Canadian PM Mark Carney:
I’ve met Putin in the past, multiple times. He only understands strength and directness.
And the message would be simple: get out of Ukraine, give back all of Ukraine to Ukraine, end this war, which is killing more than 30,000 of your people every single month.
Russia is losing the war it started.
And it is retaliating by targeting civilians and civilian infrastructure.
We are working with Member States and our partners to support Ukraine’s anti-ballistic capabilities.
So that Ukraine has the means to prevent the loss of lives.
The most urgent of priorities.
Riflessioni a caldo tra caffè e lettura dei giornali 🇪🇺
Il dibattito italiano sull’Ucraina sembra condannato a girare in tondo: mandare o non mandare armi a Kiev, spendere o non spendere per la difesa, riarmarsi o disarmarsi.
Una discussione spesso ideologica che evita la domanda più scomoda: perché quelle armi sono diventate necessarie? Come abbiamo permesso che in Europa tornasse una guerra di conquista?
L’invasione russa non è caduta dal cielo il 24 febbraio 2022.
Per vent’anni abbiamo accumulato errori: abbiamo creduto che l’interdipendenza economica producesse moderazione; attribuito a Putin la nostra stessa razionalità; anteposto gli affari alla sicurezza; tollerato aggressioni progressive perché ognuna sembrava troppo piccola per reagire davvero; sottovalutato il legame strategico tra Russia e Cina; continuato a vivere nel mondo post-1989, quello della “fine della storia”; preferito risparmiare oggi accettando rischi enormemente maggiori domani.
Non tutti hanno commesso gli stessi errori. Dopo l’annessione della Crimea la Germania andava avanti con Nord Stream 2 mentre la Polonia costruiva il terminale LNG di Świnoujście per liberarsi dal gas russo.
Dopo l’invasione della Georgia la Francia concludeva la vendita delle navi Mistral a Mosca mentre l’Estonia, dopo il cyberattacco russo del 2007, trasformava la cyberdifesa in una priorità nazionale.
Mentre Berlino riduceva uomini, scorte e capacità militari, la Finlandia conservava riserve e difesa territoriale.
Chi ha avuto ragione?
La domanda dovrebbe perseguitare soprattutto chi oggi spiega che la pace si costruisce riducendo la deterrenza.
Perché stiamo rischiando di commettere gli stessi errori con la Cina, la potenza che oggi contribuisce a tenere in piedi l’economia russa e, attraverso il commercio di beni a duplice uso, la sua macchina bellica.
Nel 2019 il governo Conte portò l’Italia, unico paese del G7, nella Belt and Road Initiative di Pechino, ne siamo usciti nel 2023. Il Giappone oggi si prepara all’eventualità che l’enorme interdipendenza economica con Pechino non basti a impedire una guerra per Taiwan.
È qui che l’ipotesi di un nuovo governo Conte diventa un problema strategico.
Non perché chi si oppone alle armi desideri la vittoria di Putin, naturalmente. Il problema strategico è la teoria che sta dietro quelle posizioni: meno deterrenza, meno armamenti, più dialogo, più interdipendenza produrrebbero automaticamente più pace. Ma è esattamente la scommessa che abbiamo già perso con Putin .
Il paradosso è che continuiamo a chiamare “pacifismo” la battaglia contro gli strumenti necessari quando la guerra è già scoppiata, invece di discutere seriamente di come impedire che scoppi.
Il pacifismo non consiste nel lasciare un paese aggredito senza armi, nella speranza che l’aggressore si accontenti. Non consiste nel rendersi dipendenti da una potenza autoritaria confidando che non userà quella dipendenza contro di noi.
Il pacifismo è imparare dagli errori che hanno reso possibile questa guerra. Costruire deterrenza prima che serva. Ridurre le dipendenze prima che diventino ricatti. Reagire alla prima aggressione, non alla quinta.
Accettare un costo economico oggi per non pagarlo domani in armi, distruzione e vite umane.
Perché agire per impedire una guerra è esattamente il pacifismo che serve all’italia e all’Europa.
Il resto è fuffa per lucrare consenso elettorale intorno al giusto dediderio di pace degli italiani.
Ai tanti che si dicono pronti ad una pace col culo degli ucraini, ovviamente "per il loro bene", faccio presente che gli ucraini cosa è meglio per loro lo sanno benissimo.
Un sondaggio del KIIS rivela che dopo 4 anni e mezzo di stragi, bombardamenti e distruzioni, il 60% è categoriamente contrario a fare concessioni territoriali alla Russia. La percentuale di coloro che sono invece pronti a trattare sulle zone occupate è addirittura scesa dal 36 al 33%. Sempre il KIIS ha appreso che quai la metà degli intervistati è convinta che la guerra si protrarrà oltre il 2027, ma il 61% si dice pronto a reistere per tutto il tempo necessario.
Una lezione di dignità per tanti dei nostri ignobili politicanti, che, a parti invertite, svenderebbero le nostre libertà senza neanche pensarci.
Commenti stizziti perché oso chiamarli Campo Lavrov, sarei “inascoltabile” perché dico che il populismo di sinistra non è migliore di quello di destra e ricordo che Avs e 5 stelle votano stabilmente con Vannacci e Salvini,
et voilá Bonelli cristallino nel suo antieuropeismo.
Possiamo certificare, e senza tema di smentita, che quella di Conte Fratoianni e Bonelli è la linea maggioritaria e che queste posizioni non sono meno dannose e pericolose di quelle della destra di Meloni.
L’alternativa alla destra sovranista di Giorgia Meloni non può che essere europeista, democratica, anti totalitaria e non può che rifiutare l’idea che pacifismo significhi resa alle ragioni del più forte.
Dateci una mano, con @s_pubblico a costruire l’alternativa di cui ha bisogno il Paese!
#campolavrov
Austria and Italy have today been connected for the first time via the new Brenner Base Tunnel, a megaproject that is set to become the longest continuous tunnel in the world.
This is European ambition! 🇪🇺
Si en Europe🇪🇺 chacun reste dans son coin, fragmentés comme nous sommes, nous allons tous être mangés par les américains🇺🇸 et les chinois🇨🇳. Appliquer rapidement le plan OneEurope OneMarket est un enjeu vital pour notre futur. @Le_Figaro@delorsinstitute https://t.co/UZBC8J24Z5
The EU has the 2nd largest economy
The EU is 1st on total exports.
The EU has the 3rd largest population.
The EU is 2nd on Defence Spending.
The EU is 1st in car manufacturing.
The EU has the 2nd currency.
The EU is 1st in Airplanes.
We are a giant that acts like a dwarf.
With Mario Draghi, we discussed Europe's competitiveness agenda.
The One Europe, One Market roadmap, agreed with @Europarl_EN and @EUCouncil, sets out concrete actions and a clear timeline to deliver.
We’re bringing down barriers across all sectors of our economy.
Backing breakthrough innovation, from AI to clean tech.
And locking in partnerships that secure Europe's future.
Because Europe means business.
Marta Kostyuk was asked about the possibility of Russian athletes being allowed into the 2028 Olympics
“My thoughts are that it’s terrible. I think it’s very very far from fair play, for all the countries involved here. Not just for Ukraine. I 100% don’t agree with this decision. I feel like a lot of people spoke out on this issue and they obviously don’t agree as well. I don’t think anything is going to change.
I want to just go out there and hopefully beat every single Russian I play in Olympics, and that’s it.”
Words of condemnation alone will not stop attacks on Kyiv. Only sustained military support for Ukraine and increased pressure on Moscow can do that.
This week, the EU has started disbursing €6 billion under the €90 billion support loan to strengthen Kyiv’s defences.
Today, I will propose to sanction more entities supporting Russia’s military-industrial complex in response to the strikes. The more Moscow attacks civilians, the more sanctions must be imposed.
We keep raising the cost until Russia understands it cannot win.
EU staff in Kyiv are accounted for. I am deeply grateful to our colleagues on the ground, who continue their work with courage and dedication under the most difficult circumstances.
Stanotte Kyiv è stata nuovamente devastata da missili e droni russi nel più imponente attacco sferrato dalla Russia dal febbraio 2022. Palazzi residenziali sventrati, civili uccisi e feriti, interi quartieri colpiti. Ancora una volta il terrorismo di Stato del Cremlino ha scelto di massacrare persone mentre dormivano nelle loro case.
Eppure su tutto questo continua a pesare il silenzio colpevole di una parte dell’opinione pubblica italiana, ormai infestata da propagandisti del putinismo e da piccoli personaggi in cerca d’autore. Un silenzio che finisce per assuefare all’orrore e per rendere ordinaria l’aggressione.
Per chi oggi si candida a governare l’Italia, il pieno sostegno politico e militare all’Ucraina deve essere una priorità non negoziabile. Per noi di Spazio Pubblico la vera linea rossa non è una formula di coalizione, ma il sangue degli ucraini che ogni giorno difendono anche la libertà dell’Europa.
@s_pubblico
"The European Union cannot and will not be a party to any agreement that legitimises the illegal seizure of territory. That includes Crimea.
Crimea is Ukraine. This is not a matter of opinion, it is a matter of international law."
- Kaja Kallas
Well said...
nothing to add..😉
I thought Starmer was a good prime minister. He reduced illegal immigration, he defended Ukraine, he realized that Brexit has been a disaster. A solid chap. No charisma but honest.