✍️ Appunti di viaggio
Premessa. Una sconfitta che non cambia di un centimetro il giudizio su Sinner. Fino al 6-3 6-2 5-1 aveva dominato Juan Manuel Cerundolo, n.56 al mondo. Poi il colpo di calore. Il caldo torrido. Un dannato match cominciato in un mezzogiorno di fuoco e proseguito tra accenni di crampi e sensazioni di vomito. In tanti si sono sentiti male finora a Parigi. È toccata anche a lui. Al più forte di tutti. Fisioterapista e spogliatoi per respirare. Una lotta per non crollare a terra. Provare a non mollare ma le gambe non rispondono. Il pubblico non lo aiuta, a parte poche eccezioni, ma nessuno si aspettava un aiuto da loro. Figuriamoci.
"Sento di dover vomitare" dice alla squadra. Sull'orlo dello sfinimento, giocando quasi da fermo. Il mondo addosso. La caduta dell'uomo dei record, 6-1 al quinto set. Peccato, nel catino infuocato da una temperature torrida era ormai diventato un altro sport. Non era tennis. Sinner è stato commovente. Rimasto in campo soffrendo fino all'ultimo respiro. Dimostrando una capacità di sopportazione del dolore fisico quasi disumana. Abbiamo sofferto pure noi. Perché la proprietà transitiva non c'è solo quando alza trofei in tutto il mondo e siamo strafelici. Sei Masters 1000 vinti di fila. Trenta partite vinte consecutivamente dalla sconfitta con Mensik a Doha. È andata così. Annata strepitosa, annata in cui ha riscritto la storia del tennis.
Ora riposo, recupero fisico e nervoso. Una stagione bellissima ma massacrante per lui. Gestione del recupero adesso. Poi via a ricordare nel Tempio Sacro sull'erba chi comanda. A Wimbledon c'è da difendere il titolo e lo farà attaccando come sa fare. Una certezza. Parigi non cambia di una virgola nulla. Ci sarà tempo e modo per vincere il Roland Garros. Jannik rimane di gran lunga il n.1 al mondo. Per distacco il migliore di tutti.
✍️ Angelo
@marcomazz sono basita…ad un passo dal traguardo si è ribaltata la partita. Questo per chi diceva che vincere il torneo era una pura formalità, visti gli illustri assenti (anche tra gli stessi tifosi di Jannik). Tutte le partite vanno giocate fino alla fine
@eleonora_aloise Che tristezza Ele 😞 è destino che questo maledetto torneo riporti in vita i nostri peggiori incubi…mi viene lo sconforto a pensare a tutti gli haters che non aspettavano altro
Questa rimarrà per sempre una delle foto più belle del nostro sport
Il passaggio di consegne tanto atteso con l'abbraccio paterno e l'emozione di Adriano, Jannik che si adagia sulla sua spalla a riceverlo, il tutto sotto lo sguardo bonario del Presidente
Momenti indelebili 🇮🇹
Recap #SinnerRuud
Il Foro italico per mezzo secolo ha vissuto la solitudine dell’autogrill: un luogo di passaggio nella storia degli altri. Ha visto tutti i più grandi campioni avvicendarsi, ordinare un Camogli, un caffè e poi riprendere la strada.
Nell’attesa di tornare ad essere la destinazione e non una tappa, come una mamma italiana, il Foro ogni anno rassettava e indossava il vestito buono della domenica, non sia mai viene qualcuno.
L’ultimo era stato Panatta nel 1976.
Adriano aveva l’aria di una sigaretta accesa davanti a un cinema. Era come Roma: la bellezza che non ha l’ossessione per la perfezione. Il talento come forma di libertà. La classe di chi sembra sempre improvvisare, anche quando sta facendo qualcosa che gli altri non saprebbero fare mai. Forse è per questo che ancora oggi il suo nome a Roma non suona come quello di un atleta. Suona come un quartiere. Un aggettivo.
Da quel giorno in Italia è cambiato tutto: i governi, i Papi, le abitudini, il tennis, persino la ricetta della Fiesta. Ma se dobbiamo litigare, lo facciamo sempre in cucina.
Arriviamo a ieri.
Il Centrale è pieno di tifosi e di speranza. La tribuna autorità è gremita di politici fotocopiati, sembra il pubblico di Propaganda live fatto coi cartonati durante il covid. Il Signor Mattarella è l’unico umano nel mare delle giacche blu.
L’ultima volta che Ruud aveva affrontato Sinner, l’aveva presa sportivamente dondolandosi nell’armadietto dello spogliatoio. Stavolta entra in campo metodico e ordinato: se dovessimo copiare il compito in classe sceglieremmo lui.
Sinner fatica a trovare il ritmo, non mette una prima e subisce il break. A quel punto diventiamo cartonati pure noi e la Signora Siglinde vorrebbe tornare sul ponte dalle nutrie amiche sue.
Ma è qui che la cronaca della partita smette di essere importante.
Sinner fa Sinner, ma soprattutto fa la storia.
La sua, la nostra. È la storia del tempo che tradisce e ripaga, scritta negli occhi buoni di uno spietato talento.
Hai visto mamma: qualcuno, alla fine, è arrivato davvero.
#sinner #janniksinner #tennis #ibi26
Seeing double?! 🤯
It’s a repeat of Indian Wells and the Chinese GP, as Sinner and Antonelli lift the trophies once again at the Miami Open and the Japanese GP 🎾🛞 🇮🇹
#F1#Sinner#Antonelli
Recap #indianwells
Sono le 3 del pomeriggio, il sole brucia sul campo Centrale. L’impianto di Indian Wells è in mezzo al deserto, sembra una colonia costruita su un altro pianeta per salvare ciò che resta dell’umanità.
Quando pensiamo a questi paesaggi americani immaginiamo i banditi che assaltano le diligenze, l’Arizona, lo sguardo di Clint Eastwood, Tarantino che mitraglia qualunque cosa. Invece siamo in California e c’è Walmart, le palme, lo sguardo di Sinner e Medvedev che mitraglia qualunque cosa.
Il match comincia e la tensione è alta. Come quella scena in The Hateful Eight in cui stanno tutti seduti per fatti loro e di colpo comincia la rissa.
Medvedev tesse la sua tela di scambi lunghi e logoranti. Sinner accetta il ritmo, prende pochi rischi, accelera solo con la palla giusta. Il russo sbaglia poco e risponde potentissimo e profondissimo, la pallina diventa ovoidale e percorre otto chilometri di campo come un destro di Oliver Hutton.
Si arriva al tie break. Dicesi tie break: rito satanico che il diavolo ha messo nel tennis perché di mestiere fa per l’appunto il diavolo.
La spunta Sinner e quindi possiamo finire di scrivere le ultime volontà più tardi.
Nel secondo set Daniil ha un lieve calo, percepito in realtà solo dall’olfatto dei cani da tartufo. Jannik non ne approfitta ed è di nuovo tie break. Dicesi tie break: un dolore secondo solo alla ceretta nella zona bikini.
Medvedev strappa due volte il servizio e va avanti quattro a zero. Noi ripigliamo carta e penna. Ad un tratto Sinner si ricorda che se vince può scrivere la dedica a Kimi sulla telecamera. Da quel momento, sette maestosi punti di fila.
Dicesi tie break: quella straordinaria follia in cui alla fine vince chi ha più testa e più cuore.
Lo stesso cuore che Jannik ha indicato mettendosi la mano sul petto. Un gesto così intimo non l’aveva mai fatto. Perché questa vittoria non sembra solo il riscatto di un inizio stagione più faticoso del previsto. Contiene la memoria di un anno fa, i primi attimi della sua ora più buia. Quando nessuna colonia del tour poteva ospitarlo e doveva salvarsi da solo.
Alza il trofeo al cielo.
Il sole di Indian Wells non brucia più, ma cura.
[Foto di Jannik Sinner HQ]
#sinner #janniksinner #tennis