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Pasta: 🍜
queste sono le marche che usano solo grano 100% italiano, l’elenco aggiornato.
Dal 2018, i produttori di pasta sono obbligati a riportare in etichetta la provenienza del grano,
in modo che tutti i consumatori possano scegliere se acquistare o meno anche in base a questa indicazione.
La provenienza dei grani;
Agnesi. La pasta Agnesi
è realizzata con un mix di 14 grani duri 100% italiani
Alce Nero. La pasta Alce Nero è prodotta solo con grani italiani
Antonio Amato. Il grano della pasta Antonio Amato proviene da coltivazioni 100% italiane selezionate
Armando. La Pasta Armando che, oltre ad essere realizzata con grano italiano (contenuto minimo proteico del grano del 14,5%), è certificata “Zero residui di pesticidi e glifosato”
Baronia. La pasta Baronia è realizzata con grani 100% italiani
Combino (LIDL). La pasta Combino che trovate alla Lidl è realizzata con grano duro UE e non UE, ma il Paese di molitura è l’Italia. Esiste però anche un’altra linea di pasta “deluxe”, trafilata al bronzo e con grano 100% italiano, realizzata in collaborazione con gli agricoltori Coldiretti
Conad. La pasta a marchio Conad è prodotta utilizzando grani di provenienza UE e non UE. Tuttavia, la linea “deluxe” Verso Natura è realizzata con semola di grano duro 100% italiano
Coop. Il grano usato per la produzione della pasta Coop è UE e non UE. La linea “deluxe” Fior Fiore è prodotta con semola di grano duro di origine italiana, mentre quella Vivi Verde Coop è ottenuta da grano duro biologico 100% italiano
Cuore Mediterraneo (Todi’s). Al Todi’s trovate la pasta del marchio “Cuore Mediterraneo”, con grani UE e non UE. La linea di pasta trafilata al bronzo Cuore Mediterraneo vanta invece la presenza di grano duro italiano
De Cecco. Come ben indicato sul fronte dell’etichetta, la pasta De Cecco è realizzata con grani italiani e del resto del mondo (mix UE e non UE)
Despar. La pasta Despar è prodotta con grani UE e non UE. Solo la linea Premium è realizzata con 100% grano italiano
Divella. Anche la pasta Divella è realizzata con semola di grano duro coltivato in Italia e in Paesi Ue e non Ue (macinato in Italia).
Vi segnaliamo però che la pasta integrale Divella è prodotta da grano duro 100% italiano e rimacinato a pietra
Garofalo. La pasta Garofalo, alla voce Paese di coltivazione del grano, riporta: UE e non UE, mentre il Paese di molitura è l’Italia
Granoro. La pasta Granoro è realizzata utilizzando grani italiani, UE e non UE. Tuttavia, le linee Dedicato e BIO ricorrono all’utilizzo di grano 100% italiano (da agricoltura biologica, per i prodotti BIO)
Barilla, il 25% del grano duro è importato dalla Francia e da Nord America (leggi Canada)
La Molisana. La pasta La Molisana in bella vista sul fronte della confezione scrive “solo grano italiano decorticato a pietra“
Novella (iN’s). Nei supermercati iN’s è disponibile la pasta “Novella”, realizzata con grano UE e non UE.
Di livello superiore c’è però in questo discount la varietà Selezione Più trafilata al bronzo, con 100% grano italiano
Rummo per la sua pasta utilizza grano Ue e non Ue (Italia e Australia). Anche in questo caso la pasta integrale (così come quella biologica) è prodotta con grano 100% italiano
Tre Mulini (Eurospin). La linea base più economica della pasta in vendita nei supermercati Eurospin contiene grano UE e non UE. C’è poi la Tre Mulini Trafilata al Bronzo, che è realizzata con grano 100% italiano
Voiello. La pasta Voiello è prodotta con grano duro italiano 100% italiano.
Tuttavia, come potete immaginare, l’elenco non è esaustivo: esistono tantissimi piccoli marchi e pastifici artigianali che non abbiamo inserito.
Il consiglio resta quello di leggere con attenzione l’etichetta dei prodotti prima di acquistarli, con particolare attenzione alla provenienza delle materie prime utilizzate.
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In 1960, David Latimer placed a spiderwort plant in a big glass bottle with a bit of water and sealed it.
He only opened it once in 1972 to add more water and then closed it forever.
This little garden in a bottle has been growing for over 60 years.
How does it work? The garden in the bottle is a self-running ecosystem.
Bacteria in the soil eat the dead plants and turn the plant's oxygen into carbon dioxide for photosynthesis.
The bottle is essentially a small model of Earth.
L' Etruria era compresa fra l'Arno e il Tevere, fra il Mar Tirreno e l'Appennino e includeva dunque i territori della Toscana e dell'Alto Lazio.
Fin dall'antichità sono state formulate diverse ipotesi circa l'origine del Etruschi: Erodoto diceva che essi provenivano dalla Lidia; Dionigi di Alicarnasso li riteneva autoctoni dell'Italia; per Tito Livio erano originari del Settentrione. Però nessuna di queste ipotesi si fondava su prove certe e indiscutibili.
Infatti, la storia degli Etruschi è ricostruibile solo a grandi linee perché non ci sono documenti significativi e quei pochi sono decifrati solo in parte, come del resto i reperti archeologici. È' comunque certo che, da qualunque parte gli Etruschi fossero immigrati, non portarono con loro una cultura già formata (come fecero i Greci nell'Italia meridionale) ma la elaborarono qui, rifacendosi anche alle tradizioni della civiltà villanoviana. Fra il VII e il VI secolo a.C. si ebbe la piena urbanizzazione che si sviluppò prima nell'Etruria meridionale ed in Campania, per arrivare in anche in Emilia. In particolare, fu importante per lo sviluppo delle città etrusche i commerci con i Greci e soprattutto con quelli delle colonie della Magna Grecia e della Sicilia.
Come i Greci, gli Etruschi si organizzarono in città-stato, autonome e indipendenti, inizialmente governate da un lucumone che fungeva da "re", ma che in seguito venne sostituito da regimi aristocratici.
Verso la metà del VI secolo a.C., le dodici città etrusche più importanti (Veio, Tarquinia, Chiusi, Caere, Arezzo, ecc.) costituirono una dodecapoli, una lega politico-religiosa che prendeva spunto dal mondo greco.
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Il mercato nero del Rock.
Nell'URSS di Stalin, dopo la Seconda Guerra Mondiale (ma anche successivamente, prima del crollo del Muro Di Berlino), importare e condividere musica straniera, americana in particolare, era proibito.
I giovani Russi, però, si inventarono uno stratagemma originale per far girare tra di loro le canzoni di Chuck Berry, di Louis Armstrong e di Elvis, anche se proibitissime dal "politburo".
Alla fine degli anni Cinquanta Ruslan Bogoslovskij, figlio di un brillante ingegnere, fonda il "Club del Cane d'oro" assieme al poeta Boris Tajgin. Hanno scoperto che gli ospedali si disfano in fretta delle lastre delle radiografie, perché altamente infiammabili. I due amici hanno ideato uno speciale torchio, con il quale riescono a tagliare le lastre a forma di disco, nei quali poi fanno un buco al centro (con una sigaretta) e, dopo aver inciso quello che carpiscono dall'etere con le radio, fanno girare questi supporti tra i giovani sovietici. Costano un rublo anziché cinque, come i normali 78 giri, durano pochissimo prima di rovinarsi, ma sono facilmente trasportabili sotto i vestiti (si piegano agevolmente) e così hanno un gran successo tra i giovani.
La "musica sulle costole", chiamata così perché sui dischi in trasparenza si possono vedere ancora le ossa dei malati che si sono sottoposti alle radiografie, non sarà solo rock americano. Molti artisti russi saranno messi all'indice e alcuni, soprattutto gli omosessuali o quelli fuggiti all'ovest ,avranno una "carriera" in patria solo con l'ingegnoso sistema dagli affezionati del Club. Purtroppo poco prima della caduta del Muro il mercato clandestino sarà sgominato e alcuni soci del Club del Cane D'oro faranno parecchi passaggi in cella e un paio addirittura finiranno nei Gulag. Incisi sui "dischi sulle costole", ci finiranno anche i Pink Floyd (accusati di essere critici nei confronti della Russia a causa dell'occupazione dell'Afghanistan), Tina Turner e Donna Summer (bannate per i contenuti sessuali delle canzoni), il movimento punk, ma pure Black Sabbath, Iron Maiden, Scorpions e Village People (accusati per i contenuti dei testi). Pochi anni dopo, l'avvento del nastro magnetico rese questi divieti difficili da imporre e la Russia si aprirà pian piano agli artisti rock dell' Ovest.
L’effetto, oltretutto, è macabro ma artistico. Oggi, questi originali supporti, si trovano ancora sulle bancarelle dei mercatini delle pulci, a dimostrazione del fatto che nessun regime può fermare la musica e l’arte.
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