@emmevilla@Geostudiolab Il fatto che il primo acquirente di petrolio al mondo, la Cina, stia usando le proprie riserve può essere sufficiente a spiegare questo? Manipolazione da parte di qualche banca centrale tramite contratti short? Potrebbe essere spiegazioni plausibili?
#Iran#Usa#Israele
Se me lo avessero raccontato qualche anno fa, non ci avrei creduto. Stiamo assistendo a:
Festeggiamenti per la riapertura di uno stretto naturale che fino a due mesi fa era completamente libero: prima bloccato dall’Iran, poi parzialmente sottoposto a pedaggio, poi bloccato anche dagli USA, e che torna ora ad essere libero (provvisoriamente).
Festeggiamenti per il fatto che l’Iran non arricchirà uranio, cosa che peraltro aveva già dichiarato circa 80 milioni di volte in passato (manca però un vero processo di verifica e controllo).
Una continua lite tra Trump, gli Stati europei e la NATO in generale per l’aiuto che Trump si aspettava in una guerra in cui non li ha né consultati né avvertiti e che era contro gli interessi degli Stati europei e della NATO.
Una lite tra Trump e Papa Leone sul nucleare iraniano (no, non è una barzelletta).
Trump che sostiene che in Iran ci sia un nuovo regime.
Cosa che ovviamente non è vera; anzi, nel frattempo, a forza di Omicidi mirati, è salita al pieno controllo della Repubblica Islamica l’ala più intransigente dell’IRGC.
Zolghadr, eletto segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale al posto di Ali Larijani, è da sempre un falco e un intransigente.
Il regime è sicuramente cambiato: in peggio.
Vedere un cessate il fuoco in Libano, che è un cessate il fuoco dichiarato da Israele solo parziale, ma che Trump considera totale.
Con Trump che da ordine ad israele di fermarsi in modo totale sui social...
Probabile che gli airstrike su hezbollah (che israele non considera incluso nel cessate il fuoco) continueranno, anche se con frequenza ridotta. Come, d'altra parte. stanno continuando, nel silenzio mondiale, a gaza. Tra marzo ed oggi ho contato su gaza 4 airstrike (1 ieri) e 2 bombardamenti con i droni.
Vedere Netanyahu che festeggia una fascia di sicurezza,con un discorso identico a quello fatto nel 2024. Quando la fascia invasa da IDF era più ampia, ma senza alcune piazzaforte importanti (taibeh, beit jbeil e Kheim).
Le differenze stutturali tra le 2 avanzate sono in realtà minime. Il cuore della zona sciita sotto il litani, protetto da una morfologia che definire difficile è fargli un complimento, rimane toccato parzialmente. Spostare di 10 km più in là confine, con l'avvento e la diffusione dei droni FPV, che sostituiranno gradualmente i vecchi razzi (almeno quelli rimasti), non porterà più sicurezza, se non sarà accompagnato da un vero processo di pacificazione tra israele e libano e libano ed hezbollah stesso.
Vedere in questo momento anche gli iraniani cantare vittoria dopo che marina, aviazione, gran parte della basi militari dell'antiaerea, e molte fabbriche strategiche legate a progetti militari e non, è paradossale.
L'iran ha davanti sfide enormi,che la nuova leadership, più intransigente della vecchia, potrebbe trovare non poca fatica a portare avanti.
Un paese in crisi economica, con un sistema economico basato sulle "corporazioni", totalmente inefficace per una redistribuzione della ricchezza, la riduzione fisiologica delle esportazioni di gregio per il ridisegno delle mappe energetiche, non potranno essere compensate da un eventuale, ipotetico, pedaggio di hormuz, che appare sempre più insostenibile ed ipotetico. Forse l'allentamento delle sanzioni potrebbe aiutare, ma non sembra al momento sul piatto della bilancia e comunque a fronte delle necessità della ricostruzione resta un processo di lungo periodo.
Alla fine, come dicevo nel mio articolo di qualche settimana fa (che ritengo a tutt'ora valido), quando tutti dichiarano vittoria, significa che probabilmente tutti hanno perso.
Vance: "Il Papa dovrebbe essere cauto quando parla di teologia".
Quando un popolo di cretini elegge cretini poi gli altri sono costretti a sentire cretinate.
L’ufficio di Newsom ha risposto al post delirante di Trump che si spaccia per Gesù con questo post. Trump come la morte con dietro Jeffrey Epstein che lo guarda.
"Sospendere il bando del gas russo" sarebbe ora una follia.
Sospendiamo invece subito l'ETS e riattiviamo tutte le nostre centrali a carbone!
Chi fa lo schizzinoso, sappia che nel 2025 abbiamo prodotto a gas circa 130 TWh elettrici e appena 3 TWh a carbone;
Nella "verde" Germania hanno prodotto a gas 80 TWh, ma a carbone la "bellezza" di 93 TWh, 31 volte più di noi!
E basta cincischiare con il nucleare: avviamo subito la costruzione dei primi 4 reattori di 3^ generazione. E in rapida sequenza di una flotta da 20 GW. E in 15 anni ci saremo davvero affrancati dal gas!
Ovviamente l'attacco di Trump a Papa Leone è un altro passaggio che mette in imbarazzo Meloni e il centrodestra italiano.
Trump sta diventando politicamente così tossico, in Europa e in Italia, che non prendere le distanze rischia di allontanare elettori e alienare consenso
#Iran#Usa
L’economia è una cosa complessa: come mi ha giustamente segnalato @AlexFondi, gli americani non solo esportano petrolio, ma ne importano anche molto.
Ho approfondito argomento, perchè ne sapevo oggettivamente poco:
Se guardiamo al solo greggio, ne importano ancora più di quanto ne esportino.
Questo colpisce, perché mette in crisi sia la narrazione del “tanto l’America ha il suo petrolio”, sia perché a prima vista sembra illogico.
In realtà, approfondendo, il problema è soprattutto tecnico e industriale. Le raffinerie negli Stati Uniti d'America sono state progettate per lavorare petrolio “pesante e acido”, spesso importato (soprattutto da Canada e dai paesi del Golfo). Si tratta di impianti complessi, con alta capacità di conversione, che permettono rese e margini elevati.
Gli USA invece producono in larga parte petrolio “leggero” (shale oil), che è più facile da raffinare ma meno adatto a quel tipo di impianti. Per questo motivo una parte rilevante viene esportata.
Questo petrolio leggero va soprattutto verso l’Europa (che dopo la crisi con la Russia ha aumentato gli acquisti) e verso l’Asia — in particolare India, Corea del Sud e, in modo più variabile, Cina.
La riconversione delle raffinerie americane per lavorare prevalentemente petrolio leggero richiederebbe tempo e investimenti miliardari, e soprattutto ridurrebbe i margini: gran parte della redditività deriva proprio dalla capacità di processare greggi pesanti a basso costo.
Gli USA esportano quindi non solo greggio, ma soprattutto prodotti raffinati (diesel, benzina, jet fuel), ottenuti anche grazie all’import di petrolio pesante.
Dati 2025 (ordini di grandezza)
Export greggio: ~4,2–4,5 milioni barili/giorno
Import greggio: ~6,0–6,5 milioni barili/giorno
Export prodotti raffinati: ~6–7 milioni barili/giorno
Risultato:
net importer di greggio
ma net exporter complessivo di petrolio + derivati
Un aumento dei prezzi del greggio pesante (o problemi di offerta,come in questo caso) impatterebbe direttamente sui margini della raffinazione americana.
Allo stesso modo, inflazione e calo della domanda globale ridurrebbero l’export di prodotti raffinati, con effetti sia sull’economia interna sia sulla bilancia energetica.
Il punto fondamentale è che gli Stati Uniti non sono un sistema autarchico: sono pienamente integrati in un’economia globale.
Se questa rallenta o entra in crisi, l’impatto si trasmette inevitabilmente anche agli USA.
Solidarietà a @pinapic. Ma solidarietà non basta più. Governo intervenga. RT è bandita da UE e propagandisti che da Bologna hanno attaccato Picerno agiscono per un paese nemico contro una rappresentante delle istituzioni europee. Fino a quando dobbiamo tollerarlo? @Piantedosim
Il fato che i colloqui tra #USA e #Iran a Islamabad siano falliti, ovviamente non significa che ci sarà una ripresa immediata delle operazioni militari contro Teheran.
Prima #Trump & Company devono infatti piazzare i loro ordini sui mercati (petrolio, indici di borsa, ecc)...
😉
A Bologna hanno organizzato un festival di amici di Putin. Già su questo ci sarebbe da riflettere. In più questi personaggi, alcuni di loro si definiscono di sinistra e spesso ospiti in tv. Fanno un video contro @pinapic “colpevole” ai loro occhietti di essere, da anni, una voce di condanna contro l’aggressione russa all’ucraina. Pina non ha bisogno della mia solidarietà, ha le spalle larghe. Questi figuri nel video fanno pena. Solo in italia. P.S. Qualcuno di questi finirà nelle liste del campo largo, vedrete.
Dunque, mi dicono che al Festival di Russia Today che si sta svolgendo a Bologna, si rivolgono come sempre grandi attenzioni alla sottoscritta.
E io voglio essere molto chiara: fate bene ad additarmi come una vostra avversaria. Perché lo sono. E lo sono convintamente e fieramente. Combatterò tutti i servi di Putin e i nemici della democrazia e della libertà in Italia, in Ue e ovunque siano, finché campo. E non saranno le vostre ridicole messe in scena ad impressionarmi. Mettetevi l’anima in pace, e tornate a nascondervi come siete costretti a fare.
The Surrender Summit: Trump Sends His Son-in-Law to Lose a War
‘Vance brought his wife.
Not a deputy secretary. Not a general. Not even a halfway competent mid-level State Department lifer who at least knows what the Strait of Hormuz is on a map. He brought Usha. His wife. To a war negotiation. The most consequential diplomatic moment since the end of the Cold War and JD thought, yeah, I’ll make a long weekend of it, bring the missus, see Pakistan.
Pakistan received the Iranians with their Foreign Minister, their Army Chief, their National Assembly Speaker, and their Interior Minister all standing on the tarmac in full ceremonial dress.
America sent the guy who wrote a book about how sad it is to be from Ohio.
And then there’s Jared Kushner. Jared fucking Kushner. A man whose entire qualification for any of this is that he married into the right family, which, by the way, is also his business model, his foreign policy experience, and apparently now his military strategy. Jared has the energy of a guy who’s never been told no in his life because everyone around him was either paid not to or too scared to. He walked into the Middle East peace process last time and achieved absolutely nothing except making himself several hundred million dollars richer. So naturally Donald called him again.
Jared Kushner at peace talks is like bringing your plumber to do brain surgery because he’s good with pipes and you trust him.’
https://t.co/QzFX9HPP2J
di Alessandro Battaglia:
“Il giovane italiano medio vota NO al nucleare, NO al TAV, NO ai termovalorizzatori, NO alla separazione delle carriere, NO ai rigassificatori, NO ai ponti, NO ai tunnel.
Poi prende il trolley e se ne va in Francia, Germania, Svizzera.
Dove trova: Centrali nucleari, TAV che arriva puntuale, Termovalorizzatori che riscaldano le case, Giudici che fanno i giudici (non i politici) e infrastrutture a disposizione.
E lì ci sta benissimo. Perché votare NO alle cose funzionanti è un conto. Viverci dentro è un altro.
Ma la colpa è davvero la loro? Onestamente no o almeno, non del tutto.
Questi ragazzi non sono stupidi. Sono il prodotto perfetto di decenni di propaganda nella scuola e nelle università, spacciata per ambientalismo, per giustizia sociale, per "voices from below".
Slogan martellati dei media, politici opportunisti e influencer da quattro soldi che di nucleare, ingegneria e infrastrutture sanno quanto un criceto di termodinamica.
Vittime di un sistema "sociale" che ha tutto l'interesse a tenerli confusi, impauriti e fermi. il socialismo è sempre in malafede e pur di permettere a chi è al comando di vivere a danno degli altri, non importa se questo distrugge l'economia e produce povertà, miseria, criminalità, corruzione, assistenzialismo e sottosviluppo. Anzi, vive proprio di questo.
Non sto sostenendo che emigrano tutti e solo "quelli del no", ma anche "quelli del no" e guardacaso nelle citta che hanno tutto quello che non gradivano in italia. Un po come i socialisti che non vivono mai a Cuba o in Nord Korea.
E lo so bene, perché ho due figli. Da quando hanno messo piede a scuola, con non poca fatica, e ogni giorno, ho spiegato loro come funzionano i meccanismi del progresso, del capitalismo, della Scuola Austriaca di economia, del pensiero libertario.
Perché se non lo fai tu, come genitore, te li formano gli altri. E sai già come va a finire.
Credo di averli salvati.”
La peggior propaganda putiniana continua a infestare il nostro Paese e il Festival di Russia Today che si terrà a Bologna oggi e domani ne è una conferma pericolosa.
Si tratta di un pezzo importante della “guerra ibrida” che la Russia da molti anni sta conducendo contro l’Italia, l’Europa, la democrazia e lo Stato di diritto. Purtroppo nel colpevole disinteresse di troppi. È necessaria una reazione delle istituzioni italiane ed europee, prima che sia davvero troppo tardi.
Il mito del gas russo conveniente
Si sente ripetere come un rosario: il gas russo era a buon mercato, ora ce lo fanno pagare gli americani quattro volte tanto. Lo dicono Travaglio, Di Battista, Conte, certi leghisti di antica memoria e pure Salvini quando gli torna comodo. Peccato che sia una balla colossale, di quelle che si raccontano al bar per far passare il tempo e far sembrare furbi i furbi.
Il gas di Gazprom non è mai stato “stracciato”. Lo dicono gli arbitrati persi da Mosca uno dopo l’altro: Edison, Eni, RWE, E.On, la polacca PGNIG. Lo dice pure l’Oxford Institute for Energy Studies, che non è esattamente un covo di guerrafondai atlantisti. Nel 2010 il prezzo russo era già del 25 per cento più alto del mercato spot. Edison ci rimise 37 milioni in un trimestre e finì in braccio ai francesi. Nel 2020 Stoccolma condannò i russi a restituire un miliardo e mezzo ai polacchi. Sempre la stessa musica: contratti legati al petrolio solo sulla carta, in realtà legati al capriccio di Putin.
Quando serve, il Cremlino apre o chiude i rubinetti come un usuraio. Ucraina non paga una rata nel 2014? Prezzo su dell’80 per cento in ventiquattr’ore. Nel 2021, mentre le truppe si ammassavano al confine, i flussi calano del 25 per cento e i prezzi triplicano. Un messaggio chiarissimo: senza di noi finite in ginocchio, europei.
Oggi il gas russo è sceso al 12 per cento delle nostre importazioni e il prezzo sul mercato europeo è tornato sotto la media del decennio pre-invasione. Anzi, con l’inflazione è pure inferiore. Lo ha spiegato con i grafici Matteo Villa, che non è uno di quelli che sventolano la bandiera ucraina a ogni talk. Nel 2021, con il 45 per cento di gas russo, arrivammo a 186 euro al megawattora. Nel 2025, con il 12 per cento, siamo intorno ai 27. Eppure i filorussi nostrani continuano a piangere sulle bollette come se fossimo ancora ostaggi di Nord Stream.
Il punto vero non è neppure il costo. È il ricatto. Per Mosca il gas non è mai stato solo un affare: era una leva per dividerci, per corrompere, per tenere l’Europa al guinzaglio. Ridurre la dipendenza è stato un atto di elementare dignità nazionale. Chi oggi – da Borghi a Conte passando per i pentastellati che boicottavano i rigassificatori – vuole tornare indietro, non lo fa per risparmiare due euro sulla bolletta dell’italiano medio. Lo fa per rimettere il cappio al collo dell’Europa e regalare a Putin i dollari con cui compra missili, droni e quinte colonne.
Comprare gas russo oggi significa una cosa sola: finanziare la guerra in Ucraina. Finanziare la minaccia nucleare. Finanziare la corruzione di mezza classe dirigente europea. È masochismo travestito da realismo economico. E il realismo, signori, è un’altra cosa: è capire che la libertà ha un prezzo, ma il ricatto ne ha uno molto più alto. E chi finge di non vederlo o è ingenuo o è complice. O tutte e due, che in politica capita spesso.
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