@sottoledera Il calcio è una piaga sociale.
Oggi San Valentino e molti ragazzi hanno dato buca alle fidanzate per vedere il derby …. Cosa ci trovate in loro non so
Certo che questo criminale é soddisfatto, felice e tronfio e non ha il minimo pudore nel continuare a commettere, a vantarsi e a ostentare i crimini di Israele.
Lo sa bene che loro possono tutto quello che a nessun altro sarebbe permesso.
Da 80 anni e senza limiti.
#unrwa
trump ha inaugurato il "Board of Peace" per Gaza.
Le regole sono: decide lui; chi partecipa non ha voce in capitolo; per entrarvi a far parte bisogna versare un pizzo a trump da un miliardo di dollari.
Indovinate chi si è subito precipitato a dare la sua disponibilità?
e invece ne parleremo, ministro #Nordio,che le piaccia o no:
la separazione delle carriere, che il governo #Meloni vuole imporci,era al cuore del programma del criminale #LicioGelli per la distruzione della nostra democrazia
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Ci sono mille ragioni per cui noi fan di Bruce lo amiamo incondizionatamente, la più importante va al di là della sua musica, è il fatto di sapere che su di lui possiamo sempre contare, che non ci tradirà. Mai.
Un pensionato della Groenlandia ride di Trump:
"È fuori di sé. Sta perdendo il senno. Probabilmente l'ha perso molto tempo fa. È un po' come un bambino viziato che è diventato vecchio e ti chiedi: ‘Cosa può fare ora?’. Pensa di poter spaventarci così”.
Dieci vigili del fuoco del comando di Pisa ricevono una contestazione disciplinare per un gesto compiuto quattro mesi prima: un minuto di silenzio, in ginocchio, durante una manifestazione per Gaza. Indossavano i dispositivi di protezione individuale, quelli che identificano il pompiere quando entra nelle case che bruciano o scava nel fango delle alluvioni. Per il Ministero dell’Interno quel gesto è diventato un problema di disciplina.
Il gesto e la piazza
Il fatto risale al 22 settembre 2025, giornata di sciopero generale proclamata dall’Usb. A Pisa il corteo attraversa la città e arriva nei pressi dell’aeroporto. Migliaia di persone in strada, bandiere palestinesi, slogan contro la guerra. In quel contesto dieci vigili del fuoco, tra cui Claudio Mariotti, 38 anni di servizio, si fermano e si inginocchiano. Nessun blocco, nessuna violenza, nessuna parola d’ordine di partito. Solo silenzio.
La macchina amministrativa si muove dopo. Il Viminale contesta l’uso dell’uniforme in un contesto politico, parla di danno all’immagine del Corpo, apre un procedimento che può arrivare fino alla sospensione dal servizio. Le audizioni sono fissate per il 29 gennaio. La scala sanzionatoria è quella prevista dal regolamento disciplinare: dal rimprovero alla sospensione lunga. Il licenziamento viene evocato nel dibattito pubblico, anche se resta l’ipotesi estrema.
La lettura politica
La vicenda diventa politica con l’intervento di Nicola Fratoianni. La sua accusa è netta: «Eroi quando serve, sovversivi quando danno fastidio». Nel mirino finiscono il governo e il ministero dell’Interno. La linea è quella della neutralità assoluta: la divisa non appartiene a chi la indossa, ma allo Stato. Usarla per esprimere una posizione, anche umanitaria, viene considerato uno strappo alla catena di comando.
Qui si apre il nodo giuridico. I vigili del fuoco sono un corpo civile, regolato da un ordinamento speciale ma distinto dalle forze di polizia. Il regolamento di servizio impone correttezza e tutela dell’immagine dell’amministrazione, ma non vieta in modo esplicito la manifestazione del pensiero fuori dal servizio. La distinzione fra uniforme ordinaria e DPI operativi diventa centrale nella difesa: quei dispositivi sono strumenti di lavoro, non simboli di rappresentanza politica. L’amministrazione, al contrario, tende a equipararli all’uniforme ogni volta che rendono l’operatore immediatamente riconoscibile come Stato.
Disciplina, dissenso e “militarizzazione”
Attorno a Pisa c’è però un contesto più ampio. Da anni i sindacati di base denunciano una progressiva assimilazione del Corpo al comparto sicurezza, con un rafforzamento della disciplina e una compressione degli spazi di dissenso. Il procedimento disciplinare viene letto come un segnale: punire oggi un gesto simbolico per fissare domani un confine più stretto tra obbedienza e coscienza.
C’è anche un cortocircuito istituzionale che pesa. I vigili del fuoco sono partner storici di iniziative umanitarie, ambasciatori di campagne per la tutela dell’infanzia. Richiamare Gaza, spiegano gli interessati, significa dare coerenza a quei valori. Per l’amministrazione, invece, l’umanitario smette di essere neutro quando entra in una piazza che critica la politica estera del governo.
Il precedente che pesa
Il confronto con altri casi rende la frattura più evidente. In passato l’uso politico dei simboli delle forze dello Stato da parte della classe dirigente ha prodotto polemiche senza conseguenze reali. Qui, invece, il rigore disciplinare cala su lavoratori che non hanno parlato, non hanno scritto, non hanno comandato. Si sono inginocchiati.
Il 29 gennaio le audizioni diranno se il Viminale sceglierà la linea dura o una sanzione simbolica. In entrambi i casi, la vicenda ha già superato Pisa. Ha messo a nudo una domanda che il governo evita: fino a dove può arrivare la neutralità dello Stato quando chi lo serve rivendica una coscienza. Punire quei dieci significa difendere un’idea di istituzione che chiede silenzio. Difenderli significa accettare che anche sotto un casco, a volte, resti un cittadino.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
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Il golpista che impera il cosiddetto “consiglio di pace” sta minacciando di invadere e attaccare la Groenlandia perché non ha ricevuto il Nobel per la pace.
Questo livello più basso, patetico, farcisco e pericoloso di delirio imperiale del Trumpismo.
Nel Partito democratico anche il referendum sulla giustizia sta diventando molto di più di una consultazione popolare. Sta funzionando come ennesima prova di forza interna, la solita resa dei conti che, al solito, da giorni si consuma alla luce del sole, tra post, interviste, prese di posizione pubbliche e retromarce solo apparenti. La linea della segretaria Elly Schlein è chiara: opposizione alla riforma voluta dal governo Meloni e campagna per il no. La linea di una parte consistente dei riformisti del Pd è altrettanto esplicita: sostegno al sì, rivendicato come scelta “di merito” e non di schieramento.
La credibilità del Pd e il cortocircuito pubblico
Il cortocircuito si è reso evidente quando Tomaso Montanari ha scritto pubblicamente ciò che molti elettori pensano da settimane: la credibilità del Pd sul referendum viene erosa dal fatto che esponenti di primo piano del partito facciano campagna per il sì fianco a fianco con Fratelli d’Italia. I nomi sono noti e ripetuti: Pina Picierno, Graziano Delrio, Stefano Ceccanti, insieme a una costellazione più ampia di dirigenti e parlamentari che da tempo smentiscono nei fatti la linea della segreteria.
La risposta di Picierno è arrivata subito. Un post lungo, dai toni ruvidi, in cui la vicepresidente del Parlamento europeo ha denunciato un “clima irrespirabile” nel Pd, accusando una parte del partito di voler delegittimare e mettere all’indice chi dissente. Nel testo Picierno chiede a Schlein di intervenire, di “fare chiarezza”, di difendere una comunità che – sostiene – viene colpita da una criminalizzazione del dissenso esercitata anche attraverso il “manganello digitale”. Il solito vittimismo, anche questo già visto e anche questo non dissimile ai modi della destra.
La tribuna dei giornali di destra
Ma il punto politico non sta solo nello scontro tra Montanari e Picierno. Sta in ciò che Chiara Geloni ha messo a fuoco con maggiore precisione. Il problema è che una parte del gruppo dirigente dem utilizza i giornali della destra come tribuna stabile per regolare i conti interni, adottando gli stessi argomenti degli avversari contro il proprio partito. Una dinamica che si ripete: ogni volta che il Pd prova a prendere una posizione politica, una parte dei suoi dirigenti si colloca dall’altra parte, offrendo agli avversari un assist che viene puntualmente trasformato in titoli, editoriali, prime pagine.
Non è un dettaglio marginale. In questi giorni Il Giornale e Libero hanno soffiato con metodo sulla polemica interna, raccontando il Pd come un partito in preda a “purghe” e regolamenti di conti ideologici. La destra non si limita a osservare: amplifica, orienta, legittima una narrazione che delegittima l’opposizione proprio mentre il referendum potrebbe rappresentare il primo vero terreno di scontro nazionale con il governo Meloni.
Il referendum come posta politica
Il referendum sulla giustizia non è solo una consultazione tecnica. È un potenziale colpo politico alla maggioranza, uno dei pochi strumenti in grado di rimettere in discussione l’egemonia del governo sul terreno istituzionale. Mancare l’obiettivo per divisioni interne significherebbe consegnare alla destra non solo una vittoria referendaria, ma la prova dell’inaffidabilità strutturaledel principale partito d’opposizione.
Per questo il petulante dissenso dei riformisti smette di essere solo una questione di pluralismo interno: se il referendum fallisse, il conto non arriverebbe soltanto a Schlein. Arriverebbe anche a chi, dentro il Pd, sta già usando il referendum come anticamera di un congresso strisciante, combattuto senza dichiararlo e senza assumersene formalmente la responsabilità. Una partita giocata sulla pelle dei cittadini chiamati al voto, mentre il partito discute di sé stesso.
La domanda che resta sospesa riguarda la responsabilità politica di chi sceglie di esercitare il dissenso offrendo agli avversari il megafono e il vantaggio strategico. Così in un passaggio in cui l’opposizione avrebbe bisogno di compattezza, il Pd si ritrova ancora una volta a discutere se stesso. E a farlo sotto gli applausi di chi sta dall’altra parte.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
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Gli uomini gay sono una PIAGAAAAAA siete UOMINI smettetela di utilizzare slur misogini
Non siete troie, non siete cagne dio merda misogini del cazzo vi odio e tra poco divento omofoba
Been getting tagged in a lot of stuff relating to a scam. Apparently someone impersonating me on Discord saying they're suspending accounts. It's not me. Please report screenshots of these to @Support