I know nobody cares about us Except a few, I know we're just a post and it's going to end but I'm really afraid, i need to save my family.
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"Amazon evade il fisco italiano per 3 miliardi di euro, interviene il Governo Meloni presso la procura di Milano e puff viene cancellato il penale e concesso uno sconto dell'80% della cifra. Un atto non solo contro la giustizia ma anche contro la democrazia"
#meloni_vergogna
In prossimità di connazionali in pericolo, minacciati di un’azione illegale in acque internazionali, la nave militare italiana li abbandona. Il governo Meloni al servizio del criminale Netanyahu, è più amico di uno Stato genocida che dei suoi stessi cittadini: il nemico in casa
David Adler, 33 anni, di origine ebraica, coordinatore di @ProgIntl, che si trova nell’imbarcazione principale della Global Flotilla, ha scritto una lettera molto personale su cosa significhi per lui essere ebreo in una missione che sta per entrare nella “Zona Rossa” durante Yom Kippur, il giorno più sacro del calendario ebraico.
Adler ha consegnato la lettera al pubblico mentre si parla di un raccapricciante e fragile piano coloniale per la Striscia, e mentre le barche della Flotilla, giudicate con sdegno da una borghesia italiana sempre più marginale e infelice, si stanno avvicinando all'ultimo tratto di mare prima delle acque occupate. La traduzione è mia:
«Quasi mai scrivo “in quanto ebreo”. Condivido la stanchezza di dover mettere sempre i sentimenti ebraici al primo posto - quando un genocidio viene compiuto in nome dell’“interesse nazionale” sionista, e quando attivisti vengono arrestati, torturati e deportati in nome della nostra “sicurezza”.
Ma oggi ho sentito il bisogno di scrivere in questo diario, in quanto uno dei pochi ebrei a bordo di questa missione, che riunisce oltre 500 persone provenienti da più di 40 paesi del mondo.
Credo che la tempistica della nostra flottiglia non sia casuale. Al contrario, penso sia una benedizione che ci avviciniamo all’intercettazione proprio all’inizio di Yom Kippur, il nostro giorno annuale dell’espiazione...
Come possiamo espiare ciò che è stato compiuto in nostro nome? Come possiamo chiedere perdono per peccati che si moltiplicano di ora in ora, mentre bombe e proiettili piovono su Gaza? Come possiamo prendere sul serio il nostro mandato di “riparare il mondo”, quando lo Stato di Israele è così determinato a distruggerlo?
Se c’è un passo della Torah che ancora ricordo, è questo obbligo che ci impone: “Giustizia, giustizia perseguirai.” Come potremmo restare a guardare mentre lo Stato di Israele perverte questa sacra ingiunzione, supervisionando un olocausto del popolo palestinese?
Ho aderito a questa flottiglia come qualunque altro delegato: per difendere l’umanità, prima che sia troppo tardi. Ma in questo Yom Kippur, mi ricordo che sono qui anche perché la mia eredità ebraica me lo impone.
Da adolescente, mio nonno Jacques Adler si unì alla resistenza parigina contro i nazisti, rischiando la vita per sabotarne le operazioni, mentre i suoi amici e la sua famiglia venivano deportati a morire nei campi di concentramento.
Quella è la tradizione a cui sono chiamato, e quella è la definizione di “giustizia” che sento vera per la mia identità ebraica: poiché la stessa furia genocida che colpì i miei antenati è oggi rivolta contro le sue principali vittime.
Yom Kippur è un giorno di digiuno, un modo per manifestare fisicamente la nostra espiazione. Ma da due anni, il popolo affamato di Gaza non ha scelta: deve rinunciare al pane quotidiano.
Se le forze israeliane ci intercetteranno durante Yom Kippur, che vedano allora cosa significa la vera espiazione. Non digiunare nel comfort mentre i tuoi vicini muoiono di fame. Non pregare al sicuro mentre sganci bombe sulle loro teste. L’espiazione significa azione.
Così, al calar del sole stasera, quando inizierà il digiuno, spero che altri ebrei si uniscano a me nel ridefinire il senso dell’espiazione: unendo alla preghiera silenziosa il coraggio dell’azione, per porre fine a questo orrore genocida».
La #Flottilla? Irresponsabili
Gli studenti della #Sapienza che protestano? Figli di papà
I giornalisti che fanno domande? Provocatori
siete dei maledetti turisti della democrazia.
Ieri sera, a Porta a Porta, Bruno Vespa ha toccato uno dei punti più bassi e miserrimi della sua carriera.
Si discuteva della Global Sumud Flotilla e in collegamento c’era Antonio La Piccirella, uno dei membri della missione umanitaria.
La Piccirella parte con parole semplici, di verità: “Farci dare degli irresponsabili da chi in questo momento sta al governo ed è alleato di Israele e non si è mosso neanche per proporre un embargo, per fermare l’invio di armi, di tecnologie militari, di accordi commerciali con un paese che muove un genocidio da due anni, non ho proprio voglia di accettarlo e di sentirlo”.
Ma subito Vespa ribalta la scena con una domanda surreale: “Mi scusi, posso chiederle: voi vi fidate di Pizzaballa o no? E allora, se vi fidate, perché non gli avete dato gli aiuti?!”.
La Piccirella prova a spiegare: “Era una proposta non conforme alla natura della missione…”
Vespa lo interrompe: “Quelle sono persone serie. Hanno detto: lasciate gli aiuti alla delegazione del patriarcato latino di Cipro, noi li prendiamo e li portiamo ai poveracci di Gaza”.
La Piccirella, con calma, ha provato nuovamente a chiarire: “La natura della missione è l’apertura di un canale umanitario diretto, senza mediatori…”
E poi l’apice. Vespa, interrompendo nuovamente La Piccirella, quasi urlando, si lascia andare a una frase che resterà scolpita come esempio di violenza verbale e servilismo:
“Perfetto, posso dire che non ve ne fotte niente di dare gli aiuti alle persone! Voi volete stabilire un canale diretto, che Israele non vi consentirà mai di aprire. Voi buggerate completamente dicendo voler dare gli aiuti!”.
La Piccirella prova nuovamente a rispondere: “Contavamo sul rispetto del diritto internazionale e sull’intervento degli Stati che si dicono civili”.
Ma Vespa lo interrompe nuovamente così: “Certo, va bene, perfetto. Grazie, sappiamo che lei ha altri impegni, buona navigazione”.
Ecco cos’è andato in onda ieri sera. Un giornalista che umilia e accusa chi rischia la vita in mare per portare aiuti umanitari, mentre non ha mai un sussulto per i veri responsabili: un governo complice e un esercito che bombarda e affama Gaza.
Accusare di “fott*rsene” chi da giorni naviga in mare, rischiando la pelle, è oltre l’indegno. Perché se davvero “non gliene fregasse niente”, quelle persone non sarebbero su una barca in mezzo al Mediterraneo. Sarebbero comodamente in studio, come Vespa, a fare i portavoce di chi non fa assolutamente niente, cioè Giorgia Meloni.
Che pagina vergognosa di giornalismo.
(Credit e Foto @AUniversale )
Facciamo che per ogni treno che arriva in ritardo o non parte, per ogni progetto che la Corte dei Conti boccia, per ogni promessa non mantenuta anche i ministri perdono punti?
#Salvini#patenteapunti
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