Non capisco come si faccia a non capire che quando si va a mangiare fuori mangiamo perché ci sono i migranti in cucina. Faccio il cuoco. Togli i migranti dall'Italia la ristorazione si ferma. Poche seghe. Questa è la realtà. Avete poco da fare i razzisti con quelli che vi nutrono
@pr1malscream Palesemente pregato da lei "dai portame in quel posto ndo vanno tutti a magna a bistecca fritta"
Scelta di categoria invece pizzino al Fiorella 👍🏻
@gvnniski Vabbè è già qualche anno che è praticamente un programma di rai3, anche giustamente tra l'altro, essendo l'unico programma di intrattenimento che non sia una totale idiozia per ritardati
Gravina che si affida a Buffon che sceglie Gattuso c.t.: manco all'Asilo Mariuccia. Era un Titanic annunciato e che saremmo colati a picco era palese: e adesso, naturalmente, confermiamoli tutti
Spiace per Gattuso che da tecnico limitato qual è (e quale tutti sapevano essere) ha fatto il suo, cioè poco: ma che la juventinizzazione della nazionale voluta da Gravina con la promozione di Buffon, esperienza dirigenziale zero, ad art director avrebbe provocato la catastrofe che puntualmente è avvenuta era sotto gli occhi di tutti. Un baraccone sempre più ridicolo di cui però scrivevo solo io
L’Italia fuori per la terza volta dal Mondiale? E dov’è la sorpresa? Per quanto mi riguarda, dello sfacelo cui stavamo andando incontro dal giorno in cui l’indegno presidente federale Gravina decise di mettere la nazionale nelle mani dell’art director Gigi Buffon (avete letto bene: Gigi Buffon, non esattamente un Einstein e una nullità assoluta come dirigente), il quale dopo aver precettato in fretta e furia un’altra eminenza grigia come Leonardo Bonucci (avete letto bene: Leonardo Bonucci, quello che per le sue mattane da giocatore finì sul trespolo in tribuna) si mise in testa l’idea meravigliosa di affidare la panchina azzurra a Rino Gattuso (avete letto bene: Rino Gattuso, ultimo domicilio conosciuto come allenatore: Hajduk Spalato), dello sfacelo cui stavamo andando incontro, anzi nel quale eravamo già precipitati senza che nessuno dicesse bah visto che tutti erano corsi a leccare il deretano all’art director e ai suoi compagni di merende, avevo scritto subito. Era il 10 settembre 2025, qualcosa come sette mesi fa. E oggi che la catastrofe è avvenuta, permettetemi di dirlo: nient’altro da aggiungere vostro onore.
Rischiamo ancora di guardarci il Mondiale in tv, ma volete mettere la soddisfazione di vedere l’Italia (pardon, l’Jtalia) con Buffon e Bonucci in tolda di comando a dare le dritte al c.t. Gattuso?
L’ultima baracconata di Gravina, la scelta di Buffon come maître à penser di Maison Italia e l’intensiva juventinizzazione dello staff, è solo l’ultimo scempio di un processo di distruzione da incubo
PAOLO ZILIANI
SET 10, 2025
Che Gigi Buffon abbia avuto doti di atleta, nella fattispecie di portiere, a dir poco uniche nessuno lo può discutere. Ma che nei suoi 47 anni di vita si sia distinto per una particolare intelligenza, adeguatezza e perspicacia dei comportamenti - parlo dell’uomo, non del calciatore -, solo un pazzo potrebbe sostenerlo. La condanna ricevuta per essersi iscritto all’Università dopo aver comprato un diploma di maturità falso basta e avanza per dirne l’assennatezza: ma la sua intera carriera, se giudicata sul versante umano e non professionale, è stata e continua ad essere un’autentica, sofferta, interminabile Via Crucis. Sono molti gli articoli che negli ultimi vent’anni mi sono trovato a scrivere sul suo conto: qui ve ne mostro uno datato 7 agosto 2023, scritto proprio nei giorni in cui il presidente FIGC Gravina si mise in testa l’idea meravigliosa di assumerlo come capo delegazione della nazionale, ruolo che Buffon svolse il tempo necessario per essere promosso da Gravina a suo consigliere particolare, in pratica il maître à penser di Casa Italia (è stato lui, per dirne una, a spingere perchè il nuovo c.t. azzurro in sostituzione di Spalletti fosse Gattuso, suo compagno di camera in nazionale ai tempi del Mondiale 2006, persona rispettabilissima ma allenatore, come dire, un po’ naif).
Portiere bravissimo, Buffon, per alcuni il più forte dell’intera storia del calcio italiano; e però converrete anche voi che un conto è usare le mani per parare, un conto è usare la testa per pensare e la bocca per parlare. Intellettualmente parlando di lui avevano una stima molto vicina allo zero persino Moggi e Giraudo, i due massimi dirigenti juventini che pure lo vollero fortemente alla Juventus acquistandolo 23enne dal Parma nell’estate del 2001 a cifre record. “Buffon? Un matto”, è il titolo di un altro articolo che scrissi per il Fatto Quotidiano l’8 luglio 2019 in cui davo conto del contenuto di intercettazioni rese pubbliche ai tempi di Calciopoli in cui i due dirigenti, a dir poco inviperiti col giocatore, parlavano delle uscite a capocchia e delle continue intemperanze verbali del loro portiere. Moggi: “Gli ho detto: guarda, ti hanno insegnato a farti i cazzi tuoi e a fare il mestiere tuo. Cerca di farlo”; Giraudo: “Questo deve cominciare a parare, che piglia dei gol del cazzo”; Moggi: “Questo ha parlato male anche dei palloni”.
Fare l’elenco delle uscite a vuoto (intendo le uscite fuori dal campo) di Gigi Buffon porterebbe via mesi. E tuttavia è proprio a lui, nientemeno che a lui che Gabriele Gravina detto Rovina ha consegnato le chiavi del sempre più malandato e pericolante tempio di Casa Italia. Se qualcuno, cinque o dieci anni fa, avesse pubblicamente detto che il futuro Allodi della nazionale italiana avrebbe dovuto essere Gigi Buffon, sarebbero partite contestualmente la chiamata al 112 e la pratica per avviare il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Invece la cosa è successa davvero. Ed è vero che le sventure dell’Italia del calcio, oggi ridotta al rango di Malta o Cipro, non sono cominciate con lui; diciamo però che Buffon è stato la ciliegina sulla torta, e non la sola tra quelle sistemate dallo chef Gravina in questi ultimi due anni del suo catastrofico e letale mandato. Dove ormai, come a Odeon, tutto quanto fa spettacolo. Basti pensare all’apparizione di Bonucci badante di Gattuso: l’ex difensore juventino pappa e ciccia con Buffon che due sere fa, nel corso di Israele-Italia, non ha fatto altro che alzarsi dalla panchina a favore di telecamere col solo intento di mostrare al mondo l’importanza del suo ruolo. Al punto che se un alieno sbarcato da Marte si fosse messo a vedere la partita avrebbe pensato che l’allenatore dell’Italia era lui, Bonucci, e Gattuso il suo ragazzo di bottega.
Ma ormai sono saltati tutti i paletti: e a Casa Italia può succedere di tutto.
Il 15 giugno scorso, nei giorni che seguirono il dramma (sportivo) della ferale Norvegia-Italia 3-0 con annesso licenziamento del c.t. Spalletti, per il mio account “Palla Avvelenata” su Substack scrissi un articolo intitolato: “L’ULTIMO SCANDALO. La juventinizzazione dell’Italia (pardon, Jtalia) di Gravina e Buffon: dentro Barzagli, Bonucci, Zambrotta, Perrotta, Prandelli, tutti ex bianconeri. E intanto la nave cola a picco”. Sono passati tre mesi, ma il pezzo sembra ancora fresco di stampa. Per chi avesse voglia di leggerlo, lo ripropongo qui in lettura libera a tutti. Buona lettura e mi raccomando:
“Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò”
L’ULTIMO SCANDALO. La juventinizzazione dell’Italia (pardon, Jtalia) di Gravina e Buffon: dentro Barzagli, Bonucci, Zambrotta, Perrotta, Prandelli, tutti ex bianconeri. E intanto la nave cola a picco
Mentre la catastrofe del 3° Mondiale mancato incombe, la “Maison Gravina” presenta la nuova collezione estate-inverno in tinta bianconera. Trattano la nazionale come un loro giocattolo: adesso basta!
PAOLO ZILIANI
GIU 15, 2025
Ricapitolando: non solo Gabriele Gravina, negli otto anni del suo terrificante mandato di presidente federale ha portato alla rovina sportiva la nazionale italiana avviata a fallire la qualificazione al terzo Mondiale consecutivo, il secondo sotto la sua gestione; ma a catastrofe in corso riesce nell’impresa di avvelenare ancora di più gli animi dei pochi sportivi che ancora hanno a cuore le disastrate sorti della squadra azzurra sfigurandone il volto e trasformandola da Italia a Jtalia: una J iniziale che agli sguardi più attenti era già apparsa in bella vista anche nell’acronimo FIGC, da leggere FJGC (Federazione Juventina Gioco Calcio), in occasione di alcuni indimenticabili momenti dell’era Gravina, vedi l’inciucio Stato-Calcio (pardon, FJGC-Juve) col vergognoso patteggiamento che ha sottratto il club bianconero a un processo per illecito che l’avrebbe spedita in Serie C, vedi l’archiviazione nel tragicomico caso dell’esame di italiano di Suarez all’Università per Stranieri di Perugia, vedi il rifiuto di aprire un’inchiesta dopo la contestazione di “bilanci non conformi” mossa dalla Consob all’indirizzo del club bianconero che anche col nuovo management sta continuando a reiterare, a detta dell’organismo di controllo, le malefatte del vecchio management guidato dallo squalificato e fuggito in Olanda Andrea Agnelli.
È notizia di questi giorni, e forse ne sarete al corrente, che la nazionale, finita in un nuovo cul de sac provocato dall’ennesimo rovescio, quello patito a Oslo (0-3 con la Norvegia) che ha spalancato sotto i piedi degli azzurri il baratro del terzo fallimento Mondiale portando al licenziamento del c.t. Spalletti, ritrovatasi nel caos più totale e non sapendo che pesci pigliare dopo il fallimento dell’operazione-Ranieri, naufragata sul nascere e che ha esposto la FIGC a una figura barbina di portata storica, verrà completamente rimodellata secondo un piano - anzi, un “Progetto” come a Gravina piace chiamarlo per darsi un tono - firmato dallo stilista e art director Gigi Buffon assunto nella “Maison Gravina” il 5 agosto 2023 come nuovo capo delegazione - giusto in tempo per convincere l’allora c.t. Mancini a levare le tende e fuggire in Arabia - e subito promosso a direttore dell’area sportiva avendo Gravina visto in lui l’Italo Allodi del nuovo millennio, un Genio della Lampada venuto da cielo in terra a miracol mostrare.
Ora, fermo restando che la sola cosa su cui occorrerebbe mettere la testa - magari facendola mettere da qualcuno che la testa ce l’abbia - è la qualificazione al Mondiale USA dell’anno prossimo che ci vede già condannati, nella migliore delle ipotesi, a sottoporci alla roulette russa dei playoff sotto la quale restammo fulminati nel 2018 contro la Svezia (Tavecchio-Ventura) e nel 2022 contro la Macedonia (Gravina-Mancini), la notizia è che in settimana alla “Maison Gravina”, alias FIGC, verrà presentata in pompa magna la nuova collezione estate-inverno dell’organigramma del “Club Italia”: il cui pezzo forte non è tanto il nuovo c.t. Rino Gattuso che sfilerà a sorpresa sul tappeto rosso federale in arrivo da Spalato, ultimo domicilio conosciuto, ma il codazzo delle damigelle chiamate dall’art director Gigí Buffon (pronuncia tassativamente alla francese) a reggergli lo strascico. Eh sì, perchè magari al Mondiale 2026 negli USA non ce la faremo ad andare (per farlo bisognerebbe vincere le partite), ma sicuramente se fallimento sarà, sarà fallimento in grande stile. Fatto sfarzosamente. Pomposamente.
Perchè dico questo? Dico questo perchè l’ardito “Progetto” Buffon-Gravina, che contempla la sostituzione del vecchio ripudiato c.t. con un allenatore che fino ad oggi è stato una sciagura ma ha il merito di essere amico dell’art director Buffon, propone una novità mai vista nella storia del calcio non solo italiano ma mondiale: poichè persino i nostri prodi sanno perfettamente che Rino Gattuso, sì insomma, come dire, ecco, con tutto il rispetto non è proprio le reincarnazione di Enzo Bearzot, che divenne campione del mondo, e nemmeno di Azeglio Vicini o Arrigo Sacchi, che ci andarono vicini, e nemmeno di Cesare Maldini e Roberto Donadoni, poichè Gattuso è Gattuso, dicevo, l’idea meravigliosa che i Cesare Ragazzi del pallone si sono messi in testa è quella di attorniarlo di assistenti/badanti che avranno il compito di non lasciarlo solo un minuto per evitare, ogni volta che il pericolo si prospetterà, che metta il piede in fallo.
Grande idea? Come no: ma la genialata non si esaurisce qui. Chi saranno infatti gli assistenti/badanti che vedremo affaccendarsi e prodigarsi accanto a Rino Gattuso fin dal 5 settembre giorno di Italia-Estonia? Saranno, tenetevi forte, tanti campioni del mondo 2006: oltre all’art director Buffon vedremo Barzagli, Zambrotta, Perrotta e in viaggio premio, anche se lui è stato solo campione d’Europa, su uno strapuntino è stato sistemato anche Bonucci, non chiedetemi perchè, perchè non saprei dirvelo. E qual è la motivazione che sottende al tutto? La motivazione è che, secondo l’art director, quando Gattuso si troverà circondato dai colleghi campioni del mondo 2006 in lui si riaccenderà l’antico fuoco e diventerà l’invincibile condottiero che era in campo anche in panchina; e allo stesso modo quando Di Lorenzo e Dimarco, Ricci e Rovella, Orsolini e Raspadori si ritroveranno davanti a Barzagli e Bonucci e a Zambrotta e Perrotta diranno: “Caspita, voi siete quelli diventati campioni del mondo nel 2006! Non dobbiamo fare altro che giocare come giocaste voi e vinceremo tutte le partite!”.
Come diceva quello: elementare Watson. E tuttavia se pensate che l’arguzia e l’acume della “Maison Gravina” si sia esaurita in questo pur colossale colpo di genio vi sbagliate. Domanda (nemmeno difficile): rileggendo i nomi, qual è il fil rouge che lega tutti i personaggi della commedia, alla quale va aggiunto - mi scuso per la dimenticanza - l’ex c.t. Prandelli che sarà il supervisore di tutte le rappresentative nazionali giovanili? Se non avete la risposta pronta vi tolgo subito dall’imbarazzo: tutti i nostri eroi, da Buffon a Barzagli, da Bonucci a Zambrotta, da Prandelli a Perrotta sono ex giocatori della Juventus. E voi direte: okay, ma cosa c’entra la Juventus con la nazionale? Non c’entra niente. O almeno non dovrebbe. E però è proprio questo il grande coup de théâtre, il vero gioco di prestigio della Maison: la juventinizzazione della nazionale, la trasformazione senza trucco e senza inganno dell’Italia in Jtalia. Cioè l’Ital-Juve, il sogno che Gabriele Gravina, quello che salvò lo “straordinario brand” di Madama dalla mannaia di giudici e processi, cullava da sempre, forse fin da bambino.
E la domanda allora a questo punto diventa un’altra: per quale motivo gli sportivi italiani, che a dispetto dello stato miserevole in cui la squadra azzurra è stata ridotta la amano ancora, devono assistere e accettare lo spettacolo di una nazionale che da un giorno all’altro viene trasfigurata, cannibalizzata e completamente juventinizzata? Perchè la Juventus, che con le sue malefatte ha trasformato il campionato italiano degli ultimi 30 anni in una cloaca maleodorante (e ho messo il punto al 1994, l’anno d’insediamento di Moggi e Giraudo: ma non è che guardando più indietro troveremmo chissà quali giardini fioriti), perchè la Juventus, dicevo, deve entrare con le sue spire e i suoi tentacoli, invadendolo e saturandolo, anche nel corpo della nazionale di cui diventa il tratto dominante e contraddistinguente? E perchè ancora una volta non c’è nessuno, nè al Coni, nè al Ministero dello Sport, nè nel mondo dei media che denunci questa prepotenza e questo sopruso, si ribelli e dica no, la nazionale è la nazionale e l’Italia è l’Italia, non deve diventare l’Jtalia? E soprattutto: se è vero che la sola cosa che conta è che la nazionale moribonda vada al Mondiale, chi ha stabilito che i luminari chiamati a compiere l’operazione abbiano la competenza, l’esperienza e i titoli necessari per riuscire a tenere in vita il paziente? Se Buffon e Barzagli, Bonucci e Zambrotta, Prandelli e Perrotta sono stati bravi calciatori, che c’azzecca questo col ruolo e le mansioni che saranno chiamati a svolgere? Chi l’ha detto che Pavarotti, poichè cantava bene, sarebbe stato anche un grande direttore d’orchestra?
Non so a voi, ma a me l’Italia trasformata in Jtalia provoca un senso di rigetto (stavo per scrivere ribrezzo, ma poi qualcuno si sarebbe offeso). E in me qualsiasi buon sentimento, a cominciare da quello patriottico, se n’è già andato a gambe levate alla velocità di Bolt. Se dopo l’interminabile catena di disastri provocati il presidente della FIGC, pardon della FJGC Gravina pensa di infiocchettare e rifilare agli italiani questo ennesimo abominio, sappia che fin da oggi avrà una miriade di tifosi dell’Jtalia in meno e una miriade di tifosi dell’Estonia, della Moldova, di Israele e della Norvegia in più. Gli manca solo di chiamare Moggi a fargli da vice, e poi Bergamo e Pairetto come addetti alle relazioni con gli arbitri, e il capolavoro cui da otto anni lavora sarebbe completo.
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Comunque i tempi sono maturi per avere in politica un partito che dica chiaramente che i servizi essenziali vanno nazionalizzati perché la barzelletta del mercato che si autoregola e dell'etica del capitalismo è arrivata al capolinea.