@camaleonzio cosa ha pensato*, se è riuscito*? Non so quale modo usare: se ha letto Foucault e i suoi simpatici amici, ma ha appreso la genealogia dai loro critici, o non ha colto da solo mentre leggeva, o ha letto il collettivo proto-woke dopo aver letto i critici. Mi auguro la seconda
@camaleonzio il fenomeno, cosa avrebbe mai pensato della banda di Foucault, se sarebbe riuscito da solo a rintracciare qualche legame fra i francesi e il woke.
dire questo e poi ammettere di non aver letto i testi originali ma solo delle critiche rivolte ma io forse fossi in te sarei meno convinto di quel che dico boh
Il problema del «woke» - che in accademichese si chiama critical justice theory - non sono le esagerazioni, sono gli assunti di partenza.
Chi conosce la matrice filosofica del fenomeno (Foucault & Co.) ha sempre saputo che non poteva venirne niente di buono.
Comunque assurdo il totale scollamento dalla realtà che pervade sia chi eccede nelle schematizzazioni identitarie sia chi parla di decostruzione come se fosse una cosa sbagliata perché le forme di vita sociale e politica in cui siamo immersi sono sicuramente naturali sisi
Ok le distanze dal wokky ma l’80% di chi abita i corsi di studio umanistici in questo paese vive ormai in una società parallela di lotta al maschio bianco etero cis, decolonizzazione, pronomi, decostruzioni e supercazzole varie preparate in laboratorio. Che si fa?
Io stesso sono critico delle rigidità di molti discorsi dei cultural studies e discendenti, ma da qui a dire che è una società parallela quella in cui si mette in discussione la presupposta “naturalità” della -appunto- società in cui viviamo vi fa apparire solo totalmente idioti