Man, liberal, motorbiker, lawyer, father, proud father of an autistic boy, sociable in the standard, not diplomatic enough, truth aficionado, solutions seeker
@gdcaiazza Da Marco ho imparato che si combattono le battaglie giuste, non quelle facili da vincere. Ci saranno altre battaglie sul tema della giustizia, e combatterò anche quelle. È dal 1986 che compatto e non mi fermerò certo per una sconfitta
The world knows this unforgettable melody and sings it in numerous languages. “Shchedryk” (Carol of the Bells), inspired by a Ukrainian folk carol, became a global symbol of Christmas.
It was composed by Ukrainian Mykola Leontovych, born on this day in 1877.
Leontovych was a teacher, composer, and choir conductor who dedicated his life to recording and revitalising Ukrainian folk songs.
His music carries a special kind of magic: no matter the language, the melody resonates with joy, hope, and the spirit of celebration.
Leontovych was tragically killed in 1921 by Soviet secret police for defending Ukrainian culture. But his legacy lives on, and "Shchedryk" continues to unite people around the world.
Vorrei invitarvi a questo convegno, perchè nessun uomo è un'isola. Se è sotto attacco Sarajevo, il problema non è solo di Sarajevo, se Hamas attacca Israele, il problema non è solo di Israele; se Putin attacca l'Ucraina, il problema non è solo dell'Ucraina.
ANPI è diventato l'acronomino di Associazione nazionale putiniani d'Italia. La Russia non è il vostro nemico perché disprezzate la libertà. Fate vergogna alla memoria della Resistenza democratica e onore solo a quella del vostro padre spirituale, lo stalinista Pietro Secchia.
Un intervento di Roberto Damico
La narrazione dominante è riuscita a ribaltare la realtà storica: oggi si tende a credere che gli arabi siano stati le vittime del colonialismo in Medio Oriente e che gli occidentali siano i carnefici. Secondo questa versione dei fatti, gli arabi vivevano in armonia nelle loro terre, finché un giorno sarebbero arrivati gli inglesi – una sorta di padri pellegrini con l’uniforme dell’impero – a portare distruzione, schiavitù e campi di cotone nel deserto siriano.
Il problema è che questa narrazione non ha alcun fondamento. O meglio, ignora un dato storico essenziale: quando gli inglesi arrivano in Medio Oriente, non arrivano come colonizzatori, ma come alleati. Non sottomettono gli arabi: li aiutano a liberarsi dal loro vero dominatore, l’Impero Ottomano. È la Rivolta Araba del 1916, sostenuta da Londra, a segnare la fine della presenza turca nella regione. Gli inglesi combattono fianco a fianco con gli arabi, promettendo loro indipendenza e riconoscimento politico.
E questa alleanza rimane solida per decenni. Anche dopo la nascita dei mandati britannici, l’influenza inglese in Medio Oriente non nasce da una conquista, ma da un patto politico con le élite arabe. Fino agli anni Cinquanta, gli inglesi continuano a riconoscere la legittimità dei regni arabi, a cominciare da quello hashemita di Transgiordania, a cui Londra concede l’annessione di Giudea e Samaria.
Nel frattempo, le altre minoranze locali – curdi, yazidi, armeni, ebrei – vengono spesso sacrificate sull’altare di questi equilibri. Gli ebrei, in particolare, si guadagnano da soli il diritto all’autodeterminazione, combattendo prima contro i nazionalisti arabi e poi contro gli stessi inglesi, quando questi iniziano a frenare la nascita di uno Stato ebraico. La vera guerra d’indipendenza in Medio Oriente non è quella araba contro gli inglesi: è quella degli ebrei contro l’impero britannico.
E allora viene spontaneo chiedersi: di quale “colonialismo” parlano oggi i palestinesi quando accusano l’Occidente? Se oggi non sono ancora sotto il dominio ottomano, è proprio grazie a quell’Occidente che ora disprezzano. La memoria selettiva trasforma gli ex alleati in carnefici, e cancella il semplice fatto che la liberazione araba – a differenza di quella ebraica – non fu mai davvero conquistata, ma concessa.
novembre 2023. Quando in Italia la gente strappava i volantini del rapimento di Kfir Bibas. Quel bimbo che, proprio in quei giorni, veniva strangolato a morte da uomini adulti. Da Hamas.
Non dimenticheremo mai questa infamia.
Reggoi Emilia, bei tempi quando i partigiani combattevano i fascisti per conquistare, tra le tante libertà, soprattutto quella di parola. Oggi i loro eredi premiano i nazisti di Hamas ed in cambio ricevono intimazioni a non dire più le cose sgradite ai nazisti. Complimenti
❤️
Vasco Rossi:
"Alla distruzione di Israele io mi ribello"
Rifiuto di schierarmi come se fosse una partita di calcio, Israele contro Palestina. Gli ebrei, dopo quello che hanno sofferto, hanno diritto a uno Stato. 'Free Palestine' è un bello slogan, da anime belle; ma se implica la distruzione dello Stato di Israele, allora sarebbe più onesto dirlo. E alla distruzione di Israele io mi ribello .
Leggo cose superficiali, in cui non mi riconosco; io sono semplice, non facile - sottolinea Vasco -. Mi hanno dato del sionista, ma io non so neppure cosa voglia dire. So che se mettessi il like a "Palestina libera" mi amerebbero tutti; ma io non sono fatto così.
Se avessi voluto piacere a tutti, non avrei scritto 'C’è chi dice no' o 'Gli spari sopra'. Questo ovviamente non mi impedisce di piangere le vittime civili di Gaza, e di criticare i bombardamenti di Netanyahu, che è pure lui una specie di fascista".
I rivoluzionari da salotto non gli sono mai piaciuti, spiega il cantante. "Mai. Ricordo quelli di Potere operaio: erano tutti studenti; il pomeriggio giocavano alla rivoluzione, la sera tornavano a cena dalla mamma. A diciassette anni vuoi cambiare il mondo: anche io ci credevo, anche io ci ho provato. Poi ho capito che prima di cambiare il mondo dovevo cambiare me stesso. Anziché distruggere il sistema, dovevo creare il mio sistema. Poi certo i ragazzi che scendono in piazza li rispetto", dice.
Vasco è "il nome del compagno di prigionia di mio padre che gli salvò la vita", racconta ancora. Suo padre era uno dei 600mila internati militari in Germania che rifiutarono di combattere per Hitler: "Gli americani bombardarono il lager, lui cadde in una buca, questo Vasco lo tirò su di peso e papà gli disse: se un giorno avrò un figlio, lo chiamerò come te".
"Mio padre teneva un diario. L’ho riletto da poco - svela Vasco -. Racconta la morte di un prigioniero, ucciso a bastonate da un kapò italiano, di cui papà scrive nome e cognome. Non aveva studiato, non era mica uno scrittore, ma aveva visto i suoi compagni morire di fatica e di botte: cose talmente terribili che voleva testimoniarle. E io le ho assorbite. Non riesco a vedere i film sui deportati e sulla Shoah, non ho visto neppure Schindler’s List. Mi turbano troppo. Per questo ogni anno ricordo il Giorno della Memoria".
"Io sono nato dopo la guerra, la mia generazione si era illusa che le guerre fossero finite. Invece ora bussano alla nostra porta. E si arriva a minacciare una guerra nucleare, come mai si era fatto in passato", dice Vasco, secondo cui "Putin è un dittatore guerrafondaio che va fermato. Sostenendo l’Ucraina, ma anche avviando una trattativa che metta fine ai massacri", spiega.
Una America sempre più fascista. Forse un giorno si accorgerà di non saper più come tornare indietro.
@nytimes “Il Pentagono espande le sue restrizioni sull'accesso dei giornalisti - Il Dipartimento della Difesa costringerà i giornalisti a impegnarsi a non raccogliere o utilizzare alcuna informazione che non sia stata formalmente autorizzata per il rilascio, o rischieranno di perdere le loro credenziali per coprire l'esercito”.
Un intervento di Paolo Messina
I primi ad essere colpiti sono stati gli ebrei dei partiti di sinistra.
Niente li ha potuti salvare.
Dichiararsi contro Netanyahu non è servito.
Condannare il genocidio non è bastato.
Avrebbero detto qualunque cosa pur di non essere cacciati dalla loro comunità politica. Ma dovevano dire di non essere ebrei, e molti non ce l'hanno fatta.
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Ma ora è il turno dei propal.
Sei propal ma non sei per la distruzione di Israele.
Cacciato.
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Una giornalista del giornale La Stampa è stata cacciata dalla flottilla perché "inaffidabile". Milioni di parole di adesione incondizionata alle tesi propal più estreme non l'hanno salvata.
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Francesco Emilio Borrelli, propal napoletano, è accusato di avere la mamma israeliana. Poverino, prova a spiegare che non è vero. Come se contasse qualcosa.
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Quando il commissario politico ha deciso che sei un nemico del popolo non serve che tu dica che ami Stalin. Devi morire ugualmente.
Se i giacobini hanno deciso che ostacoli la rivoluzione non basta dire che eri sulle barricate. Ti devono tagliare la testa.
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E il bello è che i selvaggi non hanno ancora vinto, e non hanno ancora preso il potere.
Nessuno uccide tanti selvaggi quanto un altro selvaggio.
Zero imperialisti, zero sionisti, eppure si sente sempre il rumore dei mitra montati sui pick up, si accusano di essere "infedeli" e si fanno la guerra senza pietà.
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La morale è semplice: se stai dalla parte dei selvaggi stai attento ad essere sempre il più selvaggio. Sii quello che punta il dito contro gli altri accusandoli di non essere abbastanza selvaggi. Nel momento in cui punteranno il dito contro di te non fare tante storie, scopriti il collo e accetta il tuo destino.
https://t.co/rYwfHSOtMi
Un intervento di Alex Zarfati
Non ti piacciono gli ebrei. Ok.
Ma invece di dirlo, ti inventi una narrazione per giustificare quello che sei.
Pensa: a me stanno sul cazzo i levrieri e gli orologi da 30.000 euro. Ma non mi invento un racconto morale per sembrare migliore. Lo dico e basta.
Ripetilo con me, dai: “sono antisemita”.
Il mondo è pieno di razzisti, uno in più o uno in meno non farà la differenza. Solo che tu hai bisogno di sentirti buono. E allora l’odio lo travesti da giustizia. Ed è lì che fai più schifo.
Lo chiami antisionismo, perché suona elegante. Ma è sempre la stessa storia: l’odio riciclato come coscienza civile.
I media ci sguazzano, perché l’algoritmo premia ciò che divide. Risultato? Gli ebrei sono diventati indigesti. Non ne conosci uno, non sai cosa gli passa per la testa… ma ti stanno comunque sullo stomaco.
Non vedevi l’ora: basta con Schindler’s List e La vita è bella. Troppo scomodi, troppo impegnativi. Ti costringono a riflettere sulle responsabilità del tuo Paese, dei tuoi nonni, delle tue idee.
Molto più facile dire: “gli ebrei hanno rotto il cazzo.” Molto più facile convincersi che la programmazione di tv e piattaforme sia un complotto globale, invece di farti una domanda scomoda. Il complotto, maledetti loro. Non io che devo sentirmi in colpa.
Ed eccoci: duemila anni di storia e ancora non sai distinguere tra religione, nazionalità e identità. E ti senti pure autorizzato a chiederci che cosa pensiamo dei bambini palestinesi. Peccato che il giorno dopo il 7 ottobre non ti sia venuto in mente di farmi una telefonata per sapere se avevo parenti rapiti o trucidati.
Domandi: “Cosa pensi di Gaza?”
Ma a chi parli? Ai cittadini italiani che immaginate quinta colonna? Ai figli dei partigiani? Ai nipoti delle medaglie d’oro della Grande Guerra? Ai discendenti degli eroi del Risorgimento?
Non sai nemmeno il sangue che abbiamo versato per questo Paese. Da protagonisti e da vittime. Ma è lo stesso: per te l’ebreo è sempre “l’altro”. Sempre l’intruso.
E allora il salto verso gli slogan è un attimo.
“Colonizzatori”. “Genocidio”. “Apartheid”.
Accuse ribaltate. Sempre le stesse: colonialismo, sterminio, segregazione.
Sono le angherie che abbiamo subito noi, ora rigirate addosso. Una minoranza stracciona governata da potenze straniere, ammassata nei ghetti, vittima della più grande macchina di sterminio della storia.
E oggi? Per magia diventiamo carnefici.
La storia capovolta come un calzino.
Perché qualcuno da qualche parte sta aggiornando i Protocolli di Sion con le slide di PowerPoint.
E finalmente ti senti libero: i cattivi sono loro.
Che liberazione. Non devi più pensarlo di nascosto, puoi gridarlo. Sui social, nelle aule comunali, nelle università: “gli ebrei hanno rotto il cazzo.”
E se non sei lì a tirar pietre, ti godi lo spettacolo compiaciuto. “Ben gli sta, troppo ricchi, troppo intelligenti, troppo fighi.”
Saldatura perfetta.
Grazie a Smotrich e Ben Gvir poi vi sentite pure giustificati. Non siete più antisemiti: siete “critici di Israele”. Due così vi hanno regalato il miglior alibi della storia.
Intanto vi bevete tutto.
I numeri gonfiati del Ministero della Salute di Gaza. Le breaking news dei media che sembrano previsioni del tempo: Lunedì: 1.200 morti. Martedì: carestia biblica. Mercoledì: 500 bambini martiri.
Senza spazio per le smentite, relegate in trafiletti a pagina 22.
“I millemila giornalisti assassinati”? Erano terroristi con la GoPro. Le ONG che starnazzano? Facevano affari con Hamas, e sotto avevano chilometri di tunnel. Le fosse comuni palestinesi? Erano cimiteri.
Ma tu non vedi nulla.
Hai già pianto, twittato, urlato.
La bugia corre in Ferrari, la verità in Panda.
E sai perché non credo alla tua buona fede?
Perché non ti ho sentito indignato per i neonati strangolati a mani nude.
Per le ragazze violentate fino a spezzarle.
Per i ragazzi trascinati a Gaza e costretti a scavarsi la fossa in diretta video.
Silenzio.
Maledetti voi, che la chiamate resistenza e pensate che “Dal fiume al mare” sia lo slogan di un villaggio vacanze.
E già ti vedo pronto a sbottare: “Vuoi dire che i bambini a Gaza non muoiono?”
Ma certo che muoiono! C’è una cazzo di guerra!
Ma dimmi tu quale sia l’equivalenza morale tra chi uccide con gioia davanti alle telecamere e chi combatte per riportare a casa i propri figli rapiti, quando non fatti a pezzi. Col cazzo che c’è equivalenza!
Vuoi odiarmi perché mi difendo? Fallo pure.
Vuoi odiarmi perché non mi esprimo sulla guerra a Gaza? Fallo!
Ma non vendermi il tuo odio travestito da solidarietà coi palestinesi.
Ti sto sul cazzo? Allora dillo, che sei antisemita. Ma non chiamarla giustizia.
E non ti nascondere dietro Gaza.
Come sta scritto su un muro di Roma:
“Basta Feisbuk. Menàmose.”
https://t.co/9oUj2CRUTF
@CarloRomeo15 Pensavo: ogni settimana potrebbe essere quella giusta, coi giornali che titolano: "iniziata la III GM". Chissà chi sarà quel giorno di turno per Stampa e Regime. Un pensiero che mi richiamava un'immagine, ma non riuscivo a focalizzarla sino a ieri. Poi con lo zapping ... flash!
@carmelopalma@in_oltre Gli inviati di guerra, al 90% sono embedded, ossia al seguito di una formazione militare; quindi schierati dalla stessa parte che li protegge (uno del 10% residuo fu Antonio Russo). Quindi nessuno stupore che i giornalisti non cacciati dalla Flottilla siano allineati.
@carmelopalma@in_oltre La differenza è che negli eserciti dei Paesi democratici il giornalista al "allineato" è lasciato un certo margine di autonomia per fare il proprio lavoro. Gli embedded negli eserciti non democratici invece l'allineamento deve essere totale e perfetto. Oltre c'è il ridicolo
@BastardChiton Concordo, ma i comunisti, in questo caso, non c'entrano niente. Questi sono conformisti vigliacchi che strumentalizzano i propri figli. Non mi risulta che Stalin facesse marciare i bambini russi davanti ai carri armati dell'armata rossa.