Con una scrittura lirica che corrisponde ai sentimenti narrati, De Giovanni ci travolge nella passione e nella ricerca della purezza dell'amore, a partire da Catullo...
https://t.co/d78TQSybry
#VentagliDiParole#DeGiovanni#Catullo#SalaLettura
A definire “autoritaria” la riforma della legge elettorale di Giorgia Meloni è il Financial Times, il quotidiano della City di Londra, una testata che nessuno sospetterebbe di simpatie per i centri sociali. Nell’articolo del 26 giugno 2026, a firma di Amy Kazmin, il giornale parla di un “tentativo autoritario” e dà conto dell’allarme delle opposizioni, che hanno ribattezzato il testo “Melonellum”: cambiare le regole del voto rischia di erodere la democrazia. Kazmin descrive un premio di maggioranza che può valere fino al 17,5% dei seggi e nota che l’obbligo di indicare in anticipo il candidato premier è l’eco del premierato, il progetto di elezione diretta del capo del governo che la stessa Meloni aveva poi accantonato.
Conta proprio la firma. Quando a parlare di svolta autoritaria è il foglio della finanza globale, l’accusa pesa il doppio. E il Financial Times non è solo. Bloomberg descrive la stessa riforma senza eufemismi: un intervento congegnato per migliorare le chance della premier al voto del 2027 e per garantire al vincitore una maggioranza comoda in Parlamento. L’Irish Times, sullo stesso filo dell’agenzia, riprende la denuncia di un piano per blindare la prossima legislatura, e gli analisti citati dai giornali esteri leggono la mossa come un sintomo d’ansia per le urne. La lettura dei mercati coincide con quella delle piazze.
La stampa estera in coro
Politico rilancia da mesi le accuse di election rigging, di brogli scritti dentro la legge. La squadra di fact-checking di Euronews, The Cube, era arrivata alla stessa conclusione già a marzo: un tentativo di manipolare il voto del 2027. Il filo che lega le testate è uno solo: una premier che, davanti a un’opposizione finalmente capace di allearsi, riscrive il sistema con cui si conteranno i seggi. Le voci dell’opposizione italiana, che i giornali stranieri amplificano, vanno nella stessa direzione. Angelo Bonelli (Avs) parla di un disegno per pilotare le elezioni; Riccardo Magi (Più Europa) di una legge cucita sulle misure della maggioranza per restare al potere.
Il politologo Lorenzo Castellani, della Luiss, lo ripete agli stessi giornali stranieri: cambiare la legge elettorale è sempre un segnale di debolezza, perché chi è sicuro di vincere le regole non le tocca. È la chiave con cui la stampa internazionale legge la fretta del governo, deciso a incassare il primo via libera entro l’estate con oltre un anno di anticipo sul voto. Nel 2022 il centrodestra aveva travolto un’opposizione divisa; oggi che Elly Schlein (Pd) e Giuseppe Conte (M5S) provano a correre insieme, la maggioranza preferisce cambiare lo schema prima del fischio d’inizio.
Cosa ha acceso l’allarme
A far scattare l’allarme è la sostanza. La riforma cancella i collegi uninominali del Rosatellum e introduce un proporzionale con premio: chi supera il 42% in entrambe le Camere incassa 70 seggi in più a Montecitorio e 35 al Senato, fino a un tetto di 220 deputati, con liste bloccate e candidato premier indicato in anticipo. Il modello è il “Porcellum” del 2005, la legge di Silvio Berlusconi che la Corte costituzionale annullò nel 2013. C’è poi la clausola che il Financial Timesriassume nell’obbligo, per i piccoli partiti, di raccogliere 500.000 firme: una norma letta come un argine a Roberto Vannacci e al suo Futuro Nazionale, il movimento che erode voti a destra. Oltre cento costituzionalisti hanno già segnalato profili di illegittimità.
Meloni difende il testo come argine all’instabilità e ripete che «chi prende più voti governa». Schlein lo bolla come «chiaramente incostituzionale» e promette battaglia. Sullo sfondo resta una posta che i costituzionalisti segnalano da subito: indicare il premier già al deposito delle liste comprime il margine del Quirinale nella nomina del capo del governo. Stavolta, però, la parola più dura porta la firma della City.
(il mio editoriale per @LaNotiziaTweet in edicola)
https://t.co/MHEE1NTO8P
A macchia di leopardo Torino si ferma: venti blackout in tutta la città solo in cinque giorni. I frigoriferi si spengono, nei freezer il cibo si scongela, salta l’elettricità di notte, i bar e i ristoranti lavorano a singhiozzo. Il tutto mentre fuori si sfiorano i 40 gradi e condizionatori viaggiano a pieno regime: sono loro i primi responsabili dei continui blackout, ma come fare senza?
La notizia è su La Stampa - Torino
#torino #blackout
La classe delle superiori, in cui tutti noi ci siamo identificati, è un microcosmo con soggetti che non si sono scelti, ma che si ritrovano in una quotidianità che segna più di quanto si voglia pensare....
https://t.co/dKrbv8clKf
La III A del Berchet, con i suoi 30 alunni, alla cena del primo anniversario, il 22/07/75, stabilisce un patto: ogni anno verseranno una quota che sarà investita e sarà poi divisa tra gli ultimi tre che rimarranno in vita!
https://t.co/dKrbv8clKf
#VentagliDiParole
La realtà internazionale (processo a Demjanjuk, prima intifada) e personale(effetti collaterali assunzione Halcion, intervista a Gerusalemme di Aharon Appelfeld del 1988) si mescola alla finzione e alla invenzione. #VentaglidiParole
https://t.co/5RMx6pSjS5
Nei campus americani i manager della Silicon Valley vengono accolti dalle contestazioni degli studenti. Non è neoluddismo, ma la paura concreta di una generazione che vede l’IA cancellare i primi gradini del mercato del lavoro. https://t.co/MuQ1x5uPC6
Francesco Cancellato su Fanpage mette nero su bianco una cosa giusta: chi a sinistra festeggia perché Roberto Vannacci ruba voti a Giorgia Meloni non ha capito cosa arriva dopo. Il precedente è il Regno Unito del 2024. I Laburisti presero un voto su tre, il 33 per cento, e vinsero lo stesso, perché la destra si era spaccata tra conservatori e Reform Uk. La legge elettorale fece il resto. Ma il baricentro del Paese, intanto, si era già spostato.
Qui da noi funziona uguale. Oggi Futuro Nazionale, dato al 5-6 per cento, toglie consensi a Fratelli d’Italia e alla Lega. Intanto, però, trascina a destra l’intera maggioranza e detta i termini della prossima campagna. E no, non è una buona notizia.
Alla sua costituente del 13 e 14 giugno si è sentito di tutto: i saluti ai «camerati», Sergio Ramelli, «Dio patria famiglia», la remigrazione presa in prestito da CasaPound. La tentazione per i partiti di maggioranza è di inseguirlo lì, sul terreno della nostalgia fascista. Peccato che sia il terreno dove vince lui.
E c’è la seconda trappola, questa volta per l’opposizione: gridare (giustamente) solo all’incostituzionalità delle sue proposte e del suo stesso partito gli regala la polarizzazione che gli serve per brillare come estrema destra. Più lo si tratta da mostro, più quello cresce.
C’è poi la cosa vera, anche se sembra noiosa: il programma di Vannacci è impossibile da mettere in pratica. La remigrazione, il tetto al 4 per cento, il libretto di lavoro a 14 anni, l’ora legale per decreto. Numeri, leggi nazionali e trattati europei lo smontano riga per riga. Bisogna avere la pazienza di smontare i contenuti, uno per uno, con la calcolatrice in mano.
Si combatte con i numeri, non basta l’indignazione. Sì, è meno eccitante.
Buon lunedì.
(il mio #buongiorno per @Left_rivista)
https://t.co/anXrO4XRJV
Al processo #Cutro su 94 morti niente riprese autonome, video muti e limitati, audio non disponibile in tempo reale
Ma che cazzo di Paese siamo diventati?
Il tempo, i ricordi: cosa resta nella nostra mente, come filtriamo ciò che abbiamo vissuto o non vissuto, quale è la nostra vera natura e come si trasforma nel corso della nostra vita?#VentagliDiParole#IlSensoDellAndare
https://t.co/UHVgfMke3a
Attraverso il racconto del vecchio Fugui, percorriamo la storia di parte del XX secolo nella Cina, da Ch'ang Jai Shek, Mao e Deng Xiaoping, ....
https://t.co/ZeZXKGGZaS
#VentagliDiParole#vivere#Hua
Una scrittura del novecento, un giallo che indaga un crimine, ma anche la società degli anni 70.
https://t.co/qTrkG6QWnN
#VentagliDiParole#libri#Fruttero
Un giorno nero per i diritti umani in Italia. Il dl 23/26 sulla sicurezza diventa legge dopo l'approvazione finale con 162 voti favorevoli e le sue disposizioni entrano da oggi stabilmente a far parte dell’ordinamento.
L'Iran conta i danni di guerra e respira. E grazie all’avvio in Libano di una pur fragile tregua, annuncia l’apertura dello Stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali, comprese quelle Usa. Trump non ci sta: «Lo richiudo». Poi si consola con «l’uranio che gli Usa otterranno»
Non ha conoscenza di camorra, eppure l'autrice si ritrova a dover scrivere la biografia di Giuseppe Misso, 'o Nasone, uno dei più efferati camorristi di Napoli...
https://t.co/qhjFy8pEaL
#VentagliDiParole#donnaregina#premiostrega2026