Negli ultimi due giorni sono affondate due barche di migranti. Di una, la cosiddetta Guardia Costiera libica ha recuperato i superstiti, riportandoli nei lager. Ma non ha cercato gli altri "per carenza di mezzi". Per l'altra non è partito nessuno e le ONG sono arrivate tardi. È la normalità. Ma non dovremmo mai stancarci di ricordare qual è la strategia, a Chigi: lasciarli morire così non ne partono altri. Poi però partono lo stesso. Dovremmo vergognarcene, come Paese. Anzi, come dicono loro, come Nazione.
L"ironia fino alla fine. Un monito per tutti noi, quello di VIVERE fino all'ultimo istante. Andatevi a leggere la sua intervista con la Aspesi. È tutto lì. Ciao Ornella.
Da giorni i giornalisti del Sole 24 Ore sono in sciopero perché la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preteso l’ennesima intervista cucita su misura da una collaboratrice esterna (Maria Latella), scavalcando la redazione. Lo denunciano nel comunicato sindacale: siamo arrivati al punto in cui «gli intervistati si scelgono gli intervistatori» e le redazioni vengono umiliate.
È l’immagine plastica di un potere che non sopporta domande, solo inchini. Meloni ha costruito la sua narrazione rifiutando i confronti ostili, vantandosene perfino davanti ai leader mondiali. Intanto chi prova a raccontare ciò che disturba viene intimidito, travolto da querele temerarie o costretto a difendersi in tribunale. E se non basta, come nel caso di Sigfrido Ranucci, si passa alle minacce, alle campagne d’odio, perfino alle bombe recapitate come avvertimenti.
Nel frattempo una larga fetta di giornalismo si adegua: c’è chi fa da megafono, chi da cerimoniere, chi da cameriere. C’è un giornalismo che appare nei video istituzionali come fondale, mentre la premier si auto-intervista tra applausi preconfezionati. La propaganda chiama queste cose “dialogo con gli italiani”. È solo monologo col potere.
Mentre i cronisti che resistono vengono lasciati soli, lo Stato che dovrebbe proteggerli applaude la premier che aggira le redazioni. E così il giornalismo italiano è messo davanti a un bivio: essere vassallo o essere bersaglio.
In questo clima, chi sceglie di restare libero deve sapere che non gli verrà perdonato. Ma è l’unico modo per non smettere di essere giornalisti.
Buon lunedì.
(il mio #buongiorno per @Left_rivista)
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