Mi sono divertito (si fa per dire) ad esaminare la proposta che il generale della divisione d’assalto putiniana dislocata in Italia, tal Roberto Vannacci, ha avanzato in merito alla remigrazione. Dopo qualche ricerca, ammetto di averne intuito all’inizio solo la disgustosa logica ma di averne sottovalutato la follia economica.
Il progetto viene spacciato in buona sostanza come un’iniziativa che porterà al rimpatrio forzato di tutti gli irregolari e ad un patto per il rientro volontario di quelli regolari, a fronte di incentivi che consentano a queste persone, pur già integrate in Italia, di rifarsi una vita nei loro paesi di origine.
Partiamo dagli irregolari. Il loro numero complessivo in Italia è di circa 600.000. La proposta prevede genericamente il loro rimpatrio, tuttavia solo 90.000, cioè il 15%, è effettivamente rimpatriabile.
Metà di questa platea proviene infatti da paesi in guerra, non sicuri, instabili o nei quali si rischia la morte, la tortura o l’oppressione per motivi politici, religiosi o sessuali. Queste persone non possono dunque essere espulse per vincoli costituzionali e in virtù delle convenzioni internazionali cui il nostro paese aderisce.
A questi si aggiungono altri 200-210.000 migranti che dichiarano di provenire da nazioni con le quali non ci sono accordi specifici per il rimpatrio o che non sono identificabili. Anche per loro il rientro è di fatto impossibile.
Nessuno di loro secondo l’idea di Vannacci può comunque essere accolto. La proposta prevede infatti anche la cancellazione della protezione speciale e vieta esplicitamente ogni possibilità di regolarizzazione. Avremmo quindi oltre 500.000 persone che non potrebbero essere né accolte né espulse, ma sarebbero costrette a rimanere in un limbo, invisibili per sempre, alimentando così lavoro nero, delinquenza comune e crimine organizzato, alla faccia dell’ordine e della sicurezza che la legge dovrebbe promuovere.
C’è poi una fascia di circa 150.000 migranti che hanno presentato una richiesta di protezione internazionale e che sono in attesa di risposta. La proposta include anche loro nell’elenco di coloro che possono aderire volontariamente al rimpatrio. Il punto è che tra le precondizioni per richiedere l’asilo c’è quella di trovarsi in condizioni di pericolo o di non poter esercitare liberamente le proprie libertà nel proprio paese d’origine. Perché qualcuno che è fuggito da un luogo in cui rischia di morire dovrebbe tornarci? Anche in questo caso la risposta è a dir poco controversa. La proposta prevede infatti l’azzeramento di ogni forma di tutela per i richiedenti asilo, i quali potrebbero essere alla fine costretti ad accettare soldi e rientrare nelle nazioni di provenienza dove rischiano la vita o l’arresto, piuttosto che vivere di stenti in attesa di una risposta che di solito arriva dopo anni.
Infine i regolari. Il totale dei migranti in regola è di circa 3,6 milioni. Si tratta di persone che svolgono normalmente lavori molto duri e che gli italiani non vogliono svolgere. Sono stranieri la gran parte dei lavoratori agricoli, un quarto di chi sta nei cantieri edili, quasi tutte le colf e le badanti, tantissimi operai che lavorano nelle fabbriche. La loro età media è di 36 anni, rispetto ai 47 dei cittadini italiani. I promotori della legge confidano di convincere una quota intorno al 9% in un triennio a tornare al proprio paese di origine. Parliamo di 300.000 persone alle quali si dovrà corrispondere una cifra adeguata (che la legge non quantifica, ma che dovrà essere abbastanza alta da risultare appetibile). La prima conseguenza sarà che interi settori rischiano di fermarsi, a partire dall’agricoltura, che per assurdo è quello che sta più a cuore ai sovranisti. Ma c’è anche un problema previdenziale da considerare. I migranti versano oltre il 10% del totale dei contributi che incassano gli enti previdenziali e riprendono a malapena lo 0,5% in termini di prestazioni. Oltre 640.000 pensioni oggi si pagano grazie ai contribuenti provenienti da altri paesi. Se i promotori raggiungessero il loro obiettivo di 300.000 regolari remigrati, alle casse dell’INPS verrebbero a mancare circa 1,5 miliardi all’anno, visto che si tratta, come si diceva, di lavoratori non immediatamente rimpiazzabili da altrettanti italiani. La conseguenza diretta sarebbe che non solo il genralissimo si aggiungerebbe alla lunga lista dei populisti alla amatriciana che hanno fallito nel proporre l’abolizione della legge Fornero sull’età pensionabile, ma riuscirebbe ad inasprirne i meccanismi, costringendo centinaia di migliaia di lavoratori a rimanere diversi mesi in più al lavoro per ciascun blocco di lavoratori rimpatriati, dal momento che verrebbero meno i contributi che permettono di pagare quelle pensioni.
Per fare questi calcoli non servono eccelse doti matematiche, eppure sempre più italiani sembrano attratti da slogan tanto efficaci quanto lontani dalla realtà, che si appellano agli istinti peggiori di ciascuno (egoismo, cinismo, paura, diffidenza), per evitare che si ragioni sulle reali conseguenze delle proposte che si fanno. I populismi si nutrono di nemici (l’Europa, il migrante, l’Ucraina) e di disvalori, fanno appello alla convenienza anziché alla comprensione e hanno necessità di dividere per polarizzare. Nessuno di questi cialtroni proporrà mai soluzioni utili per l’Italia. Ci chiederanno solo di ringraziarli per averci resi persone peggiori e di votarli proprio per questo.
Trump has just destroyed the US beef industry. No country in their right mind is going to import US beef.
After Trump cut funding for Screwworm monitoring programs, the dangerous flesh-eating parasite has been found in US cattle for the first time since 1966.
@ClaudioBorghi La cosa fantastica è che Vannacci si è fatto mettere in lista da voi, ne ha guadagnato in popolarità, non ha versato neanche i soldi al partito come fate tutti, perché aveva già in mente di usarvi e gettarvi come uno straccio.
Ora non sapete come reagire. Mi fate un po' pena.
Caro @SPatuanelli, sei stato Ministro dello Sviluppo Economico, vigilante su Sogin, da settembre 2019 a febbraio 2021, mentre Ministro dell'Ambiente era il tuo collega di partito @SergioCosta_Gen. La carta delle aree idonee per la costruzione del Deposito Nazionale è pronta da giugno 2014 (la preparammo, molto bene, in Sogin). E la firma sul decreto di Pubblicazione sarebbe spettata a te e Costa, con il benestare di Conte, tutti e 3 autorevoli rappresentanti dello stesso partito 😩.
Invece per tutta la durata del governo Conte 2 ve ne siete ben guardati dal farlo. Solo gli ultimi giorni avete pubblicato tutto, quasi come petardo gettato tra i piedi di Draghi.
Sono io che ora chiedo a voi, dove pensavate di tenere i rifiuti radioattivi? Quanto è costato il pezzo di ritardo attribuibile a voi?
#TafazziLoScrivevaMeglio
GENERALI DA OPERETTA.
E’ stato pagato per decenni da un esercito appartenente alla NATO ma fa il tifo per i russi.
Ha giurato di difendere al Repubblica ma ne tradisce tutti i valori fondamentali, disonorando la divisa.
Parla di pensioni minime ma è andato in pensione a 56 anni con 5.000 euro netti.
Sputa sull’Europa ma prende lo stipendio da eurodeputato.
Non è un fascista, e’ un qualunquista paraculo e per questo raccatta voti. Chiacchiere e distintivo.
Al momento le proposte del PD per il rilancio (sigh) del Paese sono:
- Imposta patrimoniale; di cui non si sa l'aliquota, la base imponibile e, ovviamente, il gettito atteso;
- Il salario minimo; l'impostazione è 9 euro l'ora senza alcuno studio come invece era previsto nella proposta Nannicini del 2018;
- "Diritto a restare"; 200 euro al mese per 3 anni per gli under 35 con reddito inferiore ai 45k; agevolazione acquisto prima casa; 250 euro annui per le spese di rientro nel comune di residenza; 250 euro per abbonamenti al trasporto pubblico locale.
Le coperture verrebbero dal Fondo Fispe le cui disponibilità al momento sono di 856 milioni.
La sola misura dei 200 euro al mese per evitare la fuga all'estero costerebbe 8 miliardi l'anno ; altri 2 miliardi servirebbero per far rientrare gli oltre 600.000 giovani che, secondo i calcoli del PD, se ne sono andati.
Possiamo tranquillamente ipotizzare una spesa annua di 12 miliardi (per 3 anni); insomma un bonus facciate 2.0 con gli stessi risultati.
Sembra uno scherzo e invece sono seri
Le forze armate russe hanno colpito con un drone un'ambulanza a Kherson.
Il personale medico ha subito ferite.
Un crimine di guerra puro e semplice che solo dei malati possono compiere.
Ogni anno, il 2 giugno, mi fermo.
Non è un obbligo di protocollo: è qualcosa di più personale.
Ho trascorso decenni in uniforme, ho visto cosa significa per un Paese tenere insieme la propria storia e il proprio futuro in una sola ricorrenza.
Quella capacità — rara, non scontata — appartiene all'Italia in modo del tutto particolare.
Il mio ruolo al Comitato Militare della NATO mi impone una neutralità che rispetto e in cui credo: trentadue nazioni alleate, nessuna da privilegiare, nessuna da trascurare. Eppure la neutralità non è cecità.
Dal mio punto di osservazione vedo ogni giorno quello che i singoli Alleati portano all'interno dell'Alleanza, non soltanto in termini di truppe e sistemi d'arma, ma di cultura, di metodo, di presenza.
E posso dire, senza violare alcuna neutralità, che l'Italia è apprezzata.
Profondamente, trasversalmente apprezzata.
Non è soltanto quello che porta, come i contingenti nei Balcani, la presenza nel Mediterraneo, il contributo al fianco est in un momento in cui la guerra è tornata sul suolo europeo con una brutalità che nessuno di noi avrebbe voluto rivedere.
È il modo in cui lo porta.
C'è una capacità italiana di stare nei teatri più difficili con rigore militare e intelligenza umana insieme, che i partner riconoscono e che ho imparato ad apprezzare sul campo, prima ancora di arrivare a questo incarico.
Il 2 giugno 🇮🇹 è anche l'occasione per ricordare perché tutto questo è possibile: perché esiste un patto solido tra le Forze Armate e la Repubblica.
Le istituzioni democratiche — nazionali ed europee, la #NATO come l'Unione Europea 🇪🇺 — danno senso alla missione; le Forze Armate restituiscono a quelle istituzioni la concreta possibilità di esistere e operare in libertà.
È una reciprocità che, quando funziona davvero, è una delle cose più belle che un Paese sappia esprimere.
Questo legame però deve allargarsi.
La sicurezza oggi - e alla NATO lo sappiamo bene - passa dal cosiddetto “whole-of-society” approach: non si costruisce cioe’ soltanto nelle caserme, ma nella quotidianità di una società che conosce i propri rischi, si fida delle proprie istituzioni e sa come rispondere.
L'Italia ha tutto ciò che serve per essere un punto di riferimento in questo.
Lo dico con convinzione, non per cortesia.
Non potendo essere presente oggi, a tutte le donne e gli uomini in uniforme che oggi sfileranno, o che si troveranno lontani in qualche posto del mondo che sulla cartina pochi saprebbero indicare, ma anche a chi, per difendere quei valori che oggi celebriamo, ha sofferto, talvolta sino all’estremo sacrificio: grazie.
Non e’ una formula. È la cosa più vera che mi sento di scrivere in questo giorno.
Buona Festa della Repubblica!
(@formichenews)
La coprofilia non è reato
C’è una parola per chi, conoscendo i numeri - oltre 15.000 civili ucraini morti sotto i missili di Putin come accertato dalle agenzie Onu — sceglie comunque di rilanciare i comunicati del Cremlino senza una virgola di distanza critica. La parola non è “giornalista”.
Travaglio sa. Non è disinformato, non è ingenuo, non è superficiale. La cosa più oscena non è neppure la propaganda. La propaganda esiste in ogni guerra. La cosa oscena è il godimento morale con cui Travaglio si mette dalla parte del carnefice fingendo di stare dalla parte della pace.
Nel suo pezzo non c’è una parola sulle migliaia di civili ucraini massacrati da Putin, sulle città rase al suolo, sui bambini deportati, sui missili sui condomini, sugli ospedali, sui mercati. Quello lo considera rumore di fondo. Routine. Sceglie di pubblicare le cifre di Mosca sui 21 studenti di Lugansk - territorio occupato con la forza - inquadrandole come “provocazione ucraina” che giustifica le “feroci rappresaglie russe”.
Non è un errore. È un gusto. È il vecchio riflesso pavloviano del collaborazionismo intellettuale: il colpevole non è chi invade, massacra e deporta; il colpevole è sempre chi resiste. E insieme agli ucraini noi, gli occidentali, che osiamo mettere in mostra le nostre armi.
C’è qualcosa di clinico nel piacere con cui Travaglio maneggia la narrativa putiniana: la cura con cui la confeziona, la soddisfazione con cui la serve ai lettori, la sistematicità con cui ogni eccidio russo sparisce e ogni azione ucraina diventa crimine. Non è ideologia. È qualcosa di più viscerale, più basso, più personale.
Chiamarlo con il nome giusto, a questo punto, è un atto di igiene pubblica. Chi spalma letame russo sulle pagine di un giornale italiano da quattro anni, ogni giorno, con questa costanza e questo godimento, non sta facendo informazione. Sta facendo qualcos’altro. I lettori del Fatto che pagano per essere imbrattati dovrebbero almeno sapere cosa stanno comprando. E i redattori del Fatto contare sui progressi della batterioterapia fecale.
Parlano costantemente di ordine, disciplina e rispetto rigoroso delle regole, ma poi i loro parlamentari guidano con tasso alcolemico doppio rispetto ai limiti di legge.
La credibilità di Vannacci e Futuro Nazionale si ferma al primo etilometro.
La sensazione è che ci siano forze molto potenti che stanno muovendo certi fili. E che hanno scelto Vannacci come referente politico per mettere in atto i loro piani eversivi.
I loro nemici sono l'Italia, l'Europa e la democrazia.
I loro nemici siamo noi.
5/5
È stato ucciso sul campo di battaglia in #Ucraina Alex Pineschi, 42 anni, ex alpino originario di La Spezia e noto tactical trainer.
Pineschi era un uomo che ha ridefinito il concetto di dedizione e coraggio in Italia. Prima dell'Ucraina, tra il 2014 e il 2019, era partito come volontario in Iraq per addestrare e combattere al fianco dei Peshmerga curdi contro la minaccia dell'ISIS.
La sua determinazione e leadership, basate sull'umiltà e sul profondo rispetto per la dignità umana, rimangono una straordinaria fonte di motivazione.
Un esempio di forza e sacrificio che non verrà dimenticato. Onore a te, Alex. Riposa in pace.
🇺🇦😭
Our Beloved Italian Brother Alex Pineschi, who had been serving in Ukraine as a Volunteer succumbed on the Battlefield.
Honor, Glory and Gratitude To Our Brother.
La destra non può liberarsi di Buttafuoco come la sinistra non può liberarsi di Canfora, perché non rappresentano le vergogne rimosse del loro passato, ma le verità non ripudiabili del loro presente.
Un mio articolo su @in_oltre
https://t.co/2jzRqcZdYw
Come ricordavo qualche settimana fa, la posizione di Buttafuoco sulla Biennale ha poco a che fare con l'arte e la libertà di espressione; libertà di espressione che tra l'altro è in controsenso con la proprietà governativa del padiglione russo.
Buttafuoco fa parte da alcuni decenni di quella corrente di destra antioccidentale che vede nella "Nuova Russia" di Putin l'argine all'occidentalismo, al progresso (inteso come progresso/decadenza dell'essere umano), che vede Mosca come la Terza Roma e un uomo forte, Putin nella fattispecie, come guida necessaria; che scriveva a proposito della cd società del consumo che in realtà è "una società della consunzione".
Non sorprendono dunque le parole pronunciate nell'intervista resa al Fatto Quotidiano.
La destra di governo ha poco da lamentarsi dopo averlo messo alla guida della Biennale. Alla ricerca di un bene che da quelle parti scarseggia, la cultura, ha preso il primo "intellettuale di destra" disponibile non valutando le conseguenze della nomina e sottovalutando che Buttafuoco, convertito all'islam sciita e affascinato dal cristianesimo ortodosso, è profondamente contro le società libere.