Giorgia Meloni has unveiled a host of reforms aimed mainly at benefiting herself. Italians should reject their prime minister’s demagogic proposal https://t.co/lWNeYkbH4A 👇
Dopo i flop del decreto Cutro e del memorandum con la Tunisia, Giorgia Meloni oggi ha annunciato un altro decreto immigrazione infilandolo dentro il decreto Sud.
La novità principale è che aumenterà il numero dei Cpr estendendo la permanenza dei migranti nei Cpr fino a 18 mesi. Evidentemente, nessuno al governo conosce i dati degli ultimi anni che dimostrano come prolungando la detenzione non aumentano affatto i rimpatri. Anzi, il sistema si intasa e semplicemente si tengono in detenzione amministrativa le persone creando una sorta di limbo crudele attraverso il quale non si ottiene nulla se non fare del male a qualcuno.
Giorgia Meloni e il suo governo dimostrano ancora una volta che dietro gli slogan cui si sono nascosti in tutti questi anni, di gestione dei migranti non sanno nulla. La risposta della destra ai fenomeni che non capisce è sempre la stessa: carcere, detenzione, manette e violazioni dei diritti umani.
Secondo Winston Churchill il vittimismo in politica (ma anche nella vita reale) è un segno dell’incapacità di affrontare i problemi reali.
In altri termini: uno dei più chiari sintomi di inadeguatezza a governare.
Avete capito? Quando era all’opposizione, Giorgia Meloni prometteva di versare nel conto corrente di ogni italiano mille euro, abolire la riforma Fornero, tagliare le accise sui carburanti, spendere e spandere. Ora che è al governo, deve far fronte alla realtà dei conti pubblici italiani e tenere a bada la Babilonia dei suoi ministri che chiedono risorse per pagare le cambiali elettorali.
È il triste epilogo del populismo delle promesse di questa destra patriota, che dagli annunci mirabolanti passa quasi all’austerity: Meloni vince il campionato della presa in giro degli italiani.
E ora, non sapendo che pesci prendere, il governo tanto per cambiare se la prende con l’UE, che dovrebbe allentare i vincoli del patto di stabilità per consentire al governo di realizzare il loro folle programma economico. @Piu_Europa dice no a nuovo debito per pagare la propaganda di Meloni che andrà a finire sulle spalle dei più giovani.
“I nazisti sbatterono fuori le pecore da una stalla e fecero entrare noi. Mamma mi nascose in una nicchia dietro la porta. ‘Non ti muovere per niente al mondo’, mi disse. Le scaricarono un mitra addosso. Era ferita alla testa ma trovò la forza per scagliare uno zoccolo verso un soldato che stava per scoprirmi. Morì. Morirono tutti. Poi aprirono i lanciafiamme sulla paglia e sui cadaveri e ci diedero fuoco.
Mi tirarono fuori da lì bruciato e vivo per caso.
All’ospedale dissero che non c’era più niente da fare, avevo ustioni di terzo grado e i polmoni scoperti. Allora zia Lola mi portò in un convento di suore di Marina di Pietrasanta e ci rimasi più di un anno. Mi mettevano al sole per curarmi le piaghe e facevano di tutto per tenermi le mosche lontane. Un giorno del 1945 bussarono alla porta. Era il mio babbo, un alpino finito prigioniero in Russia, di cui non sapevamo più niente. In mezzo a tanto dolore, fu bellissimo.
Se mamma avesse una tomba tutta sua io e papà accanto al nome avremmo messo questa foto. Invece quando riesumarono i resti dalla grande fossa comune dove i tedeschi avevano ammassato le vittime di Sant’Anna di Stazzema, trovarla in quel macello di ossa bruciate fu impossibile. Ci provai anche io, che allora avevo solo 10 anni, ma fu inutile.
A Sant’Anna dal 1945 ci torno due volte all’anno, il 2 novembre e il 12 agosto. Non smisi nemmeno quando nacquero i miei figli. Me li caricavo sulle spalle e con mia moglie prendevo la mulattiera che quel giorno del 1943 percorsi con la mamma. Oggi ci porto i ragazzi delle scuole.”
- La storia raccontata al Corriere di Mario Marsili, uno dei pochi superstiti ancora in vita di una delle peggiori stragi della Seconda guerra mondiale, quella di Sant’Anna di Stazzema, avvenuta il #12agosto 1944.
560 civili uccisi, di cui solo 393 identificati.
@annapaolaconcia ma allora che #Fassino (o lei) lo vada a dire in altri paesi, in Italia è offensivo e il fatto che non lo capiate (proprio a livello strategico, neanche umano) spiega tutto. Con la sua chiave di lettura allora lo si potrebbe dire anche in Centrafrica?
Se sei la seconda carica dello stato,se il telefono di tuo figlio accusato di #stupro è intestato a te che hai l'immunità e quindi non può essere sequestrato,TU il telefono lo consegni agli inquirenti.Altrimenti noi cittadini di chi possiamo fidarci? @Ignazio_LaRussa
La Russa è un patriota coi coglioni, di quelli a cui paraculi devono girare distante, mica una di quelle mammolette che scappavano vestite da tedeschi. Entro domani consegnerà personalmente il cellulare del figlio agli inquirenti, perché lui è il primo a volerci vedere chiaro.
@Moonlightshad1 Per come l'avevo sentita la prima volta mi sembrava che i 382,5 euro fossero al mese - poi hanno specificato: 'una tantum' ed 'eventualmente ricaricabile a seconda dell'inflazione'. La sintesi perfetta tra l'elemosina e la presa per il culo (il disprezzo per i poveri si conferma)
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva cominciato il suo mandato parlando di tutto. Ha trovato il tempo per dipingere i rave party come uno dei principali “mali italiani”. Ha trovato il tempo per discutere di qualche decina di euro in più o in meno per legittimare l’uso del Pos. Ha trovato il tempo per scagliarsi contro Netflix per essersi permesso di avere confezionato un documentario su San Patrignano mentre, a suo dire, esistono “serie che ti raccontano come un eroe lo spacciatore”.
In un’intervista a Grazia ci ha spiegato che “l’ideologia gender (che non esiste, ndr) andrà a discapito delle donne”. Durante un comizio elettorale a Ancona ha trovato il tempo di attaccare un sito di fact checking, Pagella politica. Giorgia Meloni parla di tutto ma da qualche giorno non parla più. Non è più la “presidente femminista” (anzi, “il” presidente femminista) che trova un secondo per censurare il suo sottosegretario Vittorio Sgarbi e il suo presidente del Senato Ignazio La Russa.
Niente, nessuna parola. Non è più la “donna forte senza paura” che ha il coraggio di correggere la sua ministra Santanchè e il vice ministro Delmastro. Non trova nemmeno il coraggio di sfidare la magistratura a viso aperto, affidandosi a presunte “fonti” e al suo sicario, il ministro Nordio.
Più vergognoso dei fatti di questi giorni è il silenzio di Giorgia Meloni. La tattica dello struzzo mentre esce la vera natura dei componenti di questo governo sarà inutile ma soprattutto è un tradimento agli elettori: la “testa alta” è china. Anche questo è un fatto.
(il mio editoriale per @LaNotiziaTweet in edicola)
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Vi 'sblocco un ricordo'
#LaRussa sostenne che Stefano Cucchi fosse un tossico sieropositivo e anoressico e aggiunse che l'unica sua certezza era l'innocenza dei carabinieri coinvolti
Una presa di posizione netta, nonostante non fosse ancora certo di come erano andate le cose...