@angelomangiante Grazie a te, Angelo, per le tue cronache appassionate, che trasmettono tutte le emozioni che ci fa vivere questo grande sport e questo "nostro" atleta e uomo eccezionale!
Recap #SinnerZverev
È curioso come ogni slam racconti il carattere del luogo che lo ospita. Il Roland Garros è elegante e capriccioso. US Open entusiasta e rumoroso. Australian Open moderno e solare.
Wimbledon, beh.
Wimbledon è aristocratico e punk.
Perché l’erba è così: regale e imprevedibile, con le sue liturgie e i suoi rimbalzi dispettosi. È Buckingham Palace e Sex Pistols, Anarchy in the U.K. suonata dall’Orchestra Sinfonica di Londra.
Sinner gli accordi per suonare sull’erba li conosce bene, ma se tocchi raramente uno strumento è facile inciampare fra le note. Per questo, i primi turni più che un’ouverture erano stati il saggio di flauto alle medie. A molti cuori di mamma sembrava già Mozart, proprio come al saggio di flauto alle medie.
Poi in semifinale contro Nole nella sua testa è scattato qualcosa. Forse perché certi avversari tirano fuori l’orgoglio pure ai sassi. Forse perché era il momento.
Per Jannik, questa finale ha un sapore diverso. Perché vincere una volta può essere un caso, la seconda invece è un messaggio.
Eppure, come l’anno prima, nell’aria c’è l’odore della terra di Parigi. La stessa terra che sembra aver donato a Zverev nuove certezze. Come se avesse finalmente scacciato la scimmietta dalla spalla, quella che nei momenti decisivi gli infilava un dito nell’orecchio.
La partita inizia e il suo tennis è solido, concreto, essenziale. Così si prende il primo set. Sinner fatica, ma non indietreggia e accetta la difficoltà. Il servizio di Sascha sembra un vicolo cieco, a casa ci appelliamo alla clemenza delle Moire, alla cabala, pure al senso di colpa dei tedeschi per la seconda guerra mondiale.
La battaglia di logoramento continua fino al sei pari del secondo set.
Nella testa di Sinner scatta qualcosa.
Forse perché la possibilità di ballare con Linda tira fuori l’orgoglio pure ai sassi. Forse, perché era il momento.
Domina il tie break e cambia tutto: nel braccio, nello sguardo. Lo vediamo noi e lo vede Sascha, che non può fare nulla per arginare la marea. Sul match point Jannik tira un missile lungolinea simile a quello che gli aveva regalato il primo slam.
Grazie, Moire.
Poi si lascia cadere sull’erba. Va ad abbracciare il papà, la mamma, la fidanzata, il team, tre gatti, un raccattapalle e otto sconosciuti tra cui due Lord. Infine, stringendo la coppa al petto, abbraccia anche sè stesso.
In conferenza stampa dirà: «Parliamo di cinque slam, ma alla fine sono solo cinque giorni. Ci sono così tanti altri giorni».
E in fondo lo sport e tutto qui.
Dall’ultimo slam di giorni ne erano passati 365. Molti erano stati buoni, altri meno. Sembrano tanti, se li contiamo con le dita. Ma il tennis segue una matematica diversa: ogni giorno è soltanto un punto di una partita che dura tutta la vita.
Tra un punto e l’altro si nascondono i pensieri, come nei rimbalzi della pallina prima di servire: sembra che non stia accadendo nulla, ma è in quel momento che si decide la direzione.
Jannik ha appena fatto la storia, ma presto sarà di nuovo lì, tra quei rimbalzi, a scegliere dove andare.
#sinner #tennis #wimbledon
Io non capisco perché quanto successo a Jannik a RG non venga trattato come se fosse un infortunio.
Se si fosse fatto male a un ginocchio e adesso si fosse ripresentato a Wimbledon a posto, in grado di giocare, ma non potendo spingere e sovraccaricare più di tanto, avendo per motivi precauzionali l'obbligo di non fare mezzo sforzo più del necessario, i commenti sarebbero ben diversi.
Tutti apprezzerebbero che sia arrivato in semifinale gestendosi come solo i veri campioni sanno fare nei momenti in cui non sono al top, alzando il livello solo quando serve.
Tutti sarebbero fiduciosi sul riuscire ad alzare il livello ulteriormente per le fasi finali.
Tutti accetterebbero con solidarietà l'ipotesi che potrebbe anche però non essere nella condizione di alzarlo a sufficienza sto livello.
E ci sarebbe dispiacere ma non gliene se ne farebbe certo una colpa.
Raga, ha avuto quel malore pesante, sappiamo che è una cosa che potrebbe ripresentarsi, è il primo torneo che deve affrontare con questo problema in più da gestire, sono in piena fase assestamento e ricerca di soluzioni affinché non ricapiti.
Chiaramente non una situazione comodissima.
Qual'è la differenza con un problema a un ginocchio se non che questa situazione è molto più difficile, insidiosa e meno ovvia da gestire e certo anche psicologicamente più complessa da digerire?
Se è possibile alzare il livello lo alzerà come ha sempre fatto, se non lo farà sarà solo perché non rientra nelle possibilità attuali.
Non per colpa sua, non per colpa del team, ma per colpa di un problema fisico che oltre ad avergli tolto un RG che avrebbe vinto al 99% ha costretto lui e il team a un mese di esami, monitoraggi, ricerche di soluzioni e accorgimenti, paura si ripresenti, tentativi vari perché non riaccada.
Non le condizioni migliori per confermare uno slam.
Per non parlare del senso di vulnerabilità e impotenza che ti lascia psicologicamente.
Invece lui si presenta sereno, tranquillo, concentrato, sempre perfetto con avversari e fan, mai un atteggiamento o una parola fuori posto, senza lamentarsi, senza cercare scuse o giustificazioni.
È arrivato in semifinale vincendo, tranne le prima, tutto in tre set consumando solo il 50% delle energie.
Altri sarebbero a casa.
Lo capiamo sì che solo un numero uno può arrivare in una semifinale slam giocando al 50% e che chi fatica ad arrivarci dando il 100% stava a casa da una settimana?
O anche un altro numero uno meno forte mentalmente e psicologicamente o meno capace di gestire e dosare i match così bene a soli 24 anni, perché è una cosa che si impara più avanti, di solito.
Che vogliamo pretendere esattamente?
Non si deve "svegliare", non deve licenziare nessuno.
Fa e farà tutto quello che è in suo potere, controllerà tutto quello che può controllare, come dice lui.
Ci sono però nella vita e nello sport limiti imposti da problemi fisici che non rientrano nella sfera del controllo.
Speriamo possa farcela.
Io credo possa farcela perché se c'è uno che può, anche in un periodo in cui non è al 100%, quello è lui.
E lo ha dimostrato ampiamente.
Non succedesse sappiamo perché.
Un po' di fiducia e solidarietà non guasterebbero.
Che non stia giocando bene come al solito e ci siano problemi è stato detto in tutte le salse.
Vi siete anche ampiamente sfogati, avete insultato, avete superato tutti i limiti della decenza.
Ora basta però.
Non ha più scopo sta cosa, non ne ha mai avuto in realtà, ma il modo sempre più ossessivo, esasperato e insultante con cui state continuando è solo odio e ottuso ignorare le circostanze a sto punto.
Recap #SinnerMochizuki
Diciamolo subito, nessuno dubitava dell’esito. Perché va bene che la palla è rotonda, la felicità a momenti e il futuro incerto, ma ci stanno delle leggi della natura che superano persino la più capricciosa delle fatalità: una di queste è Sinner Mochizuki in tre.
Andiamo con ordine.
Il gioco del giapponese è un cocktail retrò, agitato non mescolato. Erbaiolo puro, va a rete 40 volte a match, 50 nei turni dispari. Ha la seconda di Errani e un motorino sotto i piedi. Gioca palle lente, basse e piatte, ma poi usa il rovescio lungolinea come una katana. Per lo più pacato e monoespressivo come Ben Affleck senza JLo, le poche volte che sbaglia una volée ingoierebbe il manico della racchetta.
Per un giocatore di ritmo come Sinner, tentare di appoggiarsi su pastarelle e maritozzi per due ore e mezza non è stato proprio il massimo della vita. Mochizuki non è mai veramente pericoloso, ma sicuramente fastidioso. Come quella zanzara che su 149 milioni di km² di terre emerse, decide di ronzare proprio sull’orecchio tuo.
Il gioco di Sinner migliora, ma continua ad avere qualche alto e basso. In parte per le caratteristiche di Muchizuki, ma anche per l’atteggiamento aggressivo e propositivo che a Wimby non ha ancora trovato continuità.
Nota per i Tuttapposters: per alti e bassi s’intende nella scala Jannik, non in quella degli umani.
La cosa positiva è che i bassi sono sempre meno bassi e gli alti sono sempre più maestosi, e tanto basta.
Però lo ammetto: vederlo giocare il tie break col sangue di drago del vero erede del Trono di Spade, mi ha fatto chiedere come sia stato possibile proprio arrivarci al tie break.
Forse se lo è chiesto pure lui, visto il modo in cui diverse volte con lo sguardo ha incenerito il box e l’anima di Vagnozzi.
Non importa, è giusto che le leggi della natura conservino i loro piccoli misteri.
Struff ai quarti. Forza alè alè.
#sinner #janniksinner #tennis #wimbledon