In breve, le vere cause della guerra in Ucraina e le responsabilità dei governanti europei, servi degli USA, che si impuntano contro Trump esclusivamente sulle proposte che dovrebbero appoggiare.
Marco Travaglio (Tramite Fiorangela Altamura)
Facciamo così @NathalieTocci: ti paracadutiamo all'istante sulla linea del fronte, così potrai mettere per prima i tuoi "boots on the ground". Poi, se riesci a tornare con tutti gli arti, ci spieghi come "find the stomach". E dove andare in cerca del tuo cervello scomparso.
"non deve esistere alcuna possibilità che lo Stato sia chiamato a coprire perdite di chi investe in crypto"
ma chi l'ha mai chiesto?
soprattutto non mi risulta che lo Stato copra chi investe in ETF
anzi mi sembra che voglia solo le tasse quando guadagni e pure profumatamente
ennesimo articolo dispregiativo su bitcoin, dove poi campeggia a chiare lettere la panacea:
L'EURO DIGITALE
se non è propaganda questa
leri sera c'è stata la cerimonia di apertura delle olimpiadi invernali. Tutti gli atleti hanno sfilato con le bandiere dei propri Paesi. Tranne i pochi atleti russi e bielorussi, ammessi solo in quanto "neutrali", cioè dopo verifica che non fossero "filoPutin".
Potranno gareggiare solo da apolidi, per punire la Russia colpevole di "violazione del diritto internazionale". Tutto questo passa sotto i nostri occhi senza che ci facciamo caso... assuefatti a questa nuova edizione del razzismo già praticato in passate olimpiadi. lo non guarderò questo spettacolo. Mi suscita sdegno e vergogna. Non esattamente quello che lo spettacolo dello sport dovrebbe provocare. #russia #razzismo #olimpiadi
ATTACCATI AL TRAM
Editoriale di Marco Travaglio
Gonfi di ardore patriottico, apprendiamo dalla Stampa-Eiar-Stefani che il presidente Mattarella (sempre sia lodato) è stato accolto alle Olimpiadi più care e disorganizzate del mondo da ben tre “boati”. Il primo “quando appare. E come appare? Nessun effetto speciale, nessun elicottero, non la scorta di James Bond… ma un tram, un vecchio tram arancione”. E già sono soddisfazioni. Un “geniale tram”, non come quelli un po’ tonti che prendiamo noi comuni mortali: questo ha il master alla Bocconi (del resto “al banco di manovra c’è Valentino Rossi. Tranviere in cravatta”). “Un tram multietnico e simbolo di italianità”, ecco. “Un tram che racconta l’integrazione”, perché parla pure. “Un tram pieno di bambini, cioè di futuro”. Chiamiamo il Telefono Azzurro? No, anzi, “i bambini sono al riparo accanto al presidente della Repubblica italiana. Possono giocare, possono sorridere: stanno viaggiando”. E meno male che è arrivato Lui: finora non giocavano mai e piangevano sempre. Lui “è un presidente umano al tempo della disumanizzazione totale”, “è un presidente in tram. Prossima fermata San Siro. Ecco: sta arrivando Mattarella. Un altro boato”. E due. Perché “il presidente è un uomo che prende il tram, come tutti prendono il tram”, così come ai tempi del Covid era un “presidente spettinato quando tutti gli italiani erano spettinati”. Poi è stato “il presidente dottore, in camice e mascherina”. Insomma: “il corpo del presidente sempre come argine allo sprofondo” (qualunque cosa significhi). “Sergio, il nonno di tutti”, s’è meritato “il terzo boato, il più grande – ‘Sergio! Sergio!’ – allo stadio”. Perché intanto “era già sceso da quel tram numero 26, era già sceso come un cittadino”: con le gambe.
Tra una fermata e l’altra, il nonno in tram ha avallato un dl Sicurezza che fa inorridire pure La Russa. E ieri, non sappiamo a bordo di quale mezzo di trasporto, ha sentito al telefono la Meloni per autorizzarla a mettersi sotto i piedi le 550 mila firme del Comitato del No e a infischiarsene della legge che garantisce 50-70 giorni di campagna elettorale sul nuovo quesito appena validato dalla Cassazione, lasciando intatta la data del referendum al 22 e 23 marzo (appena 44 giorni). Tant’è che persino Nordio aveva ritenuto inevitabile un rinvio del voto di “due o tre settimane”. Invece Nonno Tram ha fulmineamente firmato il Dpr “giuridicamente ineccepibile” che se ne frega della Cassazione, della legge, della Costituzione e di oltre mezzo milione di cittadini, inclusi quelli che prendono il tram. E lì è partito il quarto boato, stavolta dall’intero centrodestra riconoscente. Così tutti hanno finalmente capito il messaggio subliminale del mezzo di locomozione: “Attaccatevi al tram”.
I nostri ayatollah
Di Marco Travaglio
Il caso di Meta, il democraticissimo colosso dei social che fa capo a Zuckerberg e si permette di oscurare il video di Alessandro Barbero per il No al referendum in quanto sedicenti fact checker l’hanno definito “falso”, la dice lunga sulla direzione imboccata dalle cosiddette democrazie occidentali. Quelle che si stracciano le vesti perché l’Iran stacca Internet e non si accorgono che c’è una sola cosa peggiore dello shutdown della Rete: la censura selettiva. Se un privato cittadino, nella fattispecie un docente universitario di Storia, non può far circolare il suo pensiero sul web perché altri privati cittadini, con autorevolezza e titoli di studio infinitamente più miseri dei suoi, hanno il potere non solo di contestarlo (cosa pienamente lecita), ma anche di farlo oscurare e squalificarlo con l’etichetta di “falso” come il Ministero della Verità di Orwell, tanto vale spegnere tutto. Il fatto poi che questi poliziotti del web scelti non si sa come (anzi si sa: si nominano da soli) decidano di bocciare un video perché troppo “virale”, cioè perché raccoglie milioni di visualizzazioni mentre le loro sbobbe non le guarda nessuno, aggiunge un tocco di farsa alla tragedia della censura. Anche perché questi sfollagente, così allergici alle verità di Barbero, si guardano bene dall’oscurare le balle di politici e trombettieri del Sì. A cominciare da Nordio e Meloni, cioè dagli autori della schiforma.
E, se lo fai notare, ti rispondono con supercazzole. Tipo che i discorsi dei politici sono di per sé “notiziabili” e li giudica il pubblico. Cioè: un politico somaro può mentire quanto gli pare, mentre un prof universitario deve sottoporsi alle pagelle di gente magari ignorante come una capra, ma investita del potere censorio dai magnati del web e dai sinedri europei. Le colpe di Barbero sarebbero tre. 1) Ha detto che i membri laici del Csm li sceglierà il governo, anziché la maggioranza parlamentare: come se in Italia non fosse la stessa cosa. 2) Ha notato che nell’Alta corte disciplinare e nei due Csm aumenterà il peso dei politici: e anche questo è vero, visto che per i 15 membri dell’Alta corte il rapporto 2 a 1 diventa 3 a 2 (un politico in più e un magistrato in meno); e sia lì sia nei due Csm la quota togata estratta a sorte è molto più debole e disomogenea di quella laica nominata dal governo col finto sorteggio. 3) Ha previsto che questa deriva porterà i pm agli ordini dell’esecutivo: e questo lo dice pure Nordio, quando promette alla Schlein che col Sì non verranno più indagati neppure ministri di centrosinistra. Ma per Nordio il fact checking oscurante non scatta. E neppure per la Meloni che promette: “Se vince il Sì, non vedremo più vergogne come Garlasco” (dove pm e giudici, a carriere unite, si contraddicono a vicenda da 19 anni). Molto meglio gli ayatollah.
Chi mente a chi
Di Marco Travaglio
Sarebbe bello poterci fidare del governo ucraino, con tutti i soldi e le armi che gli regaliamo senza essere suoi alleati nella Nato né nella Ue. Sarebbe bello potergli credere, quando nega di aver tentato di bombardare la dacia di Putin con 91 droni all’indomani del vertice di pace Trump-Zelensky e nel giorno della telefonata fra l’americano e il russo. Così potremmo crogiolarci nella balsamica convinzione che solo i russi mentono, mentre i nostri governi e i nostri amici dicono sempre la verità (anche quando raccontano che in Ucraina muoiono solo i russi). E, scartata la pista ucraina, imboccare a pie’ fermo l’unica alternativa: che l’attentato Putin se lo sia fatto da solo, o sia opera di qualche apparato russo ostile al negoziato, o un’invenzione del Cremlino per sabotare le trattative o screditare Zelensky agli occhi di Trump.
Sarebbe bello, ma purtroppo è un’ipotesi dell’irrealtà. Perché, mentre il regime russo mente ai Paesi nemici, il regime ucraino mente ai Paesi amici, per trascinarci tutti nella terza guerra mondiale. Per Kiev, gli attentatori dei gasdotti Nord Stream erano russi, poi si scoprì che erano ucraini. Il missile caduto in Polonia era russo, poi si scoprì che era ucraino, ma Zelensky seguitò a ripetere la balla e a invocare l’articolo 5 della Nato finché Biden furibondo gli intimò di tacere. L’assassinio di Darya Dugina era opera dei russi, poi fu rivendicato dai servizi ucraini. E poi gli omicidi mirati di tre generali russi, dell’ex deputato socialista ucraino Kiva, del blogger ucraino Tatarsky, dello scrittore dissidente ucraino Prilepin, le bombe contro il ponte di Kerch in Crimea, gli attentati alle petroliere-fantasma nel Mediterraneo fino a Savona: azioni terroristiche oltre confine quasi sempre attribuite da Kiev a Mosca per poi ammettere o financo vantarsi di averli fatti in proprio.
In mancanza di prove, quindi, nessuno può dire chi abbia tentato di bombardare casa Putin in un momento così cruciale dei negoziati. Così come nessuno può dire chi abbia fatto svolazzare centinaia di droni – spesso rimessi insieme con lo scotch – in tutto il Nord Europa fra settembre e novembre, proprio quando i governi dovevano far inghiottire ai riottosi cittadini i primi aumenti di spese militari. Solo che in quei casi, senza uno straccio di prova, tutta l’Ue certificò che erano russi e l’attacco di Putin all’Europa era già iniziato: anche per il drone che spiava Leonardo e il Centro ricerche Ue sul lago Maggiore, che ora s’è scoperto non essere né un drone né russo, ma un aggeggio per il wi-fi in un villino lì vicino; anche per il tetto distrutto di una casa presso Lublino, in realtà sventrato da un missile polacco fuori rotta. Funziona così: Putin mente ai nemici, Zelensky mente agli amici e l’Europa mente a se stessa.
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2000 anni fa fu civilizzata dai Romani! Giove ci ha guidati alla sua conquista! Quindi ce l'ha assegnata! Possiamo riprendercela con qualsiasi mezzo: è la volontà del dio! 😜😂
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