La storia del giorno è quella degli intellettuali progressisti che colti con le mani nel sacco (frequentavano i TED Talks organizzati da Dialog, una associazione fondata da Peter Thiel e che ormai ci sta dietro pure molto poco) devono correre a disinnescare la narrazione che loro stessi hanno contribuito a creare.
Dialog (come pure Imitatio, figuriamoci quando verrà fuori) non è una società segreta ma semplicemente un simposio itinerante di quelli che piacciono tanto a VIP, analisti politici, potentati vari, e i cui panel sono composti da gente che va dall’estrema sinistra all’estrema destra, passando per tutte le sfumature del centro.
Solo che l’apparente normalità di questa impostazione non può bastare visto che quando sono state pubblicate le liste delle persone che hanno partecipato nel corso degli anni l’enfasi che ha accompagnato la notizia era pari alla divulgazione delle liste della P2.
Solo che poi, col passare delle ore, ci si è accorti che dentro c’erano pure parlamentari del Democratic Party, giornalisti di sinistra, cantori del pericolo del “tecnofascismo” e compagnia cantante
Il riformismo è un oggetto misterioso, tutti ne parlano ma nessuno l'ha visto. Espressione generica da piazzare in ogni occasione nel dibattito politico quando l'orizzonte è corto e non si mettono in discussione i fondamenti della società contemporanea.
La battaglia per regolare
l'intelligenza artificiale è diventata negli Stati Uniti il nuovo fronte del "federalismo conflittuale".
Da una parte Washington, con l'amministrazione Trump, vuole evitare che una miriade di leggi statali possano rallentare
l' industria nazionale proprio mentre si intensifica competizione con la Cina. Poi c'è la California governata dal democratico Gavino Newsom (forse candidato alle presidenziali 2028) che ospita la maggioranza delle società che sviluppano l'AI e che vuole fare convivere innovazione e norme.
È uno scontro politico, istituzionale e culturale. Chi deve governare la tecnologia più potente del nostro tempo? Governo federale, stati singoli, aziende formano ancora una combinazione instabile.
Serve anche qui la definizione di un nuovo ordine perché l'intelligenza artificiale viene trattata come una risorsa strategica nazionale.
Parigi devastata da orda di malriusciti dopo la finale di Champions League.
Nell'attesa di giustificazioni a tinte arcobaleno, vi ricordiamo che il fallimento del multiculturalismo è davanti a voi.
A che punto è la notte?
#PSGArsenal
L'ennesimo #sciopero del venerdì serve a dare un senso all'esistenza di questi sindacati. Cortigiani incapaci di immaginare un'altra società. Solo piccole rivendicazioni. Niente più.
Certe nostalgie ti arrivano addosso all’improvviso quando osservi con diffidenza la passata di pomodoro al supermercato.
Abbiamo smesso di fare la salsa e forse anche di stare insieme.
Era un rito, una liturgia con elementi pagani. Fare la salsa era una missione collettiva. Altro che tradizione, altro team building artificiosi e noiosi.
Fare la salsa è stato un rituale di lotta contro la solitudine che oggi infetta troppo le nostre vite.
Sveglia alle 5 del mattino. Cassette di plastica e pomodori fuori casa.
La catena di montaggio rosso pomodoro era ordinata, allegra ed efficiente.
Al di sopra di tutto c’era l’autoritarismo della Nonna.
Asciuga le bottiglie. Passa i tappi. Scarta i pomodori brutti che non si buttavano ma tornavano utili sul pane con olio e origano. Vapore ovunque, una bombola del gas imponente e minacciosa. Il pentolone gigante, il mestolo enorme che qualche volta, in casi estremi, poteva servire come mezzo educativo.
La verità è che non stavamo facendo conserve.
Stavamo costruendo la memoria.
#farelasalsa
Il 23 maggio si ricorda la morte di Giovanni Falcone. È diventato il giorno in cui questa nazione si commuove tanto ma si interroga poco perché ci siamo costruiti una memoria pubblica rassicurante. Parliamo solo di #mafia ma non del sistema che l’accompagna. Ricordare non è sbagliato: i fiori, le manifestazioni, gli applausi e le frasi preconfezionate sulla legalità formano un enorme spettacolo confortante e commovente. Un po’ ipocrita, diciamolo.
La mafia come male separato, la Sicilia come eccezione, Falcone e Borsellino come eroi da celebrare e tutto il frastuono della retorica che l’accompagna lasciano da parte le cose importanti. Sparisce dal discorso il sistema di connessioni, i soggetti politico-finanziari che favorirono la stagione delle stragi con le sue “menti raffinatissime”. A sparire non è solo l’agenda rossa di Borsellino. Commemoriamo una strage per allontanare dalla memoria certe verità terribili che fanno paura. Sparisce il fatto che tra il 1992 e il 1993 questa nazione non stava semplicemente contando i morti ma stava per essere completamente trasformata da un golpe politico-finanziario multiforme.
Se non iniziamo a ricomporre i pezzi di questo puzzle che lega il Dossier Mafia-Appalti e l’inchiesta Mani Pulite, se non raccontiamo una storia che comprende il nord e il sud sulle vicende oscure italiane, continueremo ad avere un ricordo sbiadito e confuso.
Quando la realtà supera la fantasia.
Ricordo bene le sgradevoli battute di De Luca contro Ciarambino, ma non ho mai visto un partito politico più ipocrita, pulcioso, supponente, intriso di falso moralismo come il Movimento Cinque Stelle.