Tutti gli uomini buoni sono anarchici. Tutti i colti, gli uomini gentili; tutti i gentlemen, tutti gli uomini giusti sono anarchici.
Gesù era un anarchico.
Ciao Carlo
Come va?
Sono passati tanti anni da quel giorno che nessuno di noi ha mai dimenticato...
Da quando ci resero quella trappola in piazza Alimonda e presero la tua vita nella maniera più vile.
In tanti ancora ti condannano per aver alzato quell'estintore vuoto, ma sono>>
Un compañero de la Generación Z entra en la oficina.
Primeros días de trabajo.
En la reunión de bienvenida, el jefe suelta:
"En temporada alta nos solemos quedar más rato algunas tardes".
El chico Gen Z asiente.
Pero pregunta:
Disamina molto attenta e profonda di @AUniversale su Vannacci a ottoemezzo:
Premetto che mi sono risparmiato l'orrore a quanto vedo.
🤦
"Pensavamo che con Salvini avessimo toccato il fondo. Poi la Lega ha impugnato la trivella: e dal sottosuolo, sull'attenti, è spuntato Vannacci.
Questa sera, a Otto e Mezzo, Lilli Gruber e Lina Palmerini hanno fatto una cosa semplicissima: hanno lasciato parlare Roberto Vannacci.
È bastato quello.
Sui diritti civili, il vicesegretario della Lega ha spiegato: "I gay hanno tutti i diritti in Italia: se vanno in ospedale li curano, se vanno per la strada possono tranquillamente guidare".
I gay possono guidare. E in ospedale li curano pure. Per il generale l'uguaglianza è tutta qui: patente e pronto soccorso. Praticamente la Svezia.
Poi ha voluto citare il vocabolario della lingua italiana, lo Zingarelli. Lo ha chiamato "Zingaretti". Il dizionario scambiato per l'ex segretario del PD e Nicola Zingaretti e per l'attore. Da un europarlamentare che si presenta come uomo di cultura e vende libri a centinaia di migliaia di copie.
Sul Ponte sullo Stretto: "L'importante è che l'infrastruttura vada avanti e il ponte si faccia, poi se ci sono stati reati di corruzione si vedrà dopo". Prima il cemento, la legalità a fine cantiere. Quella vale solo per i migranti.
Sul caporalato: "Se non ci fossero i clandestini, nessuno li sfrutterebbe". La colpa dello sfruttamento ricade così sugli sfruttati. Lo schiavo diventa responsabile delle proprie catene. E meno male che è cattolico.
Poi la perla: "Non sono in cerca di poltrone". Detto da uno che in meno di due anni è passato da generale a europarlamentare a vicesegretario della Lega. E che ora sta imbarcando la qualunque nel proprio partito. Le poltrone, evidentemente, cercano lui.
E sui rimpatri, il gran finale: "Se non ci sono accordi bilaterali con i paesi d'origine, li portiamo in un paese terzo sicuro". Quale paese, con quali accordi, a quali costi: particolari. L'importante è dirlo con il tono di chi ha tutto sotto controllo.
Peccato che l'Italia abbia accordi di rimpatrio soltanto con una parte di quei paesi. E peccato che, per trasferire i migranti in paesi terzi sicuri, il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo richieda comunque degli accordi. Accordi che a oggi mancano. Un cerchio perfetto: per rimediare agli accordi che mancano, servono altri accordi. Che mancano.
Gruber prova a chiedergli come funzionerebbe, in pratica. E va in scena questo:
Gruber: "Come rimpatriamo i migranti se non c'è l'accordo con i paesi di origine?"
Vannacci: "Paesi terzi sicuri".
Gruber: "Ma in concreto?"
Vannacci: "Li deportiamo".
Gruber: "Ma dove?"
Fine.
Per tutta la puntata ha girato a vuoto, si è smentito da solo, ha arrancato dietro alle domande più normali del mondo, mentre due giornaliste lo smontavano pezzo per pezzo semplicemente chiedendogli di argomentare.
Lo chiamano il fenomeno da mezzo milione di preferenze, l'uomo forte, il futuro della destra.
Stasera, in diretta, ha dimostrato solo che la destra non conosce limiti e può ancora continuare a scavare."
#vannacci
@AUniversale
#futuronazionale"
Cercava lo scontro, ha trovato rispetto: la figuraccia di Simone Carabella.
Simone Carabella, influencer noto per le sue posizioni di estrema destra e molto seguito sui social, è stato protagonista di una vicenda che si è trasformata in un clamoroso boomerang.
Nei giorni precedenti alla celebrazione dell’Eid al-Adha a Villa Gordiani, a Roma, ha alimentato polemiche e diffuso accuse infondate, parlando addirittura di una presunta e inesistente “macellazione pubblica di agnelli”. Non contento, ha persino cercato di collegare la festa musulmana e la comunità islamica alla tragica strage di Modena.
Convinto delle proprie narrazioni, il giorno dell’evento si è presentato sul posto con un panino alla porchetta in mano, annunciando apertamente la sua provocazione. L’obiettivo sembrava evidente: ottenere una reazione ostile da parte dei presenti, costruire il ruolo della vittima e offrire ai propri sostenitori il video perfetto da rilanciare sui social.
La realtà, però, è stata molto diversa.
Innanzitutto, non c’era alcuna macellazione pubblica, nonostante le accuse diffuse nei giorni precedenti. In secondo luogo, nessuno ha reagito con rabbia o aggressività. Nessun insulto, nessuna tensione. Al massimo qualche sguardo divertito e qualche sorriso.
Anzi, come riportato da Fanpage, Carabella è stato accolto con toni sereni e persino ironici dalla comunità islamica presente alla festa.
Emblematica la risposta di Rabeh Ibrahim El Kerchaoui, del mercato arabo di Centocelle, che ha persino invitato Carabella a condividere quel panino con lui:
“Questo è un parco pubblico, può mangiare il panino con la porchetta dove vuole. Anzi, se vuole, domani lo porto con me a mangiarlo in moschea. C’è chi lotta per il salario minimo, chi soffre e muore a Gaza. Se lui vuole combattere per un panino con la porchetta, chi sono io per impedirglielo?”
Una replica che ha disinnescato completamente la provocazione, trasformandola in una lezione di civiltà e intelligenza.
Chi sperava di dimostrare intolleranza e fanatismo da parte dei musulmani si è ritrovato invece davanti a una risposta fatta di calma, ironia e rispetto. E quello che doveva essere uno show mediatico si è trasformato in una figuraccia pubblica, consumata sotto gli occhi dei presenti e delle telecamere.
Un esempio concreto di come si possa rispondere all’ignoranza non con rabbia, ma con dignità, lucidità e persino un sorriso.
"Sono molto solo: non terribilmente solo.
Perché io amo esser solo.
Ho bisogno di essere solo:
per contemplare, per pensare.
A volte mi danno noia perfino le persone che amo:
mia figlia, mia moglie.
E, quando accade, zitto zitto, mi alzo e vado in camera mia.
Sì, è difficile viver con me:
questo è un rimprovero che le mie compagne mi hanno sempre rivolto, che all’ inizio mi rivolgeva anche Franca.
Ora Franca vi si è assuefatta, trova questa vita normale sebbene sia giovanissima.
La capivo, sa? Capivo che le sarebbe piaciuto andare nei posti, nei night. Ma a me non piace, non è mai piaciuto.
Io, quando vedo quel divertimento falso non posso fare a meno di pensare che dietro a ciascuna di quelle persone v’è un dramma:
il pianista magari ha le scarpe rotte, l’industriale ha le cambiali che scadono, l’entraineuse ha il figlio ammalato...
Gliel’ho detto:
sono un misantropo, la base della mia vita è la casa.
La casa, per me, è una fortezza, quasi una persona.
Quando vi entro la saluto sempre come una persona: «Buonasera, casa».
Oggi, per esempio, Franca è a Lugano e in casa son solo. Be’: ci sto benissimo".
Antonio de Curtis, Totò
"Nel 1994 venne rinvenuto a Roma, nei sotterranei della Procura Generale Militare, un armadio con le ante sigillate e rivolte contro il muro. Dentro quell'armadio erano stati nascosti per 50 anni 695 fascicoli sulle più efferate stragi compiute dai fascisti e dai nazisti ai danni
Dietro questo muro, dentro questa casa a Paese (TV) è stata costruita la bomba di Piazza Fontana.
Veniva data per demolita, invece no. E' sempre stata lì.
L'ho scoperta mezz'ora fa, non riesco a smettere di guardarla.
@recouso That's alright yank, now go back to the US and cry about your medical care!
Life is just one, try to enjoy it sometimes, after you die all of the money you work for is gonna stay here!
Take a beer and just relax, we can rob some bank later!
Quando nel 1971 La classe operaia va in paradiso di Elio Petri uscì per la prima volta in sala, venne accolto duramente dalla sinistra italiana. Petri aveva fotografato con precisione la contraddizione profonda che vivevano (che vivono?) gli operai, costretti tra più fuochi: quello dei proprietari delle fabbriche, che chiedono sempre più lavoro, ma che non sono disposti ad aumentare i salari; quello dei sindacalisti, sempre pronti a scendere a compromessi in nome di un bene superiore (ma di chi?); e quello degli studenti, che vivono di ideali, non guardano la realtà per quella che è e non riescono a capire fino in fondo la posizione degli operai.
Era un film duro, La classe operaia va in paradiso. Ed è un film duro ancora oggi, cinquantacinque anni dopo. Gian Maria Volonté, che interpreta il protagonista, è il centro assoluto del racconto: con la sua faccia, la sua voce, il suo corpo. È ovunque. Ed è viscerale, terribile e assoluto. Attraversa le pene dell'inferno solo per ritornare al punto di partenza e poter lavorare con gli stessi ritmi massacranti. E la lotta di classe? E la salute degli operai? E i principi, con il valore dell'essere umano e l'importanza del lavoro? Il Lulù di Volonté è come una maschera: sintetizza efficacemente le contraddizioni di cui parla il film e coglie appieno il tono polemico, fortemente distruttivo, della visione di Petri. Che era riuscito a raccontare esattamente la storia che aveva immaginato: divisiva, decisa; profondamente critica.
La classe operaia va in paradiso fa quello che molti film faticano a fare, e cioè satira. Satira non di costume e nemmeno politica. Satira sociale. Satira verso un'idea di partecipazione e di comunicazione, verso un certo modo di considerare e di raccontare la realtà e le persone. Al Festival di Cannes, Petri vinse la Palma d'oro e Volonté ricevette una menzione speciale. È sanguigno, La classe operaia va in paradiso. Sanguigno come la faccia di Volonté quando urla, quando è alla macchina e si ripete di andare avanti, di insistere, di continuare. La colonna sonora porta la firma di Ennio Morricone, che compare in un cameo velocissimo, vestito da operaio, poco prima dell'inizio dei titoli di coda.
Il ddl sicurezza o meglio ddl repressione contiene un articolo che più fascista non potrebbe essere
Mentre Orban e’ caduto in Ungheria e Meloni trasforma l’Italia in Ungheria Orbaniana
Va fatta cadere, il prossimo passo è la legge elettorale per stare dov’è
1/3
KitKat is owned by Nestlé.
Nestlé is one of the most unethical companies in the world.
In the late 1970s and early 1980s, Nestlé wanted to grow its infant formula sales in developing countries, especially in Africa. So they came up with a strategy.
They gave free baby formula to new mothers and promoted it as better than mother’s milk.
At first, it seemed helpful. But it was not.
The free supply lasted just long enough for many mothers to stop producing their own milk. Once it ended, they had no natural option left and had to depend on formula.
But many of these mothers were poor. They could not afford to keep buying it. So they tried to stretch it by adding more water and less powder.
This led to weak and undernourished babies.
It got worse because many of them did not even have clean water or proper conditions to prepare the formula safely. Babies fell sick. Some even died.
And Nestlé did not even provide proper instructions. No clear guidance in local languages. No support for mothers who could not read.
They knew the risks. They still continued.
They only reacted when Western countries protested and boycotted them.
Even today, they are not fully ethical. And people still eat KitKat.