Peppino Impastato era divisivo ed ognuno di noi dovrebbe ringraziarlo!
Gli studenti di Partinico non hanno voluto che il loro liceo fosse intitolato a lui ed a Felicia (scelta per me non condivisibile ma che rispetto).
Il problema è che hanno motivato la loro scelta sul suo essere “divisivo”. Ed i ragazzi hanno ragione.
Peppino era divisivo perché divideva tra chi lottava la mafia e chi ci faceva affari. Era divisivo perché denunciava la mafia, mentre gli altri tacevano. Era divisivo perché faceva i nomi ed i cognomi, mentre gli altri quei nomi e cognomi li “rispettavano” ed omaggiavano. Era divisivo perché veniva da una famiglia mafiosa e decise di chiudere i rapporti con i parenti boss. Era divisivo perché la madre, la grande Mamma Felicia, non lo fece vendicare, ma si rivolse alla Giustizia.
Era divisivo perché fortemente antifascista, pensate come la Costituzione del nostro Paese.
Era divisivo perché nella nostra Terra non si può essere con tutti. Lui non lo era.
È stato ucciso perché era “divisivo”.
La questione sta proprio nel fatto che i ragazzi non conoscano la storia di Peppino, e non è colpa loro. Vuol dire che non abbiamo fatto abbastanza per raccontarlo.
Grazie Peppino per essere stato divisivo. Follemente divisivo. Dal tuo essere divisivo abbiamo imparato a schierarci!
Ministro Valditara, sarebbero graditi i suoi complimenti a Ashu Randy, studente arrivato dal Camerun passando l’inferno dei migranti: 110 in Legge alla Federico II di Napoli. Quella laurea è un pezzettino della nostra Costituzione con l’alloro in testa.
L'Arma dei Carabinieri ha appena revocato gli incarichi operativi al carabiniere che in piazza, a Milano, ha detto di non riconoscere il Presidente Mattarella come suo Presidente. La Procura ha inoltre aperto un'indagine.
Di tutta la vicenda, lo specchio del Paese è lo sconcerto della signora anziana che rimane incredula di fronte al fatto che un servitore dello Stato, uno che indossa una divisa che è l'emblema delle istituzioni, si azzardi a dire una cosa così grave, disconoscendo la massima autorità dello Stato.
Quell'incredulità, lo ripeto, è lo specchio dei tempi: un'Italia che non si riconosce più. Barbarizzata, pagliaccesca, degradata, sregolata, dove regna un "laissez-faire" raccapricciante, dove tutto è concesso, tra generali che scrivono libri deliranti e finiscono su copertine di gossip, sindaci che sbavano urlando parlando di donne di portarsi a letto e sottosegretari che minacciano di tirarsi fuori i genitali di fronte a giornalisti.
C'è un'immensa questione morale da affrontare.
Differenze di stile e dove trovarle.
Barbero, con la fama che si è meritatamente guadagnato, sarebbe potuto rimanere incollato alla sua cattedra per altri vent'anni, assistito da uno stuolo di assistenti in perfetto stile baronale. Fare carriera e ambire tranquillamente a fare il rettore. Il tutto presentandosi una volta al mese all'università.
Ieri ha invece deciso di andare in pensione, liberando un posto per un docente che magari sarà più giovane.
Sotto tanti punti di vista, ce ne fossero di più di persone come lui, sarebbe un Paese diverso.
Complimenti, professore. E come sempre grazie per il contributo, enorme, alla cultura che lei dà, facendo appassionare forse milioni di persone alla sua materia.
Il governo invita anziani e fragili a fare il #vaccino contro il #Covid, ma da un mese cerco inutilmente di far vaccinare mia madre (94 anni, immobilizzata a casa) perché:
1) l'Asl di Catania non fa vaccinazioni a domicilio nel suo comune (Giarre)
2) il suo medico di famiglia non ha aderito alla campagna vaccinale
3) il farmacista che ha le dosi non viene a casa
4) un medico che era disponibile non viene autorizzato a fare il vaccino.
Dopo gli spot in tv, ho la sensazione che siamo passati dall'incoraggiamento accorato alla dissuasione passiva.