Avevo 24 anni quando la mia vita ha avuto la fortuna di incrociare quella, formidabile e così irriducibilmente diversa, dei radicali: Tu, Marco, Adelaide, Mauro, Gianfranco, Roberto, insomma la vita e la grande storia politica del Partito radicale. Da allora, sotto la Vostra guida, tante indimenticabili battaglie che hanno cambiato la storia e la vita quotidiana di questo Paese. E non ci siamo mai più davvero persi. Grazie, Emma
Immaginiamo la scena.
Io (a seconda delle giornate giudicato "fascio" o "zecca") ho ospite in studio Silvia Salis, la sindaca di Genova.
Cui a un certo punto chiedo conto
prima della sua devozione,
poi della sua fedeltà
non a una linea politica
ma al marito.
Quale Sturm und drang si scatenerebbe in relazione al mio sessismo patriarcale e maschilista?
PS Vannacci non mi ispira nulla, è l'ultimo prodotto della politica-avanspettacolo, ma credo che la sinistra sbagli a ridurlo a una caricatura, perché è il termometro che rimanda a una "febbre" sociale comunque presente, e in ogni caso: ora mi aspetto che la domanda sulla fedeltà sessuale alla moglie diventi standard per Lilli Gruber nei cfr di ogni politico, di destra/centro/sinistra (se vuole particolari, o nomi e cognomi, basta che mi telefoni).
Lo dedico a Massimo, ovunque sia, e lo prendo come impegno a non disonorare troppo lo spazio che Il Bi e il Ba ha ereditato da Bordin Line. Grazie alla giuria per le lodi immeritate (una giuria di avvocati non poteva che essere clemente con l’imputato)
@MassimoBordin@ilfoglio_it
Il sognatore Gobetti, più realista di tutti i suoi maestri
Cento anni fa moriva Piero Gobetti. Nel mondo intellettuale e politico liberale spesso l’omaggio al suo coraggio e alla sua intransigenza morale si accompagnano a un qualche sospetto teorico per un liberalismo troppo condiscendente con il rivoluzionarismo socialista, testimoniato dal suo legame con Gramsci e dal suo sostegno ai consigli di fabbrica.
Lasciando da parte l’analisi di questo aspetto – che a mio parere non è così distante dai giudizi più che positivi espressi da Einaudi sul mutualismo, il cooperativismo e in generale l’auto-organizzazione operaia, malgrado una siderale distanza ideologica dal dottrinarismo comunista – è singolare questa insistenza sulla “ingenuità” di Gobetti quando, tra il 1921 e il 1922 e nei mesi immediatamente successivi alla presa del potere da parte di Mussolini, fu uno dei pochi intellettuali liberali a capire la natura profonda del fenomeno fascista e a non illudersi che con esso si potesse scendere a patti, valorizzandone le “cose buone”, e provando a istituzionalizzarlo, come invece fecero il suo mentore Einaudi e Benedetto Croce.
Il ventenne "sognatore" Gobetti era più realista di tutti i suoi maestri.
Buon Natale a tutte le amiche e gli amici, che ringrazio per la collaborazione che mi offrono attraverso il loro consenso o le cortesi critiche. E naturalmente auguri anche a tutti gli altri, bot russi e putinisti nostrali compresi, perché non si sa mai che dal letame non nascano i fior.
Ma buon Natale soprattutto a quei tre bambini della casetta nel bosco e anche ai loro stravaganti genitori, perché privarli dei loro più grandi affetti nel giorno della nascita del bambinello non è giusto. Certo dura lex est lex. Ma quando punire i loro genitori per gli errori commessi fino a ieri negando loro una fiducia vigilata sui comportamenti futuri si traduce nel giorno verosimilmente più infelice per i loro figli, lo Stato - nella figura degli assistenti sociali e dei giudici del Tribunale per i minori - rinnega il suo ruolo. Che non è punire per educare ma educare per non punire.
E che la stella cometa non assomigli a un drone.
Questo coatto appalachiano di #Vance fa chiudere il #Colosseo per farsi la sua visita privata e viene sfanculato dai turisti di tutto il mondo. Speriamo sia un segno
#MAFA Make America Free Again
Allora.
A @aedtalkshow stasera ci sono Orsini, Jebreal, Lerner, Travaglio, Scanzi, Odifreddi.
Uno normale dopo averli sentiti tutti e 6 diventa Michael Douglas in un giorno di ordinaria follia.
La “scandalosa” sentenza della #CortediAssisediModena, che ha osato condannare “solo a 30 anni” e non all’ergastolo un omicida settantenne, è composta di 213 pagine. Non le ha lette nessuno, naturalmente. Io lo sto facendo ora. Un formidabile sforzo di ricostruzione di una vicenda umana terrificante e maledettamente complessa. Vi interessa sapere qualcosa della testimonianza del figlio? Per esempio <<gli abituali dispetti che le due donne infliggevano al Montefusco impedendogli di dormire nel proprio letto; di utilizzare i bagni della propria abitazione; di prendere un caffè; di muoversi liberamente nella propria casa le cui camere venivano chiuse a chiave; e persino di orinare nel water; di essere costantemente ripreso con le videocamere dei telefoni cellulari; di essere usualmente minacciato ed invitato a lasciare la propria abitazione; di essere aggredito anche fisicamente riportandone le lesioni refertate come in atti>> (pag.182). Non lo hanno assolto, gli hanno dato 30 anni all’età di 70, finirà comunque la sua vita in carcere. Ma è mai possibile che si debbano mitragliare giudizi feroci, richieste di ispezioni, linciaggi morali di due giudici togati e sei giudici popolari, senza sapere nulla di nulla di nulla? Ma che mondo sta diventando, il nostro?
Tre magistrati italiani spiegano perché è necessaria la separazione delle carriere; il prof. Pinto di Albuquerque spiega come funziona (benissimo!) il sistema portoghese (che è quello adottato dalla riforma in discussione in Italia); e per concludere, Giuliano Vassalli che, nel 1987, alla vigilia dell’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, spiegava che però, senza la separazione delle carriere, non avrebbe mai potuto funzionare davvero. Un numero davvero imperdibile di PQM. Buona lettura!
Dirà la magistratura quali debbano essere le adeguate conseguenze delle evidenti irregolarità elettorali commesse dalla Governatrice della Sardegna #Todde. Mi interessa però ragionare sulla doppia moralità dei forcaioli, che conosciamo dalla notte dei tempi. Sferruzzano esultanti in piazza, allo spettacolo della rivoluzionaria decapitazione dei reprobi, ma gridano al complotto se gli torci un capello per le medesime accuse. La trasparenza dei finanziamenti elettorali è da sempre un loro mantra ossessivo, al quale impiccano gli avversari; ma se la loro beniamina nemmeno nomina un mandatario come imposto dalla legge, e si sottrare all’obbligo di aprire un conto corrente dedicato, cioè le due regole fondamentali (semplicemente fondamentali!) della trasparenza elettorale, si tratta di banali “contestazioni amministrative”, tipo la macchina parcheggiata in doppia fila. I forcaioli, se li conosci, li eviti.