Vivo tra amici, amore, il calcio e le risate. Amo la Geografia, insegno e mi piace la politica. Uso Twitter per info e farmi due risate e quando c’è Sanremo 🤓
Pace? Armonia? Umanità?
Non ho sentito niente di tutto questo ieri sera, ma l’ho sentito attraverso i vostri messaggi.
Le persone sono ciò che conta davvero e, in un momento di così tanto odio, vi prego di non giocare il loro gioco e di rispondere sempre come vorremmo che il mondo fosse.
“Ci sono cose da non fare mai”
Ghali
E quindi serviva questo.
Serviva che un missile sventrasse la Chiesa cristiana della Sacra Famiglia a Gaza.
Serviva che Padre Romanelli rimanesse ferito, dentro quel luogo di preghiera ridotto in macerie.
Perché prima no.
Prima erano ospedali, scuole, mercati, tende di sfollati, bambini arsi vivi, corpi sepolti sotto cumuli di pietre, madri che abbracciavano figli senza testa.
Prima erano giornalisti carbonizzati, medici dilaniati, volontari umanitari fatti a pezzi.
Prima erano “errori tecnici”.
Sessantamila morti, diciottomila bambini.
E no, non era ancora “inammissibile”.
Si discuteva, si smussava, si facevano distinguo, si diceva “serve equilibrio, serve moderazione, serve dialogo”.
Poi, ‘finalmente’, il missile ha colpito una chiesa.
Una chiesa cristiana. E Antonio Tajani ha detto: “Non è più ammissibile”. E Giorgia Meloni: “È inaccettabile”.
A scanso di equivoci: bene che lo dicano e quantomeno fingano di indignarsi, mentre continuano a proteggere gli accordi militari con Israele.
Ma chiediamocelo: cosa ci dice, di chi ci governa, il fatto che serva una chiesa colpita perché si accorgano di un massacro?
Cosa ci racconta, della gerarchia che abbiamo messo tra i morti, del valore che attribuiamo ai corpi, delle vite che meritano un grido e di quelle che non ne ricevono neppure un sospiro?
Se vi svegliate solo quando i morti portano la vostra fede, allora il problema non è solo Gaza. Il problema siete voi e cosa ci avete messo dentro la parola “umano”.
Se i nazionalisti al governo avessero senso dello Stato e rispetto per il diritto internazionale protesterebbero contro le sanzioni inflitte dagli Usa a Francesca Albanese, relatrice speciale Onu per i territori palestinesi. Un sopruso, che si condividano o meno le sue posizioni
Mentre a Budapest il governo vieta il Pride e la polizia lo chiama “pericolo per l’ordine pubblico”, in altre parti del mondo il silenzio delle aziende fa lo stesso lavoro.
C’è chi ha scelto di scendere dal carro del Pride, per convenienza o per paura.
Noi no.
Presentata in Corte di Cassazione la #legge per la legalizzazione dell’#eutanasia, a breve la raccolta firme.
I Parlamentari trovino almeno il coraggio di discuterne.
#LiberiFinoAllaFine#finevita