Al vertice della Comunità Politica Europea a Yerevan abbiamo adottato una dichiarazione congiunta sul contrasto alla migrazione illegale, condivisa dai leader di 33 Stati: https://t.co/meSs11PedP
Già al vertice di Copenaghen avevamo individuato linee d’azione fondamentali per perseguire un approccio lungo l’intera rotta migratoria, sottolineando la necessità di agire contro i trafficanti, garantire la solidità dei quadri normativi nazionali e internazionali, accelerare i rimpatri, sviluppare nuove partnership, gestire efficacemente la migrazione a monte e contrastare la strumentalizzazione della migrazione. Concordando sulla necessità di sostenersi reciprocamente in questi sforzi.
Oggi, di fronte ai significativi spostamenti di popolazione in Sudan, nel Corno d’Africa e nell’intero Medio Oriente, queste priorità restano più che mai attuali. Abbiamo quindi deciso - anche sulla base delle lezioni apprese dalla crisi migratoria del 2015 e per evitare una situazione analoga in futuro - di rafforzare il coordinamento su più fronti: condivisione delle informazioni, interventi umanitari mirati, collaborazione con organizzazioni internazionali, dialogo intensificato con i Paesi di origine e di transito, sicurezza e protezione delle frontiere terrestri e marittime, lotta alla criminalità organizzata, regole solide e non aggirabili, accordi efficaci per i rimpatri e un’azione sistemica che utilizzi tutti gli strumenti disponibili per coordinare gli sforzi internazionali e proteggere l’integrità delle nostre frontiere.
Negli ultimi mesi sono stati compiuti progressi concreti, con nuove misure e partenariati e risultati nel contrasto ai trafficanti. Continueremo a lavorare con determinazione sulle sfide migratorie globali, anche in vista del prossimo vertice in Irlanda. L’Italia farà la sua parte, con serietà e responsabilità.
Il Primo Maggio è la festa di chi ogni giorno, con impegno, sacrificio e dignità, manda avanti l’Italia.
Ed è anche il giorno in cui la politica deve misurarsi con i fatti. Da quando siamo al Governo abbiamo scelto di farlo così: intervenendo ogni anno con misure concrete per migliorare la condizione dei lavoratori italiani. Lo abbiamo fatto con il taglio del cuneo fiscale, con gli incentivi all’occupazione, con gli interventi sulla sicurezza sul lavoro. E continuiamo a farlo rafforzando la qualità del lavoro, la tutela dei salari più bassi e il contrasto a ogni forma di sfruttamento, compreso il caporalato digitale.
In questi anni i risultati sono arrivati: l’Italia ha oltre 1 milione e 200 mila occupati in più, 550 mila precari in meno e ha raggiunto il livello più alto di occupazione femminile della sua storia. Sono numeri che non risolvono tutto, ma che raccontano una direzione chiara e un cambio di passo reale.
Con il decreto lavoro approvato in Consiglio dei Ministri abbiamo aggiunto un altro tassello importante: affermare il principio del salario giusto. Significa una cosa molto semplice: le risorse pubbliche devono andare a chi rispetta i lavoratori, non a chi sottopaga, sfrutta o usa contratti pirata. Per noi il salario giusto non si difende con slogan o scorciatoie, ma valorizzando la contrattazione di qualità e colpendo chi fa concorrenza sulla pelle delle persone.
Sappiamo bene che c’è ancora molto da fare. Perché il lavoro deve essere sempre più stabile, sicuro, ben retribuito e capace di dare futuro, soprattutto ai giovani, alle donne e a chi vive nelle aree più fragili della Nazione. Ma sappiamo anche che la strada intrapresa è quella giusta.
Per noi il lavoro non si difende con la propaganda, ma con misure concrete, diritti veri e rispetto per chi ogni giorno manda avanti questa Nazione.