La foto del giorno della Nasa: l’appuntamento magico di Superga e Monviso con la Luna che tramonta. Catturato dal fotografo torinese Minato https://t.co/VEb4NU3c85
Siete mai stati in un #autogrill nell'ora di punta di una giornata cosiddetta "di grande #esodo"?
Io sì.
E credo anche voi potreste arrivare alla mia stessa conclusione:
l'idea di #democrazia universale è largamente sopravvalutata.
- Non è un mondo giusto quello dove Avery Johnson ha un Anello e John Stockton no.
- Le gioie della vita? Michelle Pfeiffer, il cioccolato e Kobe Bryant in campo aperto.
- Piove. Il Gatto è morto. La fidanzata mi ha lasciato… e io tengo ai Clippers.
- Commovente… il suo tiro è più pulito della Casa Bianca. (su Ray Allen)
- La Grande Mela, dove anche la Statua della Libertà, com’è noto, ha già il braccio alzato per ricevere in post-basso, non perdona, anch’essa, in tutti i sensi…
– Eh! Geraldo sale ragazzi, questo è uno schiacciatore come non ne circolano più, la testa è sopra il ferro e come vedete è molto coreografico, cinetico, tersicoreo e poi potente nell’ultima parte. No, no, proprio… stiamo un paio di spanne sopra tutti. (su Gerald Green)
– Ci sono Socrate, Platone e Aristotele, cioè Gasol, Bryant e Nash, che parlano dell’immortalità dell’anima. E poi c’è il giocatore-chiave, cioè Dwight Howard, che è in una stanza a giocare con i Lego e a guardare Scooby-doo.
– Rasheed Wallace? C’è una regalità, una bellezza, una forza in quell’uomo fuori dal comune. Certo, ci sono due problemini psichici… e chi non ne ha?
– Sì, Phoenix è una bella città… oddio, se cerchi un dipinto del Giorgione non lo trovi.
- Allen Iverson è la cosa più veloce mai vista su due gambe.
- Niente da dire. Quattro mani coltivate dalla letteratura del gioco. (su Kobe e LeBron)
- D'altra parte, come diceva Hopper, se avessi avuto le parole non avrei dipinto. (dopo una schiacciata di Kobe)
- Hai sempre l'impressione che debba spaccare il mondo, ma il mondo resta intatto con una certa continuità. (su JaVale McGee)
- Al momento del bisogno, il farmacista di notte si chiama Tim Duncan.
- Una volta c'era uno spot che diceva "Be like Mike": ecco a voi l'unico capace. (su Kobe)
...
Tanti auguri a Federico Buffa che oggi compie 64 anni. Se per molti di noi il basket ha un sapore speciale grazie alle storie, agli aneddoti, al colore diverso di una telecronaca di una partita, è soprattutto merito di questo signore.
La Olivetti aprì un negozio a New York nel 1954, quando Steve Jobs e Stephen Wozniak, i futuri fondatori della Apple, avevano rispettivamente 1 e 4 anni. Lo showroom della Olivetti era uno dei negozi più belli della Fifth Avenue nella New York degli anni 50.
La Olivetti aprì anche una sede a Cupertino, nel 1979.
Vale la pena ricordare questi dettagli per rendere l’idea dell’enorme vantaggio tecnologico che l’azienda di Ivrea aveva accumulato sugli americani (in Europa non c’era partita, la Olivetti negli anni 80 fu il primo produttore di PC, il terzo al mondo, creando i primi portatili con processori micro) che arrivarono anni dopo a comprendere certe “visioni”.
E lo fecero grazie a noi italiani (cioè copiandoci). Altro che "mafia, pizza e mandolino" come una certa vulgata mediatica ha descritto il Paese e i suoi abitanti negli ultimi decenni.
Ai giovani va spiegato chi erano Adriano e Roberto Olivetti, chi è Federico Faggin (inventò tra le altre cose il primo microprocessore della storia e la tecnologia touch) e che contributo diede il nostro Paese alla rivoluzione informatica.
La NASA utilizzò un elaboratore italiano, il P101 della Olivetti, per calcolare le orbite dei viaggi spaziali (compresa quella dell’Apollo 11). Si tratta del primo personal computer della storia. Paradossale a scuola tutto questo non sia inserito nei programmi didattici.
In Europa nessuno gruppo industriale può vantare ciò che fece la Olivetti nel dopo guerra, azienda gioiello del sistema industriale Italia che fu, a partire dal 1992, prima ridimensionata e poi quasi smantellata in seguito alla fase di svendita dei “gioielli di famiglia” che interessò il nostro Paese. Un’Italia economicamente troppo forte avrebbe disturbato i piani strategici a certe latitudini.
Va riscoperta la storia industriale del Paese, perché, come sosteneva Enrico Mattei, gli italiani devono esportare tecnologia e idee e non braccia. All’estero non siamo costretti ad andare a fare manovalanza a basso costo.
L’italiano medio è all’oscuro della vera forza dell’Italia industriale post bellica del trentennio glorioso. Se ne lamentava già Enrico Mattei nel 1961. A tutto questo va posto rimedio.
[preso e riadattato da un post di Giuliano Radiciotti]