Aveva solo sedici anni, Aymane El Dafali.
Sedici anni appena. Era arrivato in Italia tre anni fa, dal Marocco. Viveva a Rovigo. Aveva sogni, amici, una vita davanti.
Ma ieri il mare ha deciso di prenderselo.
Era al Lido degli Estensi, insieme a tre amici, su un pedalò. Una giornata d’estate come tante, finché non ha visto due persone in difficoltà, trascinate via dalla corrente, in un tratto vietato alla balneazione.
Non ha esitato. Non ha avuto paura.
Si è tuffato per salvarli. È riuscito ad aiutarli, sì. Li ha salvati. Ma lui non ce l’ha fatta.
Le onde l’hanno travolto. Il suo cuore si è spento lì, tra l’acqua e il cielo. Tutti i tentativi di rianimarlo sono stati inutili.
Aymane è morto da eroe. Senza clamore. Con un gesto puro, istintivo, disperatamente bello. A sedici anni. Sedici.
Di lui ci resta una foto sfocata, in bianco e nero. Ma basta quella. Perché racconta già tutto: la luce negli occhi, la forza silenziosa, la generosità immensa.
Ricordiamolo. Parliamone. Non lasciamo che il suo nome si perda nel rumore dei giorni. Per Aymane. Per la sua famiglia, spezzata dal dolore. Per il coraggio che ci ha lasciato in dono.
Riposa in pace, Aymane.
Ci hai mostrato, con una scelta, il significato più profondo dell’umanità.
Chi ha perso la vita, da eroe, è di origini magrebine. Pertanto, NON vedrete alcun post di solidarietà nei riguardi di questo eroe appena sedicenne che, per salvare due italiani che stavano annegando, ha perso la vita. @SardoneSilvia@LegaSalvini@FratellidItalia@claudioborghi
Si paga il canone della la tv pubblica diventata tele Meloni per sentire uno come questo sbracciarsi per la sua amica amica al governo...quando muore dovranno seppellirlo in una sputacchiera per contenere la bava.. #vespavergogna#ItalianiSvegliaaa
Tutto questo…. non è mai successo.
Il generale Dwight D. Eisenhower quando arrivò con i propri uomini presso i campi di concentramento non ebbe il minimo indugio; laddove molti, probabilmente in buona fede, avrebbero cercato di restituire un’ultima forma di rispetto al cospetto dell’orripilante scempio dei corpi delle vittime dei lager e dei sopravvissuti condannati ad essere zombie eterni chiedendo riserbo, lui fece il contrario.
Ordinò, perentoriamente, che fosse scattato il maggior numero di fotografie alle fosse comuni dove giacevano ossa, abiti, corpi scomposti scheletrici ammassati come piramidi casuali. Fotografie per ogni gelida baracca che fungeva da dormitorio, fotografie al filo spinato, ai forni crematori, alle divise, ai cappellini, alle torri di controllo, alle armi, agli strumenti di tortura, sì, c’erano anche quelli.
Fotografie ai sopravvissuti così vicini alla morte da poterci interloquire e restituirla a chiunque li fissasse senza dover nemmeno aprire bocca. Senza parlare, senza parole.
Eisenhower pretese che fossero condotti presso i campi di concentramento tutti gli abitanti tedeschi delle vicine città per vedere la realtà dei fatti e che, suddetti civili, fossero costretti a sotterrare i corpi dei morti.
E poi spiegò: “Che si abbia il massimo della documentazione possibile – che siano registrazioni filmate, fotografie, testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”
Andare ad Atreju ci può anche stare, nel passato alle Feste de l'Unità si invitavano anche i missini. Ma se vai dai fasci a sparlare della sinistra non sei un progressista indipendente sei un povero coglione.