"Nel fondo più profondo; nell'intimo più intimo, là dove corpo e anima non sono ancora divisi e dove non giunge parola, né pensiero, seppi tutto".
Christa Wolf, Cassandra
Dopo aver adorato “La ricreazione è finita” attendevo con vera curiosità il terzo romanzo di Dario Ferrari. Posso dirlo subito: “L’idiota di famiglia” non solo conferma, ma rafforza la mia convinzione che Ferrari sia oggi tra i narratori italiani più interessanti e solidi in circolazione. Ha una voce riconoscibilissima, che unisce ironia tagliente, malinconia profonda e una capacità rara di osservare il reale senza mai scadere nel cinismo facile o nel sentimentalismo.
Il romanzo ruota attorno a Igor Nieri, traduttore dall’inglese poco più che quarantenne, che vive a Roma una vita di routine, piccole frustrazioni professionali e un rapporto complicato con la compagna Marta. Tutto cambia quando la sorella Ester lo richiama a Viareggio: il padre, soprannominato “Herr Professor” – ex insegnante di liceo, vetero-comunista, intellettuale intransigente e russofobo – sta scivolando rapidamente nella demenza senile. Igor si ritrova così a fare i conti con un genitore che lo ha sempre guardato con una certa sufficienza (il suo lavoro di traduttore di autori americani era per Herr poco meno che un tradimento culturale) e con i frammenti di una vita familiare mai davvero compresa.
Il titolo omaggia apertamente L’idiota di Dostoevskij, e non è un caso: nella geografia intellettuale del padre, la capitale della letteratura era proprio lì, nel Cremlino dostoevskijano. Come scrive Ferrari: «nella geografia intellettuale di mio padre il cuore della repubblica delle lettere si trovava sì in Russia, ma la sua capitale si chiamava Dostoevskij, e il suo Cremlino era L'idiota, e restare fuori dal Cremlino voleva dire non aver mai conosciuto la letteratura…»
Questo passaggio non è solo un omaggio letterario: è il cuore pulsante del rapporto padre-figlio. Il padre ha cercato di educare Igor alla grandezza tragica e speculativa della letteratura russa, mentre Igor ha scelto una strada più defilata, più “occidentale”, più disincantata. Il principe Myškin dostoevskijano aleggia come un’ombra su tutto il romanzo, ma qui l’“idiota” è declinato in chiave familiare, intima, dolorosamente reale: chi è l’idiota, alla fine? Il padre che decade, il figlio che non è mai stato all’altezza delle aspettative paterne, o forse entrambi?
Il romanzo è pieno di battute, sarcasmo, osservazioni feroci sul mondo editoriale, accademico e sulla sinistra italiana di ieri e di oggi, ma non perde mai la tenerezza verso i personaggi, né la consapevolezza del dolore che attraversa le generazioni.
Rispetto a La ricreazione è finita, qui la narrazione è più ampia, più stratificata, meno concentrata su un unico protagonista nevrotico e più corale (anche se sempre filtrata dallo sguardo di Igor). Il risultato è un libro che è insieme romanzo familiare, bilancio generazionale, satira culturale e riflessione sulla memoria e sulla decadenza fisica e mentale.
Se amate la prosa lucidissima, l’intelligenza che non si prende mai sul serio, la malinconia che non diventa mai autocommiserazione e i richiami letterari mai esibiti ma sempre profondamente sentiti, “L’idiota di famiglia” è un romanzo da non perdere. Per me è la conferma definitiva: Dario Ferrari è uno degli scrittori italiani più necessari di questi anni.
"He who does not read, at 70 years will have lived only one life, his own! He who reads, will have lived 5000 years: He was there when Cain killed Abel, when Renzo married Lucia, when Leopardi admired infinity... Because "Reading is backward immortality."
Umberto Eco
Whatever you do, please don't stop reading. Read for joy. Read for education. Read for resistance. Read books. Read about experiences that differ from your own. Just. Keep. Reading.
“Dietro le persiane chiuse, nel giardino avvizzito e bruciato dall'arsura, l'estate divampava con le sue ultime forze, come un incendiario che nella sua collera dissennata dia fuoco a tutto prima di fuggire in capo al mondo”.
@diconodioggi
La prima immagine è la realtà, la seconda è la stessa Piazza San Giovanni, a Roma, rifatta da poco trasformata con l’IA in una foresta urbana.
Non è solo estetica, è fisica dell’atmosfera urbana. Una piazza minerale, piena di asfalto, pietra e superfici dure, assorbe calore di giorno e lo restituisce lentamente di notte ed è uno dei motori dell’isola di calore urbana. Il verde fa l’opposto, ombreggia, evapotranspira, riduce la temperatura superficiale, limita l’accumulo di calore e rende l’aria più respirabile. Una rete seria di alberi, parchi, suoli permeabili e corridoi verdi può abbassare le temperature urbane anche di 2-3 °C nelle aree più esposte. Si tratta di un qualcosa anche scientificamente dimostrato, come accaduto nella città di Medellin.
Non servono alberelli decorativi messi a caso, servono vere foreste urbane e non per abbellire la città ma per raffreddarla.
La prima presidente donna che si fa chiamare IL presidente, che taglia i fondi per lo screening per il tumore al seno, che cancella opzione donna e che taglia il 70% delle risorse per i centri antiviolenza sarà sempre un motivo di vergogna, non di orgoglio.
@VirnaBalanzin Io. Non credo di sopportare l'idea di dover pagare un biglietto non poco economico per andare a comprare libri che trovo ovunque.
Posso accettare di pagare per musei, teatri, cinema, non per entrare in un negozio.
Cittadino italiano, laureato in economia e commercio in Italia, in cura per problemi mentali.
Ma Salvini, anziché chiedersi come e perché sia potuto accadere, ha già capito tutto.
#Modena
L'uomo che è quasi riuscito a realizzare una strage a Modena è cittadino italiano con gravi disturbi psichici. Il ministro dei Trasporti #Salvini, anziché azzannare il tizio, criminale perché figlio di immigrati, spieghi come mai avesse la patente. Dica ministro, spieghi pure
Vietato imparare dagli errori del passato, eh. Su #hantavirus si sta ancora una volta facendo la telecronaca dettagliata di un evento. Il modo perfetto per disorientare le persone.
Ogni volta che per caso la settimana si snoda su 4 giorni lavorativi-3 di pausa mi rendo conto di quanto possa migliorare le vite di molti (sicuro la mia)
Oggi il Governo Meloni diventa il secondo più longevo nella storia della Repubblica.
Bene. Evidentemente non serviva il premierato per ottenere la stabilità, come la Presidente del Consiglio aveva detto presentando la relativa riforma.
Ma l'encomiabile durata dell'esecutivo a cosa è servita finora?
Gli economisti spiegano che il Paese non cresce. Le riforme costituzionali sono fallite miseramente. Cinque decreti Sicurezza vedono norme al vaglio della Corte costituzionale e altre che non conseguono l'obiettivo della sicurezza, appunto.
Dunque, un governo che dura da quasi quattro anni, ma in concreto lascia fermo il Paese, può costituire un vanto?
In un clima dove la violenza politica torna a essere plasticamente visibile, da cittadino provo disagio e preoccupazione vedendo che la Pres del Consiglio italiana si precipita a solidarizzare con Trump ma continua a non dire una parola sull'agguato di Roma a due antifascisti.