sanzione disciplinare ricevuta dal Csm. In una delle tante querele, il pm si spinge addirittura ad affermare di sentirsi “vittima di stalking” da parte mia (lascio a voi ogni commento)
-diffida con richiesta di 200.000 euro da parte di una giudice sentitasi diffamata da un articolo in cui veniva riportata la notizia che il Csm aveva avviato un procedimento per decidere se rimuoverla dalla magistratura
-richiesta di 100.000 euro da un giudice che si è sentito diffamato da un articolo in cui venivano riportate dichiarazioni rese al Csm da alcuni consiglieri che sottolineavano come il giudice in questione per quasi 20 anni avesse esercitato la funzione presso un tribunale pur essendo sposato con una collega che esercitava le funzioni di pm presso la procura dello stesso tribunale
-richiesta di 50.000 euro da un pm che si è sentito diffamato da un articolo in cui si dava notizia che lui, mentre portava avanti un processo, ha messo sotto indagine la legale dell’imputata, decidendo anche di farla intercettare, il tutto all’insaputa della collega co-titolare del processo, generando reazioni di critica da parte dei penalisti e persino dell’Anm locale
-richiesta di 40.000 euro da un giudice di un importante tribunale italiano, che si è sentito diffamato da un articolo in cui si segnalava la sua marcata tendenza ad accogliere le richieste di misure cautelari avanzate dai pm
-richiesta di 25.000 euro da una giudice di un importante tribunale che si è sentita diffamata da un articolo in cui si dava notizia di un’iniziativa da lei intrapresa all’interno dell’ufficio giudiziario, iniziativa poi da lei stessa ammessa in un comunicato stampa.
A tutto ciò si aggiungono:
-comunicato stampa di una sezione locale dell’Associazione nazionale magistrati, in cui si afferma che io avrei portato avanti “un attacco” nei confronti di un magistrato “con toni ed espressioni che, di certo, superano il diritto di critica giudiziaria”. Praticamente una sentenza.
-l’iniziativa di un capo di un’importantissima procura italiana che ha addirittura chiesto al Csm di aprire una pratica a tutela del proprio ufficio in seguito a un mio articolo, che sarebbe consistito in “un’inaccettabile e pericolosa delegittimazione dell’operato dei magistrati dell’ufficio”.
-le recenti minacce del procuratore di Napoli Gratteri di “fare i conti” con noi giornalisti del Foglio dopo il referendum e “tirare su una rete”. Come sapete, da anni racconto le gesta di Gratteri: le tante indagini finite nel nulla, le ingiuste detenzioni, le spese sostenute dallo Stato per questi errori.
Molte delle richieste di risarcimento danni si sono fermate non appena i magistrati in questione hanno ricevuto risposta puntuale in cui si sottolinea l’infondatezza delle richieste (a conferma della loro finalità intimidatoria). Altre vicende, soprattutto quelle penali, sono ancora in corso.
Inutile dire che queste azioni intimidatorie dei magistrati sono destinate a cadere nel vuoto. Vi invito però a riflettere su questa insofferenza delle toghe a qualsiasi forma di critica (e persino cronaca) del loro operato. Si parla spesso del problema delle querele temerarie dei politici contro i giornalisti, ma nessuno fa mai notare che la magistratura tende a reagire alla libertà di stampa in modo ancora più aggressivo: come una vera casta intoccabile. Lo stesso atteggiamento che da mesi sta mostrando di fronte alla riforma costituzionale approvata dal Parlamento.