FAZIO e RANUCCI
Ipocrisia, partenalismo asfissiante, epica autoreferenzialità, conformismo ossessivo, ritualità pelosa e interessata.
PER NON DIMENTICARE ciò che ha rappresentato la dittatura sanitaria piddostellare con il relativo conformismo mediatico e collaterali censure.
Report minaccia Il Tempo di querela dopo il nostro articolo sugli stipendi della redazione del programma. Ciò che abbiamo scritto è corretto, tutto confermato e spiegato nel dettaglio nella nostra esclusiva “Reportopoli”. Quella nota peggiora la loro posizione.
Oggi a Mosca si decide sul ricorso del partito Jabloko contro l'esclusione dalle elezioni. Fin dalle prime ore del mattino la polizia sta già portando via i sostenitori.
"Perché ti hanno arrestato?"
"Non ne ho idea".
Tutta la Russia di Putin in uno scambio di battute.
Il racconto di Antonio Scurati su Repubblica descrive il Ferragosto come un momento di "apocalisse" ambientale, trasformando l'ecoansia da disagio a presunta forma di lucidità. Ridurre il dibattito a toni catastrofisti e addebitare ogni emergenza al governo attuale rischia di oscurare le vere priorità del Paese, alimentando una narrazione ideologica e distante dalla realtà quotidiana. Il commento di Alessandro Gonzato
#AntonioScurati #Ferragosto #AlessandroGonzato
#4disera
Per #Verderami l'unica cosa chiara nel caso #Ranucci#Lavitola è che non c'è di mezzo il tema della libertà d'informazione come ha voluto fare credere Elly #Schlein .
A Bologna un vigile è stato picchiato da uno straniero che poi è stato fermato ma rilasciato, ha solo l'obbligo di firma.
"Sostanzialmente il vigile è ai domiciliari in ospedale lui invece è libero magari di spaccare altei nasi tra una firma e l'altra in caserma" mette in evidenza @stefaniacav .
E la riflessione di @MauroMazzaRai è pertinente .
"Com'è possibile pensare , sperare e aspettarsi che le forze dell'ordine continuino con la stessa passione e la stessa professionalità a fare il loro dovere di fronte a risultati e a conseguenze di questo tipo. Così non si può andare avanti!"#tg4
Sigfrido Ranucci inoltra a Valter Lavitola una mail del direttore dell'approfondimento Rai, Paolo Corsini, che lo riprende per alcune puntate di Report. Considerando poi quello che ha fatto Lavitola, Ranucci, oltre a diffondere del materiale riservato dell'azienda per la quale lavora, potrebbe aver messo in pericolo anche il proprio direttore?
Sentite cosa ci racconta il giornalista de La Verità Matteo Carnieletto.
#ranucci #lavitola #rai
Però una cosa mi dovete far capire: perché, se arrivano migliaia di migranti in Spagna, si tratta di un attacco all'integrità territoriale mentre se arrivano a Lampedusa vanno salvati e fatti entrare? Perché, se muoiono centinaia di persone a Cheuta, Sanchez è un politico lungimirante mentre se muoiono in mezzo al Mediterraneo, neanche a Lampedusa, la Meloni è un'assassina? Perché Sanchez difende legittimamente i confini spagnoli coi muri e l'esercito mentre Salvini viene processato?
Il vero motivo per cui Report ha dedicato a Esperia ben due puntate è tutto in questo video. Non a caso, è proprio da qui che parte il primo servizio che ci hanno dedicato.
Oggi, alla luce di ciò che è emerso sul progetto di Valter Lavitola di portare Sigfrido Ranucci in politica, fino all’ipotesi di una candidatura a premier e ai sondaggi commissionati per testarne il consenso, quel video assume un significato ancora più chiaro.
Perché a gennaio noi di Lavitola non sapevamo nulla. Eppure avevamo già raccontato e anticipato i movimenti attorno a un possibile “Ranucci politico”.
Eravamo una voce libera che poneva domande scomode e che, evidentemente, andava delegittimata.
Uno spoiler inconsapevole di ciò che, mesi dopo, sarebbe diventato chiaro a tutti.
#ranucci #report #rai
LIBERTÀ per #MarioRoggero
👉 RT Forever se Vuoi che non faccia mezzo giorno di carcere, dopo aver già dato quasi 1 milione ai LADRI che lo hanno rapinato ed aggredito insieme alla famiglia.
@GiorgiaMeloni, @matteosalvinimi, @RoVannacci, CAMDIDATELO IN PARLAMENTO per Salvarlo.
La vicenda della Premier alla Maddalena è diventata un test sociologico involontario: basta che Giorgia Meloni si comporti come una madre qualsiasi – traghetto, volo di linea, panini nella borsa frigo – e immediatamente si scatena una folla che sembra aspettare solo il segnale per mordere.
Non c’è nulla di politico in ciò che è accaduto. Si tratta di un rito tribale: la leader non è stata criticata, è stata declassata a bersaglio. E il fatto che fosse in vacanza con una bambina di nove anni non ha frenato nessuno.
Gli insulti – “nana”, “caciottara”, “infesta il mare” – non sono semplici offese. Sono segnali di appartenenza.
Chi li pronuncia non sta esprimendo un’opinione: sta dimostrando fedeltà a un branco che si riconosce nell’aggressione.
E il branco, questa volta, è composto in gran parte da donne.
Donne che si proclamano paladine della sorellanza, ma che alla prima occasione si trasformano in giudici del corpo, del ceto, della maternità di un’altra donna.
La cosa più rivelatrice è la natura degli insulti: “borgatara”, “pescivendola”, “caciottara”.
Non è politica: è snobismo.
È il salotto che guarda il mercato rionale dall’alto, convinto che la prima donna a Palazzo Chigi dovesse avere la laurea giusta, il quartiere giusto, la dizione giusta.
Il problema non è ciò che Meloni pensa.
Il problema è che è arrivata dove loro non sono riuscite ad arrivare, partendo da dove loro non avrebbero mai voluto partire.
Dire che una donna “infesta il mare” e che dovrebbe “disinfettarsi” non è satira: è negazione della dignità.
È il linguaggio che si usa per gli insetti, non per gli esseri umani.
Eppure, chi di solito organizza convegni sulla violenza verbale, questa volta ha fatto finta di non vedere.
La disumanizzazione è un crimine solo quando colpisce le persone giuste.
Quando colpisce Meloni, diventa folklore.
La stessa dinamica si ripete da anni: le donne che non portano consenso vengono ignorate.
Succede con la premier insultata, minacciata, e con una figlia minorenne bersaglio di allusioni indecenti.
Il femminismo militante si mobilita per un asterisco, ma tace quando una bambina viene colpita da adulti.
La sorellanza è un privilegio riservato alle donne che piacciono alla sinistra.
In Parlamento, un deputato ha parlato delle “ginocchiere” della premier.
Un’allusione sessuale pronunciata in aula, registrata a verbale.
E mentre si gridava allo scandalo per un “signor presidente”, nessuna indignazione per quell’insinuazione.
Il messaggio è chiaro: ciò che è vietato contro alcune donne è permesso contro altre.
E quando il palazzo autorizza la volgarità, la fogna applaude.
La figlia della premier è stata più volte oggetto di minacce e allusioni.
Eppure nessuna piazza si è riempita, nessuna associazione ha speso una riga, nessun corteo ha sfilato.
Il patriarcato, che viene evocato per una desinenza sbagliata, improvvisamente scompare quando una donna non appartiene alla tribù.
La premier non viene attaccata per ciò che fa.
Viene attaccata per ciò che è: una donna che ha infranto un soffitto di cristallo senza chiedere permesso ai salotti che si ritengono proprietari della causa femminista.
E questo, per i suoi detrattori, è imperdonabile.