@pettymagpie Solo noi sappiamo che pressione psicologica viene dall’interno. Per sopravvivere (fra l’altro) ai consigli non richiesti, alle ramanzine, innalziamo muri, anche per celare le nostre fragilità, il nostro essere “esposte”, sia fisicamente, sia mentalmente. Teniamo duro 🥰
Ci sono diversi tipi di scrittori. C'è chi per le prime 100 pagine, vuole solo farti pentire di aver scelto il suo libro, tipo Ivo Andric (Il ponte sulla Drina). Se però arrivi alla fine, trovi 72 vergini ad aspettarti.
È un thread sull'uso alternativo delle pietre del curling.⬇️
« Au Bonheur des Dames » est l’œuvre d’#EmileZola. C’est le plus pertinent des romans de l’auteur à notre époque. Le grand magasin, au centre de l’intrigue, est un paradis pour les sens. C’est aussi pour l'écrivain le moyen d’exposer les mœurs du 19e siècle. Lu par Evelyne Lecucq
La copertina di @espressonline dedicata a Umberto Eco a dieci anni dalla scomparsa, con i ricordi di chi è gli stato accanto, tra cui un’intervista di @sabinaminardi a @bettywrong, e due libri per ricordarlo: “L’umana sete di prefazioni” del grande intellettuale e “Umberto” di Roberto Cotroneo.
Non perdete l'ultimo numero de @espressonline in edicola. È un meraviglioso omaggio a Umberto Eco, da conservare.
Quanto alla cosa preziosa di oggi, sono i libri di Dario Fo e Franca Rame in uscita da @GuandaEditore, ed è il mio modo di intervenire sul caso Andrea Pucci.
⚓️ Qualcuno ha letto la notizia dello sciopero internazionale dei portuali?
Decine di migliaia di lavoratori hanno incrociato le braccia e bloccato navi cariche di armi, per chiedere che i porti non siano utilizzati per le guerre.
Eppure nessuno ne parla, allora facciamolo noi!
"- J'aime tous les peuples. Mais je n'aime aucune nation. Je suis patriote, je ne suis pas nationaliste.
- Quelle est la différence ?
- Le patriotisme, c'est l'amour des siens. Le nationalisme, c'est la haine des autres."
Romain Gary, Éducation européenne (1945)
Questa la mia situazione alla fine del mese scorso. Ma come, ti si legge dappertutto? – spesso ho visto scritto nei commenti ai miei articoli sulla precarietà e la difficoltà nell’avere una vita materiale decente. Questo Paese ha un mastodontico problema col valore assegnato alla cultura e al lavoro intellettuale. Perché se le cose stanno così, se si viene pagati poco, e sempre mesi e mesi dopo, significa permettere che viga un enorme filtro di classe.
Io dovevo scrivere, per forza: per farlo ho resistito e resisto. Quanti invece mollano il colpo? Quanti si arrangiano con soluzioni momentanee che diventano poi una vita che non hanno scelto? Le voci del dibattito pubblico in questo modo hanno coordinate specifiche: quelle del privilegio. Cosa vedono, cosa racconteranno?
Tornato dalle vacanze, quest’anno, ho cercato di rendere più strutturate e certe le mie collaborazioni, a modo mio ho chiesto aiuto. Ma ho sollevato il coperchio di un vaso di cui non avrei voluto vedere il contenuto. Compensi inferiori a quello che prende (all’ora) un addetto alle pulizie, contrattualizzazioni come sacri Graal, esclusive imposte (se scrivi anche altrove non va bene!) in cambio di euro zero. Sembra il mio estratto conto, ma è una questione generazionale e di classe sociale. Questa è ancora una questione politica.