La finale della Coppa del Mondo di calcio mi riporta a una storia di famiglia: nei primi anni del Novecento, due miei prozii analfabeti, con una valigia di cartone e tanta voglia di sacrificarsi, sono partiti per l'Argentina. Non parlavano la lingua, non partivano in Erasmus, non avevano master, né un profilo LinkedIn da aggiornare. Cercavano di costruirsi un futuro con il lavoro.
Non partivano per il work-life balance, in italiano per lavorare di meno, come la maggioranza dei giovani tatuati che sì, raccontano l'importanza di uscire dalla zona di comfort, ma che poi vedo rientrare ogni anno puntualmente per il cenone di Natale cucinato da nonna. Partivano perché, semplicemente, qui non avevano alternative.
Mai come adesso sento dire che bisogna andare via. Sembra quasi che restare sia una sconfitta. Il lavoro a Londra, un volo per Bali, una foto a Maciu Piciu, un cappuccino (cattivo) con il latte di avena in un caffé parigino. Certo, c'è ancora chi parte per necessità. Ma la maggioranza rincorre l'idea che basti cambiare paese e riempire i social di immagini filtrate che raccontano una vita perfetta. Forse è il segno dei tempi. La differenza è che i miei prozii non emigravano per inseguire uno stile di vita. Emigravano per sopravvivere. E forse questa è una distinzione che, ogni tanto, varrebbe la pena ricordare.
Per questo tiferò per l'Argentina: per onorare i miei prozii, che hanno contributo, con la loro storia, a trasmettermi la cultura del lavoro e del sacrificio. Quella cultura che ho cercato, nel mio piccolo, di portare per molti anni nel commerciale di ENEL. E di cui Rossella si è innamorata. Poi quel Messi, con il cognome Italiano, tira certe sventole...
Ieri sera sono andata in pizzeria con le amiche di sempre.
Ci ha servite un ragazzo davvero carino: educato, gentile, sorridente. Uno di quei giovani che ti fanno ancora sperare, perché si vedeva che aveva voglia di lavorare.
Peccato per quel tatuaggio enorme sul braccio.
Ogni volta che si avvicinava con le pizze, sinceramente, mi irrigidivo un po’. Sembrava di stare a Caracas, non nella pizzeria sotto casa dove andiamo dal 1998.
E mi è venuto subito in mente nostro figlio: anche lui è un ragazzo d’oro, sensibile, educato.
Certo, non schioda da casa e dice che non trova lavoro, ma io sono convinta che se si togliesse quell’orecchino lo prenderebbero subito.
Ha una laurea, e la voglia non gli manca: ha fatto perfino un colloquio in una delle cartolerie di Franco Gaglioffi.
E invece hanno preso un ragazzo bengalese.
Ora, per carità, bravissimo anche lui sicuramente. Io non ho niente contro nessuno, ci mancherebbe. Però un po’ ci sono rimasta male.
Franco lo conosciamo da anni. Sa benissimo che famiglia siamo, che valori abbiamo trasmesso, che ragazzo è nostro figlio.
Secondo me basterebbe un po’ più di attenzione anche per i ragazzi italiani. E magari, ogni tanto, togliersi l’orecchino prima dei colloqui.
I giovani di oggi si lamentano molto, ma secondo me gli manca soprattutto la grinta.
L’altro giorno, al bar della località tirrenica dove abbiamo una piccola seconda casa, ne parlavo con Franco Gaglioffi, che per quarant’anni ha portato avanti con coraggio l’azienda di famiglia in un settore dove la competizione non perdona: la cartoleria.
Franco le assunzioni riesce ancora a farle, anche grazie a questi nuovi contratti più flessibili. Però poi, dopo qualche anno, i ragazzi cominciano a pretendere l’indeterminato.
Ora, lo sappiamo tutti: al mondo d’oggi dare stabilità è molto difficile. E di certo non è colpa nostra.
Allora cosa succede?
Un terzo si mette in NASpI e poi va in Portogallo. Magari guadagneranno anche qualcosa in più, per carità, ma lasciare il proprio datore di lavoro e il proprio Paese, che hanno investito su di te, non mi sembra esattamente un gesto eroico.
Un altro terzo trova un posto para-pubblico, magari pagato anche meno, purché sia stabile. E qui il pubblico, diciamolo, fa quasi concorrenza sleale: offre sicurezza e molti giovani senza coraggio abboccano.
Dell’ultimo terzo che resta, poi, soprattutto tra le ragazze, qualcuna dopo un po’ va in maternità.
E allora è chiaro che i prezzi salgono.
Manca il personale, manca la voglia di lavorare, manca quel senso di riconoscenza verso chi ti ha dato un’opportunità.
Ai nostri tempi non era così. Ai nostri tempi, se il titolare della cartoleria ti dava fiducia, tu non chiedevi “che contratto è?”. Ringraziavi, mettevi a posto le risme A4 e imparavi un mestiere.
Capiamo le preoccupazioni, naturalmente, ma facciamo fatica a pensare che sia tutto colpa nostra.
Anche noi siamo cresciuti con le crisi petrolifere, l’inflazione, il terrorismo, la leva obbligatoria e il telefono fisso sempre occupato. Semplicemente, non sentivamo il bisogno di chiamarlo “trauma generazionale”.
Non credo sia molto utile continuare a lamentarsi di qualche grado in più, di un po’ di incertezza economica e di qualche difficoltà nel mondo del lavoro. Noi, nel frattempo, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo contribuito a costruire il mondo che oggi potete godervi, tra Wi-Fi, voli low cost e aperitivi a Lisbona.
Tutti parlano di rendite immobiliari, ma nessuno racconta la fatica di gestire un piccolo Airbnb sulla costa adriatica.
Quest’anno una giovane famiglia non ha capito le istruzioni per il check-in. Eppure avevamo scritto chiaramente: “Le chiavi sono dalla signora Loredana dell’alimentari.”
Se poi Loredana, dopo pranzo, ad agosto, chiude per il caldo, non possiamo farci nulla. In compenso siamo stati sommersi di telefonate concitate, con i bambini che piangevano in sottofondo, come se la situazione dipendesse da noi. E francamente non possiamo gestire queste cose dal nostro tour organizzato in Grecia con gli amici di sempre.
Ai nostri tempi si sapeva aspettare.
Si aspettava la telefonata al fisso, seduti in salotto. Si aspettava che finisse la pubblicità in televisione. Si aspettava persino di sviluppare le foto per scoprire com’erano venute le vacanze.
Ed era bello così. C’era qualcosa di poetico nell’attesa.
Oggi invece i giovani vogliono tutto subito: check-in immediato, risposta immediata, soluzione immediata. Come se una signora Loredana dell’alimentari dovesse funzionare come la reception di un resort.
Guardi, prego... per fortuna in questo paese esiste ancora la libertà di fidarsi delle Persone, come la Signora Loredana, e saper aspettare. Purtroppo concordo con il mio amico Corrado quando dice che lei e i giovani d'oggi mancate di umanesimo.
Buona fortuna con quella immagine da guerriero. Noi abbiamo costruito 80 anni di pace in questo continente, vi consiglierei di non distruggerli con le vostre ansie di avere tutto ora e subito......
L’altra sera abbiamo discusso di questa “notizia” con gli amici di sempre.
https://t.co/Ad2HPsXD0N
È finita che Corrado, che da qualche anno scrive poesie, ne ha improvvisata una per noi.
La condivido perché mi ha ricordato quando eravamo giovani e tutto sembrava possibile: anche che il nostro Mezzogiorno potesse diventare un luogo di opportunità.
Purtroppo, come in altri ambiti, i giovani al Sud hanno saputo fare poco altro che emigrare.
Per questo notizie così entusiasmano, ma sorprendono anche.
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*SPRINT SPRINT*
Calabria! Campania!
SPRINT
SPRINT
SPRINT!
Via le ciabatte del sonno!
Via le ragnatele delle statistiche morte!
Ruggiscono porti!
Fischiano treni!
Scattano gru!
Turboeliche di sole sul Tirreno!
GIOIA TAURO
NAPOLI
Acciaio! Container! Algoritmi!
Turismo-freccia!
Export-dinamite!
Cantieri-elettrici!
Le colline non dormono più!
Arance
codici
cantieri
motori
università
droni
Tutto corre!
Le vecchie lamentazioni
SBRICIOLATE
sotto pneumatici da competizione!
Calabria-pistone!
Campania-turbina!
Mille officine invisibili
accendono la notte
con scintille blu
di imprese giovani
e capitali in accelerazione!
SPRINT!
Le coste diventano antenne!
I paesi diventano laboratori!
Le città diventano motori!
SPRINT!
Più veloci del pregiudizio!
Più veloci della rassegnazione!
Più veloci della nostalgia!
Il Mezzogiorno
non guarda lo specchietto retrovisore.
Preme l'acceleratore.
SPRINT!
E il futuro
esplode avanti
come una locomotiva solare
lanciata a trecento all'ora
dentro un'alba
di numeri incandescenti.
@corradomarinell Capisco che oramai sia inconcepibile volersi godere un momento con gli amici di sempre, dopo anni di duro lavoro.
Lei mi sembra poco piu' giovane di noi, ma gia' dimostra la mancanza di umanesimo delle nuove generazioni.
Buona fortuna.
@nayukiwashere Non so cosa intendiate voi giovani per "IA", ma scriviamo i post solo con l'aiuto degli amici di sempre, con cui siamo in meritata vacanza in Grecia.
Saluti, e continuate a dare la colpa chi vi ha regalato un paese meraviglioso.
La violenza della sua risposta qualifica lei e quelli che la pensano come lei: persone convinte che tutto sia dovuto, subito e senza fatica.
Lei si dice boomer, forse per fare questo gioco del conflitto generazionale. Ma noi abbiamo lavorato trent’anni all’ENEL, senza social e senza Wi-Fi per lamentarci. La pensione ce la siamo guadagnata, così come il diritto di mettere a valore una piccola casa costruita con una vita di sacrifici.
Se questo dà fastidio, forse il problema non siamo noi.
Buon sabato sera, che ci state rovinando anche il sorbetto.
@YerleShannara Forse e' ironico lei.
Noi siamo persone serie. Ci piace scherzare e ridere, ma quando siamo in vacanza con gli amici di sempre. Il problema di voi giovani frettolosi e arroganti, invece, è un problema serio.
Guardi, noi abbiamo lavorato tutta una vita, con ottimi risultati: prima da impiegati, oggi gestendo con serietà le nostre piccole proprietà, sempre con educazione e legame con il territorio. Se lo sapete fare meglio voi "giovani" prego, apritene. Per fortuna in questo Paese esiste ancora la libertà di farlo, almeno finché non proveranno a censurare anche questa con qualche scusa ambientalista.
Il problema sono certi giovani che non hanno più pazienza. E infatti non raccolgono nemmeno i pomodori: per quelli servono costanza, schiena dritta e spirito di sacrificio.
Buona serata.
Ecco un altro giovane convinto di aver capito tutto dalla vita.
Mentre lei si faceva i muscoli in palestra, noi lavoravamo per costruire questo Paese.
Delegare le chiavi a una persona di fiducia del territorio non è improvvisazione: è comunità, è rete sociale, è il Paese che abbiamo costruito.
Vedete di non rovinarlo con la vostra ansia e le app in cui si vuole tutto in un istante.
Buona serata.
Corrado, con cui ho lavorato per vent’anni nel commerciale di ENEL, mi ha detto che forse siamo stati troppo duri con quella giovane famiglia di cui parlavamo ieri.
Lui è fatto così: ha sempre una parola superiore, da intellettuale di sinistra. Uno che anche lo scivolo pensionistico a 54 anni è riuscito a chiamarlo “un passaggio di consegne ai giovani”.
Dice che bisogna comprendere le nuove generazioni, il caro affitti, la precarietà, l’ansia da prestazione.
Per fortuna Grazia, sua moglie, ha chiuso il dibattito:
“Corrado, amore, tu pensa pure al capitalismo delle piattaforme. Io, se mi interrompono un’altra volta il sorbetto, gli faccio un check-in talmente autonomo che le chiavi se le recuperano in quel posto li'.” [Gesto un po' sconcio di Grazia, NdR]