More than 500 personnel of the State Emergency Service have been involved in dealing with the aftermath of Russia’s overnight attack on our cities and communities. The main strike was on Kyiv, where dozens of residential buildings and other purely civilian infrastructure were damaged again. Tragically, four people have been reported killed. My condolences to all their families and loved ones. At this moment, 38 people are in hospitals in the capital, and all of them are receiving the necessary care.
In Dnipro, a search and rescue operation is ongoing at the site of a four-story apartment building. Part of the building was essentially demolished. Nine people were killed in this attack, including a child. Thirty-five people were injured in the city. The fate of six more people remains unknown. The search for them will continue for as long as necessary.
The Russians also struck energy facilities in the Kharkiv region and critical infrastructure in Kharkiv. Kyiv, Mykolaiv, Zaporizhzhia, Poltava, Sumy, Chernihiv, and Khmelnytskyi regions also came under attack.
In total, overnight Russia launched 656 attack drones and 73 missiles of various types at our people – ballistic, cruise, and anti-ship missiles. A large-scale attack and an absolutely clear statement from Russia: if Ukraine is not protected from ballistic and other missile strikes, these attacks will continue. Europe needs its own anti-ballistic defense so that this war can finally be brought to an end. And assistance from the United States in supplying missiles for Patriot systems is absolutely necessary. We are counting on the support of our partners and on effective responses to today’s attack.
And I thank all Ukrainian men and women for not ignoring air raid alerts.
Glory to Ukraine!
Dopo 4 anni di governo Meloni il Paese sta peggio. E non lo diciamo noi: lo dicono i numeri.
Nel 2027 l’Italia sarà il Paese europeo con la crescita più bassa e il debito pubblico più alto. Mentre altri, come la Spagna, corrono, noi restiamo fermi: industria in crisi, famiglie sempre più in difficoltà e persino Confindustria lancia l’allarme sul rischio di desertificazione industriale.
La verità è semplice: la favoletta dell’Italia in cui va tutto bene non regge più.
@meb
Since last night, first responders and all necessary services have been working wherever needed. As of now, at least 83 people have been confirmed injured since midnight. Tragically, there are fatalities. My condolences to the families and loved ones.
It was a heavy attack – 90 missiles of various types, many of them ballistic missiles – 36 in total. There were 600 drones. Unfortunately, not all of the ballistic missiles were intercepted – the largest number of hits was in Kyiv. Kyiv was the primary target of this Russian attack.
Putin can’t even pronounce the word “hurrah” clearly anymore – slurs and mumbles – yet he is still vanquishing residential buildings with his missiles. Launched three Russian missiles against a water supply facility. Burned down a market. Damaged dozens of residential buildings. Hit several ordinary schools. Launched his “Oreshnik” against Bila Tserkva. They really are unhinged.
It is important that this does not pass without consequences for Russia. Today, everyone in the world who will not stay silent and chooses to help Ukraine is a defender of life. It is critically important to continue working to secure air defense for Ukraine, especially anti-ballistic capabilities.
We are doing our best to achieve peace and protect people – everything. It is important that Ukraine is not alone. Decisions are needed – from the United States, from Europe and others – to make that old “Oreshnik” in Moscow finally utter the word “peace.”
Pare che a Palazzo Chigi sia scattata una riunione d’emergenza. Non per i treni in ritardo. Non per i pendolari che arrivano in ufficio quando i figli sono già laureati. Non per un’Alta Velocità che ogni tanto conserva solo “Alta”, mentre sulla velocità preferisce riflettere. No.
Per un manifesto.
La furia di Giorgia Meloni sarebbe scattata per la nostra campagna, sì, quella di un partito d’opposizione che ha avuto l’ardire di fare opposizione, colpevole di aver affisso manifesti nelle stazioni per ricordare una notizia e non una bestemmia: i treni arrivano in ritardo.
Una gigantografia che prende in giro uno slogan del Ventennio e ricorda un dettaglio marginale: i treni arrivano in ritardo. Apriti cielo. La premier sarebbe andata su tutte le furie, telefonate, spiegazioni, Ferrovie convocate come se a Termini fosse comparso un murale con scritto: “Il re è nudo”.
La scena è meravigliosa. L’Italia aspetta i treni. Palazzo Chigi aspetta chiarimenti sui manifesti.
È la lesa maestà ferroviaria. Il nuovo reato: vilipendio alla puntualità immaginaria.
Nel Paese in cui un treno su cinque dell’Alta Velocità arriva fuori orario, il problema non sarebbe il ritardo. Sarebbe ricordarlo.
Come quei sovrani assoluti che non punivano chi sbagliava, ma chi osava raccontarlo.
E allora immaginiamola la riunione:
“Presidente, i treni sono in ritardo.”
“Nessun problema.”
“Presidente, qualcuno lo ha scritto su un cartellone.”
“Convocate subito i vertici!”
Il punto è che il potere, dopo un po’, si abitua agli applausi. E quando incontra la satira la scambia per sabotaggio. Quando incontra una critica la vive come tradimento. Quando incontra uno specchio, dà la colpa allo specchio.
Heute vor 7 Jahren….
Während sich der eine in dieser Zeit vom Staatsmann zu einem lächerlichen Clown entwickelt hat, entwickelte er sich von einem erfolgreichen Clown zum größten Staatsmann Europas.
Herzlichen Glückwunsch zum Jubiläum, Präsident @ZelenskyyUa
Slava Ukraïni 🇺🇦
Sette anni fa, il 20 maggio, l’Ucraina pescò il più grande jolly della sua storia insediando Zelensky come Presidente.
Da comico di successo al migliore statista che l’Europa abbia conosciuto da decenni.
C’è un’immagine che racconta meglio di mille convegni sullo stato della democrazia italiana: un deputato incatenato al proprio banco alla Camera, in sciopero della fame e della sete, mentre la maggioranza tira dritto come se nulla fosse.
Roberto Giachetti protesta contro il sequestro della Commissione Vigilanza Rai. E il punto non è soltanto la Vigilanza. Il punto è un’idea di potere che considera le istituzioni un fastidio quando intralciano gli interessi di parte.
Il Parlamento è stato seppellito sotto montagne di decreti e voti di fiducia. Il confronto ridotto a formalità. Gli appelli del Presidente della Repubblica alla centralità delle Camere trattati come rumore di fondo. Adesso si ragiona perfino di cambiare la legge elettorale a colpi di maggioranza: senza preferenze, senza veri collegi, con cittadini trasformati in spettatori mentre i partiti decidono tutto nelle segrete stanze.
E nello stesso tempo non riescono a far funzionare la Commissione che dovrebbe vigilare sul servizio pubblico radiotelevisivo. La Vigilanza Rai bloccata da mesi. La democrazia immobilizzata per convenienza.
È la teoria del comando senza controllo. Decidere tutto, rispondere a nessuno. Governare senza contrappesi. Parlare di popolo e avere paura perfino di lasciargli scegliere i parlamentari.
Per questo il gesto di Giachetti pesa. Perché in un’Italia in cui tanti si sono abituati all’anestesia istituzionale, c’è ancora chi usa il proprio corpo per ricordare una cosa elementare: la democrazia non muore tutta insieme. Muore un pezzo alla volta. Una Commissione bloccata, una fiducia dopo l’altra, una regola piegata, un silenzio complice.
Finché qualcuno non si incatena a un banco per ricordarci che le istituzioni non appartengono alla maggioranza di turno. Appartengono ai cittadini.
Al Quirinale in occasione del 145mo anniversario dell'istituzione della Società italiana degli autori ed editori (SIAE), Sorrentino, rivolgendosi al Presidente della Repubblica Mattarella:
“Se il mondo fosse abitato solo da Lei e dagli artisti, Presidente, vivremmo gioiosi e pacifici, ma purtroppo ci sono anche gli altri”.
Grande il nostro Presidente! 🍀
La futura regina d’Inghilterra ha attraversato l’Europa dopo la malattia per venire in una scuola pubblica di Reggio Emilia.
E già questo dovrebbe farci fermare un secondo.
Kate Middleton non è arrivata in Italia per una cena di gala.
Non per una sfilata.
Non per un evento mondano.
Ha scelto Reggio Emilia per osservare da vicino il “Reggio Emilia Approach”, il modello educativo per la prima infanzia considerato uno dei più avanzati e studiati del mondo.
Un’eccellenza italiana di cui all’estero parlano da anni con rispetto quasi reverenziale.
Mentre spesso noi italiani dimentichiamo perfino di averla.
Dopo aver annunciato il tumore e dopo mesi lontana dalla vita pubblica, la principessa del Galles ha deciso di tornare così: partendo dai bambini.
Perché da anni il suo impegno è legato proprio all’infanzia, alla crescita emotiva, alla salute mentale, alle pari opportunità.
E Reggio Emilia rappresenta uno dei luoghi simbolo di questa visione educativa.
Qui i bambini non vengono trattati come numeri.
Non vengono “parcheggiati”.
Qui vengono ascoltati.
Le loro domande contano.
La loro creatività conta.
Perfino il silenzio viene considerato parte dell’apprendimento.
È questo che il mondo viene a studiare a Reggio Emilia.
E così, tra educatrici, pedagogiste, laboratori e famiglie, una delle donne più osservate del pianeta ha trascorso ore dentro una scuola comunale italiana.
Poi, alla fine della visita alla scuola dell’infanzia Anna Frank, è successo qualcosa che nessun ufficio stampa avrebbe potuto organizzare.
Un bambino ha rotto il protocollo.
Mentre Kate stava andando via, l’ha fermata con una domanda tanto semplice quanto potentissima:
“Kate, puoi tornare qui un’altra volta?”
Lei si è girata, ha sorriso e ha risposto in italiano:
“Sì, certo”.
Ed è stato in quel momento che tutta la distanza tra una principessa e dei bambini è sparita.
Perché la sua giornata non si è conclusa con un discorso ufficiale.
Non con le telecamere.
Non con la politica.
Ma con uno splendido abbraccio dei bambini.
Ed è forse questa l’immagine più forte di tutte.
Una donna che ha attraversato una malattia durissima.
Una futura regina.
Una delle figure più famose del pianeta.
Che sceglie di ripartire da una scuola italiana.
Dai bambini.
Dall’educazione.
In un tempo in cui il mondo sembra urlare ovunque, Reggio Emilia continua a insegnare una cosa rivoluzionaria:
che ascoltare un bambino può ancora cambiare il futuro.
Ukraine allows Putin’s May 9 parade to go ahead after Trump’s intervention and a promise to exchange 1,000 Ukrainian POWs. No prisoners have been freed, and Putin after his parade unleashed one of the biggest missile and drone barrages of the war. Here is a Kyiv high-rise where dozens were killed and injured last night, including children, and many more still remain under the rubble.
Nelle ultime sei stagioni abbiamo vissuto questo..chi è Interista nell'anima e ha più di trent'anni sá cosa significa tutto ciò..
Aggiungi 2 finali di Champions e 1 di Europa League.
Momenti indelebili nei nostri cuori 🖤💙
Grazie #Inter sei tutta la mia vita!
Ti amo❤️
C’è un Tajani istituzionale, dialogante. Quello che davanti al caso Consob applaude il passo indietro del sottosegretario Freni e spiega che, quando c’è di mezzo il buon funzionamento delle istituzioni, bisogna mettere da parte bandierine e interessi di partito.
Poi c’è un altro Tajani. Quello che sulla Vigilanza Rai pratica da venti mesi lo sport nazionale della destra italiana: il blocco, il rinvio, il muro contro muro. Un Tajani che pur di imporre Simona Agnes tiene paralizzata una Commissione parlamentare fondamentale. E mentre il Parlamento resta fermo, Roberto Giachetti arriva persino allo sciopero della fame per scuotere un governo che finge di non vedere.
È una scena meravigliosamente italiana. Tajani scopre il valore del sacrificio personale solo quando riguarda gli altri. Se il candidato è gradito a Forza Italia, invece, il principio cambia: le istituzioni possono aspettare. La Rai può aspettare. Il Parlamento pure. La coerenza, quella, è già dispersa da tempo.
Del resto questo governo ha trasformato ogni nomina in una guerra di trincea. Occupare, presidiare, piantare bandierine. Altro che meritocrazia o funzionamento delle istituzioni: qui siamo alla lottizzazione vissuta come una missione spirituale. E guai a chiedere un passo indietro. Diventa lesa maestà.
La domanda però è semplice. Se Tajani considera doveroso il passo indietro di Freni per evitare tensioni e garantire serenità alle istituzioni, perché non vale lo stesso principio sulla Vigilanza Rai? Perché lì il senso dello Stato si ferma improvvisamente davanti al cognome Agnes?
Forse perché nella destra italiana il “senso delle istituzioni” è come il Wi-Fi nei treni regionali: appare e scompare a seconda della convenienza.
E allora sì, il dubbio viene davvero: magari quello che parla di responsabilità sulla Consob e quello che blocca la Vigilanza Rai sono soltanto due omonimi.
"Per la prima volta a memoria d'uomo, siamo davvero soli insieme...l'Europa sta rispondendo all'interno di un sistema che non era stato concepito per sfide di questa portata."
Ad Aquisgrana Mario Draghi diagnostica la solitudine strategica dell'Europa, invoca federalismo pragmatico, autonomia difensiva e completamento del mercato unico.
The Democracy is in Danger!
Due to the numerous bot attacks which are coming after interview of Tucker Carlson and spreading false information against our Brave Leader who not fled away - we are asking for your support!
Do you support Zelenskyy and Ukraine? 🇺🇦🇺🇦🇺🇦
Yes or No?
Le parole pronunciate da Mario Draghi ad Aquisgrana sono perfette: pragmatiche, concrete, realistiche, senza fare sconti a nessuno. L'Europa rischia l'irrilevanza ma le soluzioni ci sono, il federalismo pragmatico, la cooperazione rafforzata, riforme istituzionali, una postura più assertiva con le altre potenze, a cominciare dagli Stati Uniti e con Trump, con il quale la logica del compromesso non ha funzionato.
L'Europa deve svegliarsi, i leader devono avere coraggio, a partire dai nostri. Il rapporto Draghi, che risale a un anno fa, ha trovato solo conferme e oggi va sostenuto, ed è paradossale che il cancelliere tedesco Merz ne chieda l'immediata implementazione, mentre a palazzo Chigi ancora si balbetti.
Anche sulla difesa comune a Palazzo Chigi si resta ambigui, mentre la via è chiara: siamo soli insieme. Un monito e un segnale di speranza, che non vogliamo dimenticarci.
@ivanscalfarotto
Quest'Uomo, Presidente @GiorgiaMeloni, l'Onorevole Roberto Giachetti, è al 7 giorno di sciopero della fame, perché venga sbloccata la vergognosa situazione della Rai che da 2 anni non ha un presidente!
Lo guardi Pres Meloni, dove si vuole arrivare prima che facciate qualcosa?
Esattamente dieci anni fa il mio Governo poneva la fiducia su un disegno di legge molto discusso e combattuto. Per anni si era litigato molto sul tema del riconoscimento delle unioni civili ma nessuno aveva portato a casa il risultato. Quel giorno – l’11 maggio 2016 – in Aula dicemmo che il Governo si giocava tutto e che se non fosse passata quella legge saremmo andati a casa. Era un azzardo politico, come tanti altri di quel periodo, ma era anche un dovere morale perché tanti nostri connazionali potessero essere famiglia, con i propri diritti e i propri doveri davanti alla società.
Non tutti gli azzardi politici di quella stagione sono finiti bene. Ma sono orgoglioso di aver rischiato tutto per un principio. E penso che le oltre ventimila persone che si sono unite civilmente in questi anni meritassero quel rischio. Inutile stare a ricordare chi ci attaccò alle spalle in quelle ore e oggi magari ci fa lezione sui diritti, inutile stare a pensare a quanto ci sia elettoralmente costato quella scelta. Era una cosa giusta da fare, l’abbiamo fatta. E dopo dieci anni possiamo dirlo: chi si ama non è mai un problema per la società. Per una società il problema sono quelli che odiano, non quelli che amano. Aver riconosciuto diritti (e doveri) a chi si ama è stato semplicemente giusto e sono contento di averlo fatto. Tutto qui. E quando trovo qualcuno che mi ferma, per la strada, in aeroporto, a giro per il mondo, dicendomi: “mi sono sposato grazie alla tua legge” confesso che mi spunta un sorriso dal profondo del cuore. Buon decennale a tutti!
E ricordiamocelo sempre: chi vuol fare politica e non rischia mai, forse sta al potere più di quanto siamo stati noi. Ma non produce risultati. E il potere senza risultati è solo occupazione di poltrone, non cambia la vita alla gente.