"La felicità dura dieci secondi, forse meno. È come una folata all’improvviso, quando non c’è vento. Pensi: bellissimo, ed è già finita. La magia non dura. Me la sono fatta bastare".
<<In fondo ero solo uno che in mutande, con una "cosa" in mano, avevo rincorso una palletta. Non avevo mica inventato la penicillina>>.
@adrianopanatta #Sinner #internazionaliroma
(qui in un momento Bruce Chatwin, tra "Che ci faccio qui?" e "Anatomia dell'irrequietezza")
Un'alba buia per l'Italia. Il giorno dopo la mancata qualificazione. Di nuovo.
Com'è possibile con così tanto talento? Mi sento male per conto della nazione.
🇮🇹❤️
Lo scorso 18 gennaio, durante il Blue Monday, i conduttori della trasmissione radiofonica belga “Studio Brussels” hanno inscenato una gag in cui distruggevano vari oggetti per sconfiggere la tristezza del lunedì. Tra questi anche una statua di Gesù e della Madonna.2 mesi dopo, nel corso dei Radio Days, fiera delle radio che si è tenuta a Riga, il giornalista Calm Flynn chiede se hanno considerato che qualcuno poteva sentirsi toccato da questo gesto.
“No, in Belgio siamo laici” rispondono i conduttori di Studio Brussels.
A quel punto però Calm Flynn fa una mossa da scacchista.
“Avreste fatto la stessa cosa con un simbolo del profeta Maometto?”
“No, questo è inappropriato perché in Belgio ci sono molti musulmani…”
Scacco matto
MORTE DI UNA NEMICA DELLO STATO - di Roberto Riccardi
Sara Ardizzone si era alzata in piedi davanti a un giudice della Repubblica e aveva letto il suo proclama: "Sono anarchica. Sono nemica di questo Stato. Credo nella giustezza della violenza degli oppressi." Il giudice aveva ascoltato. Non aveva acquisito lo scritto agli atti. Non aveva mosso nuova accusa. L'aveva rimandata a casa.
Diciotto mesi dopo la donna è saltata in aria nel Parco degli Acquedotti a Roma, uccisa dalla bomba che stava fabbricando con il compagno Alessandro Mercogliano. Dentro l'ordigno c'erano chiodi e nitrato d'ammonio in una pentola a pressione. Un ordigno troppo ingombrante per essere trasportato lontano, progettato per colpire a breve distanza. Nel quadrante sud di Roma, a poche centinaia di metri dal casolare, c'è il Polo Tuscolano: politecnico della polizia e caserma dei carabinieri.
Ripeto, perché il concetto merita di essere scolpito: una militante si presenta in un'aula di giustizia, professa guerra allo Stato, dichiara legittima la violenza, e il sistema giudiziario la classifica come esercizio dialettico. Un segnale inequivocabile di pericolosità liquidato come retorica processuale. Diciotto mesi dopo i segnali diventano chiodi e nitrato d'ammonio.
Non è un incidente. È il prodotto di una consolidata tendenza alla derubricazione che percorre la giustizia italiana quando si tratta di eversione di sinistra.
Mercogliano aveva cinquantatré anni e un curriculum che parla da solo. Condannato a cinque anni nel maxiprocesso Scripta Manent per terrorismo, assolto in appello. Posizione archiviata nell'attentato alla caserma di Fossano, lo stesso per cui Cospito ha preso ventitré anni.
Vent'anni nella Federazione Anarchica Informale, tra ordigni e plichi esplosivi contro politici, giornalisti e forze dell'ordine.
Risultato netto: zero. Il dato è aritmetico, non polemico. Chi paga davvero? L'unico che marcisce al 41 bis è Cospito. Tutti gli altri attraversano indenni decenni di inchieste, processi, assalti e aggressioni. Escono dal tribunale e tornano a fabbricare bombe. Come Mercogliano. Come Ardizzone.
Perché il dato che nessuno pronuncia ad alta voce è questo: in trent'anni di molotov, sabotaggi, assalti a sedi istituzionali e giornalistiche, pestaggi di poliziotti e aggressioni a militanti politici, la magistratura italiana non ha mai riconosciuto l'associazione a delinquere per l'area anarco-insurrezionalista. Mai.
A Torino ventotto imputati di Askatasuna vanno a processo e l'accusa associativa viene smontata per tutti. A Marina di Carrara quaranta antagonisti pestano i militanti della Lega al banchetto elettorale: tre anni per arrivare a condanne irrisorie.
La finalità di terrorismo evapora sempre. Il reato associativo si dissolve e restano le singole pietruzze: una resistenza qua, un danneggiamento là, pene sospese, fedine penali immacolate.
Lo "scudo penale dei centri sociali" di cui ha parlato la premier Meloni non è un'iperbole polemica. È una fotografia giudiziaria. Proprio oggi si vota per riformare quella magistratura sbarrando il SI sulla scheda elettorale. Il tempismo della cronaca è più eloquente di qualsiasi comizio.
Nel frattempo la macchina culturale della giustificazione gira a pieno regime. I portavoce di Askatasuna tengono conferenza stampa dopo centotre agenti feriti e spiegano che "il tema della violenza va complessificato." Il fondatore Bonadonna ammette a La Stampa che "il governo ci penserà tre volte prima di sgombrare un altro centro sociale."
Un attivista di centro sociale va a Fuori dal Coro su Rete 4 a rivendicare la propria partecipazione agli scontri del 31 gennaio e a teorizzare: "Un minimo di lotta la devi fare. I compagni vogliono una rivolta seria, non la passeggiata del sabato." Arrestato, rilasciato. Nessuna conseguenza.
E mentre i corpi di Mercogliano e Ardizzone non sono ancora freddi, i circoli anarchici pubblicano un documento che li celebra come martiri: "Sara e Sandro sono morti combattendo." Non morti. Morti combattendo. La bomba con i chiodi non è un errore da prendere le distanze. È una medaglia.
Dalla celebrazione della violenza alla bomba con i chiodi il percorso è lineare. Non servono salti logici. Chi professa la legittimità della violenza in un'aula di tribunale e viene rimandato a casa senza conseguenze riceve un messaggio preciso: continua pure. Chi ascolta un picchiatore vantarsi in televisione senza finire in carcere capisce che il prezzo da pagare è zero.
L'intelligence definisce l'anarco-insurrezionalismo "la minaccia più concreta" per il Paese. L'ex magistrato Otello Lupacchini parla sul Messaggero di "ritorno dell'anti-Stato ad alta intensità, con rischio stragista." Il rapporto Europol sulla situazione del terrorismo nell'Unione certifica trenta attentati anarchici su trentadue nel 2023 e diciotto su ventuno nel 2024, quasi tutti in Italia.
Il Dipartimento di Stato americano classifica la Federazione Anarchica Informale tra le organizzazioni terroristiche globali. Ma i tribunali italiani continuano a trattare i suoi militanti come ragazzacci un po' esuberanti.
Il covo della coppia era in via degli Angeli, un appartamento occupato abusivamente in ex locali dei servizi sociali comunali. Novecento metri più in là, in via Maia 6, nel 2003 la Digos scoprì il rifugio delle Nuove Brigate Rosse sequestrando l'appartamento di Nadia Desdemona Lioce. La topografia dell'eversione romana non cambia. I quartieri sono gli stessi. I metodi sono gli stessi. Solo lo Stato finge che sia cambiato qualcosa.
Mentre Mercogliano e Ardizzone assemblavano l'ordigno al Parco degli Acquedotti, dove erano le sentinelle? L'intelligence li conosceva. La Digos li conosceva. I tribunali li avevano avuti davanti per anni. Eppure erano liberi di maneggiare esplosivo nel cuore di Roma.
E soprattutto: dov'è la sinistra? Quella i cui esponenti andarono in pellegrinaggio a Sassari a visitare Cospito nel gennaio 2023, trasformando un terrorista condannato in un caso di diritti civili.
Quando i seguaci di Cospito saltano in aria costruendo bombe con i chiodi il silenzio è assordante. Non una parola. Non un comunicato. Nemmeno il solito distinguo ipocrita tra "manifestanti pacifici" e "frange violente." Stavolta niente. Perché stavolta non c'è nulla da complessificare: ci sono due cadaveri, un cratere e i chiodi.
Sara Ardizzone era nemica dello Stato. Lo aveva detto lei. Lo aveva scritto lei. Lo aveva letto ad alta voce davanti a un giudice della Repubblica italiana. Lo Stato l'aveva ascoltata, aveva annuito e l'aveva lasciata andare. Non l'aveva combattuta. Non l'aveva fermata. Non l'aveva nemmeno presa sul serio. La nemica dello Stato è morta per mano propria, vittima della bomba che stava costruendo per colpirlo.
Una cronaca di morte annunciata. Pronunciata a voce alta in un'aula di tribunale. L'unico che non l'ha ascoltata è lo Stato.
You mocked her.
You cancelled her.
You dehumanized her.
You gaslighted her (and her supporters)
You told her she needed to work harder. You said she was competing against a better woman…
But she was—in fact—fighting a man.
Will any of you apologize?
Stellantis oggi segna -19%, un disastro annunciato.
Da anni denunciamo nel disinteresse generale investimenti fantasma e produzione che crolla: 370mila veicoli in Italia contro 2,8 milioni in Spagna.
Così nel 2027 non resterà una fabbrica attiva. Ci sono in gioco 200mila posti di lavoro e relative famiglie. Interessa a qualcuno dopo aver commentato Corona e Vannacci?