A sinistra:
- un ex postino ora benzinaio della Q8, col Motorola StarTac attaccato alla cintura, 1G, senza internet, con l'offerta Summer Card della Vodafone per mandare fino a 100 sms al giorno. Ai piedi due ciabatte comprate durante il suo addio al celibato.
A destra:
- il geometra del Comune che è venuto a controllare quel terreno ad uso agricolo sul quale hai costruito una piscina olimpionica con piattaforma per i tuffi da 10 metri che hai deciso di fare dopo aver cercato su google "Come fare un abuso edilizio fatto bene?"
Dal 1985 al 2003 hanno formato una delle unioni civili cestistiche più incredibili della storia. Il Genitore 1 e Genitore 2 della nostra infanzia.
Signore e signori: Karl Malone e John Stockton.
George Weah: "1996'da Milan ile Verona'ya karşı o meşhur 90 metrelik golü attığımda, aslında topu aldığım an o kadar yorgundum ki sadece topu ileri vurup biraz nefes almak istemiştim; ama top ayağıma yapıştı ve önümdeki her boşluk birer birer açılmaya başladı. Kaleye vardığımda hala yorgundum ama o golün verdiği adrenalinle bir 90 metre daha koşabilirdim; bazen en büyük sanat eserleri, sadece biraz dinlenmek isteyen bir adamın çaresizliğinden doğar."
È impossibile non essere romantici quando si parla di Dan Peterson.
Di questo scricciolo di 1 metro e 66 cm per 55 kg che oggi ha tagliato il traguardo dei 90 anni.
E che, a dispetto della stazza, è stato uno dei più grandi giganti nella storia del basket del nostro Paese.
È suo il merito dell'aver reso popolare l'NBA qui da noi.
È suo il merito del timing perfetto con cui le nostre mamme hanno sempre cotto perfettamente la pasta.
È suo il merito del 97% del fatturato del Tè Lipton.
È suo il merito dell'aver reso celebre in Italia, al pari di New York, la città di Chattanooga nel Tennessee. Ossia l'equivalente di Potenza in Italia.
Ed è ancora suo il merito per cui milioni di ragazzi si sono appassionati al Wrestling ed anche allo Slamball, e a qualsiasi cosa riuscisse a rendere unico col suo accento e la sua passione.
Kobe Bryant, una volta, interruppe una conferenza stampa perchè lo riconobbe tra la gente: "Io mi ricordo di te. Da piccolo eri in uno spot: PER ME NUMERO UNO!"
Dan Peterson è la nostra infanzia.
È il profumo dei ricordi.
È l'allenatore che ha rivoluzionato il basket italiano, prima alla Virtus e poi all'Olimpia.
È soprattutto colui che è riuscito in quello che i mass media di oggi pagherebbero a peso d'oro: entrare nelle case di tutti gli italiani con, e grazie, al basket.
È colpa sua se oggi siamo qua. Noi a scrivere, voi a leggere.
"Voi giornata tipo, o come dico io 'typical day', fate cosa importantissima per mondo di basket, ouchei. In mezzo a tante cavolate voi siete cosa seria, ouchei!! Cosa serissima che fa ridere ed emozionare. Grazie ruagazi!"
Buon 90esimo compleanno, coach Dan!
Ciao a tutti, siamo una società di basket femminile giovanile di Milano e vogliamo raccontarvi una storia triste ma al tempo stesso bellissima.
Immaginate un 26 Dicembre qualsiasi ed una squadra Under 16 di basket femminile che parte in pullman all’alba per un torneo di 4 giorni fuori dall'Italia.
Immaginate un telefono che squilla in serata, comunicando la notizia che non si vorrebbe mai ricevere: il decesso improvviso ed inaspettato del papà di una delle atlete.
Immaginate la violenza e la brutalità dello shock, il caos per il cambio improvviso di piani con la squadra pronta a ritirarsi per poter tornare a casa immediatamente.
Immaginate Grace, la ragazza colpita dal lutto, che, con la determinazione che la caratterizza da sempre, chiede di poter rimanere e giocare perchè vuole provare a vincere il torneo per dedicarlo al papà.
Succede che nel giro di 2 ore il tape muscolare nero diventa un modo casalingo per segnare a lutto le divise di tutte le ragazze, succede che il gruppo di ragazze si trasforma in un vortice che avvolge e protegge la compagna diventando una vera e propria famiglia, e succede che le ragazze dopo una notte di pianti ininterrotti e occhi che non si chiudono, decidono che il loro unico obiettivo per i successivi 3 giorni è dare tutto per portare a casa la coppa.
Poi, inizia il torneo e....
Nonostante il lutto portato sulle divise pesi un quintale e nonostante il rumore assordante nelle orecchie durante i minuti di silenzio prima di ogni partita, queste meravigliose atlete a soli 15 anni dimostrano una forza ed uno spirito di gruppo semplicemente devastanti, diventando una commovente marea che travolge le squadre che si trova davanti.
Il primo canestro di ogni partita, forse per caso, o forse per qualcos’altro (chissà...), è sempre una tripla di Grace che, con l'indice all'insù, la dedica al papà.
La squadra vince tutte le partite, e vince il torneo.
Grace è sempre tra le migliori in campo.
...riuscite ad immaginare, seppur nella tragedia, una cosa più bella di questa? Noi sinceramente no.
P.S. Nelle due foto c'è Grace (sotto è inginocchiata davanti alla coppa). Sì, sorride... Non abbiamo mai visto una quindicenne con una tale forza e determinazione."
"Io non mi alleno da non so quanti anni perché purtroppo per me fare qualunque tipo di attività vuol dire crearmi dei problemi fisici e dunque evito.
A parte le ginocchia mi ritrovo a volte con problemi alla schiena.
A casa insomma ho la fortuna di vivere un posto nel verde e ovviamente devo tagliare l'erba, sistemare ogni 7-10 giorni con il tempo che c'è.
Di conseguenza quello diciamo è il mio sfogo è il mio allenamento perché per il resto purtroppo non lo posso più fare.
E' un lavoro che mi gratifica e mi ripaga perché poi sai vivendoci vedere in ordine, pulito, l'erba tagliata, le piante a posto...
La mia giornata tipo? Vivo in collina e ovviamente c'è il bosco, c'è il giardino, ci sono tante cose da da seguire.
Ho il brutto difetto che vorrei vedere finiti i lavori ancora prima di iniziarli.
Questo mi spinge a darmi da fare e soprattutto non mi fermo fino a quando non arrivo proprio al limite.
Purtroppo è stata è stata da una parte la mia fortuna perché se non fossi stato così avrei mollato le volte che mi sono fatto male.
Mi è stato insegnato da mio padre e dalla mia famiglia e per fortuna mi è rimasto bene dentro.
La mia fortuna è di essere una persona umile.
L'umiltà ti porta a fare qualunque cosa senza vergogna, credo che alla fine sia anche una sfida contro noi stessi.
Inventarsi qualcosa per comunque sentirsi appagati.
Non ci sono solo traguardi che si raggiungono attraverso lo sport, ma nella vita ogni giorno se uno vuole ha un obiettivo da raggiungere, per quanto umile possa essere. Io vengo da una terra umile, il Veneto è gente tranquilla che lavora e che non ha paura di sporcarsi le mani.
Credo che questo sia anche frutto di queste radici che abbiamo, per noi l'importante è vivere bene, darsi da fare, realizzare i nostri obiettivi e di conseguenza gioire di questo.
L'affetto della gente per me? Rimango stupito anch'io perché insomma ho smesso da da più di due decenni.
Avere ancora così tanta gente che viene per chiedermi la foto o per chiedermi non so di firmare la maglietta mi riempie di gioia e felicità.
Spero sempre di mandarli a casa felici e contenti e di avergli regalato qualcosa che che li possa gratificare".
ROBERTO BAGGIO
Giugno 1992. Larry Bird, 35 anni, ha ormai ufficiosamente dato l'addio al basket. L'ufficialità arriverà solo ad agosto dopo le Olimpiadi di Barcellona: Magic e Jordan sono riusciti a convincerlo a far parte del "Dream Team" nonostante faccia ormai fatica anche solo a camminare o stare seduto. La sua schiena è talmente a pezzi che non riesce ad allenarsi più di venti minuti dopodiché deve sdraiarsi a pancia in giù.
Durante il periodo di preparazione in vista di Barcellona, assieme al "Dream Team" si sono allenati anche alcuni giovani talenti del college tra cui Grant Hill, Chris Webber, Allan Houston, Rodney Rogers e Jamal Mashburn, per elevare il livello di intensità.
Mashburn ha raccontato:
"Stavamo facendo una sorta di amichevole, noi del college contro di loro. Stavamo vincendo noi... Ad un certo punto Rodney Rogers, dopo un tiro corto di Bird, si rivolge a lui e gli dice 'Ehi Larry, ormai non fai un canestro dalla media dall'84'... Noto subito con la coda dell'occhio che Magic scuote la testa: come se sapesse giá cosa sarebbe accaduto. Da quel momento la partitella diventa molto più intensa e cattiva. L'azione dopo Magic passa la palla a Larry che, marcato da Rogers, grida 'Adesso faccio due palleggi a sinistra e faccio canestro da lì!'... e poi segna facendo esattamente quello che aveva detto. Ogni azione Magic la passava a Larry. La cosa è andata avanti per 9 azioni. Larry ha segnato 9 canestri di fila sempre dichiarando prima quello che avrebbe fatto. Poi, zoppicando, ha lasciato il campo ed è andato a sdraiarsi a pancia in giù. A quel punto si è rivolto a Rogers dicendo 'Ehi Rodney, sembri uno dell'84'... Sì insomma, gli ha detto che sembrava un giocatore di 8 anni..."
Larry Bird compie oggi 69 anni.
Uno dei più grandi di sempre. Uno che dominava anche senza la schiena.
Ne approfittiamo anche per ricordare Rodney Rogers, l’altro “protagonista” di questo meraviglioso aneddoto, che purtroppo ci ha lasciato pochi giorni fa.