@vitalbaa E chi la formalizza la dichiarazione?
Se la formalizzo io è: "credo nei valori liberali capitalisti che sono intrinsecamente anti-totalitari. Aborro quindi fascismo e comunismo e, a seguire, islamismo, antisemitismo e antisionismo".
Sottoscrivi?
@Daniele85124454 Basta che caccia i soldi, eh.
Se il nuovo compratore deve essere più purciaro di Lotito, vada a elemosinare altrove.
Già visto Iervolino, Mr Miliardo, alla Salernitana: devastata in un paio d’anni, dopo che Lotito l’aveva portata in A.
E gioivano, i coglioni.
@dgdtldg@matteorenzi Ma anche allo statale poi, se eredita la casa al paese e tra risparmi, casa propria, casa del paese, supera i 500 mila, si vede Shlein, Salis e Conte che gli requisiscono 5 mila euro l’anno…
@lucatelese Telese, i “signori della guerra” sono gli assassini palestinesi. Hamas e la feccia di Gaza, praticamente tutti, che li sostiene. E quindi, per estensione, flottilla, propal occidentali, anime belle che postano cenocitio su Instagram.
@PuliciGpulici Ma confermi o no il post di mercoledì?
Perché poi hai anche scritto questo. E non si capisce il senso di invitare Gattuso a boicottare, se “la tua fonte è talmente sicura”.
Puoi spiegarti, per favore?
@PuliciGpulici@tempoweb@CorSport Ma scherzi, vero?
Mercoledì hai detto che era tutto fatto, hai assicurato.
Ma che credibilità hai?
Ma che senso hanno le cose che hai scritto ora?
Io non so come avete la faccia di ripresentarvi.
Quando un piccolo deputato dei 5 stelle incontra la donna che sta scrivendo la storia d’Italia, il deputato dei 5 stelle fa questa fine qui… 👇🏻
#Silvestri#11giugno
@Erocurioso@Moana_Ponzi Il concetto di “gettito mancante” è una truffa.
Non c’è niente che “manca”. Lo stato non è titolare di un diritto ad essere mantenuto con i soldi dei cittadini.
Via tutti gli apparati pubblici: non siamo più al tempo di Napoleone.
✍🏻 Giulio Galetti
𝗜𝗟 𝗙𝗜𝗟𝗠 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗘𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘
(𝘊𝘦𝘯𝘴𝘶𝘳𝘢 𝘦𝘵𝘯𝘪𝘤𝘢, 𝘴𝘦𝘳𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘪𝘯 𝘴𝘪𝘭𝘦𝘯𝘻𝘪𝘰)
Nella stagione cinematografica del 2026 c’è un film che non è stato invitato, non è stato recensito, non è stato programmato in Italia nelle sale che si autodefiniscono riferimenti culturali del cinema d’autore. Il film in questione si chiama “Tuner”, lo dirige Daniel Roher, ha un cast di assoluto livello e una qualità che la stampa anglosassone ha riconosciuto con entusiasmo diffuso e motivato. In Italia, silenzio.
Non il silenzio dell’opera trascurabile ma il silenzio deliberato, quello che si esplicita per omissione sistematica.
“Tuner” racconta la storia di Niki, accordatore di pianoforti la cui ipoacusia affina l’udito fino a farne uno scassinatore di casseforti meccaniche di raro talento. Da questo innesco, Roher costruisce un ibrido elegante: dramma psicologico, thriller e storia romantica, con una cultura musicale autentica che innerva ogni sequenza. Presentato al TIFF di Toronto e al BFI di Londra, ha raccolto consensi calorosi. L’Hollywood Reporter parla di una transizione sorprendente dal documentario al cinema narrativo di Roher (Oscar 2022). In Italia non è arrivata nemmeno l’eco. Il film è uscito senza lanci, senza un circuito di sale, senza prossimamente passati a ripetizione.
1️⃣ 𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗦𝗧 𝗘 𝗜𝗟 𝗣𝗘𝗖𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗢𝗥𝗜𝗚𝗜𝗡𝗔𝗟𝗘
Daniel Roher è canadese, ebreo, ha vinto l’Oscar nel 2022 per “Navalny”. Dustin Hoffman, a ottantasette anni, porta sullo schermo Harry Horowitz, vecchio accordatore ebreo newyorchese, con una naturalezza impareggiabile. Lior Raz, il villain Uri, è israeliano, noto come protagonista di “Fauda”. Jean Reno interpreta un compositore sopravvissuto alla Shoah: attore di origini sefardite marocchine, porta a quel ruolo una credibilità che non si improvvisa. Tovah Feldshuh, la moglie del mentore, è un’istituzione del teatro ebraico americano. La coerenza culturale dell’insieme non è accidentale: è il progetto consapevole di un autore che racconta il suo mondo. E questo, in certi ambienti, costituisce un problema.
🔴 Il boicottaggio strisciante delle opere a forte connotazione ebraica non si annuncia, non si firma, non si argomenta. Si manifesta nell’assenza: il film che non viene selezionato dai circuiti d’essai, la recensione che non viene programmata, la programmazione che svanisce dai cinema che si autodefiniscono “di qualità” mentre proiettano qualsiasi cosa purché non evochi Israele o l’ebraismo in termini non conformi alla narrativa dominante. Una discriminazione che si traveste da scelta editoriale: nella sua opacità è difficile da smontare, perché non lascia tracce esplicite.
2️⃣ 𝗜𝗟 𝗠𝗘𝗖𝗖𝗔𝗡𝗜𝗦𝗠𝗢
Il BDS culturale, acronimo del movimento Boycott, Divestment and Sanctions nato in ambito politico contro Israele, ha contaminato nel tempo una parte non trascurabile della critica cinematografica europea. In Italia il fenomeno è particolarmente acuto nelle selezioni dei festival minori, nelle rassegne universitarie, nella programmazione delle sale d’essai. La presenza di opere con forte identità ebraica è inversamente proporzionale all’intensità del dibattito sul conflitto mediorientale. Non è teoria del complotto: è un epifenomeno documentabile attraverso le assenze sistematiche, e le assenze sistematiche parlano più chiaro delle presenze dichiarate.
3️⃣ 𝗜𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗔𝗗𝗢𝗦𝗦𝗢
“Tuner” è un film oggettivamente ben fatto, fotografia di qualità superiore alla media del cinema indipendente, regia precisa e senza ridondanze, esecuzioni musicali in presa diretta e di livello eccelso. Leo Woodall conferma di essere tra gli attori più interessanti della sua generazione. Dustin Hoffman a ottantasette anni è semplicemente mostruoso.
Ignorare tutto questo non è una scelta politica camuffata da indifferenza estetica. La forma più vile di censura, perché non si può contestare, perché l’accusato risponde sempre con la stessa formula: “Non ho avuto modo di vederlo.”
Chi non ha avuto modo di vederlo, lo faccia e attivi il passa parola, è un film che vale tutto i soldi del biglietto.
Chi vuole approfondire trova la mia recensione alla pagina in calce
“Le Recensioni dell’OSTE” 👇 https://t.co/nlcIqFhG41*
In brief, here's what happened:
1. Robert Heinlein wrote STARSHIP TROOPERS to showcase martial virtues like honor, self-sacrifice and heroism.
2. Paul Verhoeven, a member of the Arts 'n Crafts wing of the European Left, was displeased by this and wanted to piss all over Heinlein's message.
3. Paul is a gifted filmmaker but an inept propagandist. He dropped the ball so badly in Troopers that he wound up celebrating what he set out to mock.
4. The Bugs are bad. The Federation is good. Rico and his friends are good. Even dressing Carl up like an SS officer didn’t make HIM less good.
5. It’s one of the most remarkable backfires in propaganda history and I do a happy dance every time I think of the little Dutch boy grinding his teeth over people loving what he wanted them to hate.