Very noble. But how exactly will the funds be allocated? I mean: how much for building tunnels, how much for lifetime pensions for the families of terrorists, how much for teaching Palestinian children how to kill Jews, and how much for reinforcing the roofs from which gay people and opponents are thrown? Please make sure the proportions are right.
Un po' dispiace che la libera informazione a schiena dritta fosse affidata a un Report scroccone, ma ricordo che il capostipite della categoria era il direttore di un giornale di lotta e denuncia #abnbditelelavitola
The Palestinian Authority Is Collapsing, And It Should Be Allowed to Die
I’ve watched the Palestinian leadership from the inside my entire life.
They have rejected every opportunity for peace and statehood, from the 1948 Partition Plan, all the way to 1993, 2000, and 2008. At every single junction, destroying Israel was more important to them than building a normal life for their own people.
Instead of building a functioning society, they created a corrupt system based on victimhood and permanent conflict.
The Palestinian Authority became nothing but a criminal middleman that stole from its people while living off international aid and Israeli tax money.
October 7th was the last bridge they burned with their own hands.
The Palestinian Authority is collapsing, and it should be allowed to die. The same goes for Hamas and every other failed Palestinian entity.
The Arabs of Judea and Samaria deserve a chance at a normal life. They deserve to raise their children in peace, send them to school without teaching them to hate, and build a future instead of sacrificing them for a fantasy.
The solution is not another Palestinian “state” or another corrupt authority. The real path forward is to remove the middlemen completely and work directly with the tribal and clan leaders, the people who actually care about their communities, not about slogans and resistance.
The Palestinian Authority, Hamas, and the whole “resistance” industry have been a curse on these people for far too long. It’s time to end this failed experiment and try a completely different approach.
Ancora #antisemitismo. Ancora a Milano.
Una famiglia di ebrei ortodossi umiliata e perquisita senza alcun motivo da una guardia giurata all’interno di un negozio di una grande catena.
L’antisemitismo esiste, è reale e non può essere tollerato. @I_fatti
The global misinformation campaign surrounding Dr Hussam Abu Safiya, director of Kamal Adwan Hospital in northern Gaza, has reached fever-pitch.
Time for some home truths!
I examine the publicly available evidence, explain Israel's Incarceration of Unlawful Combatants Law and address what international humanitarian law actually says.
The international NGOs, politicians, celebrities and media broadcasters pushing this false narrative must be held to account!
Il governo Israeliano ha iniziato a far vedere a giornalisti di tutto il mondo, a porte chiuse, un video di 45 minuti che mostra quello che è successo il 7 ottobre 2023 in Israele!
Chi l’ha visto ha ritenuto che non si possa mostrare al mondo intero per la crudeltà delle immagini ma anche e soprattutto perché dal video si comprende chiaramente l’odio verso Israele e di che pasta sono veramente fatti i palestinesi e Hamas!
Due giornalisti italiani, Minzolini e Annunziata, che lo hanno visto hanno cercato di descrivere quello che hanno visto, vi allego qui di seguito il resoconto dell’Annunziata.
Questo video è un documentario-raccolta di circa 45 minuti che documenta cosa è davvero accaduto durante il massacro compiuto dai palestinesi il 7 ottobre 2023 contro gli israeliani e realizzato utilizzando materiale proveniente dalle telecamere che si sono riuscite a recuperare.
Il governo israeliano proietta il filmato solo a porte chiuse e sotto stretta sorveglianza a giornalisti internazionali e corrispondenti esteri, Capi di Stato, ambasciatori e diplomatici, membri di governi e parlamentari stranieri.
I terroristi arrivano nel kibbutz di Be’eri con il fiatone, corsa o paura, il respiro viene registrato dalla GoPro sulla fronte, le immagini scorrono per noi come fossimo loro sui prati ordinati, i fiori, le modeste verande dei kibbutzim. Solo un cane è sveglio, va incontro festoso agli sconosciuti, l’obiettivo della GoPro inquadra la punta di un fucile. Il primo colpo è al petto, ma non ferma la corsa festosa dell’animale, e nemmeno il secondo. Solo il terzo colpo in pieno petto ferma il cane, che pare sorpreso, poi si accuccia e muore senza un guaito appoggiando la testa sulle zampe.
È forse questo l’unico racconto che posso farvi senza scadere nella pornografia del sangue, il voyeurismo della violenza. Quaranta minuti di un video, che le autorità israeliane stanno mostrando a gruppi di giornalisti intorno al mondo «perché più passa il tempo dal 7 ottobre, più sono le persone che dicono che non è accaduto nulla, o che è stata tutta una finzione organizzata dallo stesso esercito di Israele», dice l’ambasciatore a Roma del governo Israeliano.
Prima o poi il video sarà visto dal maggior numero possibile di persone, ci auguriamo. E, tanto per essere precisi ed evitare altri sospetti sul filmato, diamo conto di come è stato messo insieme: sono migliaia di video girati da diverse fonti, ognuna delle quali è indicata con precisione.
Molti di questi, io che scrivo, li ho già visti sulla rete di Al Jazeera nelle ore e nei giorni immediatamente seguenti l’attacco – in questo caso sono tutte immagini girate in soggettiva con le camere sulla fronte dei terroristi di Hamas. Ci sono poi le immagini riprese dalle telecamere delle auto degli Israeliani sulla strada. Ci sono quelle delle telecamere dell’esercito di Israele quando i soldati sono arrivati per un’operazione salvezza fatta troppo tardi. Infine, si ascoltano le registrazioni fatte dall’esercito Israeliano, quando l’operazione soccorsi è partita, fra combattenti di Hamas e i loro comandanti che controllavano i terroristi attraverso le GoPro e i telefonini.
Andrò solo per capitoli. Il più importate, perché è quello su cui ci sono più dinieghi, riguarda gli stupri alle donne. L’Onu ha annunciato in queste ore che ci sarà un’inchiesta. Sarà fatta raccogliendo tutte le prove, ma di prove ce ne sono a sufficienza nelle immagini: le giovani hanno tutte sangue che cola fra le gambe, e molte anche dalla bocca.
In una ripresa in una sorta di capannone, c’è una fila di ragazze morte, appoggiate al muro col busto, ordinatamente, i corpi con vestiti in disordine coperti di sangue un po’ dappertutto, dalla bocca, appunto, alle gambe, alla pancia. In un altro filmato una ragazza scende da una jeep con le mani legate dietro. Ha un top e un pantalone della tuta grigio chiaro. Si gira, e dietro, su quel pantalone chiaro si vede una enorme macchia di sangue, mentre viene spinta su una diversa macchina.
Questo video, ne sono spettatrice, è passato tantissime volte su Al Jazeera e poi sulle Tv di tutto il mondo. Ho visto anche di nuovo quello che per me è ancora oggi il massimo della pena: una ragazza bionda con addosso solo uno slip e il reggiseno, circondata da uomini che festeggiano, viene portata a pancia in giù sul retro di un camioncino. Per farla stare dentro le misure le hanno spezzato le gambe e gliele hanno rigirate in avanti. Sembra che sia morta.
Ascoltando le istruzioni che arrivano ad Hamas sui telefonini delle telecamere, ce ne sono del tipo «basta adesso con quel corpo, portatelo ai ragazzi e fateli giocare», «spara, spara, uccidi, uccidi il più possibile», a un certo punto sparano tanto che arriva l’ordine di «risparmiare un po’ di proiettili».
Nei kibbutz si vede la caccia porta per porta, stanza per stanza, spesso vuote, perché molti sono già andati nelle saferoom. Uno che non è scappato viene ucciso sul divano attraverso la rete anti-zanzare dell’entrata. Lo sparo è casuale, giusto passando. Un padre e due figli in mutande appena svegli cercano di fuggire. Il padre porta in braccio il più piccolo, vanno in un rifugio in giardino, e si vede un braccio che lancia una granata dentro la stanza blindata. Il padre si butta sulla granata, i bambini scappano di nuovo e tornano a casa urlando il nome del padre, uno dei due è ferito agli occhi.
Quelli di Hamas se ne sono andati. So per averlo letto come finisce questa storia – i due fratelli sono poi riusciti a scappare e sono stati trovati vivi.
Poi ci sono i ragazzi del rave, che piangono davanti al loro telefonino, e c’è la decapitazione. Due esempi per tutti: a terra ci sono due soldati uccisi, uno di loro ha la testa esplosa, all’altro la testa verrà tagliata da un civile volenteroso che sega a fatica l’osso del collo con un coltello e poi espone il bottino; anche di un’altra decapitazione è protagonista un civile: ci sono a terra due uomini uno dei quali, in mutande, è ancora vivo; arriva un civile gridando grazie ad Allah e chiede in una frenesia di urla «datemi qualcosa, datemi un coltello», gli danno una zappa e lui comincia a cercare di staccare quella testa con uno strumento che non taglia, mentre sotto di lui sobbalza a ogni colpo la vittima.
Ci sono tanti morti, trovati poi dai militari di Israele, un mare di sangue nelle case, a pozze, a strisce sul pavimento, di corpi sovrapposti immersi in questo rosso. Ci sono i corpi bruciati o semi bruciati. Ci sono i bambini uccisi: gli israeliani hanno coperto i buchi dei proiettili con nastro adesivo rosa – quelli in fronte sembrano dei fiocchi. Basta così. Al ventesimo minuto dei quaranta era impossibile continuare a guardare per la nausea. Eppure avevo evitato ogni cibo dalla mattina.
Ma forse il peggio non viene dalle immagini, ma dalle parole: i terroristi, quasi tutti giovani, che si scattano foto celebrando i morti dei nemici urlando la loro gioia, urlando a squarciagola in questo deserto; e la folla che a Gaza circonda con altrettanta gioia i camioncini che portano ostaggi mezzi vivi e mezzi morti.
Infine, il grido di un giovane nella telefonata al padre.«Abu, tuo figlio è un eroe. Ho ucciso con queste mani 10 israeliani. Con le mie mani, Abu», e il padre lo benedice, e il ragazzo chiede della madre e ripete «Sono un eroe madre», e nel sottofondo una voce, ma non si capisce se sia del padre o della madre, risponde «Uccidi, uccidi, uccidi».
Hamas impedisce la distribuzione degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Lo ha sempre fatto, come voci indipendenti hanno spesso raccontato nei mesi scorsi, come si è sempre impadronito degli immensi fondi stanziati a vantaggio della popolazione civile e trasformati in armamento e città sotterranee.
Ma oggi lo dice e denuncia persino l’Onu, non la fanatica e velenosa voce di tu-sai-chi amata dalla sinistra italiana, ma quella del vice Coordinatore residente per i Territori palestinesi occupati, Ramiz Alakbarov
Dichiarazione del vice Coordinatore Speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, nonché Coordinatore residente e umanitario per i Territori palestinesi occupati, il dott. Ramiz Alakbarov, sulla situazione a Gaza
Gerusalemme, 12 luglio 2026:
“Condanno fermamente il recente ostacolo posto alle operazioni umanitarie a Gaza da parte delle autorità de facto, che ha messo in pericolo il personale umanitario, intimidito gli operatori impegnati nella distribuzione di aiuti alimentari salvavita e interrotto le operazioni umanitarie di primo soccorso.
Ieri, gli operatori umanitari sono stati costretti a interrompere le distribuzioni alimentari dopo che personale armato affiliato alle autorità de facto ha fatto irruzione con la forza nel punto di distribuzione alimentare di Abu Rashid a Jabalia, nel nord di Gaza. Le forze hanno inoltre fatto irruzione in un magazzino del PAM e, secondo quanto riferito, hanno aggredito due autisti di camion che stavano consegnando forniture umanitarie.
Questi incidenti non sono isolati. Sono del tutto inaccettabili e riflettono un modello sempre più pericoloso di intimidazione, violenza e ostruzionismo, compresi tentativi di contrabbando, che prendono di mira e compromettono le operazioni umanitarie. Mettono a rischio gli operatori umanitari, interrompono la fornitura di aiuti salvavita e limitano ulteriormente la capacità delle organizzazioni umanitarie di operare in un momento in cui i civili in tutta Gaza continuano ad affrontare condizioni umanitarie immense e urgenti.
Le minacce dirette al personale, le interferenze con i rifornimenti umanitari e la riduzione dello spazio operativo umanitario continuano a compromettere la continuità operativa. Allo stesso tempo, l’espansione delle aree sotto il controllo israeliano sta riducendo ulteriormente lo spazio a disposizione dei civili, rendendo imperativo che gli aiuti umanitari possano circolare in sicurezza e raggiungere le persone bisognose senza interferenze.
Ai sensi del diritto internazionale umanitario, tutte le parti devono rispettare e proteggere il personale umanitario, le strutture e i rifornimenti di soccorso, e astenersi da azioni che ostacolino le operazioni umanitarie.
Chiedo la cessazione immediata di ogni interferenza con le operazioni umanitarie e il rispetto della loro indipendenza, imparzialità e neutralità. I civili, compreso il personale umanitario, devono essere sempre protetti, e deve essere agevolato il passaggio rapido, sicuro e senza ostacoli degli aiuti umanitari imparziali.
La popolazione di Gaza ha già sopportato immense sofferenze. Non può essere sottoposta a ulteriori ritardi o interruzioni nella fornitura di assistenza salvavita. Ribadisco che le organizzazioni umanitarie devono poter svolgere il proprio lavoro in modo sicuro, indipendente, imparziale e senza timore di intimidazioni o violenze."
Ho finalmente pubblicato il mio video lungo su Mariupol, è stato straziante crearlo perché ad ogni passo scoprivo un nuovo orrore e non dormivo per notti intere. Spero che possa esservi utile per capire almeno in una minima parte che cosa significa davvero occupazione russa e perché occupazione non corrisponde a pace.
Vi lascio il link nei commenti, non smettete mai di parlare di Mariupol.
Si viene a sapere che Valter Lavitola è entrato in Rai due volte nel 2019. Adesso ci sono gli accessi verificati.
Fior fiore di giornalisti di inchiesta, decine di fotografi, centinaia di telecamere ma l’unico giornalista che ha notato e documentato “la strana coppia” #LavitolaRanucci sono stato io, su @ilriformista.
Bella prova di fiuto giornalistico, cari colleghi di @RaiTre, cari segugi di @reportrai3 : avevate tutte le notizie sottomano, nessuno di voi ha visto niente. Nessuno si è accorto. Nessuno ha avuto il minimo sospetto.
Si faccia piena luce su quel che è davvero accaduto in questi anni dietro a #Report.
E si faccia luce, cari giornalisti di inchiesta Rai, sul ruolo che ebbe Don Gianni Fusco sulle scelte di Report.
Mi aspetto un sussulto di dignità dell’azienda e dei tanti grandi professionisti che non possono e non devono essere associati alla strana coppia.
@Raiofficialnews@USIGRai@FnsiSocial@RaiTre@reportrai3@ilriformista@claudiovelardi
Vi chiedo un favore. Fate circolare questo tweet di Alberto Negri. Rendiamo pubblico le sue opinioni ostili a chi “cresce i figli nella religione ebraica”. Dobbiamo essere liberi di decidere se credere o meno a quel che scrive su Israele. Grazie.
These next days, until the 15th, may be remembered as the days the Islamic regime in Iran finally learned a bitter lesson. But shame upon Europe. Shame for the silence. The Iranian people cry beneath tyranny, the world's lifelines are threatened, and Europe watches as though the fire belongs to another house. Why bow before darkness? Why abandon civilisation at the gate and allow backwardness to march through it?
And all because you despise one man called Trump?
This was never about Trump.
It is about your homes. Your children. Their tomorrow.
For when you feed the wolf because you hate the shepherd, do not weep when the wolf comes for your door.
A sad age. A disgraceful silence.
BREAKING: U.S. investigating 1,500 UNRWA staff for terrorism. “A U.S. diplomatic official briefed by USAID OIG investigators confirmed current and former 1,500 UNRWA employees are under investigation for ties to foreign terrorist organizations in Gaza.”
https://t.co/JWddy5iX6W
President Volodymyr Zelensky announced the creation of the Integrated Anti-Ballistic Defense Coalition in Paris on July 13. The initiative, consisting of Ukraine and nine European partners, aims to establish a shared European missile shield.
A central focus of the coalition is “Freya,” a Ukrainian-designed, mass-producible air defense project built to serve as a highly affordable alternative to the U.S.-made Patriot system.
Video: President Volodymyr Zelensky / Telegram.
The MoU is dead. The ceasefire is officially over. Trump has reinstated the naval blockade, and tonight looks like there will be dramatic activity. Pickaxe nuclear site — which has never been hit yet, is a possible target for U.S. forces.
Breaking news: Darline Graham Nordone will serve out the term of her late brother, Sen. Lindsey Graham (R-South Carolina).
South Carolina Gov. Henry McMaster announced her appointment hours after President Trump publicly called for her to fill the vacancy. https://t.co/ML4ccF32RH
A seguito dell’intervento del senatore Alfieri durante l’audizione con l’ambasciatore 🇺🇦, ho deciso di approfondire un tema ricorrente nel dibattito pubblico italiano: l’idea che la pace possa essere raggiunta attraverso la cessione di territori alla Russia.
Oggi su @ilfoglio_it