Poche ore fa #Israele ha colpito nel centro di #Gaza un corteo funebre. Sette le vittime accertate fin'ora, decine i feriti. Non posto immagini perché sono scioccanti. Le troverete in rete.
Il massacro continua, ma lo chiamano tregua.
@AndreaMinuz Questo tweet e i commenti a questo tweet dimostrano che non si è capito il nocciolo della questione, o si fa finta di non capirlo, non so cosa sia peggio.
President Meloni, I believe you.
So let me turn back to you the question you posed to POTUS: why is there indulgence toward those who undermine the principles Italy claims to defend, while those invoking the Constitution, human rights, int'l law, are treated as a threat?
Oggi Pedro Sánchez ha espresso solidarietà a Giorgia Meloni.
Lo ha fatto davanti alle telecamere, a fine Consiglio europeo, e in privato, guardandola in faccia.
"Le ho espresso la mia solidarietà, anche in privato, di fronte a questo attacco che non è né politico né personale e che sinceramente non so neanche come qualificare". E lo ha fatto a poche ore di distanza da quando, sempre a Bruxelles, la stessa Meloni aveva accusato la Spagna di aver regolarizzato mezzo milione di cittadini stranieri.
E allora vale la pena ricordare cosa ha fatto lei, in tutti questi mesi, per lui.
Quando Trump, appena insediato, ha liquidato la Spagna come una "nazione BRICS" e ha minacciato di colpirla con dazi al cento per cento, Meloni se ne stava a Mar-a-Lago a farsi celebrare come la sua alleata più fidata in Europa.
Quando Trump, al vertice NATO dell'Aja, ha minacciato Sánchez perché si fermava al 2,1 per cento di spese militari, gridando "è terribile" e promettendo di fargli pagare il doppio sui dazi, Meloni applaudiva il target del cinque per cento e lo chiamava "necessario e sostenibile", arrivando a negare (mentendo) che la Spagna avesse rifiutato l'imposizione.
Quando Trump, in mondovisione, è arrivato a dire che la Spagna "forse dovrebbe essere espulsa dalla NATO", una cosa mai sentita, una minaccia aperta a un Paese alleato, da Palazzo Chigi è sceso un silenzio assoluto.
E quando, ad aprile, il Pentagono ha persino valutato di sospendere la Spagna dall'Alleanza atlantica, perché Sánchez si era rifiutato di prestare le sue basi per bombardare l'Iran, Meloni, ancora una volta, si è girata dall'altra parte.
Un anno e mezzo. Un anno e mezzo di insulti, minacce di dazi e di espulsione contro un leader europeo. Un anno e mezzo in cui Giorgia Meloni ha trovato il tempo di andare a Domenica In a commuoversi sulle pastarelle della domenica con i nonni, ma per Pedro Sánchez, preso a sportellate settimana dopo settimana, mai una parola. Una sola.
Poi è arrivato oggi. Oggi Trump si è voltato e ha colpito lei. E nel giro di poche ore, il primo a difenderla in pubblico e in privato, è arrivato proprio lui, Pedro Sánchez.
Che ha insegnato a Giorgia Meloni una cosa che lei, in due anni, si è sempre dimenticata di fare: comportarsi da persona perbene. E con la schiena rigorosamente dritta.
“La reazione dell’Europa deve essere durissima: bisogna chiudere i rapporti con Israele. Sappiamo bene che lo Stato di Israele ha tante armi di ricatto, ma arrivano dei momenti in cui tutti gli Stati europei devono mettersi a rischio se vogliono salvare i principi sui quali sono stati fondati e che sappiamo bene quanto sono costati. Israele è un pericolo per il mondo".
Rosy Bindi
#Flotilla
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@latwittipe@_kiricocho Ma hai capito che erano in una grotta sott'acqua? "Uno rimane lì e gli altri risalgono a cercare aiuto", cioè, lo hai scritto davvero.
@TonaldDrumqz43@blu_mirtillo Non era una ragazzina, a 20 anni non sei ragazzina. Aveva 23 anni ed era una donna, non una ragazzina. Donna che decide per sé, non ha bisogno del permesso della mamma, e che faceva immersioni da quando era piccola. Smettetela di parlare di cose che non capite.