Si cercano ovunque le false flag e si dimenticano le bandiere vere, quelle dietro cui cittadini comuni hanno imparato a difendere se stessi e il loro paese.
il metodo con cui un analista confronta le spiegazioni possibili e verifica quale regge peggio ai dati. La conclusione è prudente: allo stato attuale la falsa bandiera non serve a spiegare quanto osservato. L'analisi poggia su fonti di stampa e va letta come esempio di metodo.
Poche ore dopo l'atterraggio di emergenza del volo Flydubai diretto a Tel Aviv, su internet circolava già una spiegazione pronta: una falsa bandiera organizzata dal governo israeliano. In questo articolo metto quella tesi alla prova con l'analisi delle ipotesi concorrenti,
Il 30 settembre gli Stati Uniti chiudono l'ultima base in Iraq. Il ritiro era deciso dal 2024, ma la guerra con l'Iran ne ha cambiato il significato: le batterie Patriot hanno lasciato Erbil quasi due mesi prima dell'ultimo soldato.
Vi espando i concetti in un articolo completo, documentato che vi darà una visione più ampia di ciò che sta accadendo non solo in Ucraina, ma qui, alla vigilia di questo inverno che si annuncia difficle come non mai da anni a questa parte.
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abbastanza grande da impedire che la campagna contro l’energia diventi sistemica.
Il secondo orologio è quello russo che misura quanto a lungo Mosca può sostenere il costo di sostituire l’avanzata terrestre con un logoramento a distanza.
La guerra in Ucraina potrebbe essere entrata in una fase nella quale il fronte terrestre non è più il luogo decisivo.
L’inverno ha due orologi.
Il primo è quello ucraino.
Misura il tempo necessario perché la difesa aerea riesca a intercettare i nuovi droni russi su una scala
E mentre l'Europa annuncia ottocento miliardi per il riarmo, nessuno ha ancora costruito il sistema capace di collegare intelligence, polizia, banche e sicurezza delle basi in una risposta integrata.
La spesa aumenta. La capacità di prevenire, no. https://t.co/Z2tXUcfa6x
L'attentato a RAF Fairford non è stato sventato dall'intelligence britannica. È stato sventato da una donna che ha chiamato il 999.
È l'episodio più recente di una campagna iraniana in Europa che dura da sette mesi tramite reti costruite per essere invisibili.
A margine del vertice Cina Usa, vi anticipo i contenuti del mio saggio che i sostenitori con contributo mensile della newsletter riceveranno nei prossimi giorni nella loro email
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Quello che sta accadendo in Yemen, nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz rivela una vulnerabilità che riguarda molto più l’Arabia Saudita: riguarda chiunque abbia costruito la propria sicurezza energetica sull’assunto che qualcuno, alla fine, avrebbe tenuto aperte le rotte.
Gli americani possono permettersi di guardare altrove. L’Europa e la Cina no. E il Mecca Joint Defence Agreement, firmato ad agosto tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, non è una risposta a questa crisi: è la prova che una risposta ancora non esiste.
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Il Medio Oriente attraversa una fase di interregno: la garanzia di sicurezza americana, che per trentacinque anni ha tenuto insieme l’ordine regionale, si è fatta selettiva. Gli Houthi non sono la causa di questa crisi, ne sono il sintomo più visibile.
Tre giorni fa una notizia con tutte queste caratteristiche ha attraversato la stampa europea senza che quasi nessuno la analizzasse. La analizzo io in audio con trascrizione adattata alla lettura. https://t.co/btOBXTWRgI
La disinformazione non ha bisogno di essere falsa per funzionare. Ha bisogno di essere abbastanza plausibile da circolare, abbastanza vaga da non poter essere smentita, e abbastanza spaventosa da produrre l’effetto cercato.
Nove giorni fa ho pubblicato su LinkedIn un'analisi in inglese sui limiti strutturali dell'analogia tra il controllo dell'intelligenza artificiale e il controllo degli armamenti nucleari. Il 22 settembre Foreign Affairs ha pubblicato un articolo sullo stesso tema,
nella competizione tecnologica e nella pressione su Taiwan in leva negoziale trasversale, spendibile su fronti non correlati.
Presente trascrizione adattata alla lettura per coloro che preferiscono leggere piuttosto che ascoltare. https://t.co/CIbz02L7Q9
il problema americano non è la perdita di potere in senso assoluto, ma la crescente difficoltà a convertire le proprie risorse in risultati politici concreti. La Cina, al contrario, ha imparato a trasformare posizioni specifiche nelle catene di fornitura globali,
Il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping del 24 settembre 2026 è l’occasione per esaminare un cambiamento strutturale nel rapporto di potere tra Stati Uniti e Cina che va oltre la cronaca diplomatica. L’articolo propone una tesi precisa: