Una delle cose che ha destato più scalpore nelle parole di Rutte è stato il numero dei voli.
Ho lasciato volutamente che si inseguissero le dichiarazioni su quanto fosse alto il numero.
A titolo informativo il numero dei voli in transito a Sigonella ed Aviano nel periodo di Epic Fury e stato inferiore, di gran lunga, al numero di voli in transito negli anni: 2025, 2024, 2023, 2022, 2021, 2020, 2019.
Questi sono gli anni su cui ho limitato la verifica ma potrei andare indietro.
Sono dati ufficiali delle Difesa di cui possiamo fornire i numeri precisi.
Adesso invito tutti i commentatori di questi giorni di rileggersi le proprie parole alla luce di questi fatti.
NOTA FARNESINA.
Tajani: “Italia in prima linea nell’assistenza al Venezuela. Pronta a partire Unità di crisi Farnesina, Difesa, Vigili del Fuoco e Protezione civile”*
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha appena annunciato con un messaggio su X quali sono le prime mosse del Governo italiano in risposta al terremoto in Venezuela: “Con i ministri Crosetto e Musumeci siamo già al lavoro per inviare i primi soccorsi dall'Italia in #Venezuela. L'Italia è pronta a mandare subito personale dell'Unità di Crisi della Farnesina, del Ministero della Difesa, dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile. Partiranno anche degli aerei dell'@ItalianAirForce. Il Governo farà tutto il possibile per aiutare il popolo venezuelano e per essere vicino alla grande comunità italiana che vive lì.
Depuis des années, je défends la nécessité d’un axe stratégique fort entre la France et l’Italie, deux pays fondateurs de l’UE, deux nations sœurs qui sont aussi les deux grandes puissances latines de l’Union européenne.
Cette évidence a pourtant été longtemps sacrifiée sur l’autel des postures hostiles d’@EmmanuelMacron et de ses ministres avec le gouvernement de @GiorgiaMeloni dès son arrivée au pouvoir.
Pourtant, il ne peut y avoir de véritable autonomie stratégique européenne sans une coopération étroite entre la France et l’Italie. Le nucléaire civil, la défense et la dissuasion nucléaire, l’industrie, l’espace, la construction navale, l’aéronautique, la maîtrise des flux migratoires, la stabilité de la Méditerranée, de l’Afrique et du Moyen-Orient sont autant de domaines où nos intérêts nationaux convergent.
La volonté de Giorgia Meloni de relancer la filière nucléaire en Italie est une formidable opportunité industrielle pour la France de se positionner en accompagnant et développeur de ce projet.
Emmanuel Macron semble avoir finalement compris, au crépuscule de son mandat, qu’il était contre-productif d’entretenir une relation conflictuelle avec Giorgia Meloni. Mieux vaut tard que jamais.
La France a tout à gagner à s’inspirer des succès de nos voisins que ce soit en matière fiscale, commerciale ou migratoire.
L’Italie a tout à gagner à… travailler avec la France et notre civilisation a tout à gagner dans une alliance durable entre deux grandes nations souveraines, dont les cultures et le patrimoine sont admirés du monde entier.
Une Europe puissante ne se construira pas sans la coopération industrielle, militaire et sécuritaire de son cœur latin, la France et l’Italie.
Louis, 17 ans, a été lynché à mort avec une violence inimaginable, filmé par ses agresseurs hilares, laissé agonisant pendant toute une nuit et retrouvé inerte sur un chantier à Narbonne.
Il est le symbole d'un pays à la dérive, miné par un ensauvagement que ni le laxisme ni l'aveuglement de nos dirigeants ne peuvent enrayer.
Il faudra oser la rupture avec 30 ans d'échecs si nous voulons rétablir l'ordre en France.
Il ministro spagnolo che ha preso 24 anni (ventiquattro) per la frode della mascherine era il braccio destro di Sanchez.
Sanchez la cui moglie è sotto indagine per frode.
Sanchez che ha coordinato il summit della Sinistra europea ad aprile...
Italy's Prime Minister Meloni on Iran:
If we allow Iran to charge a toll in the Strait of Hormuz, we would be entering a world where every strategic trade route becomes a weapon.
That is something we simply cannot imagine.
@Open_gol Bel lavoro contro l’Iran complimenti!
Danni economici ingenti per l’Occidente ed i poveri iraniani che si sono ribellati sono stati ammazzati senza che il regime sia stato sostituito
L’arte della capitolazione
Donald Trump amava presentarsi come il maestro indiscusso dell’arte del negoziato. L’uomo capace di strappare sempre il massimo concedendo il minimo, trasformando ogni confronto in una prova di forza personale. Eppure, se il memorandum d’intesa con l’Iran corrisponde davvero alle quattordici condizioni diffuse da Teheran, allora ci troviamo davanti a qualcosa di radicalmente diverso: non un accordo, ma una resa negoziata.
Un Memorandum of Understanding non è un contratto definitivo. È un contenitore di intenzioni, un ponte tra la volontà politica e la realtà dei fatti. Molte cose possono andare storte lungo il percorso. Ma il contenuto conta. E il contenuto di questo MoU suggerisce che l’amministrazione americana abbia accettato due obiettivi strategici perseguiti dalla Repubblica islamica da oltre un decennio: lo sblocco di fondi congelati e la rimozione di sanzioni che hanno rappresentato il principale strumento coercitivo occidentale.
La domanda inevitabile è perché.
La risposta probabilmente non si trova a Teheran, ma nei sondaggi americani. Donald Trump arriva a questo passaggio in una posizione politicamente fragile. Il suo indice di disapprovazione viaggia su livelli che ricordano quelli raggiunti da Richard Nixon nei momenti peggiori del Watergate. Nemmeno il rialzo di Wall Street è riuscito a migliorare significativamente la percezione della gestione economica dell’amministrazione.
C’è poi un secondo elemento, ancora più delicato: Israele. Se Washington sottoscrivesse realmente condizioni vicine a quelle avanzate da Teheran, ci troveremmo di fronte alla più grave frattura tra Stati Uniti e Israele dal 1948. La guerra ha certamente indebolito Hezbollah, ha ridotto le capacità operative iraniane e ha inflitto costi elevatissimi all’economia persiana. Ma ha anche prodotto un effetto collaterale che rischia di essere molto più duraturo: l’erosione della credibilità delle garanzie di sicurezza americane verso gli alleati arabi.
Per Teheran, sopravvivere equivale già a vincere. Ottenere inoltre lo scongelamento di dodici miliardi di dollari prima ancora che inizino i negoziati significherebbe trasformare una sopravvivenza politica in un successo strategico.
I mercati, naturalmente, applaudono. La prospettiva di un cessate il fuoco ha alimentato il rally dell’azionario americano, spingendo gli investitori verso i settori più ciclici.
Ma questa euforia si fonda sull’assunto che la pace sia reale e duratura. È un’ipotesi che merita cautela. Perché un’intesa costruita su concessioni tanto sbilanciate implicherebbe inevitabilmente un ridimensionamento dell’influenza statunitense in Medio Oriente.
L'esempio storico più calzante è quanto accadde nel 1956 a Inghilterra e Francia dopo la crisi di Suez. Dopo l'intervento militare anglo-francese contro l'Egitto di Gamal Abdel Nasser, furono proprio gli Stati Uniti a costringere Londra e Parigi a ritirarsi. Fu il momento in cui Londra comprese definitivamente di non essere più una grande potenza autonoma e Parigi maturò la convinzione di dover costruire una capacità strategica indipendente.
Per capire se Hormuz sta a Washingon come Suez sta a Londra e Parigi dovremo però aspettare le mid term.
@jimmomo Ma vi siete accorti che Meloni è stata offesa ed ha solo risposto (con educazione, lei)? Non ha mai attaccato Trump quindi invece delle responsabilità di Meloni magari sono quelle del Presidente americano a dover essere indagate. Ha sbagliato anche altre valutazioni (es.Iran)
@LorenzoZL74@diTerralba Ognuno si vergogna quando lo reputa necessario, onestamente la lealtà sta nella correttezza e Usa e Cina non le metto io sullo stesso piano ma qualcun altro certamente.