“che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l'uomo ideale e forte che m'aspettavo?”
—Italo Svevo, La coscienza di Svevo
#MaschereDellIpocrisua a
#SalaLettura
Se oggi la #Gioconda si trova a Parigi molto probabilmente lo dobbiamo proprio a lui: Re Francesco I di Francia (1494-1547).
Generoso mecenate delle arti che diede forte impulso al Rinascimento francese, attraendo molti artisti italiani.
(François #Clouet, 1540 ca., #Uffizi)
Storia di una delle foto più belle del secolo scorso, era il 19 febbraio del 1970.
(Più volte è stata inserita nel calendario dell'Arma dei Carabinieri).
Lorenzo Morucchio, fotografo veneziano con bottega a Cannaregio, professionista di matrimoni, ma anche di cronaca, pubblica sul Gazzettino di Venezia questo scatto a commento di un articolo sul maltempo.
Quella fotografia in Piazza San Marco con i due Carabinieri sprizzava suggestione da ogni particolare, fissava un momento e conteporaneamente entrava nella storia.
Resta un'icona soprattutto per l'Arma dei Carabinieri che da allora l'ha ripubblicata centinaia di volte, si erano accorti subito della bellezza della foto e anche del grande messaggio che trasmetteva.
Se l'erano fatta dare dal Gazzettino per pubblicarla l'anno dopo sul calendario dell'Arma e così è finita in tutti gli angoli d'Italia.
Talmente entusiasti, i Carabinieri, che i due militari immortalati avevano ricevuto un encomio, perché erano fascinosi anche di spalle e perché comunicavano un messaggio rassicurante: noi vigiliamo anche in mezzo alla bufera, nella città deserta.
Quel momento irripetibile in realtà era stato carpito e capito da subito da Morucchio, che dopo i primi scatti istintivi ha chiesto ai due Carabinieri di rifare qualche passo (si vedono più impronte sulla neve) e loro li hanno fatti, diventando modelli coscienti.
Ma il colpo di fortuna è il colpo di vento che alza il mantello, e lo scatto ferma quel soffio di vita, il movimento che anima la Gus, Grande Uniforme Speciale.
Curioso, per una fotografia che per principio ferma il tempo, essere fuori dal tempo, la piazza è rimasta quella del Tiepolo e del Canaletto, è vuota, non ci sono persone che diano un riferimento temporale.
E Venezia con la neve crea uno sfondo ultraterreno.
"Furono i cittadini a scegliere la forma di Stato, ad eleggere i membri dell'Assemblea costituente, a determinare la formazione dei governi. Per questo credo che oggi si possa affermare che la festa del 2 giugno è la festa della libertà di scelta: e per questo è la festa che riunisce tutti gli italiani". Con queste parole di Sergio Mattarella, cogliamo l'occasione di augurare una Buona Festa della Repubblica a tutti!
#2giugno
#festadellarepubblica
Italian rhythmic gymnast Sofia Raffaeli is truly out of this world.
Just listen to the crowd erupt as she delivers a breathtaking, sublime performance.
“Inebriatemi di musica…Fatemi sentire ancora le lacrime d’anima. Toccate con la melodia il fondo della mia piaga, a suscitarvi i colori indicibili che non appariscono se non nello spettro luminoso delle stelle” così scriveva nel 1916, Gabriele D’Annunzio dalla sua residenza veneziana di Casetta Rossa lungo le sponde del Canal Grande. Buongiorno, amici!
#1giugno
"Sono molto solo: non terribilmente solo.
Perché io amo esser solo.
Ho bisogno di essere solo:
per contemplare, per pensare.
A volte mi danno noia perfino le persone che amo:
mia figlia, mia moglie.
E, quando accade, zitto zitto, mi alzo e vado in camera mia.
Sì, è difficile viver con me:
questo è un rimprovero che le mie compagne mi hanno sempre rivolto, che all’ inizio mi rivolgeva anche Franca.
Ora Franca vi si è assuefatta, trova questa vita normale sebbene sia giovanissima.
La capivo, sa? Capivo che le sarebbe piaciuto andare nei posti, nei night. Ma a me non piace, non è mai piaciuto.
Io, quando vedo quel divertimento falso non posso fare a meno di pensare che dietro a ciascuna di quelle persone v’è un dramma:
il pianista magari ha le scarpe rotte, l’industriale ha le cambiali che scadono, l’entraineuse ha il figlio ammalato...
Gliel’ho detto:
sono un misantropo, la base della mia vita è la casa.
La casa, per me, è una fortezza, quasi una persona.
Quando vi entro la saluto sempre come una persona: «Buonasera, casa».
Oggi, per esempio, Franca è a Lugano e in casa son solo. Be’: ci sto benissimo".
Antonio de Curtis, Totò
Carmen è una storia brutale. Il finale cambia drasticamente l'interpretazione dell'opera: non è una favola di giochi frivoli e di amanti in contesa; è la fotografia brutale di un compagno geloso che commette l'omicidio dell'ex partner. Bizet riesce, nel 1875, a scrivere una storia drammaticamente attuale, resa ancor più forte dall'interpretazione di Annalisa Stroppa (Carmen) e di Jean-Francois Borras (Josè).
#carmen