@rscano Ecco, stavo per dire la stessa cosa, la sfida è "realmente accessibili a tutti"
Però dai, il primo passo è fatto, facciamo il secondo al senato e poi vedremo
And we will continue to fill the world with stories, entertainment, and with written opinion. One thing I've noticed is that robots are not very good at personality.
Read more 👉 https://t.co/qSwYoBrRCM
#ReplacingJournalistsWholesale#AiGeneratedText#RelaxedWritingStyle
@viaggioinincogn E se dove devi andare l'albergo non c'è?
In moltissimo zone di montagna non ci sono alberghi, per dire.
E anche in molti paesini dell'entroterra.
Cassandra Crossing 668/ Quousque tandem abutere, Ursula, patientia nostra?
Il silenzio avvolge ogni nuova orribile iniziativa dell’Unione Europea contro i diritti digitali. Quanto siete disposti a sopportare ancora?
https://t.co/3sTPsiMbUl
@LiberoPetrucci E quindi lo fai con Amazon che non li mette a disposizione di nessuno, li affitta soltanto e li può rimuovere o modificare a piacimento?
Lo scrittore di fantascienza inglese Arthur C. Clarke descrisse per la prima volta in modo dettagliato il concetto di orbita geostazionaria e i suoi vantaggi per i satelliti di telecomunicazione nell’articolo “Ripetitori extra-terrestri – Le stazioni razzo possono garantire una copertura radio mondiale?” (“Extra-Terrestrial Relays: Can Rocket Stations Give Worldwide Radio Coverage?”), pubblicato nel 1945 sulla rivista “Wireless World”. Il concetto era già stato anticipato nelle linee principali nel 1928 dall’ingegnere sloveno Herman Potočnik, mentre nel 1942 lo scrittore di fantascienza americano George O. Smith l’aveva usato in ambito narrativo.
Un’orbita geostazionaria è un’orbita equatoriale e circolare situata a una quota di 35.786 km, il cui periodo orbitale coincide con il giorno siderale terrestre: in parole povere, il satellite gira intorno alla Terra alla stessa velocità angolare con cui la Terra ruota su sé stessa. Per questo motivo, un osservatore a terra vede il satellite come se fosse fermo sempre nella stessa posizione nel cielo. La quota dell’orbita geostazionaria è una sola: satelliti posti a quote inferiori completano un’orbita in meno tempo, mentre quelli a quote superiori impiegano più tempo.
Oltre alle telecomunicazioni, i satelliti geostazionari si usano in meteorologia, oceanografia e come supporto ai sistemi di navigazione satellitare. Una volta giunti a fine vita, vengono generalmente trasferiti in un’orbita-cimitero più alta per ridurre il rischio di collisioni.
L’orbita geostazionaria viene talvolta chiamata “orbita di Clarke”, mentre l’insieme dei satelliti artificiali che la occupano è noto come “fascia di Clarke”. È uno dei tanti casi in cui il confine tra scienza e fantascienza è stato oltrepassato, in un senso o nell’altro.
@LeoneRech@srxhx_ Ti chiedo perdono per averti fatto perdere tempo, io e la mia totale ignoranza
Per fortuna ci sei tu che ci illumini con la tua divina conoscenza
@LiberoPetrucci Daniel De Foe
Laura Ingalls Wilder
Frank McCourt
Raimond Chandler
Parlando di Italiani:
Camilleri
Vitaliano Brancati
Franca Cangogni
In realtà il vero successo arriva decisamente dopo i 40, prima è effimero